martedì 28 febbraio 2023

Ridiamoci su!




Se manca la scintilla

 

E' difficile veder scoccare la scintilla in queste mattine, l'agevolamento ad affrontare il giorno e le sue ritualità, sempre e costantemente uguali, appunto, mancando il guizzo. E' una sensazione personale naturalmente, l'ovvietà mi sta impregnando lo spirito, la debacle della fantasia è campanello d'allarme. 

Vivo il tempo che ci è concesso imbizzarrendomi alquanto per ciò che attorno a me avviene, ad iniziare dall'assassinio di migranti avvenuto a Crotone. Si, lo reputo un assassinio della nostra cosiddetta civiltà. E mi incazzo. Principalmente con me, incoerente imbolsito e pure flaccido mentalmente, e non solo. Non si può far finta di niente, non si può immergersi nella noia per certi versi appagante, e nemmeno continuare nella banalità del fiume che scorre senza storia, ritmato da paglie e respiri, cosicché la vita vergognosamente dilapida i suoi secondi, sempre meno numerosi. Non posso accettare che un ministro degli Interni dica cazzate invereconde, discetti da instabile su temi così gravi e tremendamente vergognosi. 

Sono morte delle persone, tra cui bambini. Cosa ci dice la coscienza collettiva? L'abbiamo ancora o ne abbiamo agevolato il trapasso soffocandola con la nostra insana e squallida voglia di apparire su Instagram o TikTok?

Mi è capitato di vedere le immagini dell'uscita della bara dalla chiesa degli Artisti dopo il funerale, accompagnato da un enorme numero di cellulari issati per immortalare il momento. Riprendere un funerale per farne cosa? Per guardarlo dopo? Dopo che? 

E allora mi pervade una sensazione di resa. Questo mondo mi fa sempre più schifo, mi nauseano gli imbecilli, probabilmente lo sono anch'io. 

Bloomer, generazione Z, X, millenians. Non ne posso più di queste cenciose modalità d'approccio. Avverto molto menefreghismo, inganno, invidia, spossatezza mentale. 

Mi ribellerò. Con forza e determinatezza. 

E a culo tutto il resto! (cit.)   

Parole illuminate


di Selvaggia Lucarelli 

E difficile ascoltare le parole del ministro Piantedosi sul naufragio di Cutro (63 annegati, tra cui 15 bambini) e rimanere fermi sulla sedia, perché viene voglia di alzarsi, afferrarlo per la giacca e scuoterlo, come in certe brutte fiction in cui è tutto orribilmente teatrale, e chiedergli se stia scherzando, se stia recitando un copione, se davvero lui sia quello che dice. 

Ci sono molti livelli di disumanità, ma l’anti-empatia credo sia il più basso e irrecuperabile. L’anti-empatia è quella cosa per cui tu fingi di essere capace di metterti nei panni degli altri e non per comprenderne le emozioni, ma solo per sancire la tua superiorità morale in ipotetiche situazioni che riguardano, appunto, gli altri. Quelli che: “io se mi fosse morta una madre mai sarei andata in tv”. O: “io al posto di tizio mai avrei accettato quel compromesso”. Poi c’è Piantedosi, ministro, prefetto, 63 anni, che con la stessa anti-empatia riesce a mettersi nei panni bagnati dei naufraghi e spiega loro la vita, l’educazione, il senso di responsabilità, perché lui sì che ha il senso dell’onore e conosce l’etica, mica gli altri, quelli che scappano senza diritti e senza il dovere di farlo. 

“Io non partirei perché sono stato educato alla responsabilità di non chiedermi solo cosa mi debba aspettare dal paese in cui vivo, ma anche quello che posso dare io al paese in cui vivo per il riscatto dello stesso”. Certo, se lui fosse stato uno dei 28 afgani morti in mare avrebbe senz’altro cercato di riscattare il suo paese dalla violenza talebana. Se fosse stato uno dei 16 pakistani morti con i polmoni pieni d’acqua sarebbe rimasto senz’altro ad affrontare a testa alta terrorismo, talebani, violenza, instabilità e povertà. Se fosse stato uno dei somali affogati tra le onde, Super Piantedosi sarebbe rimasto senz’altro ad affrontare guerra e carestia, magari con moglie e figli destinati a morte certa, stupri, fame. 
“Non devono partire, questo messaggio è etico, non bisogna esporre donne e bambini a situazioni di pericolo”, ha detto col tono del generale che parla alle truppe.
Già, come se il luogo da cui questa gente scappa non fosse già esso stesso una situazione di pericolo tale da spingere a compiere il gesto disperato di buttarsi in mare, magari con un neonato in braccio, il buio, una barca scassata e le onde altissime.

Mentre dice queste cose spaventose, già spaventose nella sostanza e come se non bastasse pure con toni, mimica facciale, comunicazione non verbale assolutamente spaventosi (osservate le mani che indicano quasi la presenza di una lavagna invisibile su cui i migranti possono leggere i loro diritti e i loro doveri nel campo della vita e della morte), penso a qui disperati sulle Torri gemelle col fuoco alle spalle, che sceglievano di morire lanciandosi dalla finestra, perché chissà, forse una tenda, un rimbalzo fortunato, magari un osso rotto e ci si salva. La finestra aperta sul nulla faceva paura, era un lumicino di speranza, il fuoco ormai alla porta no, il fuoco era morte lenta e dolorosa. Loro sono diventati eroi, perché morti sui marciapiedi. Gli altri sono intrusi, perché venuti a morire nei nostri mari. 
Gli altri non potevamo salvarli, questi sì. È per quello che sono scomodi, vanno spogliati di umanità, va rimossa l’idea che partano o no siano spacciati comunque. I Piantedosi di questo governo devono convincerci che questi dissennati muoiano da irresponsabili, da vigliacchi disertori che scelgono di privare il loro paese delle sue risorse migliori. 

E invece noi non ci facciamo fregare, non dimentichiamo mai che quei viaggi tra le onde esistono perché il loro unico modo per vivere è quello di rischiare di morire.
I Piantedosi ci raccontano che quelli lì sono egoisti perché è il modo più subdolo per non ammettere che sì, quelli lì sono avidi, sono assetati: hanno disperatamente voglia di futuro. 
Come l’avremmo noi, e non a costo di morire. 
Lo sanno già che forse moriranno.
Partono a costo di salvarsi.

Dialoghi

 


Grazie a Dio!

 

“Non so che Vangelo legga Salvini. Il mio è diverso”
L’INTERVISTA - "Il Viminale mi denuncia? Non ho moglie, non lascio nessuno, posso andare in galera"
DI LUCIO MUSOLINO
“Diventiamo umani”. Il parroco di Botricello, don Rosario Morrone, lo ha ripetuto più volte ieri pomeriggio per spiegare cosa ha provato davanti ai cadaveri dei primi 27 migranti.
Don Rosario, i morti sono saliti a 63. Ci ritroviamo dopo l’ennesima tragedia. Perché?
Se si tratta di fare soldi ci si ammazza. I migranti sono per tutti un prezzo e non siamo capaci di umanità. Se fossero soldi, tutti si sarebbero scomodati. I porti si devono aprire: prima si accoglie e dopo si discute in Europa. Magari pure si litiga, ma prima dobbiamo essere umani.
Lei ha detto: “Siamo italiani, accogliamo tutti”.
Abbiamo l’accoglienza nel sangue. Soprattutto in Calabria. Io ho 55 anni, Meloni 46. Vorrei parlare con lei di umanità. Salvini ne ha 49 e con lui vorrei parlare di quale Vangelo legge e quale Rosario recita, perché i miei sono diversi.
“Italiani” per molti, soprattutto a destra, significa altro…
Ma stiamo scherzando? La prima cosa che mi hanno detto i miei parrocchiani è stata: ‘Dicci cosa dobbiamo dare ai migranti. Se è necessario li portiamo nelle nostre case’. È mai possibile che quattro persone che di umanità non ne capiscono ci condizionino la vita? Sono un parroco di periferia e fino a ieri mi conoscevano solo i miei parrocchiani. Adesso ho l’urlo di quei 27 che dicevano ‘aiutateci’ e non c’eravamo.
Perché non si è riusciti a salvarli?
Non accuso nessuno. Però siamo capaci di costruire missili per colpire un bersaglio nel millimetro e non siamo capaci di vedere una rotta, di seguire i migranti e di trovare navi che superino mare forza 7. A proposito, oggi dicono che è forza 3. Perché nessuno dice che sono state sospese le perlustrazioni del mare o che hanno ostacolato le ong? Li sta sentendo i politici che dicono queste cose?
In compenso il Viminale fa sapere che sottoporrà le sue affermazioni all’Avvocatura dello Stato. Che ne pensa?
Ci hanno minacciato in diretta. Hanno detto che l’Avvocatura ci denuncerà. Lo facciano. Non metterò nemmeno l’avvocato. Tanto non ho moglie, non lascio nessuno e posso andare in galera. Ripeto: bisognerà capire che cosa è successo. Senza accuse, ma devono rendere conto tutti.
Possibile che, davanti a 63 morti, ci si preoccupi delle parole di un prete?
Ho conosciuto troppe persone nella mia vita. L’umanità ce l’abbiamo tutti. Sono stato cappellano delle carceri e dico che ce l’hanno pure i mafiosi. Facciamo un appello: diventiamo umani. Tra i cadaveri c’era una bimba di 9 anni. Fosse stata mia figlia, la figlia di Meloni, di Salvini o di un altro politico, ci saremmo straziati il cuore. Eppure non ci dovrebbe essere nessuna differenza. La preghierina senza l’amore verso l’umano è una perdita di tempo.
Cosa direbbe ai politici?
Di elaborare pensieri, idee e strategie ma per servire l’umanità. Siete lì come dei servi non come persone che si devono pavoneggiare per la poltrona. Sono abituato alla politica con la P maiuscola. A mio parere, siamo scesi di livello. Pure i comunisti. Ricordiamoci che gli accordi con la Libia li ha fatti il centrosinistra.

Elly e Marco

 

Elly, l’arma segreta
di Marco Travaglio
Anche stavolta, come a ogni elezione che guasta i piani dei padroni del vapore, stupisce lo stupore. Elly Schlein s’è presa il Pd, a cui s’era iscritta il giorno prima, con una bella impresa: per la prima volta ha ribaltato il voto degli iscritti, neutralizzando le truppe cammellate dei cacicchi. Quindi, visti i precedenti interni al Pd, non si può dire che la sua vittoria fosse prevedibile. Ma chi la dava per spacciata in partenza, scambiando i propri sogni per solide realtà, trascurava almeno due avvisaglie irresistibili.
La prima è che sono almeno dieci anni che lorsignori intimano agli italiani di votare “bene” e gli italiani votano “male”: cioè con la propria testa. Nel 2013 non dovevano votare 5Stelle: i 5Stelle arrivarono primi. Nel 2016 dovevano salvare Renzi votando Sì al referendum costituzionale: passò il No. Nel ’18 non dovevano premiare M5S e Lega: vinsero M5S e Lega. Nel ’23 dovevano affossare Meloni e Conte e premiare quelli dell’Agenda Draghi: premiarono Meloni e Conte e affossarono quelli dell’Agenda Draghi (mai trovata, fra l’altro). Il comun denominatore di questi ribaltoni, che possono stupire solo chi non frequenta le persone normali, cioè l’establishment e stampa al seguito, non è una scelta fra destra e sinistra: ma fra cambiamento e restaurazione. Non sempre chi vince è nuovo, ma lo sembra. Se poi non lo è, tramonta presto. Renzi vinse le primarie 2013 e le Europee 2014 perché sembrava nuovo (aveva lo stesso programma di Grillo), poi scelse la conservazione al posto della rottamazione e passò di moda. Salvini pareva nuovo alle Europee 2019, poi scelse il partito degli affari e ciao. Ora tocca alla Meloni che, se va avanti a botte di agenda Draghi e agendina Biden, rischia di durare poco anche lei. E nel Pd tocca a Schlein, che ha vinto le primarie aperte non tanto perché è la leader più di sinistra mai vista da quelle parti, ma soprattutto perché è la più distante dal Pd di Renzi, di Letta e anche di chi ha puntato su di lei (Franceschini, Zinga e Orlando). Chi l’ha votata pretende scelte molto più radicali di quelle fatte finora (ha persino votato il dl Armi del governo Meloni). E lei, per vincere la sua sfida, dovrà leggere bene i numeri dei gazebo, che sono una vittoria solo sua. E non dovrà leggere i giornaloni, che già le consigliano amorevolmente (straziante l’appello di Folli su Rep), di “non regalare la posizione ‘atlantica’ a Meloni”: cioè di fare la fine di Letta.
La seconda avvisaglia, che ormai è pura scienza, è Piero Fassino: “Bonaccini è la miglior garanzia di un Pd nuovo, che torna al centro della scena”, “Il riformismo di Bonaccini ci farà vincere”, “Massimo impegno per eleggere Bonaccini segretario”. Con un’arma segreta di quel calibro, come poteva non vincere Elly Schlein?

Incredibilmente