lunedì 10 dicembre 2018

Così, tanto per dire!



Chiaro che i giornali ieri abbiano messo giustamente in risalto la tragedia nella discoteca di Ancona; ma il posizionamento nelle pagine interne dei vari articoli, fa insospettire molto sull’agire corretto o meno dei giornaloni qui ad Alloccalia. Da un lato la grande evidenza ai Si Tav organizzato dalle madamin in cachemire, con servizi nelle pagine più importanti dei quotidiani; dall’altro il No Tav messo in soffitta, a pagina 12 per Repubblica. 
Le grandi opere falliche del precedente e, per fortuna, logorato potere, costituiscono l’ultimo tentativo di auto-alimentazione per non soccombere; basta guardare al veneziano Mose, con tutti gli sperperi prodotti e l’inefficacia manifestata ancor prima di entrare in funzione, infatti andrebbe già pesantemente manutenzionato. Il Tav finirebbe allo stesso modo: un’opera costosissima ed inutile, fuori dal tempo, da ogni logica. Solo un pretesto, un appiglio, un barlume per chi ancora non demorde, sperando in un’ennesima cuccagna, con Chiamparino, i giornaloni e le madamin a tenere l’albero e le baggianate insufflate in aere ad hoc (tipo le inesistenti penali, l’avanzamento dei lavori, a zero visto che per ora si è solo scavato un tunnel geognostico a titolo d’indagine tecnica) per abbacinare i già fin troppo storditi allocchi.

venerdì 7 dicembre 2018

Ancora sulla distruzione


L'avevamo predetto, l'abbiamo vissuta in questi anni, maledetti: siamo arrivati alla fine di un progetto squallido, infingardo, letale, pensato, contro ogni previsione riguardo alle sue capacità neuronali, architettato, messo in opera dal più grande bluff degli ultimi lustri, il patetico Giullare di Rignano. Egli e la sua pletora sono riusciti ad annientare tutto quanto fu conquistato con fatica e sudore da persone rette e sagge, tramandato a questa generazione di inetti, senza alcuna morale, senza alcuna dignità. E'stata distrutta la sinistra attraverso un piano coordinato e tramandato dal Grande Maleficio, colui che per vent'anni ha guidato la nazione nell'Era del Puttanesimo, pagando per un certo periodo anche tangenti alla mafia. 
L'Egoriferito del Giglio Magico ha elargito fendenti morali che alla fin fine hanno tramortito la sinistra: Jobs Act, annullamento dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, aiuti svergognati alle banche, norme e leggi ad uso e consumo di Confindustria, tentativo, per fortuna evaporato, per riformare la Costituzione per una scellerata epopea d'ingiustizia. 
Fiero di averlo annusato, di non essere cascato dentro il fatal abbraccio, assisto inorridito all'ultimo atto, il gran finale: l'empio infatti aveva organizzato la trappola quasi perfettamente: due candidati, Minniti e il poveretto Martina, alla segreteria del partito in modo che Zingaretti non potesse arrivare al 51%, con l'obbiettivo di far eleggere il segretario dall'assemblea ancora in mano ai cosiddetti renziani. 
Per fortuna Minniti, inaspettatamente, ha sfanculato questo insano progetto, aprendo la possibilità che i nefasti proseliti del Pifferaio scappino dalle macerie del PD per formare un nuovo progetto politico, finalmente alla luce del sole, ossia di centrodestra come sempre sono stati questi vandali democratici. 
Le macerie della sinistra faticheranno invano a riunirsi, a ritrovar energia e pensiero, visto il cataclisma che li ha travolti in questi ultimi e deleteri anni. 
Tolta la maschera di uomo di sinistra, ricordo ancora con dolore quando l'inetto proferì la parola "compagni" durante una riunione di partito, deposta la sceneggiata di essere "uno di noi", il Ballista per antonomasia si presenterà per quello che da sempre è stato, checché ne scrissero, adulandolo, i suoi giornaloni: una prosecuzione del puttanesimo in revisione 2, per accorpare potere in mano a pochi e baggianare, sbertucciare molti, divenuti nel frattempo allocchi grazie al piano di imbecillimento, subliminale, che il Padrone Pregiudicato dell'Etere ha perseguito scientemente per anni, rimbambendo generazioni di oramai molluschi scarsamente intellettivi, date un'occhiata ai vispi e ringalluzziti francesi in giacchetta gialla per crederci.  

Profezia




"Venne un Guitto mandato da Silvio, il suo nome era Matteo. Veniva per distruggere un ideale, una forza politica, un sentimento popolare d'intralcio ai suoi grandi amiconi da sempre indaffarati a raggranellar moneta alle spalle degli allocchi sparsi in ogni dove."
(Antica Profezia post Era del Puttanesimo, preludio dell'Era del Ballismo - Fonte Anonima)

Ah però!



Travaglio!


venerdì 07/12/2018
Aridàtece Jim

di Marco Travaglio

Finirà che rimpiangeremo Jim Messina, il leggendario guru americano e globetrotter della comunicazione che, avendo già rovinato Obama, Rajoy e Cameron, fu ingaggiato da Renzi alla modica cifra di 400 mila euro all’anno perché non c’è il tre senza il quattro. Infatti, anche grazie ai suoi preziosi consigli, il Pd perse rovinosamente tutte le Amministrative, poi il referendum costituzionale, infine le Politiche. Dopodiché lo Statista di Rignano capì di riuscire tranquillamente a sparare cazzate da solo, e lo congedò. Ma oggi, visto com’è ridotto, potrebbe aver bisogno persino di lui: financo Jim gli farebbe notare che non è una proprio grande idea fondare un partito macroniano quando Macron non lo vota più neppure Brigitte. E c’è il rischio che, quando i suoi seguaci italiani saranno pronti a partire, lo spirito guida sia già fuggito a Varennes travestito da Luigi XVI. Se poi fosse vero che anche Carlo Calenda è pronto a uscire dal partito a cui si era iscritto inspiegabilmente sei mesi fa, pure lui per seguire le orme del genio transalpino, avremmo ben due partiti macroniani senza più Macron. Degno epigono della sinistra più ritardataria dell’orbe terracqueo. Cioè la nostra: blairiana quando gli inglesi a Blair tiravano le uova e le scarpe; clintoniana nel senso di Bill quando questi s’era già estinto e nel senso di Hillary quando le mancava giusto un po’ di sfiga per perdere persino contro Trump.

Negli ultimi anni il Pd ha tentato sgangheratamente di scimmiottare i 5Stelle. Prima con Renzi, che alle primarie si presentava come la bella copia di Grillo, salvo poi diventare la brutta copia di B.. Poi con Gentiloni, che abbozzò un abortino di reddito di cittadinanza (Rei, reddito di inclusione), talmente gracilino che – come ha detto Nanni Moretti – non l’ha notato nessuno. Intanto coglievano ogni occasione, vera e soprattutto falsa, per dire che i 5Stelle rubano come gli altri. Che, se fosse vero, sarebbe una ben magra consolazione. Ma purtroppo è falso. Diversi amministratori M5S sono finiti sotto inchiesta, e alcuni sotto processo, ma mai per ruberie di soldi pubblici. E, in caso di condotte moralmente indegne, sono stati comunque cacciati. Tipo i parlamentari che si avvalsero della facoltà di non rispondere ai pm (un diritto processuale, ritenuto però incompatibile col dovere di trasparenza), sulle firme false a Palermo. O il capo-gabinetto della Appendino che fece levare una multa a un amico. O la sindaca di Quarto (Napoli) che non aveva denunciato un’estorsione da un consigliere comunale. O il sindaco di Bagheria, nei guai per abusi edilizi e appalti pilotati.

Memorabile la campagna, alla vigilia delle elezioni, montata dal Pd sui servizi delle Iene che smascheravano una dozzina di parlamentari M5S morosi sul versamento – imposto dal codice interno – di parte dello stipendio al fondo per il microcredito delle piccole e medie imprese. Furono dipinti come ladri per aver fatto ciò che fanno tutti i parlamentari dal 1948, con l’unico effetto di far scoprire agli italiani ciò che la grande stampa gli aveva sempre nascosto: e cioè che i 5Stelle rinunciano a una parte del proprio stipendio per finanziare le piccole imprese; e chi viene beccato a tenersi tutto viene espulso su due piedi. Un lancio pubblicitario strepitoso (e tutto gratis). Notevole anche la polemica contro Di Maio, “primo ministro del Lavoro che non ha mai lavorato”, a parte vendere bibite allo stadio San Paolo di Napoli: il che, detto da un partito che si dice di sinistra, era un autogol da Guinness, visto che una sinistra che si rispetti dovrebbe fare qualcosa per i giovani del Sud che si arrabattano con piccoli lavoretti perché non trovano un’occupazione decente. Poi è partita, sempre dalle Iene, la sit-com di Casa Di Maio, col padre Antonio che faceva lavorare in nero tre operai e, si insinuava, forse anche il figlio Luigi, quando non era occupato a vendere bibite al San Paolo o a servire in tavola (senza contratto) in una pizzeria del suo paese. I migliori segugi di tv e giornaloni a caccia di sardanapaleschi abusi – dalla “piscina” che poi si rivelava una vasca montabile o gonfiabile, alla “villa col patio” che poi si scopriva essere una squallida tettoia con dietro due bombole a gas – assistiti via cielo da appositi droni e via terra da plotoni di vigili dell’inflessibile amministrazione comunale di Marignanella (che mai prima aveva notato nulla di abusivo, né a casa Di Maio né nelle proprietà adiacenti). E intanto la gente semplice si domandava: ma non ci avevano raccontato che Di Maio non faceva una mazza dalla mattina alla sera? Invece, guarda guarda, vendeva bibite allo stadio, serviva pizze, lavorava col padre e chissà cos’altro: più che fannullone, stakanovista.

Ieri i geniali comunicatori del Pd hanno lanciato l’ultimo boomerang contro la norma del M5S (prevista dal contratto di governo, ma invisa alla Lega) che incoraggia l’acquisto di auto ecologiche e penalizza quello di veicoli inquinanti. Una battaglia che accomuna tutte le forze di sinistra e ambientaliste del mondo: infatti il Pd non c’entra. In perfetta sintonia con FI e Lega, il renziano Michele Anzaldi bolla i 5Stelle come “i killer dell’auto italiana e del made in Italy”, perché – testuale – “l’unico Paese che ancora non produce auto ibride è l’Italia” e questa è “concorrenza sleale” perché “ben 24 colossi stranieri già producono auto ibride”. Volete mettere il privilegio di noi italiani di morire di smog più degli altri per difendere il made in Italy della Fca (con sedi fra Detroit, Londra e l’Olanda) che, bontà sua, non ha mai partorito un’auto ecologica? Un bel cancro made in Italy, che diamine. E poi tutti a chiedersi perché in Italia vincono i 5Stelle e in Germania i Verdi. Jim, ti prego, torna al Nazareno: spiegagli qualcosa almeno tu.