Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 2 dicembre 2024
Sepolcri imbiancati
Odiano il conflitto, amano la guerra
IN MARCIA - Se Ghandi fosse ancora in mezzo a noi e manifestasse in Italia rischierebbe l’arresto. Sul campo di battaglia non è ammesso il dubbio, il pensiero va intruppato come un plotone
DI NICO PIRO
Negli anni sono stati sponsor di battaglie (vinte da loro, perse dagli italiani) contro la mano pubblica, la redistribuzione del reddito, le politiche anti-povertà, a favore di privatizzazioni selvagge quanto fallimentari, per la demolizione dei diritti dei lavoratori, per camuffare da “flessibilità” lo sfruttamento.
Dal 24 febbraio del 2022 hanno trovato nel bellicismo il cavallo di troia per catalizzare il loro furore ideologico, mascherato da neutro “decisionismo” e tecnica “competenza”, accelerando la trasformazione della nostra società in un luogo dove il dissenso, cioè il conflitto, non abbia diritto di cittadinanza. Questa convergenza tra neo-autoritarismo e bellicismo è apparsa evidente con i decreti sicurezza che non sono però solo una colpa delle destre al governo e dei loro supporter neoliberisti (sparsi un po’ di qua, un po’ di là), vanno considerati anche come il fallimento di chi oggi contesta (o pare farlo) quelle norme ma ha sposato la guerra come strumento – anticostituzionale – di risoluzione dei problemi. Se Ghandi fosse ancora in mezzo a noi e manifestasse in Italia rischierebbe l’arresto solo per aver attuato i suoi metodi di lotta non violenta. A voler proiettare nel recente passato i cosiddetti decreti sicurezza, le carceri italiane sarebbero piene di operaie e operai che protestano contro la chiusura della loro fabbrica, ragazze e ragazzi che vogliono impedire la distruzione del paesaggio per costruire una “grande” opera, disoccupati che bloccano una strada chiedendo lavoro, cittadine e cittadini che difendono dai tagli il loro ospedale.
Incapaci di prendere le distanze dalle proteste a mano armata nella Milano anni ’70 dei giovani fratelli La Russa ma ossessionate da quelle pacifiche di “Ultima Generazione”, le destre neofasciste e separatiste hanno costruito norme liberticide che, in realtà, dovrebbero in primis applicarsi a trattoristi e “forconi” cioè a quei movimenti che hanno sempre considerato parte della propria base. Cosa accadrà quando mezzi agricoli torneranno a bloccare le autostrade, visto che nulla è cambiato in termini reali in quel settore produttivo? Verranno invocate eccezioni di necessità come quando si condona l’abusivismo edilizio o l’evasione fiscale? Si prenderà a modello quel Trump “legge e ordine” che giustifica l’orda armata che prende d’assalto il campidoglio a Washington? Ma le contraddizioni non riguardano solo le destre al governo e la loro mania di egemonizzare il “pensiero”, persino nella scelta di cosa ai cittadini debba o meno piacere. Ci sono forze (partiti come opinionisti e intellettuali) d’opposizione al governo che hanno scelto la guerra sulla diplomazia, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. La loro posizione coincide con quella delle destre. Sono le stesse forze che da quasi tre anni non prendono atto del fatto che la guerra non ha liberato i territori occupati ma ha solo peggiorato la posizione dell’Ucraina e le condizioni materiali degli europei, favorendo in Germania quanto in Austria l’ascesa di partiti neonazisti. Le stesse forze che hanno consentito, a volte assistendovi in silenzio, altre partecipandovi attivamente, la cancellazione dei pacifisti dal dibattito politico e mediatico, la loro emarginazione con accuse gravissime che vanno dal putinismo all’antisemitismo, senza dimenticare quella di sostegno a una mai chiarita disinformazione straniera. Dove starebbe la contraddizione? Non è possibile essere bellicisti e contrari a una deriva autoritaria come quella in atto nel nostro Paese? Formalmente sì ma solo se rifiuta di decodificare il quadro attuale dove la guerra è diventata l’antidoto al conflitto quindi al dissenso. Come? La guerra non è mai solo contro un nemico esterno, prevede sempre la caccia al complotto interno, alle spie, ai fiancheggiatori del nemico, a chi indebolisce la nazione, a chi getta discredito sulle forze armate (accadde a sindacalisti negli Usa a ridosso della Prima guerra mondiale, come sta accadendo oggi a tanti russi). La guerra, con i suoi morti e i suoi alti e bassi sul campo di battaglia, prevede necessariamente il supporto granitico dell’opinione pubblica. Non è ammesso il dubbio, il pensiero va intruppato come un plotone, il dissenso azzerato: è la militarizzazione della società trasformata in caserma dove l’ubbidienza è normale e necessaria.
La guerra, inoltre, non si combatte per salvare un bosco, per tenere aperto un ospedale o una fabbrica, per arginare la povertà o fermare l’inquinamento. La guerra viene combattuta per un obiettivo superiore che, all’apparenza, li ricomprende tutti: per la Patria, per la Nazione. Si tratta di figure retoriche che lubrificano la penetrazione sociale di quel grande imbroglio chiamato guerra, durante la quale i ricchi lo diventano di più mentre i poveri vengono mandati a evitare la morte, uccidendo altri poveri. Una truffa retorica che se è utile a sostenere la guerra tra le fila dell’opinione pubblica, serve anche ad azzerare il conflitto, quello sociale, quello politico, quello economico (una volta si sarebbe detto di classe). Obiettivo indispensabile a quei potenti che la guerra la vogliono anche se mai andranno in trincea. I partiti, gli opinionisti, gli intellettuali che hanno detto sì alla guerra ma paiono dire no ai decreti sicurezza, hanno indirettamente agevolato il percorso che ci ha portato a queste norme. Si appellano al liberalismo (la stessa ideologia che favorì prima la “Grande” guerra poi l’ascesa del fascismo) per mascherare le loro contraddizioni, ma serve a poco. Sono parte del problema che ci ha condotto sin qui, sul baratro del neo-autoritarismo, esattamente come le destre che quelle norme hanno voluto. Dai decreti sicurezza, non ci salveranno un emendamento o un sit-in. È necessario invece rimettere al centro dell’identità politica dei progressisti (se la parola fa paura, si può usare “opposizioni”) la contrarietà alla guerra. Fino a pochi anni fa la pace veniva vista tutto sommato come un accessorio perché ce l’avevamo, era cosa scontata. Oggi è invece il valore chiave che ricomprende i pilastri del progresso sociale: la redistribuzione del reddito e il benessere (frenato dalle spese militari che sottraggono soldi a sanità, scuola, servizi sociali, trasporti pubblici…), il pluralismo (sacrificato impedendo al dissenso di esprimersi e irreggimentando il dibattito politico-mediatico), la vera sicurezza (si pensi alle guerre post 11/9 come fattore di destabilizzazione geopolitica con i loro quasi 5 milioni di morti). Per tutti questi motivi agli italici progressisti-bellicisti, a poco serve anche richiamarsi all’antifascismo per distanziarsi dal governo delle destre, (che spesso scavalcano a destra in quanto a bellicismo, vedasi per esempio l’uso delle armi occidentali per colpire in Russia). Perché la guerra è la forma suprema di fascismo quanto lo stato di perenne preparazione alla guerra che ci stanno imponendo. Se non si rimette al centro la pace, le destre resteranno al potere per anni. E mentre si adora la guerra ma si azzera il conflitto, di certo non si argina la svolta securitaria e autoritaria.
domenica 1 dicembre 2024
PDB
Il PDB (Partito dei Bradipi) che per convenzione chiamiamo Noi Moderati, retto dal Sovrano Immobile Lupetto Lupi, ha come presidente questo signore, soavemente accettante una pena pur dichiarandosi innocente (un altro caso simile eclatante è quello di B.P. piromane che preso sul fatto dalla forestale con ancora le taniche della benzina, ha negato tutto, dichiarando pure l’imminente pubblicazione di un libro dal titolo “w i pompieri”
Dal 15 dicembre sarà dunque in libreria la fatica totiana, che ardo acquistare più che l’aria fresca lo speleologo incastrato nelle viscere della terra! Assieme all’annuale fatica letteraria di Bru-Neo naturalmente! W i bradipi!
Elly Elly!
Il magico mondo di Elly
di Marco Travaglio
C’è voluta la critica di Conte perché i vertici Pd si degnassero di spiegare agli elettori il voto congiunto con FdI e FI alla Commissione Ue più guerrafondaia, anti-sociale e anti-green della storia. Tanto più dopo che il 4 maggio, prima delle Europee, la Schlein aveva giurato: “Con la famiglia socialista europea abbiamo sottoscritto un impegno chiaro: mai alleanze con le destre nazionaliste. I socialisti europei non sono disposti nemmeno a sedersi a un tavolo di trattativa con… i conservatori guidati da Meloni e il gruppo di Salvini e Le Pen… Basta normalizzazione della destra nazionalista… È una risposta forte alle gravi dichiarazioni di Von der Leyen che ha lasciato aperto ad alleanze con le forze conservatrici e nazionaliste: noi diciamo no”. Poi ha detto sì, ma ora spiega che sì vuol dire no: “Non cediamo di un millimetro e anzi presidieremo la priorità del Pse e del Pd”. Peccato che, nel Pse, i francesi abbiano votato no e i tedeschi si siano astenuti. Il capo-delegazione Zingaretti giura: “Non permetteremo mai che la destra governi in Europa. Nessun cedimento, ma protagonismo per impedire che destra si impadronisca di spazio Europa (sic, ndr). Siamo in prima fila per fermarli”: votando insieme a loro. Bonaccini si supera: “La Lega dice no a Fitto e vota contro la Commissione: cosa aspetta Meloni a buttarla fuori dal governo?”: cioè accusa la Lega di aver fatto ciò che dovrebbe fare il Pd. Un manicomio.
Ora si spera che un nuovo incidente di percorso induca Schlein &C. a spiegare l’altro incredibile sì: quello alla risoluzione sulla guerra. Roba che nemmeno il Dottor Stranamore. 1) L’Ue s’impegna ad armare l’Ucraina “fino alla sua vittoria”, perché “l’unica pace è la ritirata totale della Russia”. Forse gli scemi di guerra non sanno che Zelensky ha appena dato l’addio alla Crimea e agli altri territori occupati dai russi, accontentandosi di un – peraltro improbabile “ombrello della Nato” sull’80% del territorio rimasto sotto controllo di Kiev. 2) L’Ue “deplora” Scholz per “il recente colloquio telefonico con Putin” e perché “continua la sua politica, astenendosi dal consegnare missili a lungo raggio Taurus all’Ucraina”. Forse gli scemi di guerra non sanno che da mesi lo stesso Zelensky auspica negoziati con Putin e che ancora a settembre il Pentagono, non il Cremlino, definì “militarmente inutili” i missili a lungo raggio per colpire la Russia. 3) L’Ue intima alla Cina di “porre fine a qualsiasi assistenza militare o a duplice uso alla Russia… Il rifiuto di cambiare rotta rischia di compromettere seriamente le relazioni Ue- Cina”. Da quando ha letto la dichiarazione di guerra di Ursula &C., giù giù fino a Nardella, Gori, Gualmini, Picierno e Lello Topo, Xi Jinping dorme con la luce accesa.
L'Amaca
L’invenzione dell’acqua
DI MICHELE SERRA
La pazzesca guerra dell’acqua in Sicilia apre uno squarcio sull’irrazionalità (credo sia la parola giusta) di noi umani.
Spendiamo cifre inimmaginabili per ammazzarci e/o spaventarci l’uno con l’altro, tanto che letecnologie militari, da secoli, sono all’avanguardia. Con indicibile vantaggio, anche economico, su ogni altro passo in avanti.
Tolleriamo, al contrario, una sorta di primitivismo, di arrancante approssimazione, nelle pratiche civili, che pure dovrebbero sostenerci nella vita quotidiana: se no, come spiegare che ai siciliani, nel 2024, manca l’acqua? Si capisce che la scarsità di piogge influisca, anche fortemente, sulla disponibilità immediata di acqua potabile. Ma l’immagazzinamento dell’acqua, la sua custodia e la sua distribuzione, l’evoluzione delle tecniche necessarie per non disperderla e non inquinarla: non mi verrete a dire che non sarebbe stato possibile fare dei salti di qualità, inventare qualcosa, almeno emulare l’efficienza (per quei tempi) dei romani e dei loro mirabili acquedotti.
Ogni riga che si legge sull’argomento “acqua in Sicilia” è la cronaca di un fallimento. Di un disinteresse pubblico e di una protervia privata.
Di un abbandono di ogni illusione di “progresso”, una delle parole più sprecate, più pronunciate invano. L’acqua c’è. È sottoterra, è dispersa, è rapinata, è sprecata, ma c’è. Si fosse trattato di annientare un nemico, di conquistare un territorio, avremmo già provveduto ad allestire le tecniche e le risorse necessarie. Trattandosi della vita quotidiana di milioni di persone, non c’è urgenza, non c’è interesse impellente.
Prepariamoci al Ponte sullo Stretto che imbocca, trionfale, la via di un deserto assetato.
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