Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 5 aprile 2024
Ahh però!
Per Matteo&C. il giornalista buono è quello fatto a pezzi
DI DANIELA RANIERI
A voler credere che la bislacca idea della vicepresidente della Vigilanza Boschi di applicare ai giornalisti le stesse regole sulla par condicio cui sono soggetti i politici fosse autoprodotta e non dettata dal pigmalione Renzi (principalmente per vendicarsi di Travaglio e dei pochi altri giornalisti che lo trattano per quello che è, e contro i quali ultimamente sta perdendo tutte le cause intentate al fine di spillare soldi, tanto che i tribunali l’hanno redarguito di non usarli come bancomat), si deve dedurne che la ex incredibilmente ministra abbia ancora l’uzzolo di modificare la Costituzione, stavolta senza l’autorevole aiuto di Verdini, attualmente impossibilitato a prestare i suoi servigi in quanto carcerato.
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, purché sia in linea coi criteri di valutazione di Italia Viva, il partito-canaglia col 2% di consensi presso gli italiani e il 50% presso i media; “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, ma può essere soggetta al gusto di Renzi e Boschi, e se un opinionista ha “una chiara connotazione politica”, cioè se pensa, vota e non fa il pendolare con l’Alaska dove risiede, non può partecipare ai talk della Rai prima delle Europee.
Obbligatorio il contraddittorio: se, per esempio, un giornalista va in tv a dire che Renzi si sta alleando con il condannato per concorso esterno in associazione mafiosa Totò Cuffaro e/o il di lui genero per fare il farsesco partito “Stati Uniti d’Europa”, in studio dev’essere presente anche un picciotto, con tanto di coppola e lupara; se uno dice che Renzi da presidente del Consiglio ha venduto armi a Putin nonostante l’embargo e prende soldi da un tagliagole, bisogna invitare anche un soldato del battaglione Azov e un sicario del regime saudita, etc.
Una proposta talmente illiberale che persino Gasparri l’ha bocciata, compresi tutti gli altri membri della Vigilanza Rai, che pure campano, mediaticamente parlando, grazie ai giornalisti fiancheggiatori. “Idea ragionevole”, l’ha definita a Otto e mezzo Bocchino, ex politico ora giornalista imparzialissimo, ma purtroppo c’è la Costituzione…
Questione chiusa. Resta l’impressione che per certa gente l’unico giornalista buono è quello fatto a pezzi nei consolati sauditi. (Che poi, detto tra noi: ma come fa Mohammad bin Salman a fidarsi di uno come Renzi?).
Riforma riformatorio
Il Pirlerato
di Marco Travaglio
Sì, lo so: le riforme istituzionali sono pallose. Ma Maria Elisabetta Alberti Casellati Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare, che è un po’ la Boschi della Meloni, e il suo trust di cervelli sfornano ogni giorno un nuovo modello di premierato che è meglio di un copione di cabaret. L’ultima versione, a furia di tagliare, appiccicare, limare e pastrocchiare, è una farsa travolgente.
Atto I: tre schede e due premier. “Le elezioni delle Camere e del Presidente del Consiglio hanno luogo contestualmente”. Cioè, al seggio, ci daranno tre schede (Camera, Senato e premier). Poniamo che i grandi partiti non si coalizzino e candidino ciascuno il suo leader a premier. Un elettore del Nord che si sente un po’ leghista e un po’ forzista, alla Camera voterà Lega, al Senato FI e come premier preferirà Meloni a Salvini e Tajani. Idem, dall’altra, un progressista pacifista: alla Camera voterà Pd o Santoro, al Senato M5S o Avs e Conte premier perché ha più esperienza. Risultato: il premier più votato, Meloni o Conte che sia, potrebbe avere la maggioranza in una Camera e non nell’altra (avremmo due premier eletti, che si sfiderebbero a pari e dispari), o in nessuna delle due (uno o due premier eletti senza maggioranza per governare).
Atto II: norma anti-ribaltoni, cioè pro. Il premier eletto, se la maggioranza gli nega la fiducia su uno o più provvedimenti, ha quattro opzioni. 1) Non dimettersi (anche se la Costituzione lo obbliga a farlo) e restare lì senza maggioranza a girarsi i pollici mentre il Parlamento gli boccia tutto. 2) Dimettersi e “proporre” lo scioglimento delle Camere. 3) Dimettersi e fare la “staffetta”, cioè passare il testimone a un altro premier con la stessa maggioranza (mini-ribaltone). 4) Dare le “dimissioni volontarie” al Quirinale e farsi dare un nuovo incarico per governare con una maggioranza diversa da quella che lo sosteneva alle urne (maxi-ribaltone). Ergo la norma anti-ribaltoni produce più ribaltoni di prima.
Atto III: premier morto e risorto. “Nei casi di morte, impedimento permanente, decadenza, il presidente della Repubblica può conferire, per una sola volta nel corso della legislatura, l’incarico di formare il governo al presidente del Consiglio dimissionario o a un altro parlamentare” collegato. Giusta preoccupazione: che si fa se il premier non può più fare il premier perché decaduto per una condanna in base alla Severino, o in coma vegetativo, o morto? Il capo dello Stato può sostituirlo una sola volta, oppure reincaricare il premier pregiudicato (graziandolo), o vegetale (facendolo uscire dal coma con la sola imposizione delle mani), o cadavere (resuscitandolo con un perentorio: “Lazzaro, alzati e cammina!”). Non so voi, ma io al referendum sono tentatissimo di votare Sì.
giovedì 4 aprile 2024
Boom!
Boom! Solo un appunto: Ella arena per questo: che si riparlasse finalmente di Lei... dopo tanto. tantissimo tempo... quasi un anonimato!
Vieni avanti, aretina
di Marco Travaglio
Temendo erroneamente di poter essere screditata più di quanto già non sia, Maria Elena Boschi s’è adontata perché abbiamo riferito la sua proposta in Vigilanza. Sperava che nessuno se ne accorgesse, e va capita. L’ideona è applicare la par condicio – la legge che regola le presenze di politici in tv nelle campagne elettorali – ai giornalisti. Quelli con “una chiara connotazione politica” non potranno più parlare, a meno che non siano sottoposti a “contraddittorio”. Se nelle giornate piovose uno dice che piove, un altro dovrà dire che c’è sole. Se uno afferma che la Libia è in Africa, ce ne vorrà uno che la situi in Oceania. Tutto nasce dal suo acuto concetto di ”imparzialità” e “terzietà”, che lei confonde con assenza di pensieri: infatti si sente imparzialissima. Inutile citarle l’art. 21 della Costituzione (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero…”): vale solo per chi pensa. In attesa di scoprire chi decide i giornalisti “schierati” da cacciare, proviamo a indovinare gli “imparziali” prediletti della deputata etrusca.
1. L’ex direttore del Riformista M.R., noto giornalista sulla cui terzietà garantisce bin Salman.
2. Silvia Toffanin, che a Verissimo torchiò Maria Etruria e il fidanzato: “Possiamo darci del tu?”, “Sembrate due sposi!”, “Mamma mia, tu sei bellissimo, ma a te l’amore t’ha fatta ancor più bella!”.
3. I feroci segugi di Chi che le rubarono ottanta foto posate e quelli di Oggi che le piallarono la cellulite su un lido della Versilia.
4. Bruno Vespa, autore di ritratti imparziali a tutta lingua: “La bella avvocata toscana una vita privata non ce l’ha da quando Renzi la portò al governo… Maria Elena Boschi somiglia sempre di più alle nobildonne rinascimentali che lasciano beni e affetti perché rapite da una vocazione religiosa. Una Santa Teresa d’Avila che, scolpita dal Bernini per Santa Maria della Vittoria, acquista sensualità nel momento in cui la trafigge la freccia dell’estasi divina” (Panorama, 21.7.2014).
5. L’imparzialissimo Johnny Riotta, che la scorticò all’Iiea: “Boschi subisce molte malignità dalla stampa italiana perché è bella e bionda, molto bella e molto bionda, ed è allo stesso tempo una giovane avvocato capace di mettere in soggezione e sa molto bene il fatto suo e io non vorrei mai essere dalla parte opposta alla sua a un tavolo di confronto” (9.9.2014).
6. Francesco Merlo, che inchiodò la Boschi e tutte le Renzi Girl da par suo: “Mogherini, Boschi, Madia, Guidi, Lanzetta e Pinotti non sono le rose del ventennio, né le lupe di Silvio e neppure le amazzoni di Bossi. Sono invece la dolcezza della gens nova, non affamate ma pronte a perdersi nella politica… rassicuranti e pacificanti custodi dell’irruenza del capo” (Repubblica, 22.2.2014).
7. Concita De Gregorio, talmente terza da sembrare quasi quarta: “Quelli che per Renzi sono slogan per Mattarella sono la misura e la forma naturale del pensiero. Nessuno sforzo, in entrambi i casi. I capolavori del resto hanno questo di speciale. L’assenza di sforzo apparente. Vedi un disegno fatto senza staccare la matita dal foglio, un tuffo da dieci metri senza schizzi, un ballerino che si alza di un metro da terra e pensi bello, facile. Poi sono Picasso, Greg Louganis e Nureyev ma tu sempre pensi: gli è venuto facile. Sorridono, quelli così. Non sudano, raramente fumano. Quando le porte dell’ascensore di Montecitorio si chiudono su Renzi e Boschi l’attenzione cade sui mutui sorrisi, sui gesti fluidi e confidenti, sull’assenza assoluta di segni di stanchezza e di fastidio dagli abiti senza una gora, dai volti senza un gonfiore da insonnia… Bravo Matteo, bravi tutti… Un capolavoro politico” (Concita De Gregorio, Rep, 1.2.2015).
8. Il superimparziale Sebastiano Messina: “La fascinosa portabandiera del governo Renzi ha smesso di sorridere, ha socchiuso gli occhi e – per la prima volta – ha alzato la voce… Si son girati tutti per vedere la ministra con gli occhi azzurri… che attaccava perentoriamente – perdendo di colpo l’imbarazzata dolcezza della matricola – gli avversari della sua riforma… Sembra quasi un’altra Boschi, quella che… teneva le mani giunte per precisare il concetto e poi le apriva per scandire la vacuità fasulla dei contestatori” (Rep, 22.7.2014).
9. Andrea Malaguti che, vergin di servo encomio, la aggredì col devastante “La Botticelliana e la Giaguara: Madia&Boschi, l’avanzata delle ‘amazzoni’ di Matteo” (Stampa, 22.12.2014) e ora è alfin direttore, ma sempre terzo.
10. Il mai schierato Mario Ajello: “Il fascino Maria Elena. La seduzione Boschi. I suoi sguardi salvano l’alleanza di governo e spianano la strada di Mattarella verso il Quirinale? Il ruolo della renzianissima non è quello della pasdaran. Tutt’altro: è quello della mediatrice dolce, della negoziatrice sweet-fascinosa che si ritaglia il ruolo della poliziotta buona – convincere gli alfanei col suo garbo, far riflettere i berlusconiani e rabbonirli col suo sorriso… Sweet Maria Elena faceva pure la parte della madonnina in un presepe vivente… Vestitino provenzale da madonnina aretina, all’inizio della giornata anche un golfino blu da collegiale (che poi si toglie quando il gioco si fa duro), calze nere e scarpe marroni. Lei li ammalia e loro sono ammaliati da lei” (Messaggero, 31.1.2015).
Ps. Problemino. Gli eccitati succitati erano così imparziali quando il duo Renzi&Boschi comandava. Ora che non conta una mazza, si rischia che siano un po’ meno terzi. Non ci sono più gli imparziali di una volta.
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