venerdì 23 febbraio 2024

Sbadiglio bloccato



Sbadigliando mi ricordo che l’appisolante partita con i francesi si giocherà alle 18:45. Entro in casa con noncuranza in lieve ritardo, accendo la tv e vedo dei rossoneri esultare: evvvai! Invece erano le renne. Rimango seduto col piumino con fronte già imperlata, presagendo un funesto baratro già vissuto. Jovic per fortuna m’attenua la palpitazione, per poco. Osservo la difesa pioliana trangugiando inutilmente Maalox. Il 2-2 non mi manleva dall’essermi rotto i coglioni del portoghese ridente a ‘stokazzo, che spero se ne vada al più presto. Domenica contro la Dea ho deciso: mi faccio una flebo di… “Sedatavooo”! Pioli Out! Leao Out! Ed infine panterina afflosciata in porta: svegliati Mike e torna in te!

Mai dire mai

 


Attorno al fulcro

 

Fate con comodo
di Marco Travaglio
Da due anni, da quando Putin ha invaso l’Ucraina, riceviamo accuse di putinismo da chi fino al 2022 era putiniano. E attendiamo con ansia che questi paraculi ci indichino una sola riga pubblicata dal Fatto in 15 anni a favore di Putin: attesa vana, visto che a Putin e alle sue cheerleader abbiamo riservato sempre e soltanto feroci critiche. Siccome abbiamo tanti difetti, ma non l’incoerenza e l’ipocrisia, non abbiamo atteso l’Ucraina per capire che Putin è un guerrafondaio (cioè un perfetto allievo della Nato, che scatena massacri in giro per il mondo senza neppure chiamarli guerre): ci bastavano la Cecenia (1999), la Georgia (2008), la Crimea (2014) e la Siria (2015). E non abbiamo atteso la morte di Navalny per capire che chiunque si opponga a Putin finisce male: Anna Politkovskaja, per tacer degli altri, fu uccisa nel 2006.
Dov’erano intanto i politici (non solo Salvini: quasi tutti) e i giornalisti che oggi si ammantano di antiputinismo? Pochissimi dicevano ciò che dicono oggi. Moltissimi scrivevano l’opposto, o si trinceravano dietro la realpolitik. E intendiamoci: ci sono rapporti istituzionali e commerciali che vanno mantenuti con tutti i regimi, anche i peggiori, come del resto continuiamo a fare con tiranni perfino peggiori di Putin (basti pensare da quali canaglie compriamo gas e petrolio da quando non li compriamo più da Putin contro i nostri interessi). Ma qui parliamo degli amorosi sensi per l’autocrate russo che travalicano la doverosa diplomazia. Mattarella distribuì cavalierati e onorificenze a 30 boiardi putiniani. B. faceva bisbocce con “l’amico Volodia”, “uomo di pace” e “dono di Dio” (tra gli applausi dei forzisti, inclusi quelli vivi). Il premier Letta affiancò Putin alle Olimpiadi di Sochi 2014 mentre gli altri leader occidentali disertarono contro le persecuzioni ai gay. Renzi (con Calenda) autorizzò la vendita di “Lince” Iveco dopo l’embargo militare post-Crimea e aumentavano la dipendenza dal gas russo, fece pappa e ciccia con Putin in vari vertici, si batté contro le sanzioni e finì in bellezza nel Cda di una società di car sharing partecipata da una banca di Stato russa. Di Maio inviò il fido Di Stefano al congresso di Russia Unita, con cui Salvini firmò un accordo di partnership mai disdetto. Meloni, nel libro del 2001, esaltò la Russia che “difende l’identità cristiana e combatte il fondamentalismo islamico”. Giornale, Libero e Foglio leccavano B. che leccava Putin, e viceversa. Repubblica ospitò per sei anni la propaganda putiniana a pagamento nell’inserto Russia Today. Poi, con calma, intuirono tutti chi è Putin. Quindi adesso potrebbero persino capire che i regimi che arrestano e perseguitano Assange non sono democrazie. Ma con comodo: fra una ventina d’anni.

L'Amaca

 

Poveri Pupi senza via di fuga
DI MICHELE SERRA
Lo so, ci sono problemi ben più gravi, nel mondo. Ma nonostante questo, o forse proprio per questo, la domanda del giorno, per me, è la seguente: riusciremo a evitare che un’eventuale separazione Ferragni-Fedez occupi, sui media di ogni ordine e grado, lo stesso spazio occupato dalla separazione Totti-Ilary? La risposta è no, non ci riusciremo.
Ci diranno tutto, ora per ora, essendo quelle due persone (anche per loro scelta) personaggi di spicco dell’immenso Teatrino dei Pupi che i media vecchi e nuovi gestiscono in comproprietà. Chi sono i burattinai? Ma siamo noi, che diamine, con i nostri clic. Prima li facciamo vincere, poi li facciamo perdere, prima li facciamo diventare ricchi e famosi, poi sciagurati e colpevoli (ci sono più inchieste sui pandori di Ferragni che sul cartello di Medellín).
Che siano persone in carne e ossa è un dubbio che raramente ci coglie, e la sola giustificazione è che forse quel dubbio non è venuto nemmeno a loro, nel momento in cui si sono consegnati, mani e piedi, alla legge dei clic.
Forse perché uno dei due l’ho conosciuto, e non mi ha fatto una cattiva impressione, mi dispiace vederlo in balia del suo stesso gioco. Per inguaribile ottimismo, quando vedo la preda braccata dai cani spero sempre che gli resti una via di fuga. Solo che “via di fuga” significa fuga.
Vuol dire andarsene, sparire nel profondo della macchia, o perlomeno provarci. Ci sono ancora margini di sparizione, in questo mondo atrocemente esposto? E sparire dove, poi?
Esiste ancora un altrove dal quale farsi inghiottire, o si è per sempre prigionieri dello stesso palcoscenico sul quale prima piovevano applausi e quattrini, oggi fischi e richieste di rimborsi?

giovedì 22 febbraio 2024

Attorno a Ferrara


La spia che venne dal Pincio

di Marco Travaglio 

Nel 2003 Giuliano Ferrara, direttore del Foglio berlusconiano, confessò con fierezza che nel 1985-’86 aveva fatto l’“informatore prezzolato della Cia” e si era “lasciato corrompere senza troppi problemi” da un “giovane sveglio e simpaticissimo agente americano” che lo pagava in “dollari avvolti in una busta giallina, fantastica, del peso giusto. E perdere l’innocenza era meraviglioso. Qualche conversazione avveniva al Pincio” e “il passaggio di mano della busta aveva qualcosa di erotico”. L’Ordine dei giornalisti riuscì a non fare nulla e ora ci tocca pure leggere la spia Ferrara che dà lezioni di deontologia ad Assange. E si permette pure di irridere le sue drammatiche condizioni dopo 13 anni di cattività: “Si è sposato, ha fatto due bei figlioli” e ora “l’augurio è che in carcere il riscaldamento funzioni meglio che nella tana del lupo siberiano”, ma soprattutto che il reprobo rifletta “su quel lancio di agenzie rubate in libertà, altrimenti 175 anni sono anche pochi” (oltre che una spia, Ferrara è anche un noto garantista). La differenza fra l’Impero del Bene e quello del Male è tutta qui: il primo, se fai il giornalista e dai notizie vere, ti arresta, ti seppellisce vivo ma malato in galera, poi ti condanna a morte o a vita; il secondo, se fai l’oppositore xenofobo, ti arresta, ti condanna a 21 anni e ti fa o ti lascia morire.

Intendiamoci: in un Paese in cui La Stampa non dedica una riga all’udienza su Assange a Londra, Repubblica un trafiletto affogato nelle sette pagine quotidiane su Navalny e il Corriere un cazziatone di Aldo Grasso a Riccardo Iacona per avere “sposato la causa di Assange”, definito “attivista che non ha mai fatto giornalismo d’inchiesta” (vuoi mettere le inchieste di Aldo Grasso), ma ha commesso “reati” (quali, visto che nessuno l’ha condannato?), c’è da rallegrarsi perché almeno il Foglio mette Assange in prima pagina. Poi, certo, mente spudoratamente secondo le usanze della casa: abituato a contar balle fin da piccolo, Ferrara non può che detestare Assange che dava notizie vere. Infatti lo accusa di aver messo a “serio rischio l’incolumità di informatori e soldati della Cia e del Pentagono” e le loro “magagne senza le quali la nostra libertà non esisterebbe”. Ora, Assange non ha messo a rischio la vita di nessuno e la nostra libertà esisterebbe anche se Cia e Pentagono non avessero sterminato un milione di innocenti tra Afghanistan e Iraq né torturato prigionieri ad Abu Ghraib e a Guantanamo (dove le torture continuano). Anzi, se i crimini documentati da Wikileaks non fossero stati commessi, oggi avremmo qualche titolo a dare lezioni di democrazia a Putin. A proposito: i “giornalisti” pagati dalla Cia dovrebbero allegare i bonifici sotto la firma e farvi seguire l’articolo. Se avanza spazio.

Pregni di idiozia

 

Ci sarebbe dell'incredibile a guardare questo spot sulla sicurezza stradale a firma ministero delle Infrastrutture, se non fosse incredibile che un diversamente pensante come il Cazzaro ne sia il ministro di riferimento.

Dunque, immaginiamoci la vicenda: tra una pernacchia e un bofonchio, un modellino di ponte inutile e costosissimo, una puttanata oramai a cadenza giornaliera, qualcuno, ridestatosi dal letargo tipico del nullafacente, propone di girare spot sulla sicurezza stradale; troppi morti e feriti sulle strade. Bene, bravo, bis! Ci sarà stato chi avrà informato il ministro tuttofare ma mai facente - via libera, si parte! Avranno presumibilmente affidato il progetto ad un'agenzia pubblicitaria, e quindi qualcun altro ne avrà visionato il lavoro finale... "bello, molto forte ma a mio parere efficace!" - "ok per me va bene, lo mandiamo in onda il prima possibile! Almeno daremo parvenza di efficienza e sensibilità sul tema!" 

Ci sarà stato un regista, chi avrà scelto le attrici, le musiche, la Gregoracci in fondo ai trenta secondi che lancia il messaggio "Fai l'unica scelta possibile", poi la struttura con la suddivisione delle due scelte a bordo dell'auto, quella nefasta che porta all'incidente, e la seconda che dovrebbe essere quella giusta - "non mi distrarre che sto guidando!" - ma anche nell'opzione saggia, quella spronante imitazione per ridurre i rischi sulla strada... le protagoniste.., non hanno le cinture!!! 


Mi chiedo, mannaggialamiseriainverecondaefollementebagascia: com'è possibile che a nessuno, regista - tecnico - sceneggiatore - addetto del ministero - funzionario giudicante - vice direttore - direttore - segretario generale - e si  anche lui, lui, lui che senz'altro, tra un mojito e l'altro l'avrà guardato... come kazzo è stato possibile che a nessuno delle cervici in campo non sia venuto in mente l'idea, il rivolo di pensiero, il bofonchio, lo spasmo intellettivo per far notare agli idioti astanti: "raga vi siete accorti che stiamo girando uno spot sulla sicurezza stradale senza le cinture di sicurezza?!!!" 

E invece niente, il nulla, il deserto come la mente del responsabile del ministero delle Infrastrutture, alias il Cazzaro Verde! 

Fatemi scendere!


mercoledì 21 febbraio 2024

Strano ma vero



La chiesa di Étrépigny, 269 abitanti, nel nord della Francia. Qui dal 1689 al 1729, anno della sua morte, fu parroco Jean Meslier, che per quarant’anni finse di essere pastore di anime, mentre di notte scriveva uno dei più grandi trattati sull’ateismo, in tre copie, che, sotto forma di testamento, furono divulgate dopo la sua morte. 
Quarant’anni senza mai destare un sospetto tra i parrocchiani. Una vita recitata incredibilmente. Meslier ha una targa in suo onore nelle mura del Cremlino.