Cateno De Luca, un giorno i testi storici parleranno di lui, sicuramente.
Dopo solo 48 ore dalla sua elezione, nelle file dell'UDC, alla regione siciliana, è stato arrestato per associazione a delinquere finalizzata all'evasione fiscale.
Si parlerà di lui, quale simbolo di questa stagione, troppo lunga a dire il vero, di una politica di così basso spessore, da risultare solo affarismo.
Non si riesce più a distinguere i cosiddetti impresentabili dalle persone oneste ed intenzionate a mettersi a disposizione per il bene comune, che ancora esistono, almeno spero. E questo per un semplice motivo: gli impresentabili portano voti. Perché negarlo, come fanno alcuni soloni dediti ad una esacerbante recita, di valore condominiale?
Portano acqua al mulino, innalzano percentuali oramai striminzite per il sempre più galoppante astensionismo.
Cateno De Luca è un simbolo della degenerazione, visto che oramai non ci colpisce più di tanto sapere che questo o quel candidato hanno avuto problemi con la giustizia.
Il refrain ammorbidente, successivo ai provvedimenti giudiziari è sempre lo stesso: essi vengono colpiti da trame oscure dei poteri forti, ma non demordono avendo fiducia nella giustizia.
Non potremo più fermare questo stillicidio esasperato ed esasperante, visto che, come a Messina, gli eroi sono proprio loro, ossia chi elargisce favori, piaceri al popolino, come il figlio ventunenne di Francantonio Genovese (condannato ad 11 anni in primo grado ex PD ed attualmente in Forza Italia) dall'alto delle sue diciassettemila preferenze parrebbe confermare.
A tutto questo s'aggiunge una stampa sempre più amica e silente, quasi impaurita a raccontare verità che non riescono a venir a galla, dato il loro sistematico insabbiamento: sapevate ad esempio che il governatore del Lazio Zingaretti è indagato per falsa testimonianza sulla vicenda mafia capitale?
Cateno De Luca agli arresti ci fa ulteriormente riflettere, con l'aiuto anche della dichiarazione del ministro Minniti che allego sotto forma di esilarante vignetta:
Dai ministro! Non possono esistere zone franche nel nostro paese? Quindi non ce ne sono?
Rimango basito, esterrefatto! Invece di ammetterne non solo l'esistenza ma la continua proliferazione, il ministro degli interni sproloquia in merito come se fosse appena sbarcato da Marte.
Ha mai provato ministro a girare per Ostia, per Napoli, per Bari, per Messina, per Roma?
Grazie ai Cateno De Luca, alla loro opera "moralizzatrice", all'appoggio di tanti elettori, non solo le zone sono diventate città tendenti a regioni, ma nel contempo è scesa sotto livelli impensabili la cultura del paese intero, accerchiata da fobie, da instabilità economiche, e da esempi beceri dei politici locali; il tutto condito con l'imbarbarimento mediatico tendente al sonno neuronale di molti.
Rifletta ministro e intanto tiri il cateno ops.. la catena!
Munito di tisane rinomate, ieri sera ho assistito alla puntata di Floris in cui era presente il segretario del Pd, vulgo il Bomba.
Bene! Cercando reazioni in merito, devo ammettere che ad un certo punto è subentrato un sentimento misto tra tenerezza e disagio, guardando l'anguilla toscana che dibatteva forsennatamente nel canestro della realtà oggettiva: cambiamenti lunatici ed improvvisi di tematiche, sparate con voluttà per disorientare gli astanti, promesse come sempre mastodontiche, meditazioni attorno a quel poco di buono fatto in ben mille giorni di potere, controsensi elargiti a mani basse, inversioni ad U con abbandono di concetti che avrebbero portato velocemente al riso, per enunciarne altri senza continuità lessicale, per puro stordimento degli astanti. Un'arte divenuta obsoleta e miserrima. Una parlantina sciolta ma palesemente non più efficace, quasi paragonabile all'avventore di un'osteria che, in inverno, non avendo nulla da fare nei campi, intrattiene gli altri e se stesso con discorsi vaghi e fiabeschi al puro scopo di aspettare l'ora del pranzo.
Ovvietà, ricerca insensata della battuta, commenti impercettibili tendenti a presentarsi ancora come il nuovo che avanza, pur avvolto da ragnatele e odore di muffa.
Risposte prevedibili a domande insidiose, evitate con slalom quasi perfetto.
Constatato che oramai non riesce più a bucare il video, mi domando se non sia il caso di riporlo, finalmente, a riposo.
Per il bene suo e, soprattutto, per quello del partito di cui è segretario, un partito destinato alla sconfitta totale se non riuscirà urgentemente a stravolgere completamente il suo senso di marcia, agognando di ritornare, al più presto, un partito di sinistra.
Leggo, leggermente basito, l'articolo sul Secolo di oggi circa l'assemblea tenutasi alla Spezia con i consiglieri regionali del PD Raffaella Paita, Juri Michelucci e Pippo Rossetti, nella quale si è parlato dell'erigendo nuovo ospedale cittadino.
Cito: "Ancor più grave è che il Dipartimento Emergenza - Urgenza (DEA) di II livello, che la giunta regionale di centrosinistra aveva previsto al Felettino, venga ora cancellata dalla giunta Toti-Viale da una DEA di I livello. Questo significa che i malati che più necessiteranno di cure, dovranno emigrare. Proprio per questo, riteniamo opportuno e necessario che alla Spezia venga prevista la neurochirurgia e che vengano valutati i numeri per la cardiochirurgia."
Non è bastata quindi la lezione dell'ospedale di Sarzana, trasformato dopo un ventennio circa per la costruzione ad un deserto pregno di scale alla "cazzoecampana"
In un altro articolo una lettera di una donna denuncia lo stato vergognoso in cui alcuni reparti versano: persone anziane abbandonate nello sporco, con letti da cambiare tra urina ed altro. Un anziano, lasciato a morire da solo e urlante nella notte, il ricorso ai sedativi per addormentare questi martiri di questa modernità tendente all'obbrobrio. A Sarzana si è fatto un ospedale spudoratamente grande rispetto all'effettiva utenza. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
E "i servei" rosso tendente al bianco, con striature di nero, han ben pensato di progettarne un altro, non adatto al bacino di abitanti.
Perché la legge parla chiaro e la colpa non è del governatore Toti: i presidi di I livello, che non contemplano ad esempio cardiochirurgia e neurochirurgia, sono pensati per un bacino d'utenza tra i 150 e i 300 mila abitanti, quelli per il II livello tra i 600 e 1milione e 200 mila (regolamento Balduzzi)
Di chi è quindi la colpa, visto che come provincia siamo attorno ai 200mila abitanti?
Perché cavalcare insensate crociate e non fare una mea culpa per una quarantennale e scellerata conduzione politica della sanità spezzina?
Siamo dunque al solito: costruiamo per creare affarismi, fregandosene di norme e regolamenti. L'importante è cementificare, sbandierando ai quattro venti, oramai labili brezze, importanti traguardi sanitari, autentiche micce elettorali.
E quando, per fortuna, il popolo decreta la fine del regno, come alla Spezia, il trasformismo d'opposizione, ignorando realtà numeriche, grida denunciando errori, per appiopparne la sostanza ai nuovi arrivati. Che a me personalmente non stanno simpatici, tutt'altro. Ma che non c'entrano assolutamente in questa nuova farsa sanitaria, simile a chi progetta di acquistare una Ferrari, vivendo in un piccolo borgo montano pregno di viottoli e sentieri.
Questo è un collage preso dal sito Dagospia, in cui si evincono volti notissimi impelagati nel nuovo scandalo Paradise Papers, quello dei soldi portati in paradisi off shore da personaggi famosi. Appare evidente la recita continua di tali individui, collassati umanamente da troppa ingordigia e, a differenza dei tanti che continuano imperterriti nel malaffare evitando però di comparire in attività benefiche, tendenti all'acapparramento insulso di like, con sceneggiate della malora, come appunto le foto testimoniano.
Ribrezzo e disgusto salgono dall'animo nel vederli affaccendanti con la povertà, con il disagio, con il sogno della lotta per l'uguaglianza a puro scoop commerciale.
L'attività benefica, mascherata, rende tanto e soprattutto in popolarità per chi, poveretto, desidera costantemente essere sopra un piedistallo di buonismo, abbracciante un'etichetta d'impegno per gli altri che consenta loro di continuare nella ricerca di una ricchezza sempre più enorme, soddisfacente ego deviati ed instabili.
Dove l'ugola non arriva, ci pensa l'effimera e mercificata bontà ad uso di media e di cuori imbambolati da accordi musicali che furono, e che non tornano più.
Per la regnante un capitolo a parte: pur comprendendo la pochezza di una vita spesa dietro a riverenze giunte inspiegabilmente sino ad oggi dalla storia e oramai decisamente bislacche, e a un simbolismo ultrasecolare pregnante il potere e la sua stabilità, la nausea, scaturente dall'insano gesto occultante ricchezze senza valore, visto gli enormi possedimenti, rivela l'ineluttabilità di una sconfitta storica dettata dalla ricerca spasmodica di certezze, di ripari svianti la consapevolezza di una fine comune a tutti gli altri umani, la "livella" del grandissimo Totò, raggiunge apici, vette particolarmente tristi.
Se l'aureo casato si è abbassato sino a codesti livelli, la conseguente pochezza e impalpabilità del regno rende pienamente l'idea del traghetto rombante e mediatico, senza nessuna rotta, su cui tanti son saliti e saliranno, desiderosi di non scendervi più, per proseguire nell'effimera chimera di rimanere perpetuamente sulla tolda di comando dell'esclusivo natante, in realtà fermo da tempo immemore in un desolante bacino di carenaggio, per lavori perpetui ed inconcludenti, ricercanti il settario divario differenziante la razza umana, sale e ragione di vita per individui di tal blasone.
Allego un articolo di Massimo Fini, una sua opinione sugli scandali sessuali. Sarebbe molto interessante un dibattito su quanto sotto riportato.
Siamo costretti a tornare allo Stilnovo
di Massimo Fini
Basta. Non se ne può più di questo puritanesimo sessuofobico e ipocrita di origine yankee (come è noto l’America è un Paese profondamente matriarcale, altro che dominio degli uomini) che si sta estendendo per ogni dove. Siamo al delirio. Il ministro della Difesa britannico Fallon ha sentito il dovere di dimettersi perché una quindicina di anni fa, durante una cena, aveva posato la mano sul ginocchio di una giornalista, Julia Hartley-Brewer, che gli sedeva accanto e che gli aveva risposto per le rime. Oggi Julia, ricordando quell’episodio, dice di averlo trovato “abbastanza divertente”. Ma intanto il governo britannico, già periclitante, è in crisi.
Dustin Hoffman è stato messo sotto torchio, fra le altre cose, perché durante le riprese di Morte di un commesso viaggiatore (1985) l’attore, mentre una stagista diciassettenne gli portava la colazione in camerino, le disse, alla presenza di altre persone, “oggi voglio un uovo sodo e un clitoride alla coque”. Una battuta, volgare, ma pur sempre una battuta. Ma intanto l’ottantenne Hoffman ha perso ogni possibilità di avere l’Oscar al quale era seriamente candidato per il suo ultimo film.
Nel frattempo le assistenti parlamentari britanniche hanno creato una sorta di “lista della vergogna” con i nomi di 40 deputati accusati di molestie sessuali o di “comportamenti inappropriati” (ma quali sono, ce lo spieghi qualcuno, i “comportamenti inappropriati”?). Siamo alle liste di proscrizione di sillana memoria.
Le donne stanno diventando dei soggetti pericolosissimi da tenere a debita distanza. Potremo ancora dire “sei carina, mi piaci” o dovremo fare, come ai vecchi tempi, una dichiarazione d’amore in ginocchio, a distanza di sicurezza e alla presenza di testimoni? Potranno ancora i ragazzi napoletani fare le serenate sotto le finestre della loro amata? O dobbiamo tornare all’amore stilnovista, cantato da Dante e Cavalcanti, solo idealizzato ma mai praticato?
A teatro pochi minuti prima che si apra il sipario, per ragioni scaramantiche, è lecito, anzi è considerato un portafortuna, toccare il sedere alle attrici. Mettiamo tutti gli attori di teatro nelle “liste della vergogna”. E Vittorio Gassman? Catherine Spaak mi raccontò che quando girava L’armata Brancaleone Gassman si divertiva, ogni tanto, a pizzicarle il bel sedere. Mettiamo anche Gassman nelle “liste della vergogna”, alla memoria.
Noi maschi (si fa per dire) dobbiamo partire al contrattacco. Il primo strumento è la calunnia utilizzato dal regista Brett Ratner. Le molestie sessuali sono difficilmente dimostrabili e, se avvenute in anni lontani, il reato è prescritto, ma intanto il colpevole, vero o presunto, è stritolato dal circuito massmediatico e dalla massa enorme dei voyeur di Facebook che a me fan più ribrezzo dei molestatori così come gli autori di un linciaggio mi fanno più ribrezzo di colui che viene linciato, perché son fatti della stessa pasta. La calunnia, che si invera come reato per il solo fatto di riguardare episodi indimostrabili, ha effetti immediati, prescrittibili a lunga scadenza, che comportano una pena detentiva dai 2 ai 6 anni.
Siamo noi, i maschi (si fa per dire) i veri molestati. Dalle continue provocazioni di giovani donne che sculettano, sommariamente vestite, nelle pubblicità e sulle televisioni. Facciamo una class action contro le singole protagoniste di queste provocazioni o se si tratta di pubblicità o tv contro i mandanti.
Non so se ci accorgiamo che stiamo dando ragione ai costumi musulmani più radicali. Lei è coperta da capo a piedi e può uscire solo se accompagnata da un parente. Così si evita ogni equivoco.
Ma con buona pace di Silvia Truzzi la soluzione migliore è quella che ho suggerito io: soddisfarsi da soli dietro una siepe. Anche perché la fantasia e l’immaginazione superano sempre la triste realtà.