Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 6 ottobre 2024
Costituz...che?
Consigli di lettura
di Marco Travaglio
Da quando il dibattito delle idee è regredito alla clava dei Flintstones e alle curve da stadio, non passa giorno senza che un tifoso della Curva A tenti di impedire a uno della Curva B di fare le stesse cose che fa lui. E in questo continuo ping pong di opposte faziosità la gente è disorientata. Eppure ci sarebbe un testo agile e semplice che in poche parole chiarisce ciò che si può e si deve fare e ciò che non si può e non si deve fare: si chiama Costituzione. Basterebbe darle un’occhiata ogni tanto e a certe zucche vuote si spalancherebbe un mondo. Prendiamo l’ultimo dilemma: è lecito o no manifestare in piazza a favore della Palestina e/o contro Israele? Sì, lo è: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero” (art. 21) e “i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi” (art. 17). È lecito vietare una manifestazione pro o contro la Palestina, Israele, Hamas, Hezbollah, l’Ucraina, la Russia, la Corea del Nord o del Sud, il Madagascar, Mussolini, Hitler, Stalin, Pol Pot, Kim Jong-un, i vaccini, i semafori, gli autovelox, i tostapane, la Barbie e Ken? No, non è lecito, quindi la Questura di Roma, il Viminale e il Tar Lazio che hanno vietato la marcia pro-Pal e anti-Israele hanno violato la Costituzione, perché per manifestare pro o contro qualsiasi causa, anche la più orrenda o strampalata, non occorre alcuna autorizzazione preventiva: “Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica” (art. 17), indipendentemente dai gusti del governo di turno.
E “comprovati” vuol dire comprovati, non inventati o immaginati o sognati in base al gradimento o allo sgradimento per gli slogan che si presume verranno espressi dai manifestanti. Tutto questo, prima. Durante e dopo la manifestazione, se qualcuno come ieri commette reati (violenze, minacce, odio razziale, apologie o istigazioni di reato), lo si denuncia o – se previsto dalla legge – lo si arresta. È quasi offensivo dover ricordare simili banalità alla destra che vieta i cortei di sinistra, così come alla sinistra che vuol vietare i cortei di destra: ognuno può manifestare per dire ciò che vuole su ciò che vuole, salvo che commetta un reato. E autorizzare non è né una concessione né una condivisione: è solo applicazione della Costituzione, nata dopo un ventennio nefasto che chiamiamo “dittatura” perché chi comandava decideva chi poteva manifestare (quelli pro) e chi no (quelli contro). Dev’essere per questo che da vent’anni prima le destre, poi il Pd e ora di nuovo le destre tentano di sventrare la Costituzione: perché vieta ciò che vogliono fare e consente ciò che vogliono impedirci di fare.
Gran bel pezzo! Pure raggelante..
“Fronte largo”: Conte accolga Renzi (nel Pd)
DI DANIELA RANIERI
Interrato speriamo definitivamente il cosiddetto “campo largo”, che poi era l’unione delle opposizioni insieme alla destra, cioè a Renzi, per battere la destra, resta una domanda martellante: perché il Blocco padronale l’ha presa così male, tanto da organizzare l’ennesimo linciaggio contro Conte, rivelatosi, dopo il veto su Renzi in Liguria, “filo-russo” (Rep), “spregiudicato” (Rep e Corriere), uno che ha nel “mirino la segretaria Schlein” (Corriere) e che “ambisce a tornare a Palazzo Chigi” (ibidem), magari per chiuderci in casa coi Dpcm? Perché all’establishment preme tanto che Conte – putiniano, trumpiano, anti-atlantista, ecc. – “fermi la Meloni”, che è atlantista, prona alla Nato, amica delle élite e quindi gradita alla stampa perbene, purché Renzi sia della partita? Sembrano più inorriditi che Conte abbia rotto le uova nel paniere al Pd in via di ri-renzizzazione piuttosto che Israele abbia ucciso 42 mila civili palestinesi. Ieri, finiti gli insulti a Conte (col rammarico che Schlein non reagisce, “fa l’opossum e si finge morta”, invece di metterlo sotto con la macchina perché lui, scegliendo di non assecondare l’ultima fregola del politico più screditato del mondo, ha ribadito di non volerlo in coalizione nemmeno sotto forma di frattaglie renziane imboscate nelle liste), si sono messi a fare terrorismo psicologico. Schlein non sta reagendo al “tradimento” di Conte perché ha “lo sguardo al voto per il Colle” (Corriere). Perbacco: quell’irresponsabile di Conte non si è accorto che tra 4 anni si eleggerà il successore di Mattarella e quindi “l’alleanza sarà necessitata”. Chissà dove sta scritto che due partiti distinti e non alleati non possano accordarsi su un nome comune per il Quirinale; e chissà che senso ha quel che Schlein pare dica in privato “quando viene interpellata su Conte”, e cioè “sì vabbè, ma dove va? L’alleanza è inevitabile”: il M5S potrebbe benissimo allearsi con Alleanza Verdi e Sinistra e tirar su un ragguardevole 18%, meno del Pd, dato intorno al 23%, ma lo stesso risultato del Pd di Renzi nel 2018.
Adesso il quadro è chiaro: è in vista il “fronte repubblicano” di Macron in versione italiana. Non solo è colpa di Conte se vincerà la destra in Liguria, Umbria ed Emilia-Romagna, ma anche se avremo La Russa o Rampelli come prossimo presidente della Repubblica. Gli editorialisti sono sgomenti. Le nostre democrazie assetate di guerra e di armi stanno consegnando gli elettori dei Paesi europei nelle mani della destra neonazista, come in Austria, o li stanno spingendo nell’astensionismo, e loro si disperano perché l’opposizione non potrà avvalersi di Renzi per “fermare la Meloni”, come ha fatto Macron in Francia “fermando la Le Pen”, che infatti ha guadagnato 53 seggi mentre Macron ne ha persi 86 (e il Nuovo Fronte popolare guidato da Mélenchon, primo alle elezioni, ne ha guadagnati 49 per poi essere estromesso dal governo, consegnato al leader di un partito di destra arrivato ultimo).
Di fronte al Fronte, Conte dovrà rassegnarsi e allearsi con Renzi, uno che: ha fatto cadere il governo Conte sotto pandemia (col tifo dell’establishment, in ansia per la spartizione dei soldi del Pnrr); ha raccolto firme contro il Rdc; gli ha dato del coniglio, dell’incapace, del vulnus democratico, lo ha accusato di intelligenza con le spie russe e di voto di scambio.
Il Pd se lo riprenderebbe pure, anche se i sondaggi rivelano “come la base di Pd e M5S gradisca poco il ritorno di Renzi” (noto per Repubblica), per non dire che gli elettori anche vagamente di sinistra voterebbero per CasaPound piuttosto che per una coalizione con lui dentro. Schlein ha detto: “Dobbiamo fare fronte unito per le nostre battaglie: sanità, lavoro povero, scuola”. E queste battaglie vuole farle con uno che ha impoverito la Sanità (il governo Renzi è stato quello che ha fatto più tagli al Ssn), impoverito i lavoratori (Jobs Act), rovinato la Scuola (Buona Scuola). Renzi alle Amministrative si è alleato coi peggiori ceffi della destra, dai candidati di Cuffaro in Sicilia a gente di FdI, Lega e Forza Italia, solo per togliere voti al Pd. Dall’“opposizione” ha appoggiato le peggiori misure del governo Meloni: abolizione del Rdc; presidenzialismo (anzi premierato, è uguale); riforma della Giustizia, con abolizione del reato d’abuso d’ufficio e depotenziamento del traffico d’influenze. Ma è Conte a “fare un favore alla Meloni”. Il M5S dovrebbe essere una forza alternativa al Sistema. Sui temi importanti – riarmo, aiuti a Ucraina e Israele, Sanità pubblica, Autonomia differenziata (a cui il Pd adesso si dice contrario), Rdc e salario minimo (a cui il Pd adesso si dice favorevole) – sono tutti d’accordo con la Meloni, tranne il M5S. È quello il vero campo largo.
(Abbiamo un sospetto: il Pd vuole riprendersi Renzi come mossa a tenaglia per rifare del Pd “un’operazione di contenimento della sinistra in Italia”, come da ordine degli Usa rivelato in un cablo di WikiLeaks).
L'Amaca
Il punto debole del moderato
DI MICHELE SERRA
È proprio vero che i soldi fanno uscire di testa (più dell’amore?). L’ovvia sortita del Giorgetti — ha detto, in sostanza, che da qualche parte i soldi per i conti pubblici bisognerà puretrovarli — ha provocato nel governo un putiferio, il fuggi fuggi, il caos, come quando la faina entra nel pollaio. E la faina, nel nostro caso, è la realtà che fa irruzione a tradimento.
Particolarmente divertente la reazione di Tajani, distintosi negli ultimi tempi per la sua compassata interpretazione del moderato in un governo di invasati. Da buon liberale di destra, sentendo parlare di conto in banca ha visto attivarsi in automatico il codice rosso e si è trasfigurato. “Tassare gli extraprofitti è sovietico!”, ha detto senza riflettere sul fatto che dire sovietico è come dire sanscrito, sono definizioni risalenti a evi remoti, roba per filologi. E ha aggiunto — capolavoro — che “siamo contrari a qualsiasi tassa”.
Nemmeno il più irriducibile villico degli Appalachi (sto pensando a Dinamite Bla, lo dico per i meno giovani) formulerebbe una frase così radicalmente, disperatamente ostile alla civilizzazione. Le tasse sono la base del patto sociale, perfino Berlusconi ne pagò qualcuna. Le tasse, nella peggiore delle ipotesi, sono una forma di decenza per lenire almeno una parte dell’ingiustizia, del sopruso, della protervia economica.
Dire che si è contrari a qualsiasi tassa è come dire che si è contrari a qualsiasi legge.
Tajani, ci ripensi. Un moderato non può sbracare per così poco.
Fini e le sensazioni
Io mi sento russo, ma non ebreo
VIZI & QUALITÀ - Popolo immenso, sentimentale e crudele, generoso e avido, ospitale e infido, orgoglioso e servile, violento e masochista, scialacquatore, malinconico, fatalista, indolente, sognatore, bugiardo
di Massimo Fini
Per parte di madre, Zenaide Tobiasz, ebrea, io sono metà russo, e più invecchio più mi sento russo, ma per nulla ebreo, anche se per le loro leggi razziali e razziste che non riconosco sarei tale, perché non ho lo spirito della vendetta che gli israeliani stanno esercitando a piene mani in Palestina per cui, come al tempo della Shoah, basta che un palestinese, uomo, donna, bambino, sia palestinese per essere, di fatto, condannato a morte.
Non disistimo gli italiani (a parte quelli di oggi corrotti fino al midollo), perché ne apprezzo quello che è considerato il loro principale difetto, la faciloneria, cioè il non andare mai fino in fondo alle cose. Ma è proprio questa faciloneria che ha fatto sì che il Fascismo sia stato il meno criminale dei totalitarismi del Novecento, stalinismo e nazismo. Certo, non dimentico i crimini fascisti, dagli omicidi in Francia dei fratelli Rosselli, a Matteotti, alla crudele incarcerazione di Gramsci, che però fu favorita dal bifido Togliatti che si oppose a uno scambio di prigionieri sapendo bene che se Gramsci fosse tornato in pista sarebbe stato il segretario del partito mettendo in seconda linea lo stesso Togliatti.
Fatte queste necessarie premesse, posso ricordare un esempio personale. Mio padre, antifascista, fu manganellato una prima volta dai camerati pisani, ma fu una bastonatura lieve (lui era di Pisa) perché si conoscevano tutti e l’Italia è pur sempre un Paese di campanili. Ma quando arrivarono i fascisti fiorentini la cosa fu seria e mio padre decise quindi di emigrare a Parigi. Era un fuoriuscito e non poteva ovviamente lavorare per i giornali italiani. Anche se in genere (anche se non sempre) il Fascismo preferiva relegare gli antifascisti in qualche esilio piuttosto blando, come fu quello di Curzio Malaparte a Lipari. A Parigi mio padre faceva letteralmente la fame, mia madre lo ricorda mentre rovistava in una pattumiera alla ricerca di qualche arancia marcia.
Allora fu assunto per iniziativa di Paolo Monelli, che era capo della redazione parigina del Corriere. Naturalmente non poteva firmare i suoi articoli e della sua assunzione sapevano solo lo stesso Monelli e l’amministratore.
Gli anni di Parigi furono particolarmente felici per i miei genitori. Allora, in quella Parigi, tutti gli artisti – a parte Picabia e in un secondo tempo Picasso, una vera carogna che in un interrogatorio di polizia fece finta di non riconoscere Guillaume Apollinaire che pur era stato il suo mentore – erano poveri. E anche due intellettuali strapenati com’erano mio padre e la sua futura moglie Zenaide Tobiasz, che fuggiva da un altro totalitarismo, quello stalinista, potevano frequentare quel mondo affascinante dove artisticamente si stava sperimentando di tutto: cubismo, dadaismo, puntinismo. È rimasto famoso il Boulevard des Italiens dove si radunava parecchia di quella gente.
Ma torniamo ai russi: questo popolo immenso, sentimentale e crudele, generoso e avido, ospitale e infido, orgoglioso e servile, violento e masochista, scialacquatore, malinconico, fatalista, indolente, sognatore, bugiardo, supremamente bugiardo, e comunque in ogni cosa eccessivo. Ma che una cosa non ha: il cinismo roman-andreottiano.
Non si possono capire i russi se non si legge, nei Demoni di Dostoevskij, la rabbrividente confessione del principe Stavrogin: “Ogni situazione estremamente vergognosa, oltremodo umiliante, ignobile, e, soprattutto, ridicola, in cui mi è accaduto di trovarmi nella mia vita, ha sempre suscitato in me, insieme a una collera smisurata, una voluttà incredibile”. Ma tutta la vita di Stavrogin dice molto dell’animo russo.
Sfidato a duello, si rifiuta ostentatamente di mirare all’avversario (spara in aria), che diventa pazzo per la rabbia perché ritiene l’umiliazione insopportabile. Passando su un ponte, viene avvicinato da un poveraccio che gli chiede pochi copechi, lui lo ignora e prosegue oltre, ma ripassando su quel ponte e ritrovando il clochard gli lascia alcune migliaia di rubli.
Naturalmente la narrazione è di Fëdor Dostoevskij, che incarna perfettamente l’animo russo. Scrittore d’appendice, quasi senza un soldo, sperpera i suoi quattrini in tutti i casinò d’Europa.
I russi sono sinceri anche quando sono insinceri. C’è un episodio emblematico. Trockij ha avuto una lieve indisposizione, Bucharin si precipita al suo capezzale e chiamandolo babushka, mio adorato babushka – i diminutivi e i vezzeggiativi fanno parte del linguaggio russo – gli dice: “Sono solo due le persone a cui io tengo, Lenin e te”. Uscendo di casa, Bucharin tradisce subito il babushka, il suo adorato babushka, per andare a denunciarlo da Stalin. Ma Trockij sottolinea in Ma Vie che Bucharin era assolutamente sincero nel momento in cui lo vezzeggiava.
Il russo è uno scialacquatore e un dilapidatore. Innanzitutto di se stesso. Non ha, non aveva, nessun concetto dell’investimento. Ogni occasione è migliore del denaro da spenderci. Questo lo ritrovo anche in me. Mentre la mia ex moglie ha tre case, io una sola e piuttosto sgangherata. Son russo.
Il periodo migliore, storicamente, è stato quello della Russia zarista. Per cui quando si dà a Putin dello Zar gli si fa solo un favore. L’oppressione era minima. In tanti anni di insurrezione furono fucilate solo dieci persone, purtroppo tra queste c’era anche il fratello di Lenin. Ma anche chi si opponeva era fatto di pasta diversa. Camus li chiama “i terroristi gentili”. Un pomeriggio uno di questi “terroristi” doveva gettarsi fra gli zoccoli di una carrozza degli Zar. Ma vi rinunciò perché vide che sulla carrozza c’erano anche i figli.
I russi sono indolenti, indolentissimi, figuriamoci la loro servitù di una volta. Ma i rapporti fra i padroni e i servi, all’epoca dell’aneddoto che sto per raccontare non più “servi della gleba”, erano strettissimi. Una sera d’un inverno molto freddo, quando i lupi scendono verso le città per trovare qualcosa da mangiare, la carrozza in cui c’era il fratellino di mia madre, di otto anni, guidata da un servo, fu assalita dal branco. Lui tagliò le redini di un cavallo e lo diede in pasto ai lupi. Ma la carrozza, ovviamente, in questo modo andava più piano. Allora tagliò le redini anche del secondo cavallo della troika, ma la carrozza andava ancora più piano. Erano già in vista le torri antincendio di Saratov – non esisteva ancora un servizio antincendio –, città sul Volga a qualche migliaio di chilometri da Irkutsk dove era nato Nureev (se avessi potuto fare un film, il personaggio di Stavrogin l’avrei fatto fare a Nureev, il grande ballerino e coreografo che era russissimo, anche se ci teneva a sostenere di essere tataro, perché poi è quasi la stessa cosa: i tatari fanno parte della storia russa), allora il servo si gettò in pasto ai lupi.
All’indolenza dei servi, quando andava oltremisura, i padroni reagivano a colpi di knut. È ciò che faccio anch’io, sia pur con mezzi diversi, con la mia domestica. Son russo.
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