sabato 14 aprile 2018

In sala



Lo sforzo



Fisicamente non ce l'ha fa quasi più, ansima, fatica ma persiste a rimanere al centro di ogni macchinazione. 
Ieri in Molise è risalito sul predellino dell'auto, simbolo di un eterno ritorno, di una centralità politica per proteggere i suoi enormi tesori. Non molla. Crede di essere l'epicentro, il sole, il fulcro di ogni pensiero, di ogni iniziativa. 
Caparbio, sfidante la biologia, il Pregiudicato non ne vuol sapere di abbandonare il proscenio, rifugge l'ombra di un declino non più procrastinabile, non rimandabile per evidenti segni di logorio, di usura, di stanchezza. 
Sembra quei divi del cinema che pur di recitare accettano parti di inutili anziani di secondo piano. 
La differenza è che il ritiro per lui non gli da alcuna garanzia che continui il sordido e differente trattamento nei suoi riguardi frutto di un'alterazione delle regole democratiche. 
Di conseguenza le sue gesta canute continueranno, la sua arsura di potere anche. Il piano diabolico è di far saltare il banco pur di non scomparire. Una conferma questa di quanto importi a lui dei problemi reali del paese: zero. 

Situazione travagliata


sabato 14/04/2018
Voce del verbo delinquere

di Marco Travaglio

Tutto immaginavamo nella vita, fuorché di dover spiegare proprio a Niccolò Ghedini il nostro titolo di ieri: “Il Delinquente umilia Salvini, insulta i 5Stelle e spera nel Pd”. Nessuno meglio dell’onorevole avvocato di Silvio Berlusconi dovrebbe sapere che il suo cliente è un delinquente. Sia perché, se non lo fosse, non avrebbe così spesso bisogno di lui: come legale e come legislatore. Sia perché almeno Ghedini le sentenze sull’illustre assistito dovrebbe averle lette e capite. È dunque con sommo stupore che leggiamo il suo annuncio di querela perché “i toni e i contenuti della critica politica possono essere più aspri e severi che non nella normale dialettica, ma il titolo e l’articolo della prima pagina del Fatto Quotidiano travalicano qualsiasi limite giuridico e deontologico, sconfinando nella più evidente contumelia e appaiono davvero inaccettabili. Ovviamente saranno esperite immediatamente tutte le azioni giudiziarie del caso”. Mentre lui esperisce, io faccio ammenda: il titolo di ieri era gravemente lacunoso, per motivi di spazio. La giusta definizione di B. è infatti delinquente naturale, o meglio: dotato di una “naturale capacità a delinquere”. Non è una “critica politica”: è un passaggio della sentenza emessa il 26.10.2012 dal Tribunale di Milano nel processo sulle frodi fiscali per 368 milioni di dollari perpetrate per anni da B. facendo acquistare da Mediaset diritti cinematografici dalle major Usa a prezzi gonfiati tramite sue società offshore.

Sentenza che condannò il Caimano a 4 anni di reclusione per le frodi (7,3 milioni di euro) sopravvissute alla prescrizione, da lui stesso dimezzata – a processo in corso – con la legge ex Cirielli. Sentenza confermata identica dalla Corte d’appello nel 2013 e dalla Cassazione nel 2014, con conseguente espulsione dal Senato in base alla legge Severino e affidamento ai servizi sociali per scontare la pena extra-indulto in una casa di riposo per (incolpevoli) anziani. I giudici di primo grado definiscono B. “dominus di un preciso progetto di evasione esplicato in un arco temporale ampio e con modalità sofisticate” e aggiungono che “non si può ignorare la produzione di un’immensa disponibilità economica all’estero ai danni dello Stato e di Mediaset che ha consentito la concorrenza sleale ai danni delle altre società del settore”. La Corte d’appello ribadisce “la prova, orale e documentale, che Berlusconi abbia direttamente gestito la fase iniziale per così dire del gruppo B (sistema di società offshore) e quindi dell’enorme evasione fiscale realizzata”.

E continuò a delinquere anche dopo l’ingresso in politica nel ’94 e dopo il generoso via libera della Consob (centrosinistra) nel ’96 alla quotazione in Borsa di una società infognata nei fondi neri e nei bilanci falsi: “Almeno fino al 1998 vi erano state le riunioni per decidere le strategie del gruppo, riunioni con il proprietario Silvio Berlusconi”, “nonostante i ruoli pubblici assunti” dal leader di Forza Italia. Dunque “era riferibile a Berlusconi l’ideazione, la creazione e lo sviluppo del sistema che consentiva la disponibilità di denaro separato da Fininvest ed occulto, al fine di mantenere ed alimentare illecitamente disponibilità patrimoniali estere presso conti correnti intestati a società che erano a loro volta amministrate da fiduciari di Berlusconi”. Il delinquente naturale aveva creato quella gigantesca truffa allo Stato e alla stessa Mediaset “per il duplice fine di realizzare un’imponente evasione fiscale e di consentire la fuoriuscita di denaro dal patrimonio di Fininvest e Mediaset a beneficio di Berlusconi”. La Cassazione spiega come Berlusconi, “ideatore e beneficiario del meccanismo del giro dei diritti… continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo”, “la perdurante lievitazione dei costi di Mediaset ai fini di evasione fiscale” e l’arricchimento illecito di B. che “continuava a godere della ricaduta economica del sistema praticato” con enormi “disponibilità patrimoniali estere”.

Tralasciamo, per carità di patria, le decine di altre sentenze che definiscono il Delinquente anche corruttore prescritto di senatori della Repubblica e di testimoni, finanziatore occulto e prescritto di leader politici, capo di aziende corruttrici della Guardia di Finanza, “privato corruttore” prescritto di magistrati romani, finanziatore per almeno 18 anni di Cosa Nostra con cui aveva stretto un patto d’acciaio fin dal 1974, falso testimone amnistiato e falsificatore di bilanci prescritto o impunito grazie a “riforme” fatte da lui stesso. Quelle sentenze almeno Ghedini dovrebbe conoscerle bene: un po’ perché molte sono frutto di leggi ad personam votate e/o volute anche da lui; un po’ perché l’onorevole avvocato le ha impugnate in appello e in Cassazione per ottenere assoluzioni nel merito, ed è stato quasi sempre respinto con perdite. Però almeno una parola della dichiarazione ghediniana di ieri coglie nel segno: là dove usa l’aggettivo “inaccettabili”. Per lui sono inaccettabili il titolo del Fatto e il mio articolo. Per noi, e per molti italiani (a giudicare dalle ultime elezioni, direi la stragrande maggioranza), è inaccettabile che un Delinquente Naturale conclamato venga ricevuto al Quirinale, rimanga leader di un partito, sia consultato da quasi tutti i partiti politici per il nuovo governo e si permetta (anche perché gli vengono permesse) sceneggiate come quella dell’altroieri nel luogo più solenne della democrazia italiana: la Presidenza della Repubblica. Nei Paesi che – per usare un’espressione a lui cara – “conoscono l’Abc della democrazia”, i delinquenti naturali non vanno al Quirinale. Vanno in galera.

Festoso avvenire



Sborbottii



Dialoghi



venerdì 13 aprile 2018

Facciamoci del male!


Imbottitevi di Malox, trangugiate una caraffa di camomilla e immergetevi in questo articolo del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti. 
Leggete con calma! Ci rivediamo dopo:

Il cretino assoluto
di Alessandro Sallusti

Contro un «cretino assoluto» qual è Di Battista non c'è difesa, ma sull'argomento sarebbe interessante interpellare i tanti che in vita hanno incrociato il presunto mostro e non solo non sono morti ma sono vivi e vegeti.

Mi riferisco alle migliaia di dipendenti Mediaset e alle loro famiglie che grazie a Berlusconi hanno trovato negli anni lavoro e serenità; alle centinaia di artisti che sulle tv del Biscione hanno potuto dare liberamente sfogo ai propri talenti; alle migliaia di scrittori di ogni sensibilità e orientamento ideologico (compreso il «cretino assoluto» Di Battista) che in Mondadori hanno trovato un editore attento e prestigioso; ai milioni di tifosi del Milan che hanno visto gratificata la loro fede come mai nella storia ultacentenaria del club; agli italiani che negli anni dei governi Berlusconi non hanno visto scalfita di un millimetro la propria libertà, la propria dignità e il proprio benessere; ai tanti bisognosi e questuanti che nel tempo hanno goduto, direttamente o indirettamente, della generosità privata del Cavaliere.

Silvio Berlusconi, anche se probabilmente lui lo crede, non è un santo. Ma quella stupida frase «è il male assoluto», grida vendetta e mi stupisce che la Lega, che con i Cinquestelle vorrebbe trattare un governo, la lasci scivolare come acqua fresca, salvo poi prendersela con Berlusconi per il suo fuoriprogramma al Quirinale sulla «non democraticità» dei grillini.

Senza memoria non si va da nessuna parte, e la memoria dovrebbe ricordare che se Berlusconi non avesse, tanti anni fa, accolto in casa sua la Lega (un'altra Lega, ma pur sempre la Lega), oggi probabilmente il Carroccio sarebbe ancora arroccato nelle valli bergamasche e bresciane a urlare «secessione». È stato da «male assoluto» portare Bossi, Maroni, Calderoli e tanti altri nelle stanze di regia del Paese? Lo è stato allearsi nelle regioni del Nord con la nuova Lega di Salvini spianando così la strada alla sua ascesa?


Tacere sugli insulti e annuire a chi insulta e umilia la tua storia e i tuoi padri non è un buon inizio di una nuova stagione. Occhio al confine tra un legittimo rinnovamento e un tradimento. Sono certo che Salvini, anche per il suo bene, sappia esattamente dov'è e mi auguro non lo attraversi.

Bene, anzi male, malissimo! 
Tralasciando la prima parte, riferimento a Mondadori è una grandiosa minchiata per il fatto che il Nano l'ha sottratta a De Benedetti, mi soffermerei sull'ultima parte, ossia un avvertimento in odore malavitoso a Salvini: 

"Occhio al confine tra un legittimo rinnovamento e un tradimento. Sono certo che Salvini, anche per il suo bene, sappia esattamente dov'è e mi auguro non lo attraversi."


Che dire? Quale scheletro nel gigantesco armadio del Pregiudicato sarà destinato a Salvini? 
Capite come siamo finiti male? Il direttore di un giornale di proprietà della famiglia di uno che è stato un anno a fare servizio sociale a Cesano Boscone perché condannato definitivamente per evasione fiscale, si permette il lusso di avvisare in modalità mafiosa un segretario di partito, forse esagero, che se si staccasse dal suddetto boss, potrebbe alla fine governare per tentare di ripulire il paese sotto la regia del primo partito politico italiano. 
Permettiamo tutto questo perché oramai siamo ai titoli di coda. Prevedo infatti che a breve ci ritroveremo il nipotino ebetino toscano nuovamente sul proscenio per un matrimonio immorale. Mi sbaglierò, ma il pranzo segreto tra Confalonieri e Luca Lotti a me pare stia indirizzando il Presidente della Repubblica a valutare questa ipotesi. Nefasta, finale, definitiva. 
Si salvi chi può!