venerdì 15 settembre 2017

giovedì 14 settembre 2017

Feste


Alla Gazzetta ieri devono aver festeggiato un po' troppo...


Stranezze


Strana la storia della legge che introduce il reato di propaganda fascista. 
Strana perché assomiglia tanto a un tentativo di tinteggiatura di una parete già colorata, scrostata dai troppi errori, di infondere cioè un'idea di sinistra oramai scomparsa da quel partito, e forse ovunque. 
Strano l'esporre questo cammeo senza oramai più storia, tentando di volere dimostrare che in fondo si è fatto qualcosa, anzi, tanto, dimenticandosi che non si è riusciti ad approvare leggi vere, di dignità come lo Ius soli, il biotestamento, il no ai vitalizi, a proposito: domani altre centinaia di cosiddetti eletti dal popolo ne acquisiranno i benefici.

E tutto questo per accontentare Angelino a cui non frega una ceppa di niente se non rimanere in tolda, visto che usa di questi paraventi non negoziabili, per lui, al fine di presentarli come successi politici.

Strano non capire che la democrazia va alimentata con conquiste serie, migliorative, non accostabili minimamente al divieto di vendere busti del duce, bensì nel riconoscere, ad esempio, che se un bimbo, una donna, un ragazzo sono nati su questo suolo, sono e devono considerarsi italiani; oppure poter far decidere a chiunque in merito alle cure ossessive, rimpinguanti le tasche di lobby tanto riconoscenti con lor signori, facendo scegliere, in piena coscienza, al singolo di bloccarle o no, in un giorno lontano, per una morte dignitosa e soprattutto naturale, evitando altresì carbonari viaggi alla DJ Fabo in Svizzera per terminare l'agonia.
Strana questa legge ninnolo che vorrebbe far dimenticare il jobs act, l'effusioni con Confindustria, la vergognosa cancellazione dell'articolo 18, i miliardi alle banche, i furti ai poveri risparmiatori, gli F35 del cazzo.
Nessuno dei soloni tinti di un rosso pallido ed emaciato ha tenuto però in considerazione il fatto che di allocchi in giro, per fortuna, ne restano ben pochi.



Un grande saluto




Ti abbraccio forte Pierluigi ora che sei ritornato tra le amorevoli mani di mamma Dora! 

Sei stato un grande amico, sempre pronto alla battuta, mai accigliato, mai scontroso, sempre dispensatore di quella strana gioia, oramai in via d'estinzione, scaturente non si sa da dove né da chi, a meno che uno non rifletta su certi misteri insondabili che contro ogni mentalità di questo mondo, ponga l'individuo al centro del cuore e, inspiegabilmente, trasformi colui che solo in apparenza ha bisogno di aiuto in una fucina di emozioni rinsaventi e rinsaldanti mente e cuore. 

Eri appassionato di macchine, conoscevi a memoria, la tua fortissima e roboante memoria, modelli, marche e quant'altro. Eri capace di rivedere dopo anni una persona, soprattuto se giovane e ragazza, e riallacciare un discorso interrotto da lustri come se fossero passate poche ore dall'ultimo incontro. Ricordavi aneddoti, particolari tanto minimi quanto esaltavano lo stupore negli astanti. 
Cantavamo e ridevamo come mai mi è ricapitato negli anni a venire, in cui, colpevolmente, non ci siamo più visti. Sapevo che stavi bene e non mi sono mai ripresentato a casa tua per riabbracciarti e di questo ti chiedo veramente scusa. 
Ora che sei partito per il grande viaggio, riaffiorano in me sensazioni sopite da troppo tempo, da ingranaggi incatenanti che offuscano sentimenti, emozioni, ricordi in nome di non si sa che cosa. 
Vorrei tanto passare con te anche un attimo, per riveder quella risata contagiosa, quei concetti di macho sempre affascinanti, quei ragionamenti solo in apparenza complicati, la tua spider a motore elettrico che cullavi e curavi come una Ferrari, i nomi delle tue spasimanti, centinaia, ricordate meglio di un database. 
Pierluigi ti abbraccio forte forte! 
Grazie di tutto amico mio. Perdonami per le troppe assenze e salutami tanto Mamma Dora! 
Goditi la Pace! 

Articolo


Fantastica!

giovedì 14/09/2017
VITTORIO FELTRI
“Un albanese ti riga l’auto? Titoliamo su quei negri pallidi”
PIÙ CHE L’ORDINE DEI GIORNALISTI, SERVE LA BADANTE

di Selvaggia Lucarelli

Io non riesco a incazzarmi con Vittorio Feltri. Lo so, lo so che dice cose orribili e che ormai sul web, quando di primo mattino circola la foto di un titolo di Libero, la prima cosa che ti chiedi non è nemmeno più “Ma è andato?”, bensì “Ma è vero?”. Lo so che dovrei avercela con lui e dire quelle cose fesse tipo che l’ordine dei giornalisti avrebbe il dovere di intervenire. Solo che secondo me, ormai, dovrebbe intervenire, al massimo, la badante. E con uno di quei siringoni per sedare i cavalli scossi, quelli che al Palio di Siena passano la linea del traguardo e se non vuoi che arrivino in Maremma, li devi fermare con una schioppettata di narcotizzante.
A me sta simpatico Feltri, davvero. E voi che ce l’avete con lui dovreste rivedere i parametri con cui lo giudicate, datemi retta. Certo, se decidete che è il direttore di un quotidiano, capisco pure il livore. Se invece, come me, iniziate a guardarlo in un altro modo, finirete per volergli bene pure voi. Il buon Vittorio è in balia di un buffo, tenero e accennato rincoglionimento. Nulla di grave, eh. Vittorio è quel nonno che a Natale, durante il pranzo, si alza in piedi all’improvviso con un bicchiere di spumante in mano ed esclama: “Un brindisi a Giorgino, che pure se preferisce i piselli alla patata, resta il mio nipote preferito ahahah!”. E tu gli dici “Papaaaà, stai buono, siediti!”, mentre Giorgino scappa in camera piangendo e tu gli spieghi che nonno non è cattivo, è che è un po’ andato.
È lo zio che inizia la tombola e grida “Ambo!” al primo numero estratto dal bussolotto.
PRIMA PAGINA
L’apice è stato raggiunto con: “Ci vogliono morti, siamo l’ultimo baluardo dell’informazione”
È il vecchietto che durante la presentazione di un libro, alla richiesta del relatore “Ci sono domande?”, si alza in piedi e dice che il tuo libro destroide è un insulto a tutti quelli come lui che hanno fatto la resistenza con la Brigata Garibaldi e tu gli spieghi delicatamente che hai scritto una guida agli agriturismi low cost.
Ecco, è così che dovete guardare Vittorio Feltri. Con affetto. Se poi volete pensare che i titoli di Libero sul filone della commedia sexy all’italiana tipo “Renzi e la Boschi non scopano”, “Patata bollente” (su Virginia Raggi) o “Più patate meno mimose”, siano il frutto di un pensiero lucido, fate voi. Se volete convincervi del fatto che “Dopo la miseria portano le malattie” sia un titolo serio, ragionato, partorito con cognizione, fate come vi pare.
Io, invece, nei momenti di noia mi ritrovo lì a immaginare le riunioni di redazione a Libero, con Feltri che fa: “Allora, cosa è successo di importante oggi?”. “Beh, l’America ha raso al suolo la Corea del Nord.”. “Ho detto di importante!”. “Ah, un albanese ha rigato la 500 in doppia fila di un italiano con un carretto di legname”. “Bene! Allora titoliamo ‘Questi negri hanno rotto il cazzo!’”. “Ma, direttore, è proprio sicuro sicuro?”. “Sì, perché?”. “Perché gli albanesi sono bianchi!”. “Ah, allora ‘Questi negri pallidi hanno rotto il cazzo!’”. Oppure che so. “Allora, che notizie abbiamo oggi?”. “Beh, direttore, ci sarebbe quel maresciallo capo dell’esercito che ha ucciso la moglie e dopo averla fatta a pezzi col trancia pizza l’ha data in pasto ai maiali pezzati della fattoria accanto”. “Va bene, allora titoliamo ‘Fango sull’esercito!’”. “Ma direttore, ha ammazzato la moglie con una furia omicida senza precedenti, doveva essere una belva!”. “Giusto. Bravo. Allora sottotitola ‘La moglie era certamente una gran cagacazzi’”.
Immaginate anche voi, come me, una riunione di redazione con Vittorio Feltri, e smetterete di volergli male. Tra l’altro, il toto-titolo di Libero è uno dei pochi giochi d’azzardo stimolanti e divertenti rimasti in circolazione. Ormai si scommette sul prossimo titolo partorito da Feltri come sul vincitore di Sanremo. Per esempio, dopo l’attacco hacker al sito di Libero, il titolo “Maledette zecche 2.0” era dato 2 a 1. “È stata la Boldrini!” 4 a 1. “L’internet potete infilarvelo su per il culo, bastardi comunisti!” 10 a 1. Nessuno però – neppure gli scommettitori più spregiudicati – aveva puntato su “Ci vogliono morti. Siamo l’ultimo baluardo dell’informazione”. Nessuno. Era oltre ogni possibile previsione. Ed è questo il bello di Feltri. Ha sempre quel guizzo delirante che ti spiazza.

Guardate, infine, il suo tweet di pochi giorni fa: “Confessione. Ho fatto fatica a scopare quelle che la davano volentieri, come potrei stuprare una che non ci sta? Superiore alle mie forze”. Cioè, Feltri, nel pieno della discussione sul presunto stupro di Firenze, se ne esce così. E finalmente ci spiega il perché, freudianamente parlando, lui l’asticella la alza almeno con i titoli del suo giornale. Ditemi voi se si può volergli male.