Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 16 dicembre 2022
Grande Amaca!
Il bancomat più grande del mondo
DI MICHELE SERRA
Si legge che nel corso di quest’anno il signor Musk, in seguito a sommovimenti di Borsa, avrebbe perso cento miliardi di dollari, che sono centomila milioni di dollari.
Gliene resterebbero circa altri centomila milioni, che dovrebbero bastargli almeno per le piccole spese.
Anche in seguito a questo piccolo infortunio Musk sarebbe stato scalzato dal signor Bernard Arnault dal trono di uomo più ricco della Terra.
Sappiamo bene che questi numeri stratosferici, questo stupefacente convoglio di zeri, non corrispondono al denaro così come lo consideriamo noi.
Musk, anche se volesse compiacere il suo acceso fan Salvini, non potrebbe ritirare al bancomat centomila milioni di dollari.
Tradotto in banconote, ci vorrebbe una nave cargo per trasportarle tutte: e le navi cargo non trasportano banconote.
Tutto quel denaro è soprattutto un segnaposto nella mappa di potere del pianeta Terra, indica quanti Consigli di amministrazione si controllano e quanti altri se ne potranno comperare. La vera valuta di cui dispongono quei signori è, dunque, il potere. Uno smisurato potere economico che, tradotto nella vita materiale, è potere di dare lavoro a decine di migliaia di persone e potere di toglierlo ad altrettante, potere di decidere quali sono le urgenze tecnologiche e quali no, di che cosa si deve occupare la ricerca scientifica e che cosa debba invece trascurare. Potere di dispensare benefici e potere di corrompere.
Per tradurre in termini politici il significato di questo potere, potremmo farci una delle domande più comuni degli ultimi tempi: ma chi li ha eletti, questi padroni della Terra? Una risposta forse retorica, ma neanche troppo, è che li abbiamo eletti noi nel momento in cui abbiamo deciso che essere consumatori è più comodo, e molto meno faticoso, che essere cittadini.
giovedì 15 dicembre 2022
L'Amaca
Quelli che spiegano come si fa
DI MICHELE SERRA
La proposta di Matteo Renzi – il candidato del Pd accetti di fare il vice di Letizia Moratti, ovvero del candidato di Renzi – mette a fuoco un concetto molto chiaro: secondo quelli come Renzi la sinistra, in sé, non ha ragione d’essere, e forse nemmeno esiste. È un’accozzaglia di velleitari e di confusi che, se vuole avere un peso e un significato politico, deve seguire le indicazioni di Renzi. Lui sì che conosce il mondo, mica come Majorino, che vivendo a Milano da quando è nato che cosa volete che ne sappia, della Lombardia.
Ora, a parte l’indelicatezza psicologica del concetto, che sembra fatto apposta per irritare e/o umiliare quel pezzo di lombardi e di italiani, non pochissimi, che ancora si riconoscono nella parola “sinistra”, quello che colpisce è lo spettacolo di un uomo che, dall’alto del suo tre per cento (arriva al sette solo grazie al soccorso decisivo di Calenda), spiega a un partito che ha il triplo dei suoi voti come si fa a vincere. Va bene che la politica non è solo aritmetica, ma insomma, qualcosa i numeri diranno pure, specie se è attraverso i numeri, e le somme di numeri, che si arriva a governare.
Se non per modestia (virtù che a Renzi deve sembrare un vizio), almeno per ragionevole rispetto delle circostanze, nonché delle persone coinvolte, Renzi non ha alcun titolo per dare lezioni e indicazioni al centrosinistra, non solo lombardo. Dissipatore di milioni di voti, e di una larga fiducia sventatamente concessagli da altrettanti milioni di italiani, con quale autorevolezza può “spiegare come si fa”? Va bene l’autostima, ma una spocchia così strutturata, non è un po’ troppo?
Grande Marco!
Fateci ridere
di Marco Travaglio
L’idea forzista di una commissione parlamentare su Tangentopoli, che poi sarebbe su Mani Pulite (sui pm, non sui ladri: mica sono scemi), è spiritosissima. Un po’ come un programma mattutino di La7, che ieri s’intitolava “Non c’è più la corruzione di una volta” e ospitava Cirino Pomicino, in rappresentanza dei corrotti di una volta. Quindi siamo favorevolissimi. Non tanto per la suspense sul verdetto (che sarà brevissimo, tacitiano: “Rubavano”). Ma perché sarà l’occasione per ricordare la Lega che agitava cappi in aula; i missini (ora in FdI e FI) che assediavano la Camera urlando “arrendetevi, siete circondati”; sfilavano in piazza con la sinistra extra-partiti contro i “ladri”; e tuonavano contro i “Salvaladri”, mentre oggi li fabbricano in proprio. E chiamano ladri solo quelli di sinistra (non indagati come Soumahoro o arrestati come Panzeri, non importa: sono “garantisti”). Intanto la Cassazione condanna a 6 anni il forzista Antonio D’Alì, ennesimo complice della mafia portato e riportato in Senato dalla destra, che però non ne parla: disturberebbe le lezioni di “questione morale” alla sinistra.
La Commissione più pazza del mondo potrebbe anche costringere i partiti a dire cosa farebbero se un pm italiano pedinasse, intercettasse, perquisisse e arrestasse un parlamentare italiano, poi si presentasse in Parlamento a sigillare uffici e portar via carte, pc e telefonini. Come il pm di Bruxelles al Parlamento europeo. Il 2 febbraio 1993 un colonnello della Finanza inviato dal pool di Milano si presentò a Montecitorio per chiedere copia dei bilanci del Psi (documenti pubblici lì depositati), ma il presidente della Camera Napolitano lo fece mettere alla porta. E tutti i partiti, tranne Msi e Lega, strillarono allo “schiaffo al Parlamento” e all’“attentato alle istituzioni”. Nel 1995, indagando su tangenti e infiltrazioni camorristiche nei cantieri Tav, il procuratore di Napoli Agostino Cordova infiltrò nell’ambiente un colonnello del Ros, che si spacciava per munifico funzionario Tav (l’“ingegner Varricchio”), trovando ampia udienza e festosa fra camorristi e politici di destra, centro e sinistra. Quando scattarono gli arresti, in Parlamento si diffuse la fake news che l’ufficiale aveva profanato il sacro suolo della Camera (falso: gli incontri avvenivano al bar Giolitti). I pidiessini Folena, Violante, Mussi e Soda stigmatizzarono “l’attività di agenti provocatori oltre ogni limite di tolleranza”. Rispose il comandante generale dell’Arma Luigi Federici: ”Macché agente provocatore, il nostro è un normale infiltrato: qui gli unici provocati siamo noi, provocati da un mondo criminale che non riusciamo a battere, costituito da faccendieri, sottoposti politici e camorristi”. C’è del marcio, in Belgio.
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