martedì 1 dicembre 2020

New entry


 L'insegnante Marco Galice entra di diritto nella mia personale Hall of Fame (in compagnia tra l'altro di Castro, Bergoglio, Belushi, il Cigno, Audrey, il Golden Boy, Onfray, Paperoga, il Boss, gli Stones, Babe e Stan, Rombo di Tuono, Travaglio, etc.)

Benvenuto Professore! E grazie!


IO VI ACCUSO
Barbara D’Urso, Maria De Filippi, Alfonso Signorini, Alessia Marcuzzi e tutta la schiera della vostra bolgia infernale… io vi accuso.
Vi accuso di essere tra i principali responsabili del decadimento culturale del nostro Paese, del suo imbarbarimento sociale, della sua corruzione e corrosione morale, della destabilizzazione mentale delle nuove generazioni, dell’impoverimento etico dei nostri giovani, della distorsione educativa dei nostri ragazzi.
Voi, con la vostra televisione trash, i vostri programmi spazzatura, i vostri pseudo spettacoli artefatti, falsi, ingannevoli, meschini, avete contribuito in prima persona e senza scrupoli al Decadentismo del terzo millennio che stavolta, purtroppo, non porta con sé alcun valore ma solo il nulla cosmico.
Siete complici e consapevoli promotori di quel perverso processo mediatico che ha inculcato la convinzione di una realizzazione di sé stessi basata esclusivamente sull’apparenza, sull’ostentazione della fama, del successo e della bellezza, sulla costante ricerca dell’applauso, sull’approvazione del pubblico, sulla costruzione di ciò che gli altri vogliono e non di ciò che siamo.
Avete sdoganato la maleducazione, l’ignoranza, la povertà morale e culturale come modelli di relazioni e riconoscimento sociale, perché i vostri programmi abbondano con il vostro consenso di cafoni, ignoranti e maleducati. Avete regalato fama e trasformato in modelli da imitare personaggi che non hanno valori, non hanno cultura, non hanno alcuno spessore morale.
Rappresentate l’umiliazione dei laureati, la mortificazione di chi studia, di chi investe tempo e risorse nella cultura, di chi frustrato abbandona infine l’Italia perché la ribalta e l’attenzione sono per i teatranti dei vostri programmi.
Parlo da insegnante, che vede i propri alunni emulare esasperatamente gli atteggiamenti di boria, di falsità, di apparenza, di provocazione, di ostentazione, di maleducazione che diffondono i personaggi della vostra televisione; che vede replicare nelle proprie aule le stesse tristi e squallide dinamiche da reality, nella convinzione che sia questo e solo questo il modo di relazionarsi con i propri coetanei e di guadagnarsi la loro accettazione e la loro stima; che vede lo smarrimento, la paura, l’isolamento negli occhi di quei ragazzi che invece non si adeguano, non cedono alla seduzione di questo orribile mondo, ma per questo vengono ripagati con l’emarginazione e la derisione.
Ho visto nei miei anni di insegnamento prima con perplessità, poi con preoccupazione, ora con terrore centinaia di alunni comportarsi come replicanti degli imbarazzanti personaggi che popolano le vostre trasmissioni, per cercare di essere come loro. E provo orrore per il compiacimento che trasudano le vostre conduzioni al cospetto di certi personaggi.
Io vi accuso, dunque, perché di tutto ciò siete responsabili in prima persona.
Spero nella vostra fine professionale e nella vostra estinzione mediatica, perché solo queste potranno essere le giuste pene per gli irreparabili danni causati al Paese.
Marco Galice

Stramegamente d'accordo!

 

L’amaca

Il dibattito no!
di Michele Serra
Arriveranno i vaccini e il dibattito scientifico sui social sarà certamente infocato e appassionante, con risse tra fautori di quello tedesco, quello russo, quello cinese, quello americano se non lo sequestra Trump, quello argentino dedicato a Maradona. E ci sarà il derby tra la ricetta delle multinazionali e quella alternativa fatta in casa dalla casalinga di Voghera, e naturalmente i novax sempre presenti, come farne a meno, e infine verrà organizzato qualche spettacolare duello televisivo tra virologi, a colpi di provetta.
Desidero non partecipare al dibattito per una ragione — mi rendo conto — non troppo significativa rispetto ai tempi, ma per me insormontabile: e cioè che di vaccini non so niente, non sono medico, non ricercatore, non infettivologo, non sono mai entrato in un laboratorio.
Gli argomenti dei quali non so niente sono, per altro, quasi infiniti: è per questo che, lungo i secoli, si sono formate le competenze, i vari corsi di laurea, le specializzazioni, le professioni.
È per questo che se è rotto l’ascensore non mi calo nella tromba con un cacciavite e un martello, ma chiamo il tecnico dell’ascensore. Eccetera.
Dunque a mia tutela, e a tutela di quei pochi che non vorranno avere un’opinione sul vaccino anti-Covid, rivolgo una supplica alle autorità sanitarie del mio Paese: per piacere, decidete voi, decidete per il meglio ma soprattutto decidete con chiarezza, diteci la marca, la posologia, se digiunare prima o dopo, come vestirci per andare a vaccinarci, tutto quello che volete purché non ci lasciate in balia del dibattito.
Sui vaccini, per cortesia, il dibattito no.

lunedì 30 novembre 2020

Cani rognosi



Dai Riva con i loro guadagni immondi, fino ai bastardi di AcelorMittal e il loro squallido piano depotenziante l’acciaieria, per arrivare ad oggi con il probabile ingresso dello stato: nessuno al momento mette al primo posto la salute di Taranto, al primo posto davanti al lavoro, all’occupazione e a quel cazzo che gli pare. Intanto Vincenzo è morto a dieci anni, soffrendo come un cane, e con lui altri bimbi, giovani, adulti. Non c’è altro da aggiungere, eccetto che assassini!

Golosamente keccèdinuovo

 Imperturbabile agli eventi! E' questo il segreto per tempi duri e difficili qual è il presente. Imperturbabile come il velista solitario che non curandosi dei marosi, dei venti imponenti, guarda la rotta, fissa l'ago della bussola, incurante di tutto. 

Accadono fatti strani sapete? Non so voi ma a me fibrilla l'animo, aggrottandomi sugli spifferi gelidi di chi, o cosa, vorrebbe distoglierci. 

Vaccino si, vaccino no. Quello costoso e da tenere a -80 e quello da pochi euro bloccato da tenere normalmente in frigo che necessiterà di ulteriori conferme - quelli di Astrazeneca si sono accorti che sbagliando dose, dimezzandola, han portato dopo il richiamo l'efficienza del loro vaccino al 90%, e ci può stare perché l'errore, c'è chi lo chiama la Mano di Dio, e qui ripenso anche al mitico Diego, fu alla base della penicillina con Fleming che inavvertitamente contaminò una fiala di Staphilococcus aureo con colonie fungine, muffe, che inibirono la crescita del batterio, quindi Astrazeneca potrebbe essere anch'essa sulla strada giusta, ma come detto occorreranno ulteriori investigazioni, cioè tempo, tempo, mentre gli altri sono prontissimi e molti verranno vaccinati con Pfizer a -80, un ritrovato che modifica l'Rna e nessuno sa cosa comporta modificarlo, alcuni virologi tra cui la Gismondo, sostengono che occorrerebbe più tempo, tempo, tempo. 

Ma non possiamo permettercelo. E allora vaccineranno milioni di persone, e intanto il clima natalizio s'infervora, nessuno vuole rinunciare agli acquisti, allo shopping sano, o insano. Siamo chiamati a corroborare il PIL, a lenire le sofferenze di tanti commercianti, a riempire gli sterminati centri commerciali, a far code, pazienti per il gadget nuovo ed indispensabile, parlo così perché anch'io sento il frizzantino tipico della corsa folle verso il nuovo ritrovato, non sono migliore, o peggiore, di tanti, tutti, troppi infervorati dalla "strisciata" della carta, che poi quest'anno ci premiano pure, dai partiamo, andiamo ad ingolfarci di pacchettini rossi con nastri dorati, ahh come sono belli, ad infarcirci delle mielose riverenze di addetti, di chierici del dio acquisto, e ora che saremo tutti gialli, un tempo giallo significava aspetto preconizzante una malattia ora è sinonimo di libertà, che c'importa più di quel cavolo di virus che ha pure rotto le gonadi, e poi i morti stan calando, solo cinquecento, solo, solo, appena cinque centinaia al giorno, ah si! un tempo inorridivamo perché scomparivano in qualche incidente cinque persone ma oggi ci siamo evoluti e possiamo dire all'unisono sono solo cinquecento morti al giorno e quindi la situazione sta migliorando, ritorneremo ad essere pregni di quella felicità, un po' anomala perché dirompente e divaricante gli status di molti, che ha nel fregiarsi di ninnoli la spina dorsale della vita cosiddetta moderna, e poi questo distanziamento sociale, necessario e basilare, guarda che anche prima era vigente, hai mai visto per esempio un riccastro a pranzo con un cassintegrato? no? e allora vedi che il rapto capitalismo profetizzava già da tempo immemore che gli umani sono diversi tra loro? Che l'evoluzione finanziaria è spartiacque tra chi può e chi vorrebbe, ma questo virus ha mescolato le carte e soffriamo tutti di solitudine, d'inappetenza, di silenzio mefitico. 

Dai sta passando, torneremo quelli di una volta, impegnati come da sempre siamo a soverchiare l'altro, emergendo sulle sue spalle per distinguerci da lui. 

No, non abbiamo capito nulla, a mio parere e mi metto in prima fila, da questa pandemia non ancora vinta, solo sospesa causa shopping. Non abbiamo compreso l'essenza dell'essere qui su questo pianeta, avendo liofilizzato i messaggi chiari ed inequivocabili a proposito della nostra caducità, del nostro incespicare su eventi complicati ed imprevedibili. 

Sapete ad esempio che giri voce, date un'occhiata a quel che asserisce il filosofo Leonardo Caffo su ciò che Nasa e Onu vanno dicendo e che riviste quali Nature e Science riportano, che cioè siano attivi una cinquantina di virus non ancora compresi, catalogati, studiati che potrebbero innescarsi da un momento all'altro? 

Non voglio fare la Cassandra, ci mancherebbe! Idealizzo soltanto la possibilità che quello che eravamo difficilmente tornerà ad essere il nostro modo di vivere quaggiù. Shopping compreso.       

domenica 29 novembre 2020

sabato 28 novembre 2020

Recordare a volte non aiuta

 

Impegnati come siamo a gestire il pandemico, non c'accorgiamo quasi di notizie come questa incutenti scoraggiamenti, delusioni e convinzioni. 

Mentre l'italia sta ansimando per ottenere 240 miliardi dall'Europa, in grado di rinvigorire economia e sviluppo, tale Roberto Recordare, gestore dal 1994 del gruppo Golem, tra l'altro con 800 clienti tra la Pubblica Amministrazione, pare, la conferma arriva da una conversazione intercettata nel 2017 con una sua consulente, pare controlli ed abbia in portafoglio qualcosa come 500 miliardi di euro, un immenso lavatoio al servizio di camorra, gli Iarunese di Casal di Principe, di mafia, di 'nrangheta come i Galiostro e gli Alvaro.

Cinquecento miliardi frutto di droga, pizzi e altro rumentario sociale, cinquecento miliardi da ripulire e fare rientrare attraverso carte di credito intestate a prestanomi, vedasi quella intestata ad un lituano di 32 anni, emessa dal gigante bancario Barclays che nell'agosto 2017 aveva un saldo di 2 miliardi di euro, o attraverso certificati di fondi d'investimento, come quello da 36 miliardi depositato presso la banca centrale di Danimarca. 

Quindi non sono ciarle pensare che il nascosto supera di gran lunga l'economia ufficiale. Il giro della malavita organizzata mondiale è immenso, incontrollabile, supportato da stati e banche canaglie, sperdute in paradisi off shore, giri infiniti di denaro passanti per Corea, Tagikistan, Malesia, Penisola Arabica, Cipro, Hong Kong, Afghanistan, Croazia, Bulgaria, Tunisia. 

A Dubai Recordare gestisce due grattacieli di proprietà di calabresi, e diversi conti correnti di capacità infinita. 

Insomma: la potenza di fuoco di Recordare è immensa, il giro di soldi sporchi tendente ad infinito, con tutti i supporti del caso di funzionari, impiegati, banche, società di comodo. Tutto ha un suo prezzo, tutto può essere amministrato con compiacenti gaglioffi. Viene a galla quasi la convinzione di essere inermi ed impotenti di fronte a questo tremebondo sistema economico retto e supportato da denari frutto di delitti. E sicuramente quello che è emerso non è che la punta di uno stratosferico iceberg nascosto ai più, ma in grado di determinare scelte politiche di pupazzi animati a gettone, che media compiacenti ci presentano invece come persone in grado di gestire il bene pubblico internazionale. 

Non è così e lo sappiamo bene. Ciò che non si vede è il motore silenzioso e volano dell'economia mondiale, intossicata e ferita probabilmente mortalmente dai tanti Recordare in giro per il mondo, impomatati, profumati e perché no: molto devoti alla statua di turno.      

venerdì 27 novembre 2020

Facci amoci del male!

 Ma si dai, perché no?

Facci (Facci!) che dice la sua sulla virologa Ilaria Capua!
ECCO LA VIROLOGA SENZA CAPUA NÉ CODA
Dice tutto e il suo contrario, ha persino lanciato l’allarme sui vaccinati che possono infettare. Ma le tv fanno a gara per ospitarla
di Filippo Facci
Nell’album delle figurine televisive dei virologi, all’inizio, la figurina di Ilaria Capua era ricercatissima. Quest’estate per un’Ilaria Capua ti davano addirittura tre Roberto Burioni, e c’è chi, per un’Ilaria, ha offerto 4 Bassetti, 19 Zangrillo e 22 Crisanti. Tanto l’album non lo finisce nessuno, anche perché, per finire l’assurda collezione, occorrerebbe al minimo vaccinarsi. Il problema, tornando alla Capua, sono le maldestre regole di mercato dell’opinionismo: siccome c’era penuria, hanno ristampato una quantità spropositata di Capua che non solo non si è opposta, ma ha accettato di proliferare anche perché si divertiva un casino.
Sapeva che tanto un giorno sarebbe finita e allora ha deciso di esagerare, soprattutto dal momento che La7 la paga ogni volta 2000 euro più Iva per un intervento di dieci minuti che non può sforare, altrimenti il costo sale: altro che problemi di collegamento col satellite, altro che Burioni col suo gettone di presenza da Fabio Fazio. Ora però c’è il rischio inflazione, anche perché alla Capua ormai mancano solo le ricette di cucina e poi ha parlato di qualsiasi cosa, ovviamente in maniera incoerente ma pur sempre in tv, dove le parole esistono solo nel transitorio e domattina puoi dire il contrario di quello che hai detto oggi e non se ne accorge nessuno.

LE COLLEGHE
Nell’era della smaccata demeritocrazia – dove troneggia, inarrivabile, il profilo sedato di Domenico Arcuri – nessuno ricorda che per esempio la scienziata del Fatto Quotidiano, Maria Rita Gismondi, assurse alle cronache per una solenne cazzata («si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia», 23 febbraio) con il seguente risultato: ha coerentemente ottenuto una rubrica fissa su Il Fatto Quotidiano e hanno arruolato pure lei nel canaio televisivo, benché semplice biologa. Indovinate con chi aveva litigato? Con Burioni. E Ilaria Capua che peraltro è ufficialmente una veterinaria? Lei aveva detto, da principio: «il Covid è una forma simil influenzale, usiamo il cervello prima di diffondere notizie allarmistiche». Beh, ma era chiaramente un’esperta: e tutte le tv a inseguirla. Non che da queste parti ce l’abbiamo con lei, anzi, come altri siamo vittime della misteriosa aura «familiare» che circonda Ilaria Capua. Perché è il suo segreto: la sensazione, nostra e di noi tutti, d’averla già vista da qualche parte. In una farmacia del centro, scostante e distaccata, abbronzata perché nel weekend va sempre via. O forse no, era la direttrice di quella collana di Feltrinelli, o la direttrice di quella costosa scuola bilingue. Il tono è polivalente ma resta quello della professoressa che con tonalità didascaliche e manualistiche ci impartisce ogni volta lezioni, soprattutto moniti: «Vorrei ricordare che siamo in mezzo a una pandemia», «mettiamoci questa benedetta mascherina», «non tutti si sono comportati bene», «smettiamola di autofustigarci, facciamo invece convergere forze». Gli interventi sono continui inviti alla responsabilità del singolo.
Dapprima piaceva a tutti anche perché sembrava disposta a dire ciò che il pubblico forse non vuole sentirsi dire, in seguito è sorto il sospetto che tra le cose che il pubblico non voglia sentirsi dire ci siano anche le cazzate.
Ieri questa impressione aleggiava nell’aria. Sul social Twitter, Ilaria Capua poneva dubbi non da poco: «In generale», si è chiesta, «se una persona vaccinata contro la malattia X entrasse in contatto con il virus X si ammalerebbe di X? No. Ma in generale», si è chiesta ancora, «la stessa persona vaccinata ed esposta al contagio X potrebbe trasmettere virus X ad una persona non vaccinata? Sì», risponde la professoressa Capua, già direttrice dell’UF One Health Center dell’Università della Florida. Chiaro? No. Tanto che il professor Roberto Burioni ha replicato sempre su Twitter: «Se la malattia X e relativo vaccino fossero morbillo, rosolia, parotite o varicella - e qui mi fermo, ma la lista è lunga - la risposta sarebbe no», capovolge il virologo, «chi è vaccinato non può essere infettato e non può trasmettere la malattia». Bene, ma nel caso del Covid-19? «Ovviamente non lo sappiamo, ma è molto raro che un vaccino efficace non diminuisca (nel periodo di efficacia) anche la trasmissione. Al momento non me ne viene in mente neppure uno». Era l’inizio di un bisticcio professorale? No, era la perpetuazione di altre frasi lapidarie pronunciate dalla Capua a cui però, in genere, non si danno risposte puntuali.

GLI AFORISMI DI ILARIA
In qualsiasi caso lei non molla la postazione: «Sono in lockdown volontario, non mi voglio ammalare, non me lo posso permettere, anche come immagine. Devo dimostrare che questo virus posso tenerlo a bada, infatti non esco da molto tempo, faccio solo una passeggiata per sgranchirmi le gambe. Sono tornata negli States lo scorso 7 agosto, da lì ad oggi sarò uscita 20 volte in tutto», ha spiegato lo scorso 12 novembre. Non potersi ammalare per questioni di immagine: i medici che si fanno il mazzo in trincea (corsia) per fortuna questo problema non ce l’hanno, e possono accoratamente ammalarsi. Poi, in ordine sparso, Ilaria Capua: «Per fare i vaccini si potrebbero usare i cinema… sarebbe l’occasione per far incontrare virtuosamente due settori sostanzialmente disgiunti, paralleli e indipendenti: la sanità pubblica e l’intrattenimento». Ma non c’è già lei, per questo? Ancora Ilaria Capua: «Ha fatto più Berlusconi con il suo esempio impeccabile e responsabile che tanti altri con tante troppe parole». Un’autocritica? Sempre Ilaria Capua: «Anche le persone che prendono il virus in forma lieve possono avere delle conseguenze a lungo termine. Il Covid lascia delle cicatrici sul cuore o sui muscoli». Quasi poetico. Ilaria Capua: «Un vaccino anzitutto non c’è; secondo, non abbiamo certezza che quelli in sviluppo siano efficaci; terzo, non sappiamo se l’eventuale efficacia sia raggiungibile con una dose o se ce ne vorranno di più». Incoraggiante: ma lei, probabilmente, da Gainesville, capisce tutte queste cose. Ilaria Capua: «In Italia quest’estate portavo sempre la mascherina: mi è scoppiata una sinusite che secondo me era da mascherina, e che mi ha fatto venire una fortissima emicrania». Duemila euro per dieci minuti. Ilaria Capua: «Il problema Covid non lo risolveranno i politici, ma i singoli individui che si sentono parte di una collettività». Con applauso incorporato: forse avrà preteso un’extra. Ilaria Capua, e qui mettiamo la data perché era il 30 settembre scorso: «Se guardiamo ai numeri fuori dall’Italia, possiamo dire che abbiamo fatto un buon lavoro: quello che si vede oggi è il riflesso di come ci siamo comportati un mese fa». Avevamo altre cinque perle, ma lo spazio è finito.