Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 21 gennaio 2024
sabato 20 gennaio 2024
Attorno al ministro macchietta
Il partigiano Sangiuliano sui monti della Egemonia
DI DANIELA RANIERI
Le imprese del ministro della cosiddetta Cultura Sangiuliano per imporre l’egemonia culturale di destra non conoscono soste. Dopo l’investitura di Dante quale progenitore di Rampelli e Lollobrigida, l’outing di Gramsci come patrocinatore ante litteram della Nazione meloniana, l’occupazione di tutti i gangli del potere con esegeti di Tolkien (perché piace a Giorgia e a sua sorella) e il tentativo di vendere il Colosseo, Pompei o a scelta l’Arena di Verona ai due miliardari americani Elon Musk e Mark Zuckerberg che erano in cerca di una location a tema antico-romano per battersi a duello, nuovi perigli affronta il prode al fine di edificare la nuova Italia.
Fermato dai cronisti di Piazzapulita, che lui chiama come la piazza de I fatti vostri di Magalli, e richiesto di esprimersi sul suo eventuale antifascismo, il ministro s’è messo tutto impettito davanti ai microfoni e con la consueta prosopopea ha esternato quanto segue: “Se lei avesse un po’ di memoria storica, che non ha, c’è una puntata di Piazza Italia (sic, ndr), in cui Formigli mi domandava che cosa avessi fatto se fossi vissuto in quegli anni”, come se uno che gli fa una domanda dovesse conoscere l’opera omnia delle uscite di Sangiuliano e soprattutto come se questo volesse dire avere “cultura storica”. Ebbene, “io risposi che avrei fatto il partigiano con le brigate di Edgardo Sogno”. Edgardo Sogno, combattente in Spagna coi franchisti, vero partigiano monarchico e anticomunista, ma poi anche massone e piduista, innamorato di fantomatici “golpe bianchi”, come quello del 1974 di cui si vantò (vedi il libro-intervista di Aldo Cazzullo); altro che Gramsci.
Ad abundantiam, il partigiano Gennaro ha aggiunto: “Lei se avesse studiato un po’, dovrebbe sapere che il Parlamento europeo nel 2019 ha approvato una mozione nella quale si dice che il comunismo è pari al nazismo; quindi io dico di essere antifascista, ma lei si sente anticomunista?”. Scacco matto! Tutta l’argomentazione del ministro si regge sulla insensata risoluzione votata in Europa da Pd, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega insieme (garanzia di fregatura) con cui si esortavano gli Stati membri a condannare alla pari nazismo e comunismo, chiamato anche disinvoltamente “stalinismo”.
Naturalmente per Sangiuliano il Parlamento europeo è la Cassazione della Storia, come se non vi avesse seduto anche gente come Borghezio, Salvini e Iva Zanicchi. La risoluzione, pretenziosamente intitolata “Importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”, scaturì nei cuori dei nostri euroignorantidal terrore di veder risorgere copie del comunismo (chissà dove le vedono: la cosa più comunista degli ultimi anni è stata la banda dell’Armata Rossa portata a Sanremo da Toto Cutugno) e un po’ anche del nazifascismo (ma i nazisti ucraini del battaglione Azov sono esentati, anzi, ben vengano). Prova ne è il bando al comunismo che vige nei Paesi dell’Est, che però hanno tutt’altra storia rispetto all’Italia, dove i comunisti, insieme alle altre forze antifasciste, hanno scritto la Costituzione su cui Sangiuliano ha giurato.
Da allora – e per Gennaro ciò è la Bibbia – falce e martello sono equivalenti alla svastica, il pugno chiuso dei proletari all’“heil Hitler!” delle camicie nere, il Manifesto di Marx e Engels al Mein Kampf di Hitler, Terracini a Goebbels, Lenin al dottor Mengele. Ergo, prima di stigmatizzare La Russa che venera busti di Mussolini, auto-denunciatevi se in casa avete una foto di Togliatti.
Comunque, tanto per fugare ogni dubbio sul fatto che egli sia il preclaro esponente di questa destra vanagloriosa e buffa (per dire: anche Lollobrigida lo è, ma non ha la pretesa di essere il nuovo Giovanni Gentile), Sangiuliano, dopo aver diffidato Un giorno da pecora dal prenderlo in giro perché persino “laureato”, avrebbe chiesto alla Commissione di Vigilanza Rai di bastonare i capi struttura che hanno permesso a Virginia Raffaele di fare l’imitazione dell’intoccabile direttrice d’orchestra Beatrice Venezi, da lui pomposamente nominata “Consigliere per la musica del governo” e della quale non si può dire nemmeno per scherzo che è giunta all’apice della carriera perché di destra e quindi raccomandata, ma è obbligatorio credere che lo sia in quanto incrocio tra Wagner e Clara Schumann.
Tutto per stracciare l’egemonia di sinistra soprattutto nella tv pubblica, dove Sangiuliano era talmente ostracizzato che dirigeva un Tg nazionale; possiamo solo immaginare lo sforzo diuturno di un ministro che, oltre a votare i libri candidati allo Strega senza leggerli, deve inventarsi ogni giorno un’uscita epicamente dannunziana stando in un governo neoliberista la cui capa Meloni taglia la Sanità, toglie il pane di bocca ai poveri, compulsa lo spread e riverisce l’austerità. Poveri arditi intellettuali revanscisti, che vitaccia.
Number One!
Il braccio e il gomito
di Marco Travaglio
È una fortuna avere politici e giornalisti così attenti ai veri problemi dell’umanità. Tipo il dilemma se per i ministri sia peggio alzare il braccio o alzare il gomito, o se sia lecito che una comica scherzi impunemente su Beatrice Venezi e sul ministro Sangiuliano, o che un programma di inchiesta faccia un’inchiesta sul padre della premier e sul presidente del Senato, o che un architetto di fama mondiale nominato perciò senatore a vita lavori all’estero mentre i soliti cattivoni mettono alla gogna mediatica un senatore di fame mondiale in affari coi peggiori tagliagole del globo terracqueo. O l’urgenza di mandare in galera chi colora opere d’arte con vernice lavabile per un governo che gli indagati per furto e/o riciclaggio di opere d’arte li fa sottosegretari. O la spasmodica attesa per lo storico dibattito tv Meloni-Schlein, accresciuta dalla suspense per la loro eurocandidatura-burla e per l’esito della gita scolastica del Pd nel resort eugubino purtroppo funestato dalla chiusura della spa.
Pensate invece al dramma di altri Paesi, dove politici e media si occupano di quisquilie: il Patto di stabilità, le guerre in Ucraina e a Gaza, la missione internazionale contro i terribili pirati Houthi, i bombardamenti incrociati di Usa e Uk in Yemen, di Israele in Libano e Siria, di Hamas e di Hezbollah in Israele, dell’Iran in Iraq, Pakistan e Siria, della prossima guerra mondiale contro la Cina per l’imprescindibile Taiwan, robette così. Noi non ci abbassiamo a questi livelli: voliamo alto. A Kiev seguitiamo a mandare armi anche ora che hanno smesso pure gli Usa, per far sterminare qualche altro migliaio di ucraini; la Meloni dice ciò che pensa ai comici russi (“serve una via d’uscita accettabile per entrambi”) e poi appoggia il famoso piano Zelensky, che prevede negoziati con tutti i Paesi del mondo tranne uno: la Russia. Intanto i servizi di Usa e Germania annunciano (cioè auspicano) attacchi russi alla Nato e, per accelerarli, fanno “esercitare” 90 mila soldati. Su Israele, silenzio: bastano e avanzano le formidabili pressioni di Biden, che informa Netanyahu che ha ucciso troppi civili e ci vorrebbe proprio uno Stato palestinese e lui sta per perdere la pazienza, ma poi all’Onu blocca qualsiasi tregua, mentre l’intrepida Italia si astiene. Quanto agli Houthi sciiti che attaccano navi israeliane e occidentali per costringere Tel Aviv a fermare i massacri a Gaza, la nostra soluzione non è fermare i massacri a Gaza, ma bombardare gli Houthi e lo Yemen (così non deve più farlo l’amico Bin Salman) e domani, si spera, pure l’Iran. Il pericolo – ci spiega la stampa atlantista – non è che i 25 mila morti a Gaza diventino 50 mila, ma che i pacchi di Amazon attraverso il Mar Rosso ci arrivino in ritardo. La puntualità è tutto.
L'Amaca
L’arte non è edificante
DI MICHELE SERRA
Sapendo a malapena chi è Beatrice Venezi, consigliera per la musica del ministro Sangiuliano, non saprei dire se la feroce imitazione che ne ha fatto la bravissima Virginia Raffaele sia riuscita oppure no.
Posso dire, però, che non avrei mai visto quello sketch se non avessi letto che al ministro quell’imitazione non è piaciuta affatto, e lo avrebbe anche comunicato a qualche dirigente della Rai. Almeno uno spettatore in più, dunque, oltre ai suoi tanti, Virginia Raffaele lo ha guadagnato proprio grazie al ministro.
La circostanza conferma una vecchia regola dei tempi moderni, quelli della comunicazione di massa: offendersi, censurare, legiferare “pro-Patria” in favore di un’arte edificante, cercare di addomesticare la cultura, i palcoscenici, gli studi televisivi, è controproducente. Ottiene l’effetto opposto.
Attira ulteriore interesse e simpatie sui reprobi. Sergio Staino, ai tempi di Tango , aveva riassunto molto efficacemente questo concetto coniando lo slogan “chi si incazza è perduto”.
Da questo punto di vista non solo Sangiuliano, che fa spicco per la puntigliosa e loquace attività di “correzione” degli errori di impostazione della cultura e dello spettacolo italiani, ma i tanti sangiuliani circolanti sono perduti. A meno che per davvero riesumino il Minculpop, o strutture di propaganda poliziesca che controllino direttamente l’espressione artistica, sono destinati a giocare un ruolo non soltanto imbarazzante, ma pure perdente. Quello del pedante e del prepotente che nessuno ascolta e nessuno prende sul serio, tanto è evidente che apre bocca nel nome della sua tribù, non della comunità, che è per definizione varia, plurale e non riducibile a obbedienza.
venerdì 19 gennaio 2024
Iscriviti a:
Post (Atom)

