martedì 15 ottobre 2024

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L’Ue pensa alla Guerra, ma la nuova bomba è l’ia
DI DANIELA RANIERI
Il Nobel per la Fisica 2024 è stato assegnato a Geoffrey Hinton, considerato il padre dell’Intelligenza artificiale. E già questo è interessante: un inventore di cose artificiali vince il Nobel per una materia, la fisica, la cui etimologia greca è “natura”. Dunque si è ormai assunto che l’IA fa parte del mondo naturale e della nostra realtà al pari della gravità, dell’elettromagnetismo, dell’atomo (anzi, la fisica quantistica è molto più metafisica degli algoritmi). Nel 2023 Hinton si è licenziato da Google, per cui lavorava, per non trovarsi in conflitto di interessi: voleva essere libero di mettere in guardia dal rischio che l’Intelligenza artificiale diventi più intelligente, e dunque più potente, di quella naturale. A Repubblica ha detto: “L’IA sarà molto positiva per la medicina, l’ambiente… Ma non c’è modo di fermarne lo sviluppo. E un giorno diventerà più intelligente di noi… Non so come gli umani potranno rimanere al potere”. Che vuol dire che diventerà più intelligente di noi? Una macchina può “apprendere” assorbendo una mole spaventosa di dati (il processo di machine learning), ma si è sempre pensato che non potesse “comprendere” e dunque agire. Hinton sostiene il rischio che impari a farlo.
Quanto al rischio che l’IA sostituisca gli umani, in parte sta già accadendo: in molti settori il lavoro prima svolto da persone ora viene svolto da algoritmi. In questo la Rivoluzione dell’IA sarebbe uguale alla Rivoluzione industriale: macchine hanno sostituito gli umani nel lavoro manuale; macchine li sostituiranno in quello cognitivo. Bene: avremo più tempo libero! Ciò sarebbe vero se: 1) i lavori affidati alle macchine fossero rimpiazzati da altri lavori in modo da non aumentare la disoccupazione; 2) il salario fosse lo stesso con la diminuzione delle ore lavorate. L’istruzione e l’apprendimento possono essere facilitati o addirittura evitati da questi super-Bignami digitali. L’IA potrebbe dispiegare potenzialità enormi di conoscenza, ma anche inibirle: se chiedo a un bot di indicarmi i maggiori testi storici sul Novecento, potrebbe censurare Marc Bloch, storico e protagonista della Resistenza francese, e propormi il Mein Kampf. Lo strumento che ci libera dal lavoro e dallo studio faticoso non è così democratico come pensano le anime candide, finché i codici sono in mano ai monopoli digitali.
Il dubbio di Hunting è che la macchina possa decidere autonomamente e non solo se istruita da Homo sapiens. Ma se anche fosse plausibile solo la seconda ipotesi: vi pare poco? Turing disse che non è vero che le macchine non pensano: pensano “in modo diverso” e faranno cose che gli umani non sanno fare. Ma la macchina potrebbe acquisire coscienza e voler usurpare il nostro potere? Potrebbe essere buona o cattiva (come in 2001 Odissea nello spazio)? Intanto si sono già registrate nell’IA alcune abilità cosiddette “emergenti”, cioè reazioni imprevedibili e per ora inspiegabili a input dati. Stephen Hawking nel 2015 disse che l’IA ci “spazzerà via come formiche” ed è “la prossima bomba nucleare”. Il Future of Life Institute ha parlato di “rischio esistenziale” dell’IA. Secondo Hunting i bot potrebbero imparare a scriversi i codici da soli. A meno che non gli si mettano dei limiti, cosa che non sta avvenendo per un concorso di colpa tra Capitale e governi: i colossi dell’IA “avevano detto che avrebbero dirottato molti fondi per la ricerca sulla sicurezza, ma non lo stanno facendo. Serve che i governi intervengano per costringere le big tech a cambiare corso”.
I governi non hanno alcuna intenzione di mettere i bastoni tra le ruote ai giganti del Capitale digitale, di cui sono servi. Per i sempliciotti alla Blair e alla Renzi l’IA non rappresenta un pericolo, ma solo un’opportunità: i neoliberisti vogliono sempre più crescita in termini di Pil e di sviluppo, non di progresso; ogni innovazione è buona (ma anche lo Zyklon B, il gas che i nazisti mettevano nelle docce delle camere di sterminio, era tecnicamente un’innovazione). Invece di investire nella produzione e nel commercio di armi e continuare a imbottire di artiglieria l’Ucraina e Israele, i governi europei dovrebbero dedicarsi alla tutela dell’umano. Purtroppo l’altro giorno la ultra-bellicista presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha detto che tra le questioni più urgenti da affrontare “al primo posto c’è l’Ucraina” (“First, Ukraine”), cioè un Paese che manco fa parte della Ue. Sì, è stata firmata una Convenzione quadro, all’acqua di rose, “per un’intelligenza artificiale affidabile e innovativa, compatibile coi valori democratici”, ma senza vincoli per le big tech. Al primo posto delle priorità dell’Europa, e di un Occidente ormai preda del nichilismo, c’è la guerra. Forse l’IA potrà superarci in intelligenza, ma mai potrà superarci in stupidità, e questo è uno dei motivi per cui il potere delle macchine, in mano agli umani, deve essere limitato.

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Natangelo

 



Cattiveria

 



Sola-mente

 

Il Piano Sòla
di Marco Travaglio
È come la P2! No, il caso Sifar! No, il Piano Solo! No, Gladio! È tutto un complotto, un dossieraggio, uno spionaggio, un ricatto! Vogliono rovesciare il governo, non a caso i bersagli sono tutti di destra! “Sono la più dossierata d’Italia” (Meloni). Caccia ai mandanti, ai burattinai, a chi c’è dietro, al cui prodest”, alla “manina straniera” (Foti). Ha stato Putin, e chi se no? Anzi no, ha stato “il martellamento decennale del populismo e della demagogia anti-casta”, cioè i famigerati grillini (Messaggero). Non lo diciamo a questi giallisti della mutua, totalmente impermeabili alla storia, alla verità e alla lingua italiana. Ma ai lettori interessati a capirci qualcosa: al momento, che si sappia, non c’è nessun dossier. C’è un finanziere dell’Antimafia indagato perché, oltre a compiere il suo dovere di entrare nelle banche dati per segnalare alle autorità le operazioni finanziarie sospette di riciclaggio, compieva decine di migliaia di accessi abusivi e passava notizie ai giornali (che, almeno quando le pubblicano, sono il miglior antidoto ai ricatti: chi ricatta non divulga, ma tiene lì). Per conto di chi e perché, nessuno lo sa; e, sempre a oggi, nessuno lo accusa di aver ricattato (o preso soldi da) qualcuno. Poi c’è un giovane hacker della Garbatella che, temendo di essere indagato, fa le cose in grande e si impossessa dei server del ministeri della Giustizia e dell’Interno, della GdF e di 5 Procure ficcanasando per anni nei fascicoli segreti, ma anche lì non risultano dossier né ricatti né passaggi di notizie o di denaro. Infine c’è un funzionario impiccione di Banca Intesa che da Bitonto si diverte a controllare i conti dei correntisti Vip di ogni colore e professione (vivi e morti) appena ne legge i nomi sui giornali: niente dossier né ricatti né scoop sui media né soldi da immaginari mandanti.
La Meloni si vanta: “La mia vita è stata passata allo scanner e non s’è trovato niente”. E fa bene: per trovare qualcosa su altri politici non c’è bisogno dello scanner, basta un selfie. Ma quando fa un frittomisto dei tre casi e li spiega con fantomatici “gruppi di pressione” che vogliono abbattere il suo governo dovrebbe guardare i dati e le date. L’hacker non si interessava a lei. Il bancario s’interessava a lei perché era famosa, ma anche ai suoi oppositori famosi, e l’unica sbirciata che diede al suo conto è del 17 luglio 2022 (governo Draghi). Striano invece non se l’è mai filata: fece accessi su altri del centrodestra, ma anni o mesi prima che andassero al governo. L’unico premier in carica ad aver subìto controlli sulla compagna Olivia Paladino, sul di lei padre e la di lei sorella, sull’amico avvocato Alpa e sull’ex collega di studio Di Donna, è Giuseppe Conte: cioè il solo “dossierato” che non blatera di dossier.

Radiosamente

 



L'Amaca

 

Dalla parte delle Olgettine
DI MICHELE SERRA
Finirà che proveremo tenerezza per le Olgettine (categoria generica, ma utile a capire di che cosa stiamo parlando).
L’archiviazione della vita terrena di Silvio Berlusconi non è valsa a sollevare queste ragazze dalle loro tribolazioni giudiziarie. La Cassazione ha riaperto non so quale processo della serie Ruby — si è perso il conto. Dovranno dunque ripresentarsi ai giudici, qualcuna già quasi attempata, qualcuna madre di famiglia, e c’è, tra loro, chi fa presente che, francamente, non se lo aspettava. A Papi morto, speravano tutte nella classica “pietra sopra”. Così non è.
Non fu uno spaccato d’Italia edificante: ricordiamo genitori che aizzavano la figlia a non fare troppo la schizzinosa, e farsi rispettare a corte; procacciatori che organizzavano torpedoni di femmine giovani; e rivendicazioni orgogliose di bellezza, che non è mai una colpa, e lacrime di pentimento, e una quasi-moralità che portava all’imbarazzo e a dire: “Sì, ci sono andata anche io, però non ho fatto niente”. Figlie del popolo, aspiranti famose, desideranti denaro e visibilità negli anni in cui solo denaro e visibilità sembravano dare senso alla vita.
Ce lo siamo già dimenticato? Con Berlusconi denaro e visibilità andarono al potere senza più remore, e quasi senza opposizione.
Poi quelle ragazze furono gravate dallo stigma di “quella che è andata a fare il Bunga Bunga”, e tutti sghignazzarono sul loro conto, perché, come dice il poeta, “la gente dà buoni consigli quando non può dare il cattivo esempio”. Propongo l’amnistia. Il Re è morto, le cortigiane vengano sciolte da ogni vincolo.