mercoledì 8 giugno 2022

Sviluppo sano




Percentuali



Dualipa ci informa sul totale degli spettatori che ad oggi hanno visto il suo spettacolo… mumble mumble… visto che ha già una calcolatrice potrebbe moltiplicarlo per 0,34%, quelli cioè che sono andati per sentirla cantare…di fronte…gulp!

Pusillanimi a venti decimali

 


Prendo ad esempio quest'idiota senza alcuna dignità, per portare in risalto la nostra povera ed esigua piccolezza, infinitesimale, da pulci senza alcuna importanza, granelli insignificanti nell'incommensurabile ingranaggio universale. 

Sapete che alcune cifre possono risollevarci il morale, resettando le nostre scialbe ed insulse scale di valori che questo modus operandi obbrobrioso che definiamo capitalismo, pregno di consumismo, alterano sistematicamente facendoci perdere il senso logico della vita? 

Volete un esempio? Ecco il primo numero: 193.333.333,33. Centonovantatremilioni e spiccioli: sono quante volte la nostra esistenza media, 75 anni, è contenuta dentro all'età stimata dell'universo, ovvero tramutandolo in decimali: 0,00000000517241379310. Ora con una posizione così infinitesimale mi domando come imbecilli tipo questo Medvedev possano ancora venire ascoltati e addirittura agevolati nella loro squallida esistenza, senza che qualcuno, inteso gruppo umano, trovi la forza per estirparlo dalla comunità. Ma di cretini come questo russo ce ne sono a bizzeffe in giro, a partire da chi opprime il suo simile, vuoi nei campi agricoli o dentro un bar sfavillante in luoghi inaccessibili ai più. 

Come si possa permettere a pochi di ostacolare una serena esistenza alla totalità degli esseri umani attualmente in vita su questo sassolino, è un mistero che ci porteremmo via con noi, allorché l'astro che ci riscalda aumenterà di centinaia di volte il suo volume per estinguersi trascinando nell'oblio l'intero sistema da lui dipendente, cosa questa che avverrà tra un miliardo e mezzo di anni, ovverossia quando degli attuali umani non vi sarà più ricordo neppure in archivi informatici e protetti così detti eterni, immagazzinanti dati a detta loro per sempre, in realtà caduchi e finiti come tutto ciò che ci circonda. 

Poche persone avranno una microscopica possibilità di resistere al passare dei millenni e,  guarda caso, tutti riferiti all'arte, unica chance per elevarsi sul tempo e sulla storia. 

Per tutti gli altri, anche per quel burattino di Medvedev che vorrebbe ritornare nelle grazie del killer russo, quell'enorme decimale dovrebbe essere faro illuminante la strada maestra coltivante bellezze tramutabili in novità riempenti ogni secondo di questa microscopica fessura che chiamiamo vita.

Orsù davanti allo specchio pro die: "la mia vita ha una valenza sulla storia dell'universo pari allo 0,00000000517241379310" 

Buona giornata pregna a tutti!  

Le liste di Alessandro

 

Vai con le liste. Dai ladri di biciclette ai celiaci: così si risolleva l’editoria
di Alessandro Robecchi
Mozzarella, pomodori, lo yogurt, mezzo chilo di pane, due etti di prosciutto, uova, pancetta e un po’ di frutta, vedi tu cosa trovi. Ah, è finito il sale, mi raccomando, e già che ci sei, i cereali per la colazione. Questa è la lista che il Copasir mi ha lasciato attaccata al frigorifero, e poi se n’è andato a lavorare. Fa un lavoraccio, poverino, passa il suo tempo a smentire di aver compilato tutte le liste attribuite al Copasir che girano – in primis quella dei putiniani. Molto stressante.
La lista comunque è incompleta (quella dei putiniani, non quella sul frigo). Manca Putin, per esempio, che non è un dettaglio, manca il papa e, siccome dai sondaggi continua a risultare che il 50-60 per cento degli italiani è contrario all’invio di armi all’Ucraina (il che equivale ovviamente a essere putiniani), mancano più o meno una ventina di milioni di nomi. Compreso (lo dico, me ne assumo la responsabilità) il signor Fernando del terzo piano, che ha espresso le sue perplessità sul Donbass mentre aspettava l’ascensore, che tra l’altro lascia spesso aperto al suo piano (maledetto), per cui è già in due liste: quella dei putiniani d’Italia e quella degli stronzi che bloccano l’ascensore.
Può anche darsi che la pubblicazione di liste di proscrizione sia un buon metodo per superare la crisi dei giornali in Italia: pubblicando molte liste di personaggi sgraditi, e facendole sempre più lunghe, chiunque vorrà controllare la presenza di amici e parenti. “Ehi, Gino, ho visto che sei nella lista dei manciniani d’Italia, che sostengono il Ct della Nazionale”. “Dannazione – risponde Gino –, come l’avranno saputo!”.
Attenzione, la cosa potrebbe prenderci la mano. Sempre leggendo i giornali, si potrebbe stilare una lista di quelli favorevoli alle liste, oppure una lista di quelli contrari alle liste, o ancora comporre liste con il famoso metodo “a cazzo”, da pubblicare quando c’è carenza di liste: la lista dei celiaci, la lista dei pescatori di frodo, la lista di chi possiede animali a pelo lungo (notoriamente sostenuta dalla lobby di produttori di spazzole). A questo punto – suggerimento al direttore, mi permetto – non ha senso combattere l’uso e abuso degli elenchi di persone da cacciare dal consesso civile e dalla tivù, meglio passare al contrattacco. Per esempio, compilare e pubblicare la lista di deputati e senatori che hanno votato il Jobs act, oppure la lista degli evasori fiscali, o addirittura la lista dei domestici di Gianluca Vacchi che non tengono il tempo nei suoi balletti su Tik Tok. Pensiamoci, aumenterebbe l’occupazione, perché il Copasir dovrebbe assumere migliaia e migliaia di compilatori di liste: “Lista di quelli che ieri non avevano la bicicletta e oggi ce l’hanno. L’avranno rubata? Nel dubbio, ecco i loro volti”. È anche possibile pensare a un sistema di incentivi: se nella stessa settimana uno compare in tre liste distinte (che so, putiniani, possessori di auto Gpl e tiratori con l’arco) potrà godere di un piccolo sussidio sotto la voce “sostegno all’editoria”.
Tutto questo in attesa della pubblicazione (sarebbe l’ora!) di un elenco piuttosto corposo: la lista di quelli che guadagnano 3 euro l’ora, che conterrebbe milioni di nomi e facce di gente che delle liste di putiniani non sa che farsene, se ne sbatte allegramente, non capisce nemmeno di cosa cazzo state parlando, perché troppo impegnata a mettere insieme il pranzo con la cena e a tirare l’anima coi denti. Bon, pazienza, basterà raccontargli che è colpa di Putin e andrà tutto benissimo.

martedì 7 giugno 2022

A due passi da casa...

 

A qualche decina di chilometri da dove abito, vive e gode una delle più osannate spelonche di riccastri dediti allo schiavismo 2.0: Portofino.
A leggere un articolo apparso sulla Stampa, e pensate che questo giornale è di proprietà di quella famigliola sabauda che sullo sfruttamento di inferiori ha fatto una colossale fortuna, erutta in me una forma strana, ansiogena, placidamente sottomessa a ciò che potrei sintetizzare in "rincoglionamento estremo", ovvero una mefitica presentazione di tutto quanto contribuisca a fare dell'umanità un'esperienza da non ripetere nei miliardi di anni futuri. Ad esempio: lo stipendio mensile di uno schiavo chiamato cameriere ammonta alla vendita di 236 bottigliette d'acqua che da queste parti paghi solo 5 euro, e di conseguenza essendo da 0,5 lt se ne deduce che il litro d'acqua costi 10 euro!! Mavaffanculo! (e uno!)
Andiamo avanti: una pallina di gelato 3,50 euro, piatto di pappardelle al pesto 24 euro, il parcheggio giornaliero 37 euro! Mavaffanculo! (e due!)
Il mega yacht Skyfall, celebre perché vi hanno girato scene dell'ultimo 007, per affittarlo per una settimana a giugno: 310mila euro!! Mavaffanculo! (e tre!)
Ridatemi il distanziamento! Voglio tornare a stare da solo! Si lo ammetto: mi sto tramutando in un orso, non voglio socializzare più con nessuno, aborro l'idea di chiedere anche solo l'ora ad uno di quegli zotici insipidi che sfoggiano il loro status di rigonfi di dollaroni per rendersi visibili al fine di credersi vivi!
Sono squallidamente attonito e mi domando perché, perché, nessuno insorga, nessuno prenda a calci per il culo questa tregenda che chiamiamo estate, con idioti rincoglioniti quale sono io, in preda a pertosse per l'eclatante disparità che si respira, e dall'altra parte agiati per eredità o per malaffare - certo che ci sono pure chi ha fatto i soldi onestamente, ci mancherebbe! Ma sembrerebbe al momento non pervenuta la loro presenza - che vivono la loro superficialità estrema usurpando la libertà degli altri.

Voglio restare lontano da questi inani smanianti di esporre la loro opulenza! Ringrazio il cielo che si rintanino in enclave sigillate, lontano dai miei occhi; perché non li sopporto più, non per invidia sia chiaro! Perché li ritengo stranieri, stranieri del cuore. E io soffro di un principio xenofobo post pandemico.  


Dedica


“A Manzie e Bechet,
le nostre due adorabili figlie,
che sono cresciute davanti ai nostri occhi usando le carte di credito alle nostre spalle.”

(Dedica di “Zero Gravity” nuovo libro di Woody Allen)

Fatevene una libera opinione

 

Guerra in Ucraina. Draghi ha fallito: si conferma il Lukashenko di Biden
di Alessandro Orsini
La strategia del governo Draghi è fallita sul campo. Draghi aveva assicurato che l’invio delle armi avrebbe permesso l’uccisione di migliaia di soldati russi costringendo Putin alla resa. I soldati russi sono morti eppure Putin non ha fatto altro che aumentare la pioggia di fuoco sull’Ucraina. Il 90% delle case di Mariupol è stato distrutto e l’acciaieria Azovstal è stata espugnata. Di più: la brigata Azov si è consegnata ai russi e adesso Putin ha preso a devastare Severodonetsk e altre città limitrofe. L’esercito ucraino, ridotto a brandelli in Donbass, dichiara di attendere nuove armi dai Paesi della Nato, ma Putin fa sapere che, per ogni colpo subito per mano occidentale, la Russia restituirà il danno moltiplicato per mille. Andando avanti di questo passo, l’estensione dei bombardamenti ai Paesi Nato diventerà sempre più probabile e con essi la terza guerra mondiale. Eppure Mario Draghi continua a giurare che questa sia la strada giusta: “Più armi invieremo – assicura Draghi – prima Putin si arrenderà”. 

Negando il fallimento macroscopico della strategia Nato in Ucraina, Draghi aggiunge una nuova prova alla nostra tesi e cioè che Draghi è il Lukashenko di Biden. Questo non significa che Draghi sia come Lukashenko. Significa, ben diversamente, che il rapporto di subordinazione diretta tra Draghi e Biden è pari a quello tra Lukashenko e Putin. Davanti all’evidenza empirica del fallimento della strategia Nato in Ucraina, un certo numero di giornalisti e studiosi invoca un dibattito democratico per concordare una strada diversa dall’invio illimitato di armi sempre più pesanti: armi che, non lo ripeteremo mai abbastanza, anziché fermare l’avanzata di Putin, la rendono soltanto più devastante. A questi studiosi e giornalisti, sorretti da un manipolo di politici coraggiosi, occorre aggiungere la maggioranza della popolazione italiana. Questa realtà di fatto viene negata dal Corriere della Sera che risponde con una tesi surreale: “Se la maggioranza degli italiani si oppone all’invio illimitato di armi in Ucraina è perché alcune spie russe parlano nelle trasmissioni televisive manipolando l’opinione pubblica”. Questa tesi si caratterizza per due punti deboli che rendono auto-evidente la sua assurdità. Il primo punto debole è la sproporzione enorme tra gli opinionisti in campo. La quasi totalità dei volti televisivi appoggia acriticamente il governo Draghi e la strategia mortifera della Nato in Ucraina. Siamo in un rapporto di cinque a uno: per ogni intellettuale critico ci sono almeno quattro opinionisti che parlano in favore della Nato. Il secondo punto debole è che queste presunte spie russe sarebbero 
impegnate a favorire la Russia contro l’Ucraina. È vero esattamente il contrario. 

Mentre chi scrive cerca di elaborare una strategia per salvare il governo Zelensky preservando un pezzo di Ucraina democratica, il governo Draghi promuove una strategia che sta provocando la distruzione di tutta l’Ucraina e la sua caduta progressiva sotto il giogo della Russia. Infatti, una volta conquistato il Donbass, Putin attaccherà anche Kiev se la Nato non accetterà di dare a Putin quelle garanzie che pretende per garantire nei decenni la sicurezza nazionale della Russia. In Italia siamo dunque al capovolgimento della realtà che caratterizza le dittature con tanto di liste di proscrizione basate sul nulla: chi, come il sottoscritto, si batte per salvare la vita dei civili ucraini e preservare un pezzo di Ucraina democratica viene accusato di essere filo-putiniano da coloro che, come il governo Draghi e il Corriere della Sera, si battono per la distruzione totale dell’Ucraina, il massacro della sua popolazione civile e la caduta di Kiev sotto il giogo di Putin.