Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 25 settembre 2024
Immagino...
Jacques Lacan non avrebbe dubbi in merito: dinnanzi a tanta insensatezza, pochezza, voracità, compulsione, frenesia, schizofrenia il responso sarebbe netto e glaciale: incurabili nella loro follia.
Stiam parlando dei rampolli - li chiamano così - della Famiglia Italica per antonomasia, quella che ha dato sì tanto lavoro agli italiani, ma ne ha pure ricevuto in cambio un'enorme e per certi versi vergognosa ricchezza: John, Lapo e Ginevra, nel parossismo più totale, già infarciti come tramezzini in bar siculo, vengono però assaliti dalla fobia classica di quelli come loro, non tutti ma tanti, tantissimi, ovvero l'orrore per i balzelli che, per il loro statuto, li devono pagare obbligatoriamente gli inferiori, molti dei quali vengono pagati, a volte, da loro stessi, anche se, con turnazioni indecorose, lo stato, che siamo noi, molte volte si accolla le spese tramite la cassa integrazione, di cui loro sono i più grandi approfittatori. Già il Nonno occultò cifre pazzesche alle grinfie malefiche del fisco, lo sappiamo grazie alla ribellione della figlia Margherita che ha aperto il vaso di Pandora; ma questi tre nipotini, questi Qui-Quo-Qua dell'effimera voracità, questi giovani smaniosi di accumulare risorse - aria fritta - han pensato bene di spartirsi come condor pure l'eredità della nonna volata nei cieli pochi anni fa. Me li immagino, mi sforzo d'immaginarmeli mentre carbonariamente s'incontrano, ci metto pure la penombra, per trovare l'escamotage liberatorio dalle grinfie statali! Mentre la nonna è ancora in vita confabulano sul da farsi, su come sottrarci altri centinaia di milioni, fingere cioè di aver ricevuto donazioni per non dover pagare l'eredità, la spaventosa eredità di donna Caracciolo. Fingono di ricevere in regalo quello che dovrebbero avere alla scomparsa della nonna. E Ginevra, tra l'altro diventa proprietaria di un paio di orecchini. Che c'è di strano? Il valore degli stessi! L'ho letto dieci volte da varie fonti: 78 milioni di euro per un paio di orecchini! Uno schiaffo, un calcio negli stinchi per i comuni mortali! 78 milioni di euro! E Ginevra che fa? Come gli altri, finge di averli ricevuti in dono dalla nonna ancora in vita!
Questa è la storia. La loro storia, la nostra storia. Per la tristezza aspettiamo i prossimi salassi, a noi riservati.
Non fa una piega!
Elezioni Usa. Si vota in America, baby, ma tu non puoi farci niente
di Alessandro Robecchi
Tra una manciata di settimane, né ridendo, né scherzando, sapremo chi è il nuovo padrone del mondo, o almeno di una parte considerevole del mondo, cioè il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Come avviene ogni quattro anni, assistiamo un po’ stupiti e un po’ atterriti allo spettacolo d’arte varia delle elezioni americane, il che è bello è istruttivo, perché non c’è italiano – dai banchi del mercato ai commentatori più accreditati – che non diventi per qualche giorno esperto di Ohio, occhiuto osservatore delle dinamiche sociali del Michigan, esegeta della Florida. Una specie di “Presidenziali for dummies”, insomma, che è un po’ quel che accade nelle grandi aziende, quando il magazziniere, l’autista o l’uomo delle pulizie assistono alla nomina del nuovo amministratore delegato, che guadagna quarantamila volte di più. Le loro vite dipenderanno da lui, ma il loro potere sulla scelta di chi comanderà è meno di zero.
Ad attrarre l’attenzione verso questa grande festa della presa del potere nello Stato più potente del mondo contribuiscono certo anche elementi prepolitici – o post-politici, se preferite. E cioè la trasformazione delle elezioni americane in un baccanale pop in cui la democrazia si misura su questo o quel vip che si schiera, sull’entità delle donazioni di centinaia di milionari che puntano sul loro cavallo, su cosa dirà Taylor Swift, sulle geometrie variabili degli oligarchi e delle mega aziende, su promesse bislacchissime. Insomma, un miscuglio fascinoso e inestricabile tra l’Isola dei famosi, la notte degli Oscar e lo scenario geopolitico mondiale, aggravato dal fatto che uno dei concorrenti, mister Trump, ha già fatto il diavolo a quattro l’ultima volta, con tanto di assalto al Congresso e tifosi con l’elmetto di corna armati fino ai denti.
Viste da qui, poi, dalla periferia dell’Impero, dalla colonia pittoresca ma fedelissima, le elezioni americane consentono un simpatico tifo da stadio. Pare ovvio essere contro Trump, sostenuto apertamente quasi solo dall’estremismo salviniano, e sottotraccia da gran parte della destra, mentre per Kamala si spellano le mani gli onesti democratici del Paese, tra parentesi gli stessi che fino a un paio di mesi fa dicevano che Biden era in forma smagliante, praticamente un giovanotto. Bello, edificante, ma tutto teorico, perché alla fine, chiunque vincerà, chiunque entrerà alla Casa Bianca, noi andremo a baciare la pantofola al nuovo imperatore, lo faranno i patrioti post(?)fascisti oggi al governo, e lo faranno i democratici oggi all’opposizione se dovessero un giorno andare al governo, proprio come le tribù mesoamericane portavano doni e sacrifici umani a Montezuma. Del resto, l’Impero ha qui le sue basi e le sue bombe, e soltanto tre dei suoi fondi d’investimento gestiscono un quinto di tutti gli investimenti del mondo. Vengono qui a far la spesa quando vogliono (è notizia di ieri che Blackrock si è comprata il 3 per cento di Leonardo, e già possiede pezzettini non piccoli del sistema bancario italiano), e la “patriota” Meloni ha venduto a un’azienda Usa la rete Tim, che sarebbe un’infrastruttura strategica. Assisteremo dunque a una partita il cui risultato è rilevantissimo eppure irrilevante, perché la nostra fedeltà all’Impero non è in discussione, cosa che ci viene ripetuta ogni giorno, incessantemente, a volte come monito, a volte come lusinga e a volte come minaccia. In definitiva, si elegge il nostro capo, noi non votiamo, possiamo fare il tifo, ma chiunque sarà gli obbediremo.
