giovedì 4 giugno 2020

Travaglio!


giovedì 04/06/2020
I Migliorissimi

di Marco Travaglio

Non bastando quella dell’Innominabile, un’altra catastrofe letteraria sta per abbattersi sulle librerie italiane (e di riflesso sulla foresta amazzonica): quella di Beppe Sala, lubrificata a edicole unificate dai giornaloni. Il Corriere l’ha affidata alla lingua vellutata di Aldo Cazzullo, Repubblica l’ha fatta turibolare da tal Enrico Letta (giovane pubblicista di belle speranze soltanto omonimo dell’ex presidente del Consiglio), La Stampa ne ha pubblicato il brano più pregnante dal titolo “Non dobbiamo più temere di governare” (sottinteso: sono i cittadini a dover temere di essere governati da noi). Ne emerge un Sala di estrema sinistra, che votava già Pci e mai tradì “gli antenati del Pd” (infatti fu scelto in Pirelli come manager dal ramo trotzkista della famiglia, dove alla grisaglia del cumenda preferiva l’eskimo, e poi come city manager e commissario di Expo da Letizia Moratti, celebre reincarnazione di Anna Kuliscioff), insomma il filosofo anzi il teologo di “una sinistra spirituale” (parole sue) che ora “parla a chi continua a cercare in politica la formula magica per unire il sogno con la realtà”, a mezzadria fra Moro, Dossetti e Prodi (parola di Letta jr.).

Nessun accenno, ci mancherebbe, ai buchi e alle retate di Expo2015. Né a quella quisquilia della condanna a 6 mesi per falso in atto pubblico. Né alle vaccate dette e fatte sul Coronavirus, quando invitava i milanesi ad ammassarsi negli apericena, contribuendo alla diffusione del virus, come se non bastassero quegli altri geni di Fontana&Gallera. Altrimenti non potrebbe distribuire patenti di competenza al governo. Che sì, per carità, fa quel che può, ma ora ci vuole un bel rimpasto per “mettere in campo i migliori”, “persone che abbiano una storia alle spalle, che abbiano gestito organizzazioni complesse”. Tipo lui. Chi ha letto qualche libro sa che il governo dei migliori si chiama da parecchi millenni aristocrazia ed è lievemente incompatibile con la democrazia. Ma noi, gente semplice, quando sentiamo “governo dei migliori”, ci domandiamo subito chi sarebbero costoro e chi dovrebbe deciderli. Nel 2011, quando B. ci fece la grazia di defungere politicamente, speravamo di votare. Ma un anziano monarca seduto al Quirinale decise che non fosse il caso di farci scegliere chi dovesse governarci: temeva che scegliessimo i peggiori. E ci pensò lui: dal suo cilindro uscirono Monti, Fornero, Passera e altri migliori che in un anno e mezzo riuscirono a far rimpiangere i peggiori. Tant’è che nel 2013 il M5S passò da 0 al 25,5%, pareggiando col Pd: Re Giorgio dovette farsi rieleggere per ricacciarli indietro e piazzare Letta jr., B., Alfano e altri migliorissimi.

Poi vennero l’Innominabile&famiglia con Verdini incorporato. Che si convinsero di essere talmente migliori da non accorgersi che gli elettori li schifavano come peggiori, almeno finché non lo scoprirono dalle urne del 2018. Lì vinsero i peggiorissimi, che espressero un premier degno di loro: quello che ci ha portati fuori dalla pandemia e gode di vasti consensi (diversamente dal migliore Macron, praticamente estinto), ma è ovviamente inviso ai migliori. Che passano i giorni ad architettare governi dei migliori. Non c’è solo Sala: c’è pure Calenda, cioè la prova vivente del fatto che “democrazia significa governo degli incolti, mentre aristocrazia significa governo dei maleducati” (G. K. Chesterton). L’altra sera quell’anima in pena di Carletto, che vanta più ospitate in tv che voti, parlando del governo scuoteva la capa e il doppio mento con l’aria di chi la sa lunga: eh no, signora mia, così non va, “ci vuole un governo dei migliori”. Via Conte, “troppo trasformista”: meglio uno lineare come Calenda, che stava in Confindustria, in Ferrari, in Italia Futura con Montezemolo, nella Lista Monti, nei governi Renzi e Gentiloni, nel Pd da renziano e poi da antirenziano e ora è in Azione (di cui è fondatore e unico esponente).

E i ministri migliori? Risatina di sufficienza, come a dire: ci ho la fila sotto casa, basta chiedere. Anzitutto Giorgetti, quello che due anni fa aveva già capito tutto della sanità pubblica (“Ma chi ci va più dal medico di base?”). Poi Zaia (che però fa il presidente del Veneto, sta per essere rieletto e non parrebbe proprio interessato). Ma anche Bonaccini (appena rieletto presidente dell’Emilia-Romagna e dunque anche lui ansioso di entrare nel governo Calenda che, ove mai nascesse, crollerebbe in giornata). E altri due nomi che ti vengono in mente appena pensi ai migliori: il meloniano Crosetto, passato da sottosegretario alla Difesa alla presidenza Aiad (aziende del ramo difesa); e la forzista Gelmini che, non paga di aver tentato di abbattere la scuola pubblica riuscendoci solo in parte, sta ancora cercando i neutrini nel tunnel Gran Sasso-Cern. Chi dovrebbe sostenere in Parlamento questo governo dei migliori, né Sala né Calenda lo spiegano, anche perché in Parlamento non siede né l’uno né l’altro. Però ne parlano, col mignolino alzato all’ora del tè. E tutti gli vanno dietro, più per noia che per convinzione. Poi, quando si arriverà al dunque e si vedranno le carte, si scoprirà che i migliori sono dei peggiori che non ne hanno mai azzeccata una e nessuno si filerebbe se non si spacciassero per migliori. Con una sola eccezione, come diceva Montanelli: “L’unica istituzione italiana dove la competenza è premiata e il merito riconosciuto è il bordello”.

Da pagina quattro



Serviva uno spunto e l'ho trovato: la prima pagina de La Nazione di oggi dove, cercando e rimirando, non si trova notizia della conferenza stampa di ieri sera del Premier. 
E' lampante come sia agguerrita la parte, buona o non buona non sta a me giudicarla, di chi disperatamente cerca di scalzare Giuseppe Conte dal suo ruolo in concomitanza dell'arrivo, si spera, dei soldoni necessari per la oramai celebre ripartenza. 
Non un richiamo, due righe, come se nulla fosse successo. A pagina quattro l'articolo, scarno, esangue, tipico di chi non vuol far trasparire la possibilità che ci sia un uomo per bene al comando. Ritengo Giuseppe Conte uno dei migliori presidenti del Consiglio degli ultimi decenni e mi ritengo fortunato di essere entrato nella sfera, forse psicolabile, in cui avverto i sommessi, carbonari, malefici tentativi di abbatterlo da parte dei soliti, noti, poteri forti, ovvero il coacervo di sbavanti grattaroli ansiosi di mettere le mani su tanti, tanti euro per dar vita al solito giochino infarinante molte mani, destinati in seguito a non aver nessuna scocciatura e arance per il sole dietro le sbarre. 
Nella conferenza stampa ha toccato tutte le tematiche basilari per avviare un processo che, corruttela a parte, dovrebbe migliorarci: la totale partecipazione delle forze politiche, dei sindacati, delle associazioni di categoria, di tutta la nazione insomma. Verranno gettate le basi per una equa distribuzione delle risorse, e forse il punto è proprio questo, l'equità, terrore per quelli alla Bonomi, a proposito da applausi il pensiero rivoltogli da Conte, la speranza cioè che all'incontro il capo di Confindustria non si presenti con la solita richiesta di tagli di tasse ma con progetti di ampio respiro che sicuramente il principino rancoroso avrà di certo cogitato; e poi l'innovazione tecnologica, le infrastrutture soprattuto quelle ferroviarie, il tutto nei tempi larghi, decennali, che un impegno così importate richiede. 
Ma lorsignori invece fanno della fretta la miglior lancia per sferrare l'attacco, fingendo di dimenticare come l'Evento appena abbattutosi su di noi sia stato immane, inusuale, storico e che la difesa di tutta la nazione sia stata un mix di scelte drammatiche, uniche, terrificanti. E invece di stringersi attorno per lottare meglio, le sore Cicoria, i Cazzari in ogni dove disseminati che fanno? Ridicolizzano, sminuzzano, non danno nessuna importanza ai risultati ottenuti, spiluccando invece ed enfatizzando tutto quanto possa incrinare il giudizio del popolo nei confronti dell'attuale Premier. 
La solita manovra stitica, rosicante, silenziosa, vergognosa. E la pagina quattro di questo giornale resterà a testimonianza di quanto sopra. 

Verità


Vero, verissimo come è vero che prima o poi arrivi un coglione piromane convinto che l'Amazzonia esista solo per essere bruciata per cercare minerali.

mercoledì 3 giugno 2020

Risultati



Divertono ma preoccupano!


Se siete a corto di ridanciana compagnia, ascoltatevi l'intervento di una strana signora vociante ieri al raduno di invasati vestiti di arancione capitanati da quel Pappalardo generale che sta alla normalità come io all'ammaestramento di foche monache. 

Non lo trovate? 
Eccovi il link clicca qui! 

Non è tanto il contenuto, probabilmente scritto da uno dei fratelli Marx. Il preoccupante è che c'erano delle persone ad ascoltarla. E questo non è banale: il virus oltre ad aver mietuto 35mila connazionali, ha scardinato le menti di molti, innescando certezze basate sulla gelatina in grado di far parlare molti su tematiche scientifiche, frutto di studi decennali di esperti nel ramo, divenute star globali nel periodo pandemico. 
Per fortuna che riparte il calcio almeno molti si dedicheranno alle disquisizioni tecniche in materia, lasciando la casacca di scienziato ed indossando quella immarcescibile di tecnico pallonaro. 
Ma s'avverte in aere la rinascita di tutta la marmaglia no vax, magari stan tornando pure i terrapiattisti, vuoi che nessuno di coloro che credeva alle scie non blateri riguardo a dei piani segreti dei potenti, del virus che ha permesso di ingabbiarci ad hoc? 
E allora questa poveretta è la vetrina del ritorno dell'incompetenza ad uso e consumo dei babbani invetrati da anni di amici, barbared'urso e uominiedonne! 
Non vorrei mai che la ripartenza riapra i recinti degli unti dagli dei in grado di formulare macchinazioni e combutte segrete in grado di accalappiare idioti latenti! 
Da un lato certo ci sarà da divertirsi, questo è sicuro. Dall'altro salirebbe l'ansia al solo pensiero che anch'essi, purtroppo, voteranno! Aaargh! 

Le code scodinzolano!


Ascoltando il notiziario radio già s'avverte la novità, meglio dire che essendo mancata per molti giorni è ritornata in auge, delle code autostradali! Allora è proprio vero! Siamo ripartiti! Come ritornare nell'enorme luna park d'infanzia e trovare i giochi tanto adulati delle fetecchie? Può essere, ricordo la nostalgia che mi assaliva nei primi tempi di clausura pandemica per le ovvietà tanto detestate, le code all'autogrill, le file per il parcheggio, persino gli idioti al volante, anche in moto, mi mancavano. 
Ma come ho già detto, la purificazione di quarantena, mi ha filtrato alcuni aspetti che da essenziali sono divenuti marginali. 
Non fremo più per nulla se non per la quiete interiore dettata da alcuni mix imprescindibili: buona musica, letture edificanti, sigaro e rum. Non chiedo altro. Non impazzisco più per le amene località dove la bellezza è direttamente proporzionale alla lontananza dal giaciglio assegnatomi dal fato, con questa mentalità andare su Marte, a parte l'ebbrezza della novità, per vivere tra i sassi rossi del pianeta dovrebbe essere maestoso, irrinunciabile, un must, ed invece l'attuale ragionamento m'insegna che vivere in un posto così è una colossale merdata.
Guardo attorno a me, promontori, onde infrangersi su scogli, la limpidezza del cielo, la vista del verde collinare e mi chiedo: perché dovrei andar per altri lidi a ricercar bellezza, abbruttendo la meraviglia postami accanto? 
Liofilizzando antichi nuraghi del cuore, riesco a vivere meglio, incastonato nel mio giaciglio panoramico, osteggiando tutti coloro che attorno smaniano per ritornare all'anormalità di prima, una volgare miscela di pacchiano, di insulso, di etereo, d'inutile ed effimero. 
Sono cosciente, prendendo possesso di me stesso, della finalità esistenziale, ho chiaro impresso nei bulbi psichici che non potrò abbeverarmi alla Sapienza nella sua interezza, essendo limitato con chiari ed immobili recinti posti per la salvaguardia del bene primario, rendersi cioè conto dei propri limiti intellettivi, delle ansie ripiegate in bauli sempre aperti, dei rimorsi per il tempo perduto, dello spettro dello sminamento dell'apprendimento per canizie improrogabili. 
Vivere al meglio non si confà all'accaparrare cianfrusaglie ingombranti. Sfottersi quotidianamente, soprattutto quando ti ritrovi in code estenuanti per l'inchino al ninnolo del momento, è il sale della vita, di questa vita il cui anonimato non è per niente motivo di increspamento interiore, tutt'altro: se respiri del mondo capirai quanto sia essenziale farlo sommessamente.      

Ripartenza


Oggi dunque si riapre, si riparte. Dopo oltre due mesi di forzata clausura l'Italia è pronta al riavvio. 
Sono stati giorni scuri, deflagranti, isolati, timorosi. Strade vuote, assenza di contatti, fobie assalenti nel silenzio del mondo. Abbiamo pianto, tifato per gli eroi in camice bianco, già dimenticati e a volte insultati perché rientrando a casa avrebbero potuto infettarci. 
La ricerca di visibilità, l'ossessione della notorietà ha creato sottospecie di viventi che si sono ripresi, postandosi in tutte le salse, diventando insegnanti di yoga, chef impareggiabili, musicisti, intrattenitori, imbonitori. 
Ma al cuor non si comanda, il tanto famigerato silenzio si è rivelato contrariamente alle aspettative un utile compagno di viaggio. Perché, con fantasia e ricordi, il nostro cervello si è comportato né più né meno del mare nostrum che incredibilmente è magicamente divenuto limpido, cristallino. Anche in cervice infatti, scomparso il vociare, l'aria fritta, la smania del nuovo oggetto del desiderio, si è potuto constatare la grandezza della nostra immaginazione. Personalmente ho viaggiato molto, superando colonne d'Ercole che credevo granitiche, sorvolando lidi e scenari mal riposti in precedenza. Ho goduto, lo ammetto, della tanto vituperata tristezza, mi sono immortalato all'altare del trastullamento insalubre, sono stato nei ghiacciai eterni, ove non occorrerà andarci più di persona essendo scomparsi, ho incontrato amici che soggiornavano nei meandri della psiche, mi sono venuti in mente momenti che credevo aver vissuto in altre vite, ho riscoperto la gioia del cazzeggio, la regola monastica dello scandire il giorno in base alla spremuta, alla paglia, alla lettura dei giornali, al tg, alla pennnica, alla merendina, al libro sempre intonso seppur avidamente attaccato dal prologo in poi. 
Si riparte dunque! Per andar dove? Gulp!