venerdì 7 luglio 2023

Ssssst!

 


Sulla Luna!

 


Analisi

 

Il patrimonio
Regali, ricompense e “tanta roba” La ricchezza esibita per sembrare un re
DI FILIPPO CECCARELLI
Silvio Berlusconi lascia tanta roba, ma tanta sul serio. Una vertigine, uno sterminio, una tale infinità di soldi, aziende, ville, palazzi e ammennicoli che nell’immaginario italiano, ormai da più di trent’anni, supera la semplice dimensione contabile per entrare in quella incandescente e contagiosa del Mito. Dalla Bibbia, per intendersi, a Paperon de Paperoni che si tuffa e fa il bagno nelle monete.
E questo anche perché ai veri miliardari “la ricchezza non basta — ha scritto sull’Avvenire Luigino Bruni, economista e grande esegeta delle Scritture: — i veri potenti hanno bisogno che la loro ricchezza sia vista, lodata, invidiata, e quindi deve essere eccessiva, dissipata, sprecata in cose inutili. Perché in realtà, per loro, essere ricchi e potenti è troppo poco: vogliono essere Dio, esseri divini e come tali adorati e venerati dai sudditi. Il vitello d’oro dell’Antico Testamento — continua Bruni — non è solo l’icona dell’oggetto, ma anche l’immagine del soggetto idolatrico, di chi, una volta conquistati tutti i beni, avverte invincibile il desiderio del bene finale, escluso ai mortali in quanto prerogativa degli dei. E così tenta quest’ultimo folle volo...”. Ma zàc, e addio Cavaliere!
Posto che Berlusconi è stato troppe cose per essere ridotto alla sola ricchezza, occorre riconoscere che la sua non è mai apparsa avara e anzi, come ammesso di recente da Pierluigi Bersani (gemello astrologico di Silvio), è stato capace “di trasmettere una certa generosità”. D’altra parte è pur vero che il Cavaliere era consapevole che la sua conclamata munificenza lo rendeva diverso da chiunque altro rientrando a pieno titolo nella sua concezione di sovrano. Per cui da sempre ha operato in pubblico come un assiduo e magnifico donatore.
Natali, capodanni, compleanni, cerimonie di fine legislatura, premiper i collaboratori (con Dell’Utri non si pensi mica che è la prima volta), ricompense per le amichette (ciò che gli ha creato un sacco di guai); ogni occasione era buona e Berlusconi regalava automobili, appartamenti da Milano a Palermo, gioielli, costosi bracciali, un tempo palmari e poi telefonini per i suoi parlamentari, una volta anche un tapis-roulant a ciascuno. Le sue incommensurabili dotazioni lo portavano, prima delle feste, a regalare i più invidiati e rigogliosi pacchi ai dipendenti (ma guai a chiamarli così) di Mediaset; e portafogli ai giornalisti, vacanze agli agenti di Ps feriti a Genova, banconote in busta per le prostitute redente, bigiotteria alle “farfalline”, compensi ai ruffiani, assegni a don Gelminie una quantità inimmaginabile di beneficenza, dal rugby l’Aquila alla Baggina fino ai quattrini elagiti brevi manu alla vedova che lo implorava “Commendatore! Commendatore!”. Oltre alle cravatte di Marinella, Berlusconi ha regalato statue (a Bush), orologi (18 solo a Tony Blair), un volumone con la copertina in marmo pregiato (24 kg) ai leader del G8,quadri (anche a Di Maio) e milioni di euroconvertitori agli italiani per fare i conti quando partì l’euro.
Era la sua una liberalità istintiva e insieme calcolante: bastava che qualcuno guardasse con desiderio l’orologio del Milan, sul cui quadrante campeggiava quella stessa firma che nel 2001 campeggiava sul “Contratto con gli italiani” e che si è rivista ieri sotto i tre testamenti, perché Berlusconi se lo slacciasse dal polso e lo regalasse seduta stante. Così come ha regalato pacchi di pasta ai pensionati, sul modello di Achille Lauro, senza minimamente vergognarsene. Uno slancio mosso dal piacere di essere amato e dalla necessità di mantenere alta la fama di chi, pieno zeppo di risorse, andava incontro al popolo con il cuore in mano. Molti ne hanno certamente approfittato; ma il Cavaliere ha sempre ignorato tanto i numerosi vampiri quanto i furboni.
Altre contingenze minacciavano il suo patrimonio. Perciò continuava a far scorte di regali prevedendo occasioni e opportunità. Ha raccontato l’avvocato Ghedini dopo l’impiccio di Noemi, quando il gioielliere Damiani venne convocato ad Arcore e il Cavaliere “si mise lì, paziente, a ordinare: 30 collanine, 20 ciondoli, 40 bracciali. Berlusconi — insisteva — è fatto così, gli piace sorprendere e gratificare”.
Forse c’entra poco, o forse è una pretesa eccessiva cercare di capire oggi se nell’ultimo regalo della sua vita è riuscito a sorprendere e gratificare tutti e cinque i figli intorno ai quali, a partire dalla prima lettera di Veronica (gennaio 2007) s’era venuto a creare, nei criteri di ripartizione tra primo e secondo letto, un discreto, ma stringente groviglio ereditario. Nel frattempo l’eccezionale e debordante ricchezza di Berlusconi ha cessato di essere di un solo uomo. Finisce il Mito, inizia lo spezzatino del vitello d’oro.

Sempre lui!

 

Coerenzi
di Marco Travaglio
Per quanto fosse tecnicamente impossibile, Bin Rignan è riuscito a rendersi più ridicolo della Santanchè. Le sue lezioni di coerenza sono ancor più comiche di quelle di garantismo della Pitonessa. In Senato sedeva tronfio accanto al suo ultimo ventriloquo, tale Borghi, che declamava le richieste di dimissioni strillate da FdI contro i centrosinistri. E chiudeva col solito chiagni&fotti: voi cattivi volevate cacciare noi, ma noi buoni non vogliamo cacciare voi; anzi, ciascuno si fa i cazzi propri e nessuno chiede più le dimissioni di nessuno; una mano lava l’altra. Il povero Calenda, lì vicino, soffriva in silenzio: lo scandalo Visibilia è troppo persino per lui, ma la tenia che s’è infilato in pancia e gli sta mangiando tutto l’ha messo in minoranza sulla richiesta di dimissioni: robaccia “grillina”. O, per meglio dire, “renziana”. Già, perché il record di richieste di dimissioni non è né del M5S né di FdI: è suo.
Nel 2011, ancora sindaco di Firenze (per la gioia delle altre città), ululava che il bersaniano Penati, indagato per presunte tangenti, “deve rinunciare alla prescrizione e dimettersi da consigliere regionale”. Nel 2013 voleva sloggiare la Cancellieri, ministra di Letta beccata a trafficare per far scarcerare la figlia di Ligresti, ma non indagata: “Non bisogna aspettare un avviso di garanzia per dimettersi. Se fossi segretario Pd direi sì alla sfiducia”. Come il M5S. Quando il Viminale, retto (si fa per dire) da Alfano, fece deportare in Kazakistan Alma e Alua Shalabayeva, si associò alle mozioni di sfiducia di M5S e Sel contro il ministro non indagato: “Se sapeva, ha mentito ed è un piccolo problema. Se non sapeva, è anche peggio”. Sempre sotto Letta, chiese la testa delle ministre Idem (inquisita per una microevasione su una palestra) e De Girolamo (indagata per l’Asl di Benevento). E, divenuto segretario Pd e premier, fece dimettere i suoi ministri Lupi (non indagato per i regali di Incalza al figlio) e Guidi (non indagata per la norma caldeggiata dal fidanzato), i suoi sottosegretari Gentile (non indagato, ma accusato di pressioni su un giornale) e Barracciu (imputata nella Rimborsopoli sarda) e il sindaco veneziano Orsoni (indagato per il Mose). Richetti, inquisito nella Rimborsopoli emiliana, fu indotto a non candidarsi in Regione (poi fu prosciolto). E il sindaco romano Marino fu cacciato prim’ancora di essere indagato per le cene. “Per chi sbaglia non ci sono scappatoie: va stangato… Solo con l’adempimento con onore e disciplina di tutti e ciascuno, partendo da chi ha incarichi di governo fino al cittadino comune, cambieremo il Paese”, tuonava il grillino rignanese il 27.11.2014. Oggi dice agli altri: “Noi non siamo come voi”. Ma dovrebbe comprare una consonante: “Noi non siamo come noi”.

L'Amaca

 

La comicità del male
DI MICHELE SERRA
Se non avete visto la serie di “travestimenti” di Prigozhin sortita da un suo covo, o sede aziendale (difficile stabilirlo: è al tempo stesso un criminale e un business man), vi prego fatelo. Nemmeno Corrado Guzzanti, nemmeno l’ispettore Clouseau avrebbero saputo essere così infinitamente comici.
Essendo i russi la fonte che ha prodotto quelle immagini, frutto di una perquisizione, è anche possibile che si tratti di un falso, o di una forzatura. Ma il risultato cambia di poco, la guerra e la morte diventano in ogni modo unapochade , un capo feroce e senza scrupoli sembra un guitto internazionale (anche senza bisogno di travestirsi, del resto, tale appare, nelle immagini, il capoccia ceceno Kadyrov, che ha la barba vera ma sembra finta).
Stiamo parlando di persone con le mani lorde di sangue, e non è una metafora.
Degli scannatori di esseri umani che se la passano da grandi condottieri – e chissà quanti grandi condottieri questo furono: scannatori di esseri umani. Eppure l’implacabilità del ridicolo li bracca come un’ombra (la loro ombra) e infine li raggiunge ovunque si nascondano, la faccia feroce diventa in un attimo una variante del buffo, il ghigno spietato sembra fatto per un casting del Grand Guignol.
Non i missili nemici, non i servizi segreti, non gli avvelenamenti, non la giustizia divina (opzione purtroppo molto vaga) devono temere questi maschioni di guerra e di potere. Sarà la loro ridicolaggine a raggiungerli e stanarli, travestiti da cattivo in fuga. Una risata li seppellirà e non sarà neanche la loro.

giovedì 6 luglio 2023

La spartizione

 


Sembrano noccioline ma non le sono! E' la Spartizione del bottino di tanti anni di Era del Puttanesimo, il testamento di chi fino a trent'anni fa era ad un passo dal portare i libri in tribunale, visto che per ogni lira posseduta ne esistevano cinque di debiti, come Tatò gli fece notare a quei tempi. 

Ma qui ad Alloccalia può capitare questo ed altro: grazie alla formazione di un partito azienda, di un coacervo di stoltezze, di abnormi modifiche dell'ordine costituito, da leggi e leggine fatte per allontanare processi e condanne, l'attuale inquilino del Mausoleo ha potuto irrorare il forziere di famiglia di un'enorme quantità di ricchezze, acquistando villone enormi, come quella di Arcore, gabbando ragazze orfane che s'affidarono a quei tempi ad avvocati divenuti in seguito amiconi del mausoleante, alla Cesare Previti; turbinii di off-shore, di denari occultati, di ricchezze aumentate a dismisura grazie al doppio ruolo di padrone della metà dei media italiani e possessore unico del potere che permise al malandrino, pace all'anima sua, di imperversare allegramente anche nelle tv di stato, allontanando con editti bulgari personaggi a lui sgraditi come Enzo Biagi testimonia. 

E il forziere divenne immenso senza che il comune senso del pudore potesse interagire per frenare l'eclatante scempio costituzionale, senza che le forze di opposizione frenassero la razzia, senza che nessuno si frapponesse ai briganti forzisti. 

Ed ora scopriamo che la bontà d'animo del defunto malfattore ha premiato il fratello, la Casta Marta e l'altro fratello Marcello, autore ed inventore di Farsa Italia ed amico della malavita organizzata, come la sentenza definitiva accertò nel primo decennio del millennio. 

Resta l'amaro in bocca alle persone per bene di questa nazione disastrata dal trentennio mignottone. Resta la consapevolezza di essere stati usati dalla mania di grandezza di quel faraone oramai divenuto cenere, le cui gesta ancor oggi inficiano le nobili politiche, agevolando ministri dell'Ingiustizia alla Nordio per intenderci, che tentano di proteggere sempre più gli insofferenti alle regole, alla decenza, alla dignità di una classe dirigente frastornata e in cammino sulla via tracciata dell'Estinto, bignamicamente espressa nella celebre frase sordiana "io so' io e voi nun siete un cazzo!" 

(che poi a pensarci bene, accudire una mummia per pochi anni e ricevere un posto da deputato e cento milioni... quasi quasi...)     

Ricapitolando