mercoledì 24 marzo 2021

Grande Marco!

 

Vuoto d’Aria


di Marco Travaglio 


Per un attimo, quando ci venne sottratta anche l’ultima fonte di buonumore, cioè Gallera, tememmo il peggio. Uno così non lo troviamo più, pensavamo. Non avevamo previsto il Governo dei Migliori, che ci ha regalato il generale Figliuolo, prova vivente che i generali vengono scelti tra i colonnelli: infatti pare la reincarnazione del colonnello Buttiglione poi promosso a generale Damigiani (Mario Marenco in Alto Gradimento). E avevamo sottovalutato la Lombardia, nota fucina di comici naturali. 


Ieri, per esempio, Mestizia Moratti ha scritto al Corriere che c’è “una svolta in Lombardia”. Quale? La “vaccinazione reattiva”. Non inerte, passiva, mogia come nelle Regioni che riescono persino a farla: reattiva. Purtroppo non se ne accorge nessuno. E neppure della “riduzione di 30 volte del tasso di incidenza dei casi a Viggiù”, per la gioia dei pompieri, nonché “a Mede, Castrezzato, Bollate” ecc. Insomma “ci stiamo adoperando”. E non è una promessa: è una minaccia.


Due mesi fa il suo problema era avere più vaccini, “in base al Pil” . Ora non si riesce proprio a prenotarli, grazie all’agenzia regionale Aria, orgoglio e vanto della Lega, figlia di tre società che sembrano la matrigna e le sorellastre di Biancaneve (Arca, Lispa e Ilspa). Dunque invisa a Disguido Bertolaso, altro fuoriclasse dell’avanspettacolo, che si sfoga col Corriere: “Sono esausto per questo sforzo”. Sì, ma quale sforzo? L’intervistatore lo sorprende “circondato da mappe: ogni centimetro di territorio lombardo colorato a seconda dell’incidenza del contagio”. Praticamente gioca a Risiko, anche perché “qui non sono nessuno, senza poteri, non posso firmare un pezzo di carta né stanziare un euro”. Però “il piede è sull’acceleratore” e l’occhio è vigile: il supercoordinatore della campagna vaccinale, s’era subito “accorto che qualcosa non funzionava quando abbandonarono 300 anziani convocati per errore. Ma le pare possibile che qualcuno non venga chiamato e altri mandati a vaccinarsi a 60 km da casa?”. E lo domanda lui a noi. Via, “siamo atterrati su Marte, non possiamo non gestire delle prenotazioni via sms”, dice sempre lui a noi, che lo vorremmo tanto su Marte ma si teme che non ci arrivi, malgrado il piede sull’acceleratore. Insidiato nel suo ruolo di capocomico, Artiglio Fontana va di repertorio: “Le criticità di queste ore offrono un’immagine distorta dei nostri risultati”. E tutti lì ad attendere l’immagine raddrizzata. 

Incluso Gallera, che si prende la sua bella rivincita: “Il tempo è galantuomo e mi ha restituito un po’ di giustizia. Aria si è rivelata inefficiente” e lui, da ex assessore alla Sanità, se ne vanta. Appena riaprono i cabaret, se qualcuno sopravvive al Covid, sarà sold out assicurato.

martedì 23 marzo 2021

Questo è un Facci!

 No, non ci entro dentro la polemica scaturita dal vaccino fatto da Andrea Scanzi. Sono problemi suoi e non giudico nulla in merito. Personalmente, anche se fosse avanzato, mi limito a dire che se fossi stato Scanzi... non l'avrei fatto. Ma è un'opinione mia. 

Posto invece il commento dell'arcinemico di Scanzi, Filippo Facci. Lo pubblico perché ritengo che le campane, anche se suonanti a morto, vadano sempre ascoltate. 

Tisanatevi e leggete qui sotto il cesello di Facci al riguardo. 


SCANZI SFOTTEVA IL VIRUS, ORA S' È VACCINATO DI SFROSO

Filippo Facci per “Libero quotidiano”

Vabbeh, Scanzi, sei un cazzaro definitivo col timbro della Cassazione a sezioni riunite: hai ottenuto un primo risultato, sei riuscito a farmi telefonare e scovare proprio di domenica (inoltrata) dopo che altri quattro colleghi si erano dati per morti, introvabili o presi da impegni più seri (Cruciani, per esempio, era seduto sulla tazza del cesso).

Io però sono dipendente di Libero e dopo quattro telefonate del direttore e una del vicedirettore (senza rispondere) ho dovuto richiamare, e arrendermi all' umiliazione: ed eccomi qui, a dover «scrivere» di un giornalista pubblicista (come la tua amica Lucarelli) che pur di farsi notare si darebbe fuoco, scrivere di un malato - voglio violare la privacy - affetto da disturbo narcisistico della personalità, il quale - parlo di te, bamboccio - di fronte al suo target di lemuri social è riuscito persino ad annunciare e a giustificare d' aver fatto il vaccino anti Covid a 47 anni: come se il dimostrarne almeno dieci di più fosse una giustificazione.

Comunque bravo, bravo pirla, sei diventato uno spot istituzionale per la Toscana dei cazzari, regione già primatista di autentiche truffe da furbetti del vaccino, regione che sulla piattaforma per la prenotazione del personale scolastico, diviso in 24 categorie professionali più la generica voce «altro», ha visto infilarsi in migliaia sotto la voce «altro», con le scuse più fantasiose.

Regione in cui la categoria degli avvocati era stata inserita tra il personale degli uffici giudiziari (ridicolo) col risultato che, su 8.600 vaccini fatti, oltre 7000 li hanno fatti loro, i fondamentali avvocati. Regione in cui, selezionando i vaccinandi in base alle esenzioni dal ticket previste per patologia, hanno tentato di convocare dei morti.

Regione dove manca una piattaforma di prenotazione per i volontari del soccorso 118. Regione dove potrei farti nome e cognome di 93enni che sono lì che aspettano, perché hanno un sacco di malanni, chiaro, anche se difettano del disturbo narcisistico di personalità che invece domina te con sintomatologia crescente. Regione di Scanzi Andrea. Regione penultima nella vaccinazione degli over 80, con solo il 5 per cento che hanno ricevuto le due dosi.

Il grave è questo, pezzo di aretino col vaccino: averlo raccontato, averlo declarato, averlo tronfiamente esibito lasciando scivolare un sottotesto tipo «vedete che fico che sono, io l' ho fatto e sono già salvo, è possibile, evidentemente voi siete imbranati». Vedi, è in questo che non capisci un cazzo, grande aretino. Credi che gli altri toscani non abbiano un medico di base da esortare. Credi che non ci avesse pensato nessuno, credi dunque che non abbiano fatto un favore specificamente a te.

PANCHINARO DELLA DOSE

Se morivi dalla paura per il Covid, pace: potevi tenertelo per te, potevi evitare di raccontare d' esserti intrufolato come «panchinaro del vaccino» approfittando dell' ordinanza del generale Francesco Paolo Figliuolo, quella che raccomandava di esaurire a fine giornata tutte le dosi a qualsiasi costo.

Allora - l' hai spiegato tu - hai telefonato al tuo medico di base (non è uno psichiatra, apprendiamo) e gli hai detto: «Se avanza una dose, se non la vuole nessuno e la buttate via, io ci sono». Era una prassi discrezionale: non c' era nessuna lista.

Passi, quindi, che sia avanzata una dose (e non dovrebbe) e passi pure che possa esser capitato di doverla buttare (dovrebbe capitare ancora meno) ma non passa, vedi, quel tuo «non la vuole nessuno» riferito alla dose.

Fa girare i coglioni che non hai: perché chi una dose la voglia - meglio: chi ne abbia davvero bisogno - io te lo troverei in due minuti, anche se sono un orso e vivo isolato, mentre tu evidentemente no, vivi come un criceto nella ruota dei social ma non l' hai trovato, disdetta. No, non credo che sia perché il tuo target medio è composto da minorati 13enni oppure, dal versante anziano, da Marco Travaglio e Selvaggia Lucarelli.

Il fatto è un altro. Tu hai scritto di esserti mosso «nel rispetto della legge», ma forse dovevi scrivere «scavando nelle smagliature della legge», una circostanza che ti ha permesso di scavalcare un sacco di gente.

Che poi quanto sia stata regolare, la tua procedura, è tutto da dimostrare: sì, perché il tremebondo Scanzi, che è un grande fico ma è anche l' unico cazzaro che non conosce nessuno che abbisogni del vaccino, si è auto-dichiarato un «caregiver familiare», ossia «colui che si prende cura e si riferisce a tutti i familiari che assistono un loro congiunto ammalato e/o disabile». Da qui la prima domanda non retorica, caro assistente di congiunti: i tuoi genitori sono stati vaccinati, vero?

No, perché a noi non risulta, ma potremmo sbagliarci: illuminaci. Poi comunque c' è un' altra cosa: la Regione ha dichiarato che il cazzaro Scanzi «non risulta fra i 18.822 caregiver indicati dai 70.801 fragilissimi che si sono registrati sul portale». Potrebbero sbagliarsi anche loro.

Ma il cazzaro Scanzi avrebbe almeno potuto iscriversi - chiediamo - sulla piattaforma delle riserve? No, perché non c' era ancora nessuna piattaforma delle riserve: l' hanno fatta dopo il suo caso. Il cazzaro ha scritto che sarebbe stato «il responsabile di zona ad informarlo» di una dose a disposizione, ma «a noi non risulta» fanno sapere dalla Asl Sudest di Arezzo. Oh. Che confusione. Scanzi, forse qualcuno ce l' ha con te, saranno di sicuro degli invidiosi.

Detto questo, girare le frittate non è difficile in sé: è difficile farlo davanti a gente capace di intendere, di volere e di ricordare. Ai lemuri tu hai spiegato che il tuo gesto voleva «esortare alla vaccinazione» e che grazie al tuo scrocco autorizzato, in Toscana, molti impareranno la prassi da «panchinaro dei vaccini». Eh sì, perché dopo l' esibizione della tua profilassi, altri lemuri ti hanno chiesto come fare, e tu gliel' hai spiegato: ma solo ora. Prima, per il loro bene, sei andato avanti tu.

E per non sembrare che abbiano favorito uno pseudo-giornalista, ora, si inventeranno - vedrai - una lista d' iscrizione per panchinari: che poi sarà un elenco che quantifica delle inefficienze, a pensarci. Il punto, egregio cazzaro, è che non pensavano che avresti avuto il fegato di esibirti persino in questo, e raccontare tutto sbrodolandoti addosso.

È che non resisti. Il disturbo narcisistico è una brutta bestia.

Il semplice piacersi, e dare spettacolo di sé, sono un' altra cosa. L' unica cura per impedirti di sparare ogni cazzata che scorra nella tua parte destra del cervello, beh, sarebbe una martellata sul cranio: ma è una terapia ritenuta superata.

Ma noi, come facciamo? Come facciamo, noi dotati di memoria, a non ricordare quando desti a tutti dei «deficienti» (25 febbraio 2020) perché giravano con la mascherina? Quando dicesti «è un semplice raffreddore, non una malattia mortale»?

Quando insultasti i colleghi che giudicavi «allarmisti» per una «normale influenza»

Quando urlasti «Ma quale pandemia!... Mi stanno annullando le date teatrali!». Dopodiché, sdraiato a tappeto sotto Giuseppe Conte, sei passato a elogiare qualsiasi lockdown.

«Scellerato far giocare Atalanta-Valencia», dicesti due mesi dopo, mentre cannoneggiavi quelli che in precedenza, con molta più moderazione, erano incappati nel tuo stesso svarione. Certo, hai ragione: tu problemi non ne hai, perché i tuoi seguaci non hanno memoria essendo animali (lemuri) e gli animali vivono solo il presente, beati loro. Ma chi invece ha memoria, maledetto te, è dannato due volte, perché finisce che lo chiamano anche di domenica per umiliarsi e scrivere questa cosa, che ti piacerà comunque, perché parla di te, di te, di te.

Ragogna

 


L'Amaca

 

L’eccellenza e la siringa
di Michele Serra
Si cerca di capire il guasto della sanità lombarda, oggettivamente tra le più inefficienti nella vaccinazione dei suoi cittadini. Si cerca, anche, di non buttarla troppo in politica, anche se è difficile non farlo di fronte a una regione ricchissima, e con vistose eccellenze, e magnifici ospedali, che si rivela povera e sguarnita sul fronte della medicina di base, della battaglia quotidiana, ambulatoriale, porta a porta, contro il Covid. Come se un esercito disponesse di formidabili basi missilistiche ma avesse una fanteria allo sbando, male approvvigionata, mandata allo sbaraglio.
E allora, come si fa a non buttarla in politica?
Che frutti ha dato, alla prova dei fatti, il forsennato aziendalismo che è stato il faro del centrodestra per decenni, del quale l’opera formigoniana prima, quella leghista dopo, sono stati esecutori zelanti, e la signora Moratti è oggi la molto tardiva testimone? (Moratti sta all’aziendalismo come Cossutta stava all’Unione Sovietica: tetragoni al tempo che cambia il mondo).
Se ciò che non è "eccellenza" diventa solo un costo, una zavorra imputabile di nuocere ai bilanci, come stupirsi se i medici di base si ritrovano soli e male attrezzati per l’emergenza? C’è un’umiltà bestemmiata, nello sviluppo in auge, una tragica incapacità di partire dalle cose semplici, dall’avamposto di quartiere, da quella buona gestione ordinaria che poi, di fronte all’impegno straordinario, è la sola garanzia di farcela. Il giorno che la prosperosa, laboriosa, pragmatica Lombardia trovasse la forza di fare davvero i conti con se stessa, come giudicherebbe una sanità che maneggia macchinari spaziali, salva vite con diagnosi formidabili, ma non sa più tenere in mano una siringa?