mercoledì 30 settembre 2020

Pluto


Già dai tempi della preistoria personaggi come Pluto Bonomi (in realtà si chiama Carlo ma essendo la massima espressione della plutocrazia, Pluto gli si confà meglio) calcavano le terre da poco emerse, già inzuppati di default com’erano di quella spocchia, di quella accidia verso il prossimo divenuta nel tempo matrice di tutte le sperequazioni attanaglianti la pace sociale. 
Ieri Pluto Bonomi si è interfacciato col Premier, fingendo un profilo francescano, avendo in realtà, nella penombra della grotta che è in lui, il faro deviante e agevolante verso le scogliere del sopruso che comunemente definiamo prevaricazione. 
Pluto ha parlato in perfetta modalità “Estikazzi”: eliminare la quota 100, tra l’altro a scadenza e non rinnovata, il reddito di cittadinanza, che se è pur vero che nel periodo pandemico sia stato gestito alla Bibitaro, è lapalissiano cogitare che con il Bastardo in circolazione come minchia avrebbero potuto trovare posti di lavoro gli incaricati dal progetto; Pluto francescano si è inoltre reso disponibile a dialogare con i sindacati sui contratti nazionali a patto che non emergano ulteriori oneri per le imprese e soprattutto venga spazzato via il minimo salariale - vien da pensare allora su che cosa dovrebbe vertere l’incontro: sui sottobicchieri? Sul meteo sempre più nemico? Sulla psoriasi? - Pluto ha infine sfoderato pure la madre di tutte le richieste: che il 35% del Recovery Found venga destinato alle imprese, sul modello del TonTon francese, sotto forma di incentivi e tagli alle imprese, in pratica una settantina di miliardi! 
Nessuno, come da prassi, ha chiesto a Pluto chi cazzo evade un centinaio di miliardi all’anno sotto forma di evasione. Chissà, vuoi vedere che Pluto qualcuno lo potrebbe pure conoscere?

martedì 29 settembre 2020

Letture pericolose


Leggere Mattia Feltri sul Secolo XIX, house organ della Famigliola Sabauda, oltre all’evidente eczema nelle parti pelviche, fa sorgere un quesito di matrice comportamentale: non è che anni addietro qualche esponente del Movimento 5 Stelle gli abbia spaparanzato davanti un sonoro ed epico vaffanculo, di una potenza tale da alopeciargli il cuoio capelluto? Tale infatti è il rancore di codesto pennivendolo da suffragare detta ipotesi. In caso non fosse capitato nulla, glielo invio comunque io. E pure gratis!

Assedio perbenista

 

M'aggrotto nel leggere le solite panzane riguardo al cosiddetto cambiamento del Movimento, come ieri per esempio durante l'incontro alle porte di Roma: commenti acidi, al vetriolo tipo hanno usato le macchine blu mentre un tempo sarebbero venuti in pullman; sono diventati come tutti gli altri, gli piacciono i privilegi. 

Credo lo sappiate: ho votato M5S e al momento penso che lo voterò ancora. Non mi vergogno di scriverlo né pretendo nulla da chi legge. Lo dico per chiarezza, perché ritengo sia utile e giusto non avere ombre. 

Ho però anche criticato il Movimento, maledicendo quell'anno passato assieme al Cazzaro di cui mi vergogno ancora oggi, per aver convissuto politicamente con quel mix di dabbenaggine e stoltezza unico nel suo genere, anzi no: il biondastro americano è pure peggio. 

Ho criticato aspramente Luigino, sono stato lì lì per andarmene, ho combattuto nel mio piccolo questo tentativo, certamente a volte maldestro, di cambiare le cose, di ravvivare i cuscini, di aprire le finestre per far entrare aria pura e soprattutto pulita. 

Sono e mi ritengo libero di pensare, di agire, di criticare. Ma mi fa incazzare questo accerchiamento, questo continuo attacco subdolo, peripatetico, di chi dovrebbe vigilare, osservare, agevolare ragionamenti, si sono proprio loro: i giornalisti a servizio dei potentati, dell'establishment di questa plutocrazia difficilissima da estirpare. Questo gioco indegno, maleodorante di tentare di equiparare i comportamenti dei parlamentari cinquestelle agli altri, è quanto di più immondo ci possa essere, è un trappolone per infondere nella pubblica opinione, e ci sono quasi riusciti, quel coro popolare che diventa verità grazie ad un processo mediatico atto ad introdurre a poco a poco fakes-verità destinate a cervici in modalità stand by. 

La domanda, il vaccino, per queste diaboliche e subdole attività subliminali è una ed una sola: 

Porcaccia di una miseria infame, a voi che quotidianamente continuate a cercare la pagliuzza, ad inventarvi delle colossali baggianate solo ed esclusivamente per minare la credibilità di una forza politica liberamente scelta dal popolo italiano, chiedo umilmente: 

Li avete mai presi con le mani nella marmellata sullo stile dei vostri padroni? 

Qui ci starebbe bene pure un vaffanculo ma lasciamo stare! 

Buona giornata. 

Pensiero di vino

 


Hoc opus, hic labor! 

(Qui è l'impegno, qui è la fatica!)

Hic..appunto!

Depressurizzazione

 

A leggere questo articolo mi viene da pensare che l’unica soluzione sia 2/3 Negroni pro die!

Il virus è mutato ancora troppo poco
di Maria Rita Gismondo
Nonostante circa 100.000 pubblicazioni scientifiche in tutto il mondo, SarSCoV2 è ancora un virus in gran parte sconosciuto. La fotografia dell’anima dei viventi è il genoma, costituito da una o più catene di una sequenza di solo 20 aminoacidi, contrassegnati dalle lettere A, T, C e G . Tutto lì. Dalla loro disposizione dipende tutto, dagli occhi azzurri all’attacco di un virus. La prima sequenza genomica di SarsCo2 è stata soprannominata “Wuhan-1”, una stringa di 30.000 lettere (del codice genetico) punto di partenza del lungo iter, a oggi non ultimato, della conoscenza genetica del virus. Attualmente sono stati depositati circa 100.000 sequenze. Un numero notevole ma ancora non sufficiente per chiarire le diverse ipotesi della sua provenienza e per conoscere il momento dell’eventuale “salto” da animale (?) all’uomo.Si continua a genotipizzare e confrontare. Questi studi servono anche per avere un’ipotesi di come possa evolvere la pandemia. Sappiamo che i virus, soprattutto quelli a Rna, mutano facilmente e alcune mutazioni possono avere un importante impatto sull’infettività, sull’aggressività della patologia. Ad oggi questo virus ha mostrato circa 13.000 mutazioni. Sembrerebbe un dato considerevole, non è così. In realtà, due virus nel mondo differiscono solo per pochissime “lettere” (aminoacidi). Ciò vuol dire che, nel bene o nel male, SarsCoV2 muta molto lentamente, da due a sei volte meno che, ad esempio, i virus influenzali. Non è una buona notizia, i virus del passato grazie alle mutazioni, hanno subito una selezione naturale essenziale per la loro scomparsa.Oggi, dopo circa dieci mesi dalla sua comparsa “visibile” nella scena degli umani, sono state intercettate solo due mutazioni “favorevoli”, una che rende il virus meno “legante” le cellule e un’altra che sembra interferire con la sua velocità di moltiplicazione. Troppo poco per pensare che possa essere eliminato dalla selezione naturale, sufficiente per alimentare timori che possa invece rimanere fra noi per molto tempo o, forse, per sempre. Questo pone importanti interrogativi sulla possibile “convivenza”.Attualmente, scaramanticamente, allontaniamo quest’ipotesi, ma presto, se nulla sarà cambiato, dovremo prenderla in considerazione, soprattutto se teniamo di conto che i vaccini in sperimentazione, ci stanno promettendo un’efficacia pari al 60% (semmai dovessero arrivare).

domenica 27 settembre 2020

Increscioso silenzio

 Niente, neppure un refolo di compiacimento, solo silenzio e nessun commento in quelle lande tristi e solitarie, come alcune cervic,i che comunemente identifichiamo nel centrodestra. Eppure motivi ce ne sarebbero, ad iniziare dall'appezzamento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale ha pubblicamente dichiarato che la gestione del Covid in Italia dovrebbe essere da esempio per tutti i paesi del globo, ad iniziare da quelli europei alle prese con situazioni limite: gli albionici guidati da un ebbro biondastro da poco sfanculato pure dal nostro Presidente; la Spagna soprattutto nella capitale e la Francia di TonTonMacron caduto in disgrazia nei sondaggi ancora più dei suoi predecessori, vedasi l'attuale fidanzato dell'ex modella italica che il fato ha voluto divenisse pure gracchiante - ops! - cantante.

Livore, invidia, rosicamento: il mix mefitico che alberga nelle sparute sinapsi del Cazzaro, di Sora Cicoria e di tutti quei pennivendoli restii ad ammettere l'evidenza, ossia che l'attuale Premier è tra i migliori in circolazione e nella nostra storia repubblicana, che ha saputo gestire al meglio una situazione drammatica e mai verificatasi nel dopoguerra.
Ma si sa: l'invidia è una brutta bestia!