venerdì 5 febbraio 2021

Flash!


Eccolo, lo sto vedendo in diretta! Ha la faccia di colui che vorrebbe dire, ma che si sforza di restare nella normalità, per lui sacrificio estremo. Inizia ringraziando il Capo dello Stato, condendo il tutto con un suo giudizio positivo per come ha operato, in questa situazione grave generata dallo scellerato strappo governativo ad opera di Paperoga. A fianco ha la Spasimante Etruriana in cerca di radiosità poltronara, e Teresona Quattrobracce Agricole, più un comodino non meglio precisato. Parla al solito come se avesse un 20% di gradimento e non numeri da microfisica. Smiela il Draghi asserendo come il suo arrivo abbia ridato credibilità alla nazione, che ovviamente prima non c’era, probabilmente sempre per colpa di Paperoga. In apparenza lascia completamente il boccino in mano al premier, non chiedendo nulla per sé e per i suoi italioti semi vivi. È il suo solito cronoprogramma, da vera aspide: far intravedere una massima ed estrema disponibilità, lavorando già interiormente, grazie al suo ego smargiasso, ad elaborare una scaletta per le future coltellate alle spalle, specialità della casa. Lascia pure intravedere che non ostacolerà l’arrivo del Cazzaro Verde, ponte unico per poter trasvolare, al di là della ragione, nel campo da lui agognato da sempre, ove erediterà i voti dello Zio Puttaniere, con la benedizione del suo conterraneo Denis, attualmente ai domiciliari, e per ciò molto ascoltato.

Obbiettivo unico

 


Pali, paletti, orizzonti, pietre miliari, obbiettivi. Se non si guarda ad un punto fermo, non se ne esce, non si può sperare in una soluzione accettabile. Ed in politica l’avvenire è l’oggi, dicono in molti. E allora il primo obbiettivo ci porta a febbraio 2022: evitare l’ascesa al Colle quirinalizio del pagatore seriale di tangenti alla mafia, nonché proprietario indiscusso e agevolato di oltre la metà della libera, mi vien da sorridere, informazione. E’ questo il principale problema da risolvere, tutto il resto conta poco, a parte naturalmente la battaglia pandemica che al momento è l’indiscusso e granitico nodo sociale da risolvere. Per evitare la nanoputtanesca ascesa, occorre che fino ad agosto prossimo non si voti, dopo infatti scatterà il semestre bianco; per scansare il voto occorre che il M5S entri nella compagine governativa probabilmente diretta da Draghi. Per schierare i propri ministri il Movimento dovrà non solo turarsi il naso, ma igienizzarsi a dovere visto che sicuramente l’Erotomane entrerà in maggioranza. Ma l’eventuale accoglienza di un pregiudicato e della sua azienda finto partito, se proiettato nel pericoloso febbraio ’22, potrebbe ascriversi al piano di salvaguardia nazionale, proteggente le future generazioni dall’ipotetico settennato malefico, in grado di spargere i famigerati e subdoli assopimenti della ragione, paragonabili per nefandezza a ciò che abbiamo subito nell’Era del Puttanesimo.
Il M5S a mio parere dovrebbe evitare in primis che lo gnomo psico-flebile egocentrista rignanese, l’enorme pericolo per il proseguimento della legislatura, nonché un fantasmagorico gatto attaccato alle gonadi, entri nel governo; relegarlo all’opposizione semplificherebbe di molto la già tesa situazione politica.
Riassumendo: fuori il Bullo, dentro il Pregiudicato ma solo per depotenziarlo al fine di non di ritrovarcelo quale simbolo di unità, che sta a lui come Kierkegaard al Cazzaro Verde.
A proposito del Cazzaro: si dovrebbe autoescludere a priori in presenza del movimento, come ha già fatto Sora Cicoria, ma non è detto, visto che Giorgetti spasima per Draghi. Una coabitazione con i leghisti, con aggiunta dello psico nano, renderebbe instabile e assurda ogni cosa, soprattutto per il concreto rischio di estinzione del M5S, compartecipe di fatto di una politica intrisa di plutocrazia forsennata, i sorrisi dello squallido Bonomi la dicono tutta in merito, che da sempre costituisce uno dei principali bersagli dello stesso.
Non sarà dunque una passeggiata, tutt’altro; la strada infatti si biforca: da una parte il far politica con i personaggi già descritti; dall’altra l’ipotetico baratro da evitare sulla futura nomina del Presidente della Repubblica. Un caos da affrontare con le notorie armi dell’onestà e del rigore morale che molti, nel futuro governo, sicuramente non sanno neppure pronunciare.

L'Amaca

 

Il grande tessitore
di Michele Serra
Le vicende di questi giorni dimostrano che la politica non si fa con gli aut aut, ma con una paziente opera di tessitura e dialogo». La frase è di Matteo Renzi, intervistato da Stefano Cappellini. In bocca al leader politico meno disposto, dopo Attila, alla tessitura e al dialogo (o si fa come dice lui, o non se ne fa nulla), suona fantastica. Quasi spiritosa.
Poiché Renzi ha la parola veloce, si potrebbe pensare a una frase riuscita male. Oppure tocca prendere atto di una lettura della crisi (la “sua” crisi) più astuta e più occulta di quella che i comuni mortali hanno potuto intendere: lui si considera il vero artefice dell’avvento di Draghi (ecco la tessitura) e presume di essere il suo interlocutore politico più ascoltato (ecco il dialogo).
Forse la politica non ha tempo per le questioni di stile. Ma un poco dispiace che nel sostanziale commissariamento dei partiti che il Quirinale – con ottime ragioni – ha messo in atto incaricando Mario Draghi, non tutti si sentano ugualmente dietro la lavagna. Il Pd paga il prezzo del suo governismo a oltranza, dunque della sua lealtà a Conte; i Cinquestelle del loro Dna tanto confuso da essere oramai illeggibile, Masaniello in grisaglia non è un compromesso, è uno scherzo di natura; il centrodestra sconta la sua goffa simulazione di unità, una modesta furbata per fingersi in grado di governare da solo. Nella classe deserta, solo un alunno rimane tranquillamente seduto al suo banco, spiegando a tutti gli altri dove hanno sbagliato. No, Matteo Renzi non è simpatico, e se in politica non è un demerito, è il momento giusto per dire che non è nemmeno un merito.

Fantastica!




Meditazione Travagliata


Meditate gente! Meditate!

Suicidio assistito

di Marco Travaglio

Ci sono vari modi per suicidarsi: l’aspide, la cicuta, il gas, il cappio, il balcone, la finestra, il ponte, la clinica svizzera, i barbiturici, le vene tagliate nella vasca da bagno, il topicida, la pasticca di cianuro. Tutti tragici, ma rispettabili. Il meno onorevole è consegnarsi volontariamente al carnefice pensando o raccontando che così lo si migliora e lo si controlla. Eppure è la strada che, secondo indiscrezioni, pare abbiano scelto Grillo e parte dei 5Stelle poche ore dopo che i gruppi parlamentari che avevano deciso (a maggioranza ampia al Senato e più risicata alla Camera) di non appoggiare il governo Draghi. Intendiamoci: il carnefice non è Draghi, che anzi s’è accollato una bella gatta da pelare. I carnefici sono i compagni di strada che si ritroverebbero accanto i 5Stelle con l’insano gesto. Draghi non è un drago sceso dal cielo che ripulisce, con un colpo di coda e di spugna, le lordure di un Parlamento pieno di voltagabbana, sciacalli e squali. Anche lui, come Conte e come tutti, dovrà far fuoco con la legna che c’è per trovare una maggioranza, possibilmente più ampia di quella che ha sbarrato la strada a Conte malgrado la fiducia appena ottenuta alla Camera e al Senato.

E lì, quando inizieranno le consultazioni “vere”, rinviate per due giorni per frollare partiti e coalizioni per sfinimento, finirà la truffa del governo “tecnico uguale neutro”. I governi tecnici sono quanto di meno neutro e più politico esista: decidono anch’essi dove indirizzare i nostri soldi e ora anche quelli dell’Ue, l’economia, la finanza, la giustizia, il lavoro, la sanità, l’istruzione, la cultura, i diritti. Quando il polverone della crisi si sarà depositato insieme ai fiumi di bava e saliva dei media per SuperMarioBros, l’equivoco si scioglierà. Ogni partito detterà a Draghi le sue condizioni e tutti capiranno che non esistono salvatori della Patria né uomini della Provvidenza né governi, premier o ministri asessuati (mica sono angeli). Il sesso dipende da chi li vota e da cosa fanno. Invece per Draghi “basta la parola”, come per il confetto Falqui, e chissenefrega dei contenuti. Come se esistessero premier multiuso per tutte le stagioni, gli stomaci e i palati (è l’accusa che si faceva a Conte, che però prima governò con la Lega e poi col Pd, ma sempre con maggioranza 5S,e in tempi diversi: non contemporaneamente). Come se i governi nascessero da un bel curriculum, anziché dalla volontà e dai programmi di una coalizione. E meno male che era Conte quello “senz’anima”. Vediamo le 4 alternative di Draghi.

Governo giallorosa-bis. Includerebbe M5S, Pd e LeU, che si ritufferebbero nelle grinfie dell’Innominabile, di nuovo decisivo, come se questi 17 mesi di sevizie non fossero bastati.

Ammetterebbero che il problema era Conte (non una grande idea per chi lo vuole candidato premier). E ricomincerebbero a litigare su Mes, giustizia, reddito, bonus, autostrade ecc.

Governo Ursula. Terrebbe insieme M5S, Pd, LeU, FI, Iv, Bonino e Calenda. Tutta gente col pelo sullo stomaco abituata da anni a inciuciare e a far digerire di tutto ai rispettivi elettori (reali o virtuali), con un’eccezione: i 5Stelle. Che con tutti possono governare, fuorché col pregiudicato amico dei mafiosi e con l’irresponsabile che ha rovesciato Conte per espellerli dal consorzio civile, cancellare le loro riforme, sputare sulle loro bandiere, radere al suolo ogni loro traccia e spargervi il sale misto al veleno dei Calenda & Bonino. Se Di Maio restasse ministro con berlusconiani e renziani, qualcuno potrebbe domandargli perché nel 2018 rinunciò a fare il premier per rifiutare non l’alleanza, ma una semplice telefonata con B. E giungerebbe alla conclusione dei peggiori detrattori dei “5S pronti a votare qualunque roba pur di salvare la poltrona”. Intanto, soli soletti all’opposizione, Salvini e Meloni griderebbero all’attentato alla democrazia, lucrerebbero consensi su ogni scelta impopolare e lite del governo (dove nessuno sarebbe d’accordo con nessuno su nulla) e si spartirebbero le spoglie dei fu 5Stelle. Che, sì, avrebbero reso superflua Iv e tenuto uniti i giallorosa, ma non potrebbero più uscire di casa.

Governo Ursula senza 5S (che si asterrebbero salvando, se non l’anima, almeno la faccia). Non avrebbe la maggioranza neppure relativa. E sarebbe curioso se Mattarella lo consentisse, dopo aver archiviato il Conte-2, dimissionario sì, ma senza accettazione delle dimissioni e appena “fiduciato” dalle due Camere. Ma a quel punto sarebbe lo stesso premier incaricato a rinunciare.

Governo Pd-FI-Iv. Avrebbe ancor meno voti del precedente. Dovrebbe elemosinare l’astensione di almeno un grande gruppo fra 5Stelle o Lega, o di entrambi (la Meloni si astiene solo se nessun alleato dà la fiducia, sennò vota contro). E sarebbe un governo balnear-elettorale di minoranza, tutto il contrario del mandato di Mattarella, per giunta esposto a ricatti degli astenuti che potrebbero votare contro se non ottenessero ciò che vogliono. Cioè, per i 5Stelle, il mantenimento di tutte le loro riforme, invise a quasi tutti gli altri. E, per la Lega, i mantra di Salvini: condono fiscale, flat tax, “libertà di scavo” (cioè di trivelle), basta Dpcm e chiusure anti-Covid, rinuncia ai prestiti del Recovery, frontiere e porti chiusi e altre cazzate. Dunque neppure Draghi ci starebbe. E tutti i suoi turiferari scoprirebbero che la politica, scacciata dalla porta, rientra sempre dalla finestra.