mercoledì 12 febbraio 2020

Così va il paese


A leggere la chiusura delle indagini sul baratro economico di Alitalia, viene voglia di irridere chiunque blatera sul fatto che in Italia i piccoli delinquenti restino impuniti. Perché chi ad esempio svaligia, depredando e sbagliando, sia chiaro, è nulla al confronto dei famigerati colletti bianchi, incensati, ammirati, invidiati da questa cazzo di opinione generale, risultante di media peripatetici. Ma facciamo gli altolocati nomi: Ball, Cassano, Colaninno, Hogan, Mustier e, udite udite, Montezemolo. Tutti ex Ad di Alitalia e tutti marchiati a ferro e fuoco dalle parole dell’inchiesta: “hanno commesso con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso il reato di false comunicazioni sociali.”
E mentre Alitalia stava, e sta tuttora, affogando Cassano, Ball e Montezemolo distraevano, dissipandoli, qualcosa come 133.571 euro in catering durante i cda! 
Bancarotta fraudolenta per questi maniscalchi del decoro, tutto lindi, intonsi nel loro portamento regale, nell’ovattato modo di impersonare il nerbo della nazione, l’abilità di condottieri, in realtà, pare, guappi intenti a nascondere malefatte, ad inventar fatture, a sottostimare società satelliti per aumentar plusvalenze, come i beceri truffatori che vediamo negli autogrill intenti a spennar polli. 
La sfangheranno, come al solito. L’impunità regna sovrana nelle nostre lande. Basta qualche avvocatone esperto nel far melina, un Bullo che rifermi nuovamente la prescrizione, come volle a suo tempo il sarcofago puttaniere per evitar nove, dicasi nove, condanne che lo avrebbero fiondato in galera, e sopratutto il circo mediatico peripatetico con annessi gli adepti di lor signori, dopo il meriggio intenti ad edulcorare notizie, per il bene di pochi ed il sollazzo alloccante di molti.

A tutto c’è spiegazione!




lunedì 10 febbraio 2020

Eccolo!



Modesta flatulenza in un hangar durante la prova motori di un Boeing!

sabato 8 febbraio 2020

Il solito


Saremo nazionalpopolari, Sanremo leggiadri, ma il Festival attizza in me uno strano sentiment, quasi come andare ad una fiera paesana alla ricerca di un componente indispensabile per il lancio di un missile. Quello che avverto è indirizzabile al grande tema: di quanto cioè conti la visibilità e il soldo. È vero che dai tempi di Michelangelo, avido come pochi, il capolavoro, l’indicibile, l’atto artistico afflosci la propria unicità dietro alla bramosia del denaro. Insomma parli di opere e si moltiplicano le bancarelle. La fiera, si la fiera discografica, i ruttologi intenti ed attenti alle verticali di Krug salmonate, lo sconforto che pare assalire chi vorrebbe, pretenderebbe, ascoltare musica, auscultando se stesso. 
Sanremo è paesano, specchio, parassitismo, leggerezza, l’imbolsire dei gusti soavi quaggiù canuti. Tutto è tritato, liofilizzato per la spartizione a venire. 
Dai non pensiamoci più; non facciamoci seri. Sono solo canzonette diceva il cantastorie. Intorno però, al solito, squali affamati tentano di monetizzare, sbiadendo, candeggizzando ogni cosa. Non ci curiam di loro.

Ssssanremo


E dire che fin dall’inizio, fossi stato Bugo, avrei preferito cantare piuttosto con Bernardo il servo di Zorro!

venerdì 7 febbraio 2020

Chiaro!



È chiaro che la bravura, la padronanza della lingua, l’arte innata, abbiano relegato in secondo piano la sua storia con il diversamente portatore di codino!

Edddai!