Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 25 giugno 2018
Dai non dite così!
Il giorno dopo l'ennesima disfatta, un tracollo senza fondo di un partito che oramai da tempo immemore ha perso la sua identità, pare che ci sia ancora qualcuno che difenda l'indifendibile con frasi tipo "Visto? Si perde anche senza di lui!"
Si perde anche senza di lui? Se non fosse per la drammaticità che avviluppa tutta la direzione, il partito, le idee, i propositi, le speranze di molti ci sarebbe solo da scompisciarsi, da ridere a crepapelle per ore e ore.
Ma invece non si riesce a sorridere per un motivo evidente e, da molti anni, ricorrente: questi inetti pensano veramente che i pochi che ancora ascoltano le loro idiozie, siano degli incommensurabili coglioni!
Non è così invece, cari i miei sconfitti epocali!
Non è così! Venirci a dire che si perde anche senza di lui, vuol dire minare la nostra intelligenza, i nostri pensieri, insomma: prenderci per il culo.
Se qualcuno crede ancora che l'Ebetino sia fuori dai giochi nel PD, si faccia visitare, perché è ancora non solo presente, ma guida ancora, aggredito dal rancore, dal livore, l'intero apparato e la ragione di questo vergognoso Titanic è proprio la sua acclarata presenza.
Se ne deve andare, deve lasciare libero il partito, portare via tutto, non assillare più nessuno con le sue baggianate.
Ma lo avete capito o no che se continuate ad eseguire i suoi ordini insani ed insalubri, a breve non vi resterà che qualche punto percentuale, qualche scranno parlamentare ed avrete la valenza di un partito pro caccia?
Dovete tagliare ogni ponte con lui ed i suoi scudieri, con lui ed i suoi adepti. Lasciate che vada a ricongiungersi con lo Zio, che fondi finalmente un partito di centrodestra, perché lo è sempre stato un centrodestrorso mascherato! E mi raccomando: quando se ne andranno via, speriamo presto, pulite accuratamente la sede!
Lucidissimo Scanzi
di Andrea Scanzi
Forse solo i toscani possono avere piena contezza di quel che è successo ieri. Riuscire a perdere in un colpo solo Pisa, Massa e addirittura Siena, è qualcosa di clamoroso. Di impensabile. Di incredibile. Qualcosa che va a mettere la pietra tombale su quel che fu la "Toscana rossa", dopo che tanti feudi erano già caduti negli ultimi anni (Livorno, Carrara, Arezzo, eccetera eccetera eccetera). Siamo di fronte a uno dei più grandi incapaci politici nella storia dell'umanità, e non è che lo si scopra adesso: Matteo Renzi è sempre stato così. Non c'è mai stato nulla, nella storia repubblicana, più involontariamente comico, tristemente disastroso e spaventosamente sopravvalutato come lui. E purtroppo, salvo rari casi, buona parte della "classe dirigente" da lui scelta e imposta gli somiglia. Dopo le Europee quest'uomo - protetto da quasi tutti i media - ha perso tutto, ma non ha arretrato di un millimetro: voleva rottamare il partito e ce l'ha fatta, infatti ora non c'è rimasto quasi nulla. Eppure più lui distrugge e più gli altri non parlano. Sopportano. Minimizzano. O - la cosa che preferiscono - danno la colpa agli arbitri. Il popolulismo. Il sovranismo. Il cinismo. Il razzismo. Il vento di destra. Bla bla bla. Ogni giorno i social sono pieni di immani ammorbate di coglioni su quanto Salvini sia Goebbels, lasciando intendere che chi lo vota è un coglione ignorante e scemo che sta portando il paese alla rovina. La solita "lettura" snobistica della "sinistra", che ama assolversi anzitutto quando è l'unica colpevole. Molti testimonial del Pd non odiano Salvini: lo adorano, perché è l'alibi perfetto per rifarsi una coscienza. Sono totalmente sconnessi dalla realtà, ma non per questo smettono di pontificare. Se il Pd ha perso tutto non è perché l'Italia è razzista, tesi tanto offensiva quanto ridicola: è perché il Pd, con Renzi, è riuscito a divenire (a dispetto delle tante persone belle che lo popolano) il partito più respingente, repellente, incapace e lontano dalla gente che esista nello scacchiere italico. Non è colpa di nessuno: ha fatto tutto da solo. Se il Pd riesce ormai a perdere anche quando gioca da solo, non è per via di una congiura trumpista-orbanista: è perché si è consegnato colpevolmente a un Berlusconi venuto male e a una "classe dirigente" quasi sempre irricevibile, che troppi "intellettuali" hanno avallato - e spesso perfino riverito - invece di combattere. Non prenderne atto, mandando ancora in tivù quelli che hanno generato lo sfacelo o rifugiandosi nelle analisi lagnose à la Zucconi , è la maniera migliore per continuare a perdere sempre. Per trasformare ogni Siena in una Waterloo. Per riuscire a stare ancora più sui coglioni al mondo. E per regalare definitivamente il paese a Salvini.
Settantadue
Sottraendo 72 a 2018 il risultato è 1946, ossia l'anno dopo la fine della seconda guerra mondiale. Da allora Sarzana, la rocciosa, la rossa Sarzana ha avuto sempre un governo di sinistra, di centrosinistra. Da allora ad oggi Sarzana non era mai caduta nelle mani dell'opposizione, perché a Sarzana tutto era rosso, pervicacemente rosso.
Da ieri sera Sarzana non è più la cittadina simbolo della Resistenza perché è caduta, come tante altre città delle regioni rosse.
Dunque la distruzione è quasi completa, le macerie sono innumerevoli, la buona politica un ricordo.
L'Ebetino sta completando la sua opera, mandando in frantumi "una vada idea di socialismo" (cit.) definitivamente compromessa da idee malsane, da gestioni pressapochiste, da intrighi, da abbracci indecorosi.
Macerie, rimpianti, delusioni. Nel nome di colui che sta portando a termine la missione affidatagli dallo Zio Delinquente Naturale.
domenica 24 giugno 2018
Brrr!
sabato 23 giugno 2018
Padellaro
sabato 23/06/2018
DIARIO DEL SALVIMAIO
Salvini ci fa orrore. Ma chi l’ha creato?
di Antonio Padellaro
Quando tratta gli esseri umani come pacchi senza valore Matteo Salvini è una vergogna, ma chi ha consentito al signor Paolo Di Donato “re dei rifugiati di Benevento” le truffe sui centri di accoglienza, con i migranti trattati come bestie mentre lui girava in Ferrari? Salvini? Quando il leghista annuncia il censimento dei Rom, si ode chiaro e forte il grugnito dell’homus salvinianum, che gli “zingari” li vorrebbe cacciare tutti (e magari anche sopprimerli). Però non è stato certo Salvini a permettere alla famiglia Casamonica di impadronirsi di interi pezzi della periferia romana e di imperversare indisturbati fuori da ogni legalità. Così ricchi e potenti da farsi beffe del ministro degli Interni e del presidente della Regione Zingaretti andati l’altro giorno a sequestrare una villa del clan.
Evento – leggiamo – festeggiato dai Casamonicas nel villone accanto con uno scatenato piscina-party tra libagioni, canti e schiamazzi. Salvini specula sul dolore per lucrare nuovi consensi, ma lui al Viminale sicuramente non c’era quando negli ultimi 15 anni in 34.361 (trentaquattromilatrecentosessantuno) sono annegati nel Mediterraneo. Come da elenco pubblicato dal manifesto di giovedì, documento che pesa come un gigantesco macigno tombale sulla coscienza di noi tutti. Ma soprattutto dei tanti governanti, bravi e buoni, italiani ed europei, che per 15 anni, salvo rare eccezioni, hanno preferito girare la testa dall’altra parte. Lista che – come scrive il quotidiano di Norma Rangeri – dovremmo tutti “provare a leggere ad alta voce”. Ogni nome è una vita andata a fondo, nella stessa indifferenza di un sasso gettato in acqua. Non udiremo mai, ringraziamo Iddio, i pianti e le invocazioni di quegli uomini, di quelle donne, di quei bimbi: una sola voce sarebbe sufficiente a farci impazzire.
No, non si può più fingere che, in Italia, il pre-Salvini fosse quotidianamente ispirato alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Così come frignare giaculatorie su quanto siamo caduti in basso è intollerabile ipocrisia. In basso c’eravamo già con i Buzzi e i Carminati, piacevolmente immersi nei fondi per l’“accoglienza”.
Con i mercanti di schiavi, con le paghe da fame, con le Ferrari frutto del latrocinio. Con le istituzioni che hanno tollerato le baraccopoli perché “se vogliono vivere come bestie, cazzi loro”. Con i nomadi nullatenenti e i rubinetti d’oro in bagno. Forse che tutte le cooperative e le associazioni che lavorano per l’accoglienza sono piene di farabutti? Certo che no: nella stragrande maggioranza si tratta di persone che meritano gratitudine e sostegno.
Ed è falso che i nomadi vivano tutti di accattonaggio e di usura. Certo, la spinta a una maggiore integrazione dovrebbe venire dalle stesse comunità (soprattutto per tutelare i minori spesso sottratti alla scuola dell’obbligo). Colpirne alcuni per criminalizzarli tutti: così funziona la collaudata semplificazione salvinista. Conseguenza riprovevole, disgustosa ma inevitabile della politica vuota e declamatoria praticata dai ministri dei i governi precedenti (con l’eccezione, purtroppo breve, di Marco Minniti). Che hanno lasciato marcire e marcire e marcire i problemi. Fino al punto d’aver generato nella testa di tante brave persone un tumore dell’anima e una parola diventata urlo collettivo: basta! A che serve deplorare il cinismo di Salvini se poi gli vanno dietro dieci milioni di concittadini (e forse molti di più). Tutti fascisti e razzisti?
Qualcuno dice: è un lavoro sporco ma qualcuno deve pur farlo. Falso, perché il capo cattivista è ben felice di sguazzare tra le folle che lo invocano come il santo patrono che riscatta i penultimi dai presunti torti subiti dagli ultimi (prima gli italiani). Il vendicatore che ricaccia in gola alla cosiddetta sinistra-chic i belati sulla pietà che l’è morta mentre (così l’immaginano) pasteggiano a champagne a Porto Rotondo. Vero, perché, in quel lavoro sporco, Salvini non è neppure il peggio che poteva capitare. In fondo, lui è uno sparafucile (con passato bamboccione) che non viene certo dalla cancelleria del Reich. Matteo II è un raccoglitore di paure che altri hanno seminato. È il sintomo della malattia, una febbre virulenta che si può ancora curare. A patto di prendere atto della devastazione creata dai non Salvini e di piantarla con i finti appelli umanitari e con l’antifascismo da parata. Che va tenuto semmai di riserva. Perché dopo i clown, quasi sempre tocca alle bestie feroci.
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