mercoledì 21 giugno 2017

Zoom


Il problema non sono gli uomini, molti dei quali capaci e meritevoli di lode. Il nocciolo sta nella mancanza di Alternanza Politica, pilastro della democrazia, evitante la calcificazione di anomali substrati di figuri dediti alla mercificazione del pensiero per un'inamovibilità sfociante nel dannoso ed illiberale consociativismo. (Caspita! Bella frase! D'altronde l'ispirazione è proprio grande! Sono lì dal 1972! A quei tempi l'appena cresimato Buren giocava ancora con ARCHI e frecce!)


Auguri illuminanti



martedì 20 giugno 2017

Articolo


Ne uccide più la solitudine del caldo

di Massimo Fini 

L’estate si avvicina minacciosamente. “La vecchiaia inizia quando l’estate invece che una promessa di felicità diventa una preoccupazione” ho scritto nel mio libro Il ribelle. Per me, quando ero ragazzo, l’estate e il mare hanno sempre coniugato la parola proibita: felicità. E questo sentimento era comune ai miei coetanei. Sto rimettendo a posto i miei ‘45 giri’ (vinile purissimo). Quasi tutte le canzoni d’amore dell’epoca sono ambientate d’estate al mare (Sapore di sale di Gino Paoli, Una rotonda sul mare di Fred Bongusto, Abbronzatissima di Edoardo Vianello) oppure la rimpiangono o l’attendono con ansia (“Come un giorno di sole fa dire a dicembre/l’estate è già qui” canta Patty Pravo).
Per i vecchi l’estate cambia completamente di segno. Le passioni d’amore, con i loro struggimenti, sono ormai alle spalle o se qualche traccia ne rimane è talmente affievolita da non avere più nulla a che vedere con l’età in cui le slacciavamo, con dita tremanti, i bottoni della camicetta. Ma la questione non è questa. Sta nel fatto che l’estate acuisce tutti i problemi, drammatici, anche se occultati da una Scienza e da una pubblicistica ingannevoli e non innocenti, della tetra vecchiaia e al cui centro, almeno in Occidente, sta la solitudine.
In Europa solo il 3,5% dei vecchi vive con i propri figli e i nipoti. Però d’inverno, e nelle stagioni contigue, i figli rimangono in città, ti restano in qualche modo vicini, qualche volta ti permettono di portare i nipotini ai giardini e di non stare perennemente a guardare, come un babbeo, con le mani incrociate dietro la schiena, i ‘lavori in corso’. Ma d’estate i figli e i nipoti se la filano in vacanza. Anche i vicini se ne vanno. E la tua casa piomba in un silenzio tombale. Rotto solo dalle sirene delle autoambulanze che si fanno più acute perché anche la città, con meno macchine, è più silenziosa. E i vecchi rabbrividiscono. Perché, per un singolare paradosso, non sentono il caldo, si disidratano e a ogni suono di sirena pensano: la prossima volta potrebbe toccare a me. Ma il killer più pericoloso resta la solitudine. Secondo una recente ricerca la solitudine uccide più di 15 sigarette al giorno. Non si tratta naturalmente della solitudine per scelta che è quella che puoi fare da giovane, traendone anzi un sottile piacere anche perché sai che puoi interromperla in ogni momento. Ma la solitudine dei vecchi non è una scelta, è una condizione sociale. Ed ecco che allora bisogna darsi da fare, trovare qualcuno, uno qualsiasi, con cui passare e “ammazzare il tempo” essendo consapevoli che è il Tempo che sta ammazzando noi e che stiamo spendendo malamente gli ultimi spiccioli che ci restano. Terribile, veramente terribile, è la condizione del vecchio nella società moderna. Un tempo viveva in una famiglia allargata, circondato dall’affetto dei numerosi figli e degli ancora più numerosi nipoti, delle zie rimaste nubili che non mancavano mai e accudito dalle donne di casa per il tempo, fortunatamente breve (la medicina tecnologica non si era ancora inventata l’accanimento terapeutico) in cui non era più in grado di badare a se stesso. Nella società contadina, a prevalente tradizione orale, il vecchio era il detentore del sapere, rimaneva fino all’ultimo il capo della famiglia, conservava un ruolo e la sua vita un senso. Nella società agricola il vecchio è il saggio, in quella industriale e ancor più in quella digitale è un relitto.
E il suo avvilimento è aggravato da quell’istituto crudele che solo la razionalità moderna poteva creare, la pensione (“E adesso vai a curare le gardenie, povero, vecchio e inutile stronzo”). Perso da un giorno all’altro il ruolo sociale, per quanto modesto, che aveva avuto nella vita non gli resta che attendere la morte e sollevare così la società da un peso divenuto intollerabile. L’estate provvederà a un salutare sfoltimento dei ranghi.

Appunti


Vademecum per domenica 25 giugno 

-medita sulla parola Alternanza, pilastro della democrazia, callifugo ripulente le decennali incrostazioni frutto di un'inamovibilità da Guinness.

-medita su come si possano accumulare enormi debiti vendendo acqua.

-medita su come si possa fare un ospedale solo per abbattere quello già esistente al fine di distruggerne anche l'ultimo piano, costato circa tre milioni di euro e mai messo in funzione perché non strutturalmente a norma.

-medita sul rifacimento di piazza Dondolo (ex Europa) andando a vedere le strane ed eccentriche posture di coloro che vi si siedono, non essendo cestisti.

-medita sul rifacimento di piazza Autan e sulla più alta concentrazione di zanzare italiana, sfanculante l'Oltrepò Pavese.

-medita su come viva e vegeti alle tue spalle un'intellighenzia snobista benpensante, appoggiatasi in questi lustri all'immarcescibile potere locale, divenuta faro per chi nella vita non ha fatto mai un cazzo, se non puppare fingendosi compartecipe delle disparità sociali.

-medita su come sei riuscito a vivere così a lungo senza impazzire nel regno del Consociativismo Perfetto, dove il potere locale è stato di proprietà della simil sinistra ed il borsellino posizionato saldamente nelle mani dell'altra sponda, per un'intesa perfetta travalicante ideali e decoro.

-medita e vai al mare (come ai tempi del referendum sulle trivelle) lasciando che i consociativisti seppelliscano i consociativisti.

Dixit


"Il Partito Democratico voterà NO perché vuole lo stadio della Roma; sembrerà una contraddizione, ma non lo è perché questa delibera purtroppo bloccherà la procedura."
(Giulio Pelonzi - consigliere PD Comune di Roma)

P.S. Alle prossime elezioni NON voterò il Bomba perché lo vorrei di nuovo sulla tolda!

lunedì 19 giugno 2017

Alla Carta!


La normalità è la consigliera più cattiva, l'abitudine inficia il sano ragionamento, scoraggia i fuori dalle righe a dir la loro, per il bene del giusto. 
Perché dico ciò? 

Andate su questo link: Ristorante di Bottura

Stiamo parlando dell'Osteria Francescana dello chef stellato Massimo Bottura, che ha vinto lo scorso anno il titolo di miglior ristorante al mondo. 
Premetto che non infarcirò il post di sdolcinature populistiche. Scorrendo il menù di Bottura deduco che se scelgo il menù degustazione a 9 portate pagherò 220+130 di vini per un totale di 350 euro.
Se scelgo il menù completo 420 euro.
Se vado a la carte vedo antipasti a 60 euro, un primo risotto con caviale a 90 euro, i secondi a 80 euro ed i dolci a 30 euro.

Che dire? D'accordo che sei in uno dei migliori ristoranti del globo, d'accordo tutto. Ma il fatto che per mangiare lì devi sborsare queste cifre, dona al tutto per l'ennesima volta, un esotico e particolarissimo senso di dabbenaggine. Abbiamo assimilato il concetto, simile alla moda, che il bello non deve contenere sensi di onestà intellettuale. Siamo caduti nelle mani di predoni, predoni stellati.
Come fa un primo piatto a costare 90 euro? 
Come è possibile? Perché nessuno osa criticare? 
Se cercate di prenotarvi, io l'ho fatto, l'attesa supera i tre mesi!!! Vuole dire che nei prossimi 90 giorni lo chef Bottura avrà il locale stracolmo! 
Si d'accordo! L'arte, la fragranza, l'originalità, la libertà di andarvici. Tutte cazzate, a mio parere al confronto del sublimale inserito in cervice, spazzante l'ovvietà di dire un vaffanculo a tre stelle! 
I limiti sono crollati, il decoro pure. I medi innalzano questi chef nell'olimpo. Per noi che restiamo in questo brodo di giuggiole, insapore, non resta che accondiscendere senza a questa farsa rimbambente, a questi piatti quasi vuoti proponenti si bellezze papillari, che però necessitano denari in quantità smisurata rispetto al valore intrinseco. 
Se però paghiamo centinaia di euro jeans strappati, forse è inutile protestare. Non resta che sedersi al desco, scientemente apparecchiato e sviante psiche ed amor proprio.  

Trambusto


E ora che Lassù è arrivato anche Stephen Furst, che ne sarà della pace, dell'ordine celestiale? Buon viaggio Sogliola!