lunedì 21 giugno 2021

Vergognosi



Se è vero che non esistano quasi più le bandiere, è sotto gli occhi di tutti come invece i rumentoni continuino a scorrazzare per i campi di gioco, pronti al primo flebile fruscio di euroni a mettere da parte dignità, fierezza d’indossare i sacri colori e coerenza. Questi due poi avevano pure baciato gli stendardi, senza che nessuno gliel’avesse chiesto. Un turco, con lo sguardo da ebete, mantenuto e coccolato negli anni passati pur se dotato di un’efficacia pro squadra paragonabile a quella di una mosca difendente da un attacco di calabroni. L’altro caduto ahimè nelle grinfie di un grassone avido e lontano anni luce dal decoro di appartenenza, più del Cazzaro dalla buona politica. Due serpi in seno, agenti nell’ombra, nel sottobosco come squallide talpe, infanganti i colori, menefreghisti della beltà, dell’onore all’immensa sala dei trofei. Omuncoli che rimpiangeranno, sportivamente s’intende, di aver voluto trasmettere affetto, attaccamento rivelatosi cialtroneria, demenza, spessore morale tipico degli avventurieri. Prometto a me stesso e al Paron di essere presente al loro primo rientro nella Scala, versione corretta. Per accoglierli, per invitarli a riflettere sul loro sciabordio d’affetto insulso quanto quello di Mister Italiano. Perché non è vero un ciufolo che nel calcio non esistano più i valori, anzi: rimangono saldi e disponibili pure i Vaffanculo! Pensa te!


Fatto!


Secondo vaccino fatto, senza selfie. Tutto a posto o quasi. Infatti uscendo ho esclamato “Gezunt tsu ir” un antico saluto degli ashkenatizi in lingua yiddish, tra la perplessità degli astanti. Per il resto tutto bene!

sabato 19 giugno 2021

Da un piccolo foglietto...


Da un appiglio, un impercettibile pertugio è scaturito un tonitruante pensiero su un sistema, l'attuale, a mio parere indegno di una società autodefinentesi avanzata.

Uscendo da una farmacia, appallottolando lo scontrino, mi è tornata in cervice la domanda della signora in camice - "vuole un sacchettino?"- e la mia espressione dinanzi alle cinque scatoline, che tradotta significava "certo, se no dove me le metto le confezioni?" - e il successivo tocco del touch screen significante che l'involucro aveva un costo, per la precisione 0,04 centesimi. Zerovirgolazeroquattro centesimi: se ne usassero 1000 equivarrebbe ad una spesa di 40 euro! E dire che le miniere d'oro al top della classifica degli introiti nel pandemico che comunemente chiamiamo farmacie, non se la dovrebbero spassare male. Ma ce l'ho con loro, fanno il loro mestiere, gli è consentito dal sistema eretto senza nessun freno, nessuno scudo a protezione degli utenti. Lo stesso sistema che ha consentito a poche ed abnormi multinazionali di gestire la salute dell'umanità. E come non arrivare col pensiero a lei, la regina, la signora di Big Pharma? Si, proprio lei: Pfizer. Prendo alcuni dati da un articolo pubblicato oggi sul Fatto Quotidiano - leggetelo per restare vicini alla verità dei fatti, senza l'adulterazione dei padroni della gran parte della stampa italica, costruttori, banchieri, megaindustriali mannari, finanzieri. 

Pfizer, che ha già in saccoccia contratti per futuri vaccini per un importo stimato attorno ai 2,4 miliardi di dosi, lo scorso anno ha fatturato 41,9 miliardi di dollari con un utile netto di 9,6 miliardi, versando - udite udite! - solo il 6,4 % di tasse, e quest'anno le proiezioni le assicurano un fatturato di 73 miliardi di dollari. Alla faccia del ciufolo verrebbe da dire! La domanda regina è come faccia Pfizer a pagare così poche tasse; semplice: la multinazionale ha 313 società controllate, di queste ben 164 sono residenti in stati che dovremmo definire canaglia e che di norma invece sono detti "paradisi fiscali" - che insuffla una stortura all'idealizzazione di harem post mortem, sulla falsariga dell'altro termine "positivo" ora come non mai abbinato all'entrata in noi del bastardo virale-.

Ed ecco l'elenco delle società di Pfizer sonnecchianti nei luoghi ove la legge e i doveri vengono messe maleficamente alla porta: Pfizer ha 30 filiali in Olanda - Bimbo John ti ricorda qualcosa? - 15 in Irlanda - Apple docet - 13 nel Regno Unito - gli albionici sempre in mezzo yeah! - 5 a Singapore, 8 in Lussemburgo - simpatici questi compagni di viaggio europei quasi come gli orologiai - 4 a Hong Kong, 3 a Panama, 2 negli Emirati Arabi - ma ora sembra che le chiuderanno visto che da quelle parti pare stia arrivando il Rinascimento, vero Bimbominchia-  e - udite udite - 2 in Svizzera - e come potevano mancare loro, i precisissimi nostri confinanti, tanto simpatici quanto amichevoli! Le restanti 83 sono insediate nel Delaware, il paradiso a stelle e strisce, vero Joe? 

Da quello scontrino quindi mi si è srotolato un pensiero avviluppante la Sfera, la costrizione dell'eclatante errore di aver concesso troppo ai cosiddetti privati, delegando pure ricerca - Pfizer restituirà i miliardi elargitele per la ricerca del vaccino? Col ciufolo mi vien da pensare!- e scelta di politiche indirizzate ahimè esclusivamente al lucro. Mi si raggela la canala al pensiero, i suppose, dell'eventualità che qualcuno di lorsignori possa in futuro - l'avranno già fatto? - scoprire un farmaco efficace contro i malacci del tempo, ma molto meno remunerativo dell'attuale in commercio, e il suo conseguente nascondimento in qualche cassetto ultra protetto. O la scelta di produrre farmaci lucrosi a scapito di quelli di nicchia destinati a pochi, per loro e i loro scrigni. 

Ecco come da uno scontrino può scaturire un pensiero globale attorno alla nostra caducità e, soprattutto, alla nostro allocchismo conclamato.

Sabato travagliato

 

Tutti sulle barricate!
di Marco Travaglio
Sarà il caldo. Sarà la variante Delta, più devastante dell’Alzheimer. Sta di fatto che la dittatura sanitaria sta per diventare definitiva con l’ennesima proroga dello stato di emergenza, ma stavolta la Resistenza langue. Basterebbe riunire i partigiani che un anno fa strillavano sulle barricate contro la prima proroga contiana e a ottobre contro la seconda, per risparmiarci almeno quest’ultima, forse irreparabile svolta autoritaria. Ma stavolta il Cln appare svogliato, demotivato, disunito. Qualcuno ha financo scoperto che lo stato di emergenza è previsto dalla legge 225 del 1992 sulla Protezione Ccivile contro le calamità naturali e consente le ordinanze di PC per soccorsi, assistenza e approvvigionamenti con procedure semplificate e abbreviate: non sfiora nemmeno i poteri del premier, ma ha consentito di creare il Cts e il Commissariato anti-Covid (per gli acquisti di tutto ciò che occorre contro i contagi saltando le lentissime procedure ordinarie: vaccini, mascherine, camici, respiratori, guanti, tamponi, test sierologici, banchi scolastici, braccialetti elettronici…) e di adottare lo smart working senza gli accordi individuali previsti dalla legge. Sottigliezze da legulei. Tantopiù ora che, dopo la lunga e sanguinosa dittatura contiana, è sbocciata la democrazia draghiana. Quindi le forze partigiane di Lega, FI e Iv, con giornaloni e giuristi al seguito, che fieramente si opposero alle proroghe del duce Giuseppi, si mostrino all’altezza della situazione e avvertano subito a Draghi che di qui non si passa.
L’Espresso torni a diffidarlo dall’“allungare l’emergenza per tutto l’anno” come “strumento per conservare il potere”. Ernesto Che Cassese, che ha appena definito “inspiegabile” l’eventuale proroga, ritrovi la verve dei bei tempi e ripeta cento volte: “Anche Orbán cominciò la sua carriera politica su posizioni liberali: lo stato di emergenza è illegittimo”. Vladimir Il’icč Giannini avverta Super Mario che “prorogare fino alla fine dell’anno i suoi ‘poteri speciali’” trasformerebbe “la Camera in votificio” e “lo stato di emergenza in ‘stato di eccezione’”, poi ripubblichi l’editoriale di Cacciari “Un’illogica dittatura democratica”. Fidel Rosato ribadisca che “Palazzo Chigi abusa dell’emergenza”. Rosa Luxemburg Boralevi rituoni contro “il potere che ci tiene in stato d’emergenza come un regime sudamericano”. Il compagno Galli della Loggia ridica basta “forzature e colpi di mano del premier”. Il subcomandante Innominabile, dall’autogrill di Fiano Romano, ripeta con se stesso: “Non abbiamo tolto i pieni poteri a Salvini per darli a Draghi”, che “non ha il mojito, ma vuole un vulnus democratico”. Diamoci da fare: la democrazia è in pericolo, ma forse siamo ancora in tempo.

venerdì 18 giugno 2021

Risate garantite

 


Probabilmente gli storici che tra una trentina d'anni annalizzeranno questo periodo, resteranno basiti per come un ex direttore del TG1, famoso per aver occultato notizie e verità durante la squallida Era del Puttanesimo, celebre il servizio sulla toilette dei cani mentre il Pregiudicato se la spassava tra cene eleganti e barzellette sul culo e le mele, e soprattutto condannato per strisciare carte di credito aziendali per i propri porci comodi, sia potuto diventare direttore di un quotidiano, di proprietà della famiglia da sempre infangante le basi della democrazia di uno stato moderno.
Il Minzo direttore del Giornale invoglia normodotati a leggerne le panzane ivi contenute, quale monito per un futuro sempre più incerto, assoggettato come sembrerebbe ai diktat dei potentati economici. Dai Augusto facci ridere!!

Travaglio!

 

La Sacra Famiglia
di Marco Travaglio
La metamorfosi del Festival dei Due Mondi in Festival dei Due Casellati, grazie alla contemporanea presenza a Spoleto dei due rampolli della presidentessa del Senato, fa di lei la candidata ideale per il Quirinale. Chi può meglio simboleggiare la festosa Restaurazione italiana? Non le manca nulla: il vitalizio extralarge che ingloba anche il periodo in cui fece danni al Csm (seguìto, per par condicio, dalla restituzione degli assegni ai senatori pregiudicati); i voli di Stato per qualunque spostamento anche minimo (un giorno il suo parrucchiere se la vedrà atterrare sul tetto); e la prodigiosa ascesa sociale dei due figli, di pari passo alla sua. Lei peraltro aveva già preannunciato il tutto nell’atto di citazione da 150mila euro al Fatto, in veste di “notissimo avvocato matrimonialista che ha sempre condotto grandi battaglie a tutela delle donne, dei minori e in generale della famiglia in tutte le sue espressioni”. Soprattutto la sua: nel 2005, sottosegretaria alla Salute, assunse la figlia Ludovica come capo della sua segreteria con uno stipendio – scrisse Stella sul Corriere – “di 60mila euro l’anno, quasi il doppio di un funzionario ministeriale con 15 anni di anzianità”: promozione strameritata, essendo la ragazza dedita “per ragioni familiari al cicloturismo”, ergo “punto di riferimento per il mondo a due ruote e del web, dov’è conosciuta come Ladybici”. Poi citava il figlio Alvise, “violinista, manager e direttore d’orchestra”, “considerato uno dei talenti emergenti”: soprattutto dal cuore di mammà.
E lacrimava per i nostri articoli (“vituperio e vilipendio”) che segnalavano le strabilianti coincidenze fra i suoi viaggi istituzionali e i tour internazionali di Alvise nelle stesse località, pure in Colombia e in Azerbaijan. Ma per lei era “stalking mediatico”, che financo “la induce a rinunziare spiacevolmente e ingiustamente alla propria presenza ai concerti, e alla passione per la musica quando la musica è interpretata e diretta dal figlio”. Non ne ascolta nemmeno i dischi, per paura che la accusiamo di favorirlo. Immaginate come deve sentirsi ora, dopo avere scoperto sul Fatto che la sua amica Ada Urbani, “consigliere per lo sviluppo” del Festival dei Due Mondi, ha ingaggiato sia Alvise (per dirigere il coro di Santa Cecilia) sia Ludovica (testimonial della corsa SpoletoNorciaMtb). Bell’amica: a furia di dispetti, le farà perdere la causa col Fatto. Ora mettetevi nei suoi panni. Se va a Spoleto a vedere Alvise che dirige e la figlia che pedala, dicono che mancava solo lei per fare l’en plein. Se non ci va, dicono che è peggio la toppa del buco. Potrebbe andarci in bicicletta, ma poi il Fatto scriverebbe che fa pubblicità a Ladybici. No, no, meglio il classico volo di Stato, per non destare sospetti.