sabato 22 luglio 2023

L'Amaca

 

Chi paga i danni della vita?
di Michele Serra
La notizia che in Florida una bambina di otto anni ha ottenuto ottocentomila dollari di risarcimento perché un pezzetto di pollo fritto le è caduto su una gamba in un drive-in, rende l’idea del tipo di società che stiamo preparando: tutto il potere è agli avvocati che costruiscono risarcimenti e agli ingegneri elettronici che costruiscono algoritmi, le restanti categorie potranno sopravvivere solo come clienti delle prime due o come loro personale di servizio. (Avvertenza: la precedente frase è un paradosso. Lo scrivo nel caso che un avvocato americano la legga e mi citi in giudizio).
L’aspetto strabiliante è la motivazione della sentenza. La giuria ha condannato McDonald’s perché “non aveva adeguatamente avvertito sui possibili danni causati dai bocconcini di pollo fritto”. Cioè: non è abbastanza evidente a chiunque che il pollo fritto scotta? Esclusa l’ipotesi che qualcuno, nel drive-in, in un raptus di sadismo abbia volontariamente rincorso la bimba con cibi arroventati, allo scopo di ustionarla, quali margini sono ancora concessi all’incidente, all’imponderabile, se si stabilisce che OGNI evento deve avere per forza un colpevole, un imputabile? Ogni precipizio andrà dotato di cartelli che avvertono della legge di gravità? Ogni deserto dei rischi che si corrono sdraiandosi nudi sotto il sole allo zenit? Ogni biglietto di aereo, di treno, di traghetto, di autostrada, sarà accompagnato da una clausola legale che avverte della possibilità di un incidente?
Se tutto ha un colpevole, niente rimane della responsabilità individuale e di quell’evidente fattore di rischio che è la vita. Portando alle sue conseguenze logiche sentenze come quella del pollo fritto, ogni neonato potrà fare causa ai genitori perché non lo avevano avvertito adeguatamente dei possibili danni che venire al mondo può infliggerci.

Vergogna senza fine

 


Al confine tra Tunisia e Libia
Quella mamma e la sua bambina morte di sete e stenti nel deserto
DI ALESSIA CANDITO
Il viso affondato nella sabbia, braccia aperte, come di chi crolla senza sapere o avere più la forza di proteggersi nella caduta: la donna è morta all’ombra di un cespuglio rachitico. La piccola le si è accucciata accanto, una mano infilata sotto il corpo della mamma, forse alla ricerca di un abbraccio o di un conforto che non le poteva più dare. Naufragate nel deserto, come tanti in mare, una donna e la sua bambina sono state ammazzate dalla fame, dalla sete, dal caldo impietoso al confine fra la Libia e la Tunisia. E stanno diventando il simbolo dell’ennesima crisi umanitaria sulla sponda Sud del Mediterraneo.
L’immagine che le ritrae come cenci abbandonati è stata diffusa da Refugees in Libya, rete che si sta strutturando sulle due sponde del Mediterraneo. «La politica europea uccide. Le autorità tunisine fanno soldi sui neri africani», denunciano gli attivisti, puntando il dito sui nuovi accordi fra il Paese di Kais Saied e l’Unione Europea, a partire dal memorandum siglato domenica scorsa. «Quando la potenza coloniale Unione Europea si accorda con chi ha venduto la propria coscienza per denaro, questi sono i risultati», tuonano dall’organizzazione gemellaRefugees in Tunisia. Nessun commento da Bruxelles, che ieri per bocca della commissaria agli Affari Interni Ue Ilva Johansson ribadiva: Cartagine è «un partner strategico fondamentale».
Qualcuno tra Cartagine e Sfax ha provato a mettere in discussione quello scatto, ma a confermarnel’autenticità ai microfoni diAl Jazeera è stato il tenente colonnello Khalifa al Senussi, della Guardia di frontiera libica, che il 19 luglio ha trovato i due corpi nella zona di Al Assa, a circa cento chilometri a Sud Tripoli. Da settimane ormai la sua e altre squadre pattugliano il confine con la Tunisia, dove la Garde Nationaleha deportato centinaia, se non migliaia di migranti subsahariani. Sparpagliati in gruppi più o meno numerosi, abbandonati senza né acqua né cibo né assistenza medica, sono in trappola, fra i libici che sbarrano loro il passo e i tunisini che li respingono violentemente quando tentano di tornare indietro.
«Ogni volta che tentiamo di rientrare in Tunisia, loro ci bloccano — spiega Joy, una delle donne bloccate in quella terra di nessuno in un audio inviato per chiedere aiuto — Ci dicono che fin quando dal governo non arriveranno indicazioni, non sono autorizzati a farci passare». Qualcuno ci ha provato. Ci sono stati spintoni, cariche, spari. Non solo in aria. «E qui non c’è assistenza medica, né cibo, né acqua. Neonati e bambini stanno morendo qui, donne incinte, tutti», si sente dire a un uomo, stremato, in un altro audio arrivato ad associazioni e ong che operano in Tunisia, che stanno tentando di raccogliere appelli e richieste di aiuto.
In tutti si racconta di donne, uomini e bambini costretti a sopravvivere a temperature impietose. Di giorno, l’unico modo per resistere — dicono — è stare distesi, limitare al massimo le energie, dimenticare la sete. «Quando qualcuno viene a distribuire l’acqua, un litro lo dobbiamo dividere in cinque», raccontano. Nelle zone in cui qualche scheletrico albero offre ombra, anche quella viene venduta a due dinari a giornata. Di notte, quando le temperature precipitano, ci sono serpenti e scorpioni a non dare tregua. Si fanno i turni, ci si protegge, si tenta di sopravvivere. Si aspetta una risposta, una speranza.

venerdì 21 luglio 2023

Wowww!


Ma quanto è grande questo ragazzo?




Eccolo!



Leggermente superiore a Mbappè, unico dei recenti attaccanti a essere a solo due anni luce dal Cigno di Utrecht, Okafor arriverà probabilmente secondo nella prossima classifica marcatori con almeno 25 gol, dietro a Sua Maestà Girante Giroud, permettendo alla compagine di far già Pasqua 2024 con lo scudo nell’uovo!

WOW Dodicimila!

 

Cari amici questo è il post nr 12.000!! 

D'accordo che posto molti articoli, per agevolare la crescita, di stimati professionisti, che spero non se la prendano troppo visto che questo blog è totalmente gratuito e lontano anni luce, più che l'intelligenza da Gasparri, dal lucro. 

Ma molti post li ho scritti di pugno solo per il piacere di farlo e di, spero, farvelo. 

Probabilmente con l'autunno ridurrò gli inserimenti di articoli scritti da altri per trasmettervi le mie opinioni. Ne parlerò con la redazione - quasi cento persone! Non ci credete? Son contento per la vostra lucidità, visto che fuori di qui c'è gente che crede che la ducetta, suo cognato, il gigante armato della difesa, il ministro della cultura che non legge e Pichetto Fratin siano degli illuminati politici.

Proseguiamo la lotta insieme per non trasformarci in allocchi! 

Grazie e un bacione a tutti sulla cabeza!   

Draghianamente

 

Sturm und Draghi
di Marco Travaglio
Un anno fa l’Italia tornava a essere una democrazia normale: si dimetteva Draghi, l’ex banchiere chiamato il 2 febbraio 2021 da Mattarella per un governo-ammucchiata “che non debba identificarsi con alcuna formula politica”. Ora sui giornaloni vedovi e orfani fioccano le ricostruzioni di prefiche ancora inconsolabili per la prematura dipartita. Peccato che non ricordino nulla di vero, o fingano. Per Lucia Annunziata (Stampa) Draghi fu vittima di un “licenziamento” da parte dei partiti cattivi. Peccato che sia stato lui, il 21 luglio 2022, a farsi cacciare in Senato, prima attaccando FI e Lega, poi sputando sui 5Stelle e le loro bandiere (Rdc e Superbonus, che s’era impegnato con Grillo a difendere in cambio dell’appoggio M5S), dopo averli provocati per mesi, dalla giustizia alla scissione Di Maio. “Se la maggioranza avesse tenuto – scrive l’Annunziata restando seria – saremmo in tutte le cabine di regia: dal Pnrr all’Ucraina”. Ma soprattutto saremmo una dittatura: per lasciare Draghi al potere avremmo dovuto abolire le elezioni. Infatti, anche se si fosse votato nel marzo ‘23 anziché il 25 settembre ‘22, la destra avrebbe vinto comunque, e pure meglio. Quando arrivò Draghi, FdI era al 12%; quando sloggiò era al 24; e quando si votò era al 26. Altri sei mesi di Draghi e avrebbe superato il 30, senza contare Lega e FI.
Sempre sulla Stampa Alessandro Barbera scrive che fu Mattarella, con Renzi, a preferire Draghi a Conte perché la campagna vaccinale era “al palo”, a causa delle “primule” di Arcuri che “arrancava”. Balla sesquipedale: nel gennaio ‘21 l’Italia era il primo fra i grandi Paesi Ue per vaccinazioni, davanti a Germania, Francia e Spagna. E il Colle ripeteva che “dopo Conte c’è solo il voto”. Le stesse corbellerie sulla “campagna vaccinale elaborata ex novo” da Draghi e dunque “vincente” le ripete Francesco Verderami sul Corriere: purtroppo il piano Figliuolo era identico al piano Arcuri, ma la sua conduzione altalenante ci fece perdere il primato del primo mese. Su Repubblica Stefano Cappellini ancora lacrima per il “delitto quasi perfetto” dei “congiurati populisti” (Conte, B. e Salvini) che han “portato Meloni in spalla a Palazzo Chigi”. Non s’è accorto neanche lui dell’harakiri di Draghi e del raddoppio dei consensi alla Meloni sotto il (e grazie al) suo governo. Però dice che la vittoria delle destre era “scontata”: e non lo era affatto, se Letta non avesse scaricato Conte su ordine Nato. Però c’è di buono che l’archeologo Cappellini ha finalmente rinvenuto il prezioso incunabolo detto “Agenda Draghi”: infatti scrive che “le pagine della sua agenda” sono “sopravvissute ai populisti”. E questo perché siamo sempre a 90 gradi davanti a Biden e a Zelensky. Anzi, a 90 draghi.

L'Amaca

 

Che fatica essere vip
DI MICHELE SERRA
Nelle cronache dei giornali le “notti brave dei vip” sono circonfuse di un’aura di lussuria e di eccessi probabilmente immeritata.
E tale da alimentare un’invidia sociale mal riposta, perché niente esclude che un elettricista o un’ostetrica in gita al mare, o a cena in trattoria, si divertano molto di più dei cosiddetti “figli di papà” che fanno le ore piccole in discoteca, chissà quanti beveroni e quante pasticche, chissà che mal di testa, e chissà che ansia quando al mattino non trovano le mutande e devono aprire alla colf perché hanno dimenticato le chiavi nella toppa.
Che cosa è davvero invidiabile, che cosa no? La vicenda del figlio di La Russa, per esempio, è molto poco invidiabile, né sapere dell’amico deejay che va in motoretta a Londra con il figlio di Madonna (dunque La Russa e Madonna sono in un certo senso parenti d’acquisto?) serve a levarsi di dosso l’idea che, se i vip sono vip, è solo colpa nostra, che li chiamiamo così e diamo l’impressione — sbagliata — che in motoretta con il figlio di Madonna vorremmo esserci noi.
Invece, per migliorare lo stato delle cose, dovremmo far sapere in giro che è molto meglio bere un bianco fermo, e ben ghiacciato, non con il figlio di Madonna ma con amici nostri, là dove ci piace stare. La vita dei vip, per quanto se ne sa, è una specie di inseguimento ininterrotto a qualcosa che sfugge prima di tutto ai vip. Dovremmo parlarne con una certa pena, e goderci ciò che siamo. Sarebbe il primo passo verso un Mondo Nuovo. Hai visto mai che ce la facciamo.