Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 25 aprile 2021
sabato 24 aprile 2021
Anto'
Il negazionista leghista batte pure “Posaman”
di Antonio Padellaro
In fondo dovremmo essere riconoscenti all’on. Claudio Borghi Aquilini, perché ha il coraggio di dire, senza pensare, le stesse corbellerie che Matteo Salvini pensa ma non osa dire. Giovedì sera, a Piazzapulita, l’estroverso leghista faceva ridere più del Posaman del comico Lillo quando sventolava gli studi sul “lockdown che non serve a niente”, prodotti da tal “Ioannidis, professore dell’Università di Stanford”. Un cervellone che il prof. Crisanti, provocato dall’Aquilini (“lei è esperto di genetica della zanzara non di questi temi”), e dunque punto sul vivo, ha rivelato essere, come dicono a Roma, una mezza sòla: “Stanford ha cancellato i video di costui che si è pure scusato”. A questo punto Corrado Formigli ha chiesto se la negazione del lockdown e di ogni altra restrizione fosse la linea condivisa anche da Salvini. Al che il Borghi prima ha confermato, poi ha farfugliato, sudando copiosamente.
Di affermazioni negazioniste del Covid da parte dell’ex Capitano gli archivi dei giornali traboccano e infatti, ora che è al governo, fa un po’ tenerezza vederlo piatire un’ora in più sulle chiusure serali di bar e ristoranti. Proprio lui che quando era di lotta ostentava con fiero cipiglio l’assenza di mascherina. Il fatto è che alla base del salvinismo virale c’è la stessa teoria politico-sanitaria che agli albori della pandemia fece dire al presidente brasiliano, Jair Bolsonaro: “Tranquilli, tanto prima o poi tutti dobbiamo morire”. Infatti nel suo Paese si muore prima. Una forma abborracciata di darwinismo sociale secondo la quale piuttosto che paralizzare l’economia con odiosi divieti e dannose quarantene è molto più conveniente lasciare che la falce epidemica faccia il suo lavoro spedendo al creatore i più anziani e i più fragili. Selezione naturale che ha permesso all’Inps di risparmiare nel 2020 qualcosa come 11,9 miliardi. Un saldo virtuoso che, prepariamoci, i Borghi Aquilini sventoleranno con orgoglio nel prossimo talk. Mentre governo e regioni, maggioranza e opposizione si dedicano al gioco delle parti (sulle chiusure alle 22, no alle 23), le strade intorno sono intasate di auto e di persone che si godono la primavera. Controlli zero, eppure Roma che sarebbe zona arancione già si comporta come zona bianca. Altro che decreti, trionfa il liberi tutti autogestito. Il resto è noia.
Amaca
Fare i conti senza le bare
di Michele Serra
Il fronte degli aperturisti a oltranza sostiene una posizione che avrebbe una sua legittimità, se solo avessero il coraggio di dirla così com’è: preferiamo qualche migliaia di morti in più piuttosto della morte di alcuni settori economici che ci stanno particolarmente a cuore, anche perché è soprattutto in quel bacino elettorale che noi peschiamo voti.
È un ragionamento decisamente rude, ma appartiene senza dubbio alla discussione in corso, nel mondo intero, a proposito della pandemia, delle sue conseguenze, del modo di affrontarla.
Ma non la dicono così, perché suonerebbe troppo cinico, e troppo schietto. E nei talk-show, quando l’epidemiologo di turno li inchioda alla realtà delle cose (meno limitazioni vuol dire più contagi e più morti), fanno come ha fatto l’altra sera il leghista Borghi: inalberano un sorrisetto di sufficienza, come si fa di fronte ai menagramo, e tirano diritto, come chi, di un problema, enuncia solo la parte che fa comodo a lui.
Così, però, è troppo facile. Avrei molto più rispetto per un politico che sorridesse di meno e dicesse: “Sì, è vero, lo sappiamo tutti, moriranno più persone, ma è un prezzo da pagare, perché sarebbe maggiore il costo sociale di ulteriori chiusure e limitazioni.
L’economia che si riprende vale qualche fila di bare in più”. Ecco, questo sarebbe un ragionamento brutale, ma rispettabile nella sua sincerità. Invece fare finta di nulla, e limitarsi a sollecitare l’applauso della claque strillando “basta con questa galera! Riapriamo tutto!” non è rispettabile.
Omette di fare i conti comprendendo anche i costi, in questo caso i costi umani.
È un modo per barare al gioco.
Impotente dolore
Siamo strenuamente impegnati a spostare in avanti di un'ora sto' cazzo di coprifuoco - che è sacrosanto e giusto nella sostanza e nell'evidenza degli oltre trecento morti pro die, ma ahimè viene utilizzato dai soliti merdoni che stanno al potere per riverire ed adescare la tortona da 200 miliardi prossima ventura, e nel contempo s'affannano a distinguersi dalla poltiglia retta dal Santone dragone conglobante schieramenti tra loro inconciliabili, tra cui, va sempre notato, l'azienda di un pagatore seriale di tangenti alla mafia - che non ci siamo accorti, o forse lo sapevamo ma abbiamo fatto finta di nulla, ci mancava anche quella avranno pensato: è il tempo della relazione da presentare a Bruxelles e t'immagini se quello là, si proprio lui che ha fatto dell'azzannare i miserrimi una ragione di vita, agevolando la sua consorteria nell'offuscare la predazione passata dei 49 milioni che ci ritorneranno in comode rate da qui alla fine del cosmo; non abbiamo ascoltato il grido di oltre cento persone che stavano affogando non troppo distanti dalla nostre floride coste già fibrillanti per la nuova stagione balneare offertaci dai padroni del demanio paganti rette ignobili e saccheggianti portafogli per sdraio ed ombrellone; per ventiquattrore, millecinquecento minuti, assieme a Libia e Malta, i maltesi mi stanno sui coglioni solo un zinzinino meno del Barbuto Imbelle, abbiamo fatto gli gnorri, divenendo, secondo regole del mare e di civiltà, un popolo teoricamente assassino.
Morti affogati che abbiamo sulla coscienza, che rimarranno uno sfregio incancellabile ed infangante quella civiltà, quella storia, quella bellezza che da sempre emaniamo in aere, simbolo di quella fratellanza oramai flebile ricordo seppellito dal ritorno di fascisti ed arroganti alla spasmodica e perpetua ricerca di diné, di potere e di privilegi.
Personalmente, in odor ancora vago di pensione, smanio di andarmene lontano da questo mondo di mezzo infimo, mefitico, stordito e maleodorante.
E mi piego al ricordo dei tanti anonimi assassinati per noncuranza, arroganza e, soprattutto, glaciale vuoto cosmico in coscienza, ammesso che ancora ve ne sia.
venerdì 23 aprile 2021
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