mercoledì 28 giugno 2017

Parole sante


Senti un po' Bomba cosa ha detto stamani Papa Francesco alla Cisl:

" E' una società stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga una intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti".

"un nuovo patto sociale, che riduca le ore di lavoro di chi è nell'ultima stagione lavorativa, per  permettere ai giovani, che ne hanno il diritto-dovere, di lavorare" 

"le pensioni d`oro sono un`offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perchè fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni."

"Ma il sindacato col passare del tempo ha finito per somigliare troppo ai partiti politici, al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l'azione dentro le imprese perde forza ed efficacia."

Capito? Basterebbe pensare, parlare e credere in queste parole per risalire la china. Invece correte dietro alle banche e ai signorotti! 
Che grande Papa e che minuscolo segretario!


iii ooo!


Ultimi ragli estivi di chi avendo mire internazionali non pensa che alle ore 10 del 28 giugno, restringere ad una sola corsia, una delle due uniche arterie cittadine, non possa che provocare code bibliche ed consequenziali improperi epici rivolti a chi con insufficienza abnorme è finalmente al capolinea! iiii ooo! iii ooo!


Dare a Cesare quel...


Avranno pure salvato le banche con una ventina di miliardi di soldi nostri, però si sono anche prodigati nell'aumento dei salari dei metalmeccanici! Quel che è giusto è giusto! Resta solo il problema di come spenderli...


Liscivia


Ci dev'essere necessariamente uno scadenzario, aggiornato, curato, coccolato, perché ogni qualvolta ricorre un anniversario di tragedie irrisolte, partono dichiarazioni altisonanti, rimbrottanti un sistema in cui i principali attori sono gli stessi che stigmatizzano enfaticamente, quasi, gridando alla luna. Par quasi di udire "Segretario! Cosa scrissi lo scorso anno?", "Pensa che questo concetto possa innervosire qualcuno?" e via andare, anno dopo anno, sino a completare l'opera con l'agognato Dimenticatoio, idealizzato con i lavatoi pubblici ove con liscivia le donne di un tempo detergevano i panni.
Se chiediamo infatti alle nuove generazioni, stordite da palmari ed affini, cosa ricordino loro parole come Italicus, Ustica, Emanuela Orlandi, Mirella Gregori, piazza della Loggia, via D'Amelio, Capaci, Aldo Moro, via dei Georgofili, il Papello e la Trattativa, Ilaria Alpi, non otterremo probabilmente risposte, forse impercettibili sorrisi, facce stranite, ondivaghi dinieghi.
Si dirà che Piazza della Loggia parrebbe essere stata risolta, con le condanne definitive di due bastardi neppure nominabili, di cui uno, visto che non gli avevano neppure sequestrato il passaporto, pur se condannato da due processi, era a Fatima a non si sa che cazzo fare. Può essere. Di sicuro il burattinaio è, come tutti gli altri, a sghignazzare in qualche aureo luogo, a meno che sorella morte non vi abbia messo una decorosa pezza.
Ieri, 27 giugno, per la trentasettesima volta, i vertici dello stato hanno ricordato l'anniversario della strage di Ustica in cui 81 persone furono probabilmente assassinate, non si sa da chi e per cosa, tra documenti con firme falsificate e tracce d'esplosivo.
Al solito e secondo Canovaccio, è partito il ricordo istituzionale, flebile per non disturbare i manovratori da noi eletti, non tutti, impegnati come sono a delineare nuove forme evolute, per loro, di accordi politici intricati, tra una sinistra tendente al centrodestra, ed un centrodestra proteso a un'emarginazione, quasi un'estrusione umanitaria, con il contorno di movimenti di babbei agognanti l'unicità, la deificazione del loro pensiero e la smania a non accordarsi con nulla, anche con se stessi: 
"Alla domanda di giustizia le Istituzioni hanno il dovere di dare risposta, percorrendo fino in fondo la strada della verità e facendo onore alla professionalità e alla dedizione di uomini dello Stato che sono riusciti ad aprire questo cammino superando ostacoli e difficoltà".
"Resta impressa nella coscienza del Paese come un evento tragico e come una ferita sempre aperta, per le vite spezzate, per le indicibili sofferenze dei familiari, e per il vulnus alla sensibilità civile e democratica del nostro Popolo".