venerdì 20 agosto 2021

Compendio illuminato

 La guerra piace ai politici che non la conoscono. Che votano perché l’Italia invada l’Afghanistan, senza essere in grado di piazzare l’Afghanistan su una piantina muta del pianeta. La guerra piace a chi ha interessi economici, che se ne sta ben distante dai teatri di guerra. Chi invece la conosce si fa un’idea molto presto. Io che non sono tanto furbo ci ho messo qualche anno a capire che non importa perché c’è una guerra. Non importa se la si chiama guerra contro il terrorismo, guerra per la democrazia, per i diritti umani. Guerra per questo, per quello, per quello. Ogni guerra ha una costante: il 90% delle vittime sono civili, sono persone che non hanno mai imbracciato un fucile. Sono persone che molto spesso non sanno neanche perché gli scoppia una mina sotto i piedi o gli arriva in testa una bomba. Le guerre vengono dichiarate dai ricchi e dai potenti, che poi ci mandano a morire i figli dei poveri. Questa è la realtà. 

(Gino Strada, Festa della Scienza e filosofia, 2018)

Arieccolo!

 


giovedì 19 agosto 2021

Checcèdinuovo

 Un gran parlare attorno all'Afghanistan, non c'è che dire: Santanché, Maglie, Chirico, il Minzo, OllioLudwag tenebroso, ma nessuno che ricordi le cifre, spaventose, da farci vergognare dinnanzi a tutto l'Universo: abbiamo buttato via, come umanità, qualcosa come duemila miliardi in vent'anni! Duemila miliardi di dollari per sterminare decine di migliaia di persone, di esseri umani uguali in tutto a noi, anche biologicamente parlando. Denari che hanno ingrassato i mefitici rivoli degli armaioli, i signori di noi stessi, capaci di influenzare e trasformare, addirittura, il significato di "PACE". 

Gino Strada nella sua fantastica vita lo ha sempre cercato di spiegare: non si può cercare la pace facendo la guerra, ops! le famigerate "missioni umanitarie" (di 'sta fava! perdonate il francesismo), ma annichiliti come siamo, alla mercé di lor ribaldi, intontiti e proseliti di quel "allocchismo" imperante nella società odierna, siamo portati a bere tutto, ad ingurgitare misture socialmente indegne. 

Certo, i talebani non sono profeti di civiltà, questo è indubbio! Ma ci sono domande, quesiti, senza alcuna risposta, apparente: chi li finanzia? come han fatto a riarmarsi? sapete che l'Afghanistan è terra ricchissima di materie prime? e i 6,6 miliardi del traffico di eroina? 

Comanda sempre più il denaro e conseguenzialmente il potere che scaturisce dall'averne tanto. In ogni circostanza, in ogni conflitto, in ogni barbarie il lucro, il denaro, il potere la fanno da padroni. 

Occorrerebbe che ognuno di noi si chiudesse nella propria camera, al buio e riflettesse su quante vite d'infanzia sono state distrutte dall'ignobile desiderio di guerreggiare per produrre costi immani che ritornano nei forzieri di "lor ribaldi".

Non ho figli, ma gioisco nel vedere un bimbo felice. Essere cosciente che nel mondo centinaia di fanciulli trascorrono la loro vita immersi nel dolore, nel dramma, nella sofferenza, rende questo tempo, simile ai tanti delle ere precedenti: motivo di vergogna infinita e corresponsabilità eclatante.   

Rinvigorito

 



Daniela e il Dragone

 

Sull’Afghanistan Draghi parla in stile Paolo Fox
di Daniela Ranieri
Nel giorno della prima conferenza stampa dei talebani dopo la presa del potere è passata un po’ sotto silenzio la prima intervista assoluta di Mario Draghi, rientrato da Città della Pieve a Palazzo Chigi per conferire in esclusiva col Tg1. Invidiamo chi non l’ha vista perché può vederla per la prima volta. Intervistatore: “Presidente, c’è apprensione per i nostri connazionali ancora in Afghanistan: che messaggio rivolge a loro?”.

Draghi, che risponde da una scrivania completamente vuota se non fosse per un telefono bianco tipo Sirio della Sip, non ha chiaramente niente da dire ai nostri connazionali, e infatti dice compassato: “L’Italia ha perso 54 soldati e ha circa 700 feriti: alle loro famiglie voglio dire che il loro sacrificio non è stato vano (ah, no?, ndr), hanno difeso i valori per cui erano stati inviati (i famosi nostri valori: la sudditanza agli Usa e la devozione mercatista, ndr), hanno fatto del bene (bilancio di 20 anni di guerra del Bene: più di 47 mila civili afghani morti, ndr), per me loro sono eroi”. Abbiamo un titolo: il giorno dopo i giornali avranno di che scrivere, oltre al fatto che Di Maio è al mare in Salento (ma in serata è rientrato, dopo aver disposto i rimpatri dei connazionali: mannaggia. Però si può sempre alludere al fatto che il Salento è meno chic dell’Umbria). L’eloquio di Draghi, in questa specie di intervista-comunicato plastificata e con domande telefonatissime, smarmella il contenuto del discorsetto. “La prima cosa da fare è riflettere”, dice. Non è chiaro chi debba riflettere, né quando. Forse noi, a cena. Intanto Palazzo Chigi di pomeriggio, col sole d’agosto che si riversa sulla scrivania desolata, è un non-luogo: pare il reparto truciolati di un Bricofer. “Cosa deve fare la comunità internazionale per scongiurare una nuova escalation terroristica?”, chiede l’inviato con deferenza; e qui si spera che il presidente risponda che la peggiore escalation terroristica l’abbiamo avuta a guerra in corso, e che quindi prima toglievamo le tende e meglio era, fermo restando che non siamo stati nemmeno capaci di farlo in modo strategico e dignitoso; invece: “A fine mese ci sarà un G20 dedicato alle donne a Santa Margherita Ligure”. Accipicchia, l’artiglieria pesante. Le domande si fanno sfidanti: “L’Europa sarà all’altezza?”. Risposta di Draghi, inaudita e dirompente: “Sì, lo sarà”. Capite? Non “no”, non “speriamo”, e nemmeno “così e così”: “Sì, lo sarà”. Aggiunge: “Abbiamo parlato con la cancelliera Merkel… Siamo d’accordo che la cooperazione è assolutamente necessaria”. Non “necessaria”: assolutamente necessaria. Come bere molta acqua con questa calura. 

Poi “accoglienza, sicurezza”, ma soprattutto “diritti delle donne”. (Gliel’hanno detto che nel suo esecutivo c’è uno che prende soldi da un fondo collegato alla famiglia reale saudita, il cui delfino è accusato dalla Cia di aver fatto ammazzare un giornalista? E che costui prendendo soldi è arrivato a definire la sistematica distruzione dei diritti sociali, civili e delle donne in Arabia Saudita un nuovo Rinascimento? A proposito: Matteo Renzi, che ogni giorno cerca di sopravviversi come può, dopo aver mobilitato le truppe socialare contro Di Maio che era in spiaggia, ci ha tenuto a informare il popolo di quanto segue: “Sono rientrato in ufficio, al #Senato, a Roma per sottolineare la gravità di questo momento”. In effetti, la sua presenza aggrava il momento. Chissà lo spavento dei leader talebani. A ogni modo un bel gesto, da parte di uno che in Senato ha normalmente il 41% di presenze. Postato il video, il tempo di risolvere il problema dei diritti delle donne afghane, si è teletrasportato in Versilia a presentare il suo libro).
Purtroppo l’intervista (ripetiamo: la prima di Draghi di sempre) nel finale assume toni escatologici, tipo previsioni di Paolo Fox: “È un piano complesso, che richiede una cooperazione tra i Paesi; dovremo prevenire infiltrazioni terroristiche”, e rivela che Draghi è certamente persona perbene (non è scontato: ci sono state al suo posto anche persone non perbene), ma oltre a ciò, in generale, tenendo conto anche degli altri fondamentali interventi sul tema (Carfagna e Zanda su Repubblica: mancano solo Tajani e Lollobrigida), non è detto che tacere non sia più onorevole. In certe congiunture storiche è chiarissimo come gli uomini e le donne di potere, gli apparati, le truppe, le diplomazie e gli osservatori non siano per niente all’altezza della situazione. La realtà è spesso tragica, violenta, complessa; chi comanda, e nel disbrigo degli affari correnti è moderatamente inadeguato, in questi momenti può apparire ridicolo, pomposo o inetto. Davanti ai fatti dell’Afghanistan che in grandissima parte l’Occidente ha storicamente contribuito a determinare, i nostri leader si mostrano fermi, circonfusi di democrazia, risoluti: sono o non sono i rappresentanti di una delle più belle colonie vacanziere e militari dell’Impero del Bene?

Anto'

 

Ecco “Full metal luttwak”: basta con i cacasotto!
di Antonio Padellaro
Dopo una lunga assenza che aveva suscitato qualche apprensione tra noi fans, finalmente è ritornato Edward Luttwak. Si è appalesato non più con le consuete immagini di Washington D.C. alle spalle – all right all right, a Capitol Hill tutto sotto controllo – bensì con un video girato in qualche località segreta. Il volto piuttosto rubizzo, in merito al quale gli analisti hanno subito elaborato due ipotesi: esposizione mimetica troppo prolungata ai raggi del sole, oppure beh lasciamo perdere. Probabilmente con la tecnica del drone invisibile martedì sera lo abbiamo visto irrompere in tv a “In Onda”, noto covo progressista dove ha generato scompiglio attribuendo la catastrofe afghana alla consueta visione strategica sinistrorsa, buonista, capitolarda, cacasotto. Ma, soprattutto, noncurante dell’abc del bravo marines: prima sparare e poi chiedere spiegazioni. Infatti, nel mentre i conduttori confusamente rinculavano sul terreno il nostro dottor Stranamore enunciava la teoria generale e definitiva sul destino di quella terra martoriata. Primo: “L’esercito afghano era una truffa. Nella zona geografica chiamata Afghanistan non ci sono afghani, io ci sono stato varie volte e non ne ho mai incontrato uno”. Secondo: “Qualsiasi funzionario americano che era stato in Afghanistan e che quindi conosceva bene il territorio veniva escluso dalle decisioni perché c’era un consenso progressista, spinto dall’idea di liberare le donne e gli uomini dell’Afghanistan” (Puah, lo aggiungiamo noi). Il tutto esposto con lo slang da “Full Metal Jacket”, ma nello studio invece di un Signorsì signore! da quei renitenti alla leva solo sorrisetti. L’incursione di Luttvak apre la strada a plotoni di esperti geopolitici sicuramente prodighi di informazioni su tutti gli errori commessi in vent’anni d’inutile occupazione, purtroppo però a babbo morto. Si apriranno delle contese, come quelle tra virologi, ma forzatamente più cruente. Prima di evaporare in una nuvola di napalm, Luttwak ha rivelato di essere “attualmente consulente strategico del governo degli Stati Uniti”. Il che spiega molte cose.