Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
giovedì 22 dicembre 2022
Pierantonio Zanettin, con quella faccia un pò così, è il primo firmatario, o meglio il valletto, il lacchè di una scelta venuta dall'alto della bassezza di una cervice adulterata di un pervertito miliardario, gaglioffo insuperabile, miserrimo politico nonché pregiudicato e proprietario di una farsa partitica in realtà azienda mistificatrice di democrazia.
Zanettin con quell'espressione un pò così ha ubbidito all'epocale nefandezza che impone di eliminare l'uso delle microspie nelle indagini su Lorsignori. In un paese normale ciò avrebbe provocato una reazione indignata degli ancora molti, per fortuna, intonsi intellettualmente, coloro che giustamente pretenderebbero la galera per i balordi da sempre impegnati ad inchiappettare moralmente il popolino tanto ossequioso e alla ricerca costante di novità, non ultima questa Giorgia di cui si apprezzano le molte virtù nascoste ai più, che ci dicono esistano, ma che a noi non apprezzanti giammai il nero perdi sempre, ci lasciano indifferenti e irrimediabilmente sospettosi.
E questo Zanettin, che probabilmente avrà rimosso gli specchi in casa per non soffermarsi alquanto sulla propria caducità morale, propone quindi di insabbiare, di inficiare la ricerca di briganti equiparandosi a quelli che infilano la polvere di casa sotto il tappeto. Una bella scelta filosofica, non c'è che dire! Tanto bella e fragrante da invogliami ad inviare a mo' di strenna un sereno, placido, vaporoso, fragrante vaffanculo, con in sottofondo Jingle Bells naturalmente!
Rombo travagliato
Chiusa parentesi
di Marco Travaglio
Il governo Meloni, come già il governo Draghi, non ha un programma. Nessuno s’è premurato di metterlo nero su bianco, come invece fecero i giallo-verdi prima del Conte-1 e i giallo-rosa prima del Conte-2. Il risultato è questa Finanziaria senza capo né coda, una grande cloaca dove entrano ed escono le peggiori porcate senza uno straccio di idea o di progetto che non sia la marchetta per questa o quella categoria criminale. Ma, a ben vedere, c’è una logica anche in questo caos: la decinquestellizzazione dell’Italia. Chi dal 2018 racconta che i 5Stelle non hanno combinato nulla si sta accorgendo di quante cose hanno fatto, proprio ora che vengono smantellate pezzo per pezzo. Aveva iniziato Draghi demolendo il dl Dignità: Meloni&C. completano l’opera coi voucher, cioè col ritorno del precariato-schiavismo, e con l’obbligo per i percettori di Rdc di accettare offerte anche non “congrue”. Il cerchio si chiude: se ti offrono un lavoretto pagato da fame e a distanze siderali da casa tua, roba che fra gli spostamenti e l’alloggio ci rimetti anziché guadagnarci, o lo prendi e perdi tutto o non lo prendi e perdi tutto lo stesso.
Il Conte-2 aveva introdotto il cashback per rendere convenienti scontrini, parcelle e fatture, cioè l’emersione del sommerso; poi aveva abbassato le soglie di impunità e alzato le pene per evasione e frode, garantendo il carcere a chi non paga le tasse. Draghi smantellò il cashback e ci aggiunse pure il condono sulle cartelle non pagate: Meloni&C. finiscono il lavoro col condono per le cartelle rimaste, il cash libero e lo scudo penale per gli evasori totali (sparito dalla manovra, ma pronto a rientrare dalla finestra del prossimo vagone normativo). Il Superbonus 110% ha fatto emergere il nero anche nell’edilizia e, in più, ha reso ecocompatibili le case, creato 900 mila posti di lavoro puliti, ridotto le emissioni di CO2, tagliato consumi e bollette: Draghi&Meloni l’hanno devastato. La Spazzacorrotti garantiva il trojan e la galera anche per i ladri di Stato e bloccava la prescrizione alla prima sentenza: la Spazzaprocessi Cartabia condanna a morte i giudizi d’appello e di Cassazione con la mannaia dell’improcedibilità; ora le Spazzaonesti di Nordio &C. cancellano il carcere e il trojan per i ladri di Stato, riducono le intercettazioni e presto tornerà pure la prescrizione. I governi Conte combattevano le energie fossili e puntavano sulle rinnovabili, senza più trivelle, inceneritori, nucleare e altre porcherie: Draghi&Meloni sono passati dal green al marron. Se è vero che le cose buone si apprezzano quando vengono a mancare, prima o poi si capirà quanto fosse cambiata in meglio l’Italia nella parentesi 2018-2021. E quanto fossero ingenui Conte e i 5Stelle a non pensare che l’avrebbero pagata cara.
L'Amaca
Limpidezza reazionaria
DI MICHELE SERRA
Un diffuso dileggio accompagna le sortite anti-tecnologiche del governo Meloni, che non solamente nella sua componente leghista, anche in parecchi esponenti non metropolitani (diciamo così) di Fratelli d’Italia, incarna una decisa ostilità alle diavolerie moderne, tipo denaro elettronico e identità digitale.
Confesso di provare una certa indulgenza per questo tratto, diciamo così, antimoderno del governo in carica. Irrita, ma non disgusta come certe idee xenofobe e omofobe ben presenti nella maggioranza: e quella tra irritazione e disgusto non è una differenza da poco.
E poi, finalmente, è la manifestazione di un pensiero limpidamente reazionario, nel senso classico: reazione negativa di fronte alle novità. E dunque, nella sua schiettezza, contribuisce a ristabilire quella differenza tra “progresso” e “reazione” che si era abbastanza perduta negli ultimi anni. Cos’è di destra, cos’è di sinistra? Aggiornando Gaber, è di sinistra il denaro tracciabile, sono di destra i rotoli di banconote.
Come è noto, se si votasse solo nelle grandi città non ci sarebbe storia, la destra perderebbe secca e perderebbe in eterno.
Non solo in Italia: nel mondo. Ma l’Italia è un Paese di paesi, di borghi e di valli, che sono rispettabili luoghi (ci vivo) e dunque bisognerà pure tenerne conto. La destra del denaro contante e dei condoni è vigorosamente paesana, è la Vandea che si ribella a Parigi. Tengo per Parigi ma, dopo anni di ammucchiate istituzionali durante i quali la sola differenza era tra “responsabili” e “non”, mi dà sollievo ricominciare a poter distinguere la Reazione dal Progresso. Grazie, governo Meloni, per l’opera di chiarimento.
mercoledì 21 dicembre 2022
Anche questo!
La manovrina Giorgia “tira dritto” come il camerata Gavazza di Risi
di Alessandro Robecchi
Che il Signore ci mantenga il ricordo indelebile del genio Tognazzi Ugo, e del maestro che lo diresse ne La marcia su Roma (Dino Risi, era il 1962), perché di quel personaggio – camerata Umberto Gavazza, presente! – è lastricata l’italianità grottesca dell’oggi, il melonismo del “noi tireremo dritto” e del “non ci faremo intimidire”. Figurarsi.
A ogni curva della sua marcia su Roma, il Gavazza tirava una riga su un punto del programma del fascio: via questo, via quello, e questo lo cancelliamo, e questo ce lo scordiamo, eccetera eccetera. Esattamente come fanno le truppe meloniane giorno dopo giorno nelle ore che ci separano dalla fiducia sulla famosa manovra che doveva cambiare tutto e che invece porrà qualche ritocchino qui e là – draghismo dell’obbligo – mentre le bandiere e i labari identitari tornano nel sottoscala, con la naftalina e i busti del Puzzone, chissà, ci saranno momenti migliori per tirarli fuori di nuovo. Insomma, contrordine camerati, perché il Pos torna quel che era, la pacchia (sic) non è finita, il fatto che uno possa avere in casa dei contanti per mille motivi, come disse il/la premier e che quindi possa diventare un delinquente se li spende era un tristo arrampicarsi sugli specchi insaponati e adesso, mestamente, il/la Giorgia deve fare marcia indietro. Come il sempre più smarrito e deluso camerata Umberto Gavazza, anche Giorgia tira una riga sulle sue belle teorie e punti del programma: cava di tasca il foglietto delle promesse e cancella il punto del Pos, del contante, del “li spendo come voglio”.
Peggio mi sento con le pensioni minime di Silvio buonanima. Anche lì era glorioso un “pane e figa per tutti”, le minime a mille euro, senza contare quelle (sempre a mille euro) per le “nostre mamme e le nostre nonne”, hurrà, arriva Silvio con la sua cornucopia di dané. Macché, porca miseria, Gavazza Umberto in marcia verso Roma, vestito d’orbace e stivalato a dovere, cancella anche quello. Seicento euro, ed è già cara grazia, e solo per chi ha più di 75 anni, e solo per il 2023. Cioè un bonus, alla fine, uno di quei tanti odiati bonus che il programma voleva eliminare e oplà, altra riga tirata su una voce dell’elenco, altra promessa cancellata strada facendo.
E del resto anche il/la Meloni che prometteva “mille euro agli italiani che ne hanno bisogno con una semplice domanda”, si sentirà un po’ ridicola, pensando a quella sua promessa populista, di cui circola impietoso il video in cui lei guarda dritto in camera, pancia in dentro, petto in fuori: mille euro per tutti… e lì il camerata Gavazza la riga l’aveva già tirata da un pezzo, tanto era cretina e peregrina la promessa.
E poi altra riga sulle famose multe annullate, che insomma è vero sì ed è vero no, perché decideranno i comuni e non è detto che le abbuonino, forse si limiteranno a limare gli interessi.
E poi riga definitiva, tirata forever a cancellare la famosa flat tax, che al momento è un regalo agli autonomi fino a 85.000 euro, mentre nel foglietto degli impegni solenni del gerarca bacia-salami, alla vigilia, era la madre di tutte le promesse: il 15 per cento di Irpef per tutti. Risate in sottofondo e il camerata Gavazza che ancora una volta estrae il foglietto dalla tasca e una matita dall’altra e dice: “E anche questa… cancelliamo”. Ecco, niente male per quelli che erano arrivati per fargliela vedere, ai burocrati di Bruxelles!, e che poi, andati per menare, erano stati menati loro, al grido poco littorio del “Forse che ci lasceremo intimidire?”. Risposta: sì.
Ritardo causa lavoro
Lingue sincronizzate
di Marco Travaglio
Dopo un mese trascorso a discutere in tv con gli scudi umani che, in mirabile sincronismo col governo Meloni, schiumavano di rabbia contro il Pos e il pagamento elettronico e si arrapavano come ricci alla parola “contanti”, siamo solidali con loro e con le loro lingue per la prematura dipartita della norma anti- Pos dalla manovra finanziaria, che li costringe a fischiettare, a dire che in fondo non era poi così importante e che, a ripensarci, il pagamento elettronico ha un suo perché. Uno normale andrebbe a nascondersi per la vergogna. Ma questi sono allenati da 30 anni di berlusconismo, che ha esposto le loro facce e le loro lingue a contorsioni ben più temerarie. Il 27 marzo 2006 B. si avventurò sulla storia del comunismo cinese. Testuale: “Nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi”. L’ambasciatore cinese protestò. Ma B. insistette: “È storia! Mica li ho bolliti io i ragazzini. Se poi non si può neanche esprimere una certezza…”.
I suoi servi furbi, anziché sorvolare per carità di patria, si scapicollarono a dargli ragione. Chi nel merito, come Lucio Malan, attuale capo dei senatori FdI: “Per quanto il governo cinese possa sostenere il contrario, le affermazioni di Berlusconi si riferiscono a fatti dimostrati storicamente, certificati da documenti ufficiali cinesi mai smentiti”. Chi più in generale, come l’attuale presidente del Senato ‘Gnazio La Russa: “Non so nulla dei bambini bolliti, ma la Cina ha poco da arrabbiarsi finché non rispetterà i diritti umani”. Renato Farina, su Libero, lanciò la lingua oltre l’ostacolo: “Ecco le prove: mangiavano i bimbi. Un libro conferma la verità di Berlusconi. E la sinistra, negando, uccide un’altra volta… Berlusconi ha assolutamente ragione”. Filippo Facci, altro noto sinologo, tagliò corto sul Giornale: “Li mangiano ancora… In Corea del Nord ultimamente si sono perpetuati cannibalismi e assassini a scopo alimentare per carestie, inondazioni e disperazione” (il fatto che la Corea non sia la Cina e che B. parlasse di bambini bolliti per concimare i campi, non mangiati, era solo un dettaglio). Purtroppo, mentre Libero e Giornale andavano in stampa, B. tornò sull’argomento, per ritrattare tutto prima che Pechino ci dichiarasse guerra: “Beh, sì, sulla Cina ho fatto un’ironia discutibile, non mi sono trattenuto…”. E pazienza se i suoi scudi umani avevano sudato le sette camicie ravanando su Google a caccia di uno straccio di patacca che corroborasse la sua solennissima minchiata. Lui la servitù l’ha sempre trattata così. Ora, al posto del padrone, c’è una padrona. Ma i servi sono sempre gli stessi. E non rischiano più di perdere la faccia: casomai ne avessero una, l’hanno persa da un pezzo.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)

