venerdì 9 giugno 2017

Lettera


Compadre,

finché non avrò finito il romanzo, vivrò di scorte. Fra due settimane sarà finito questo impressionante mattone di ottocento pagine, e un mese dopo ne partirà una copia per la casa editrice Sudamericana e per cinque paesi di lingua diversa.

E' stata una follia. Scrivo dalle nove di mattina alle quattro di pomeriggio; pranzo, dormo un'ora e poi correggo i capitoli iniziali, a volte fino alle due o alle tre di notte. 
Non mi sono mai sentito meglio: mi esce tutto a fiumi. E' così da quando sono tornato dalla Colombia. 
Non sono mai uscito di casa una volta.
Mercedes sopporta da uomo, ma dice che se poi il romanzo non funziona mi manda a fare in culo. Vogliateci molto bene, come ve ne vogliamo noi.
Un grande abbraccio.

Gabriel Garcia Marquez
27 giugno 1966
lettera durante la stesura del romanzo "Cent'anni di solitudine."

Vien quasi da piangere



Date un'occhiata a questo video di Repubblica dove il candidato Angelo Cofone al comune di Acri in provincia di Cosenza, durante un comizio, legge un discorso in un modo a dir poco allucinante. Come il fatto che sia un candidato.



Parla l'Indiana


Pensierini


Due, solo due pensieri emergono dalla smargiassata di ieri in Parlamento, dove un partito di maggioranza intimorito, come la signora Alexander alla vista del fallo gigante in mano ad Alex in Arancia Meccanica, al solo pensiero di votare l'emendamento che avrebbe oscurato la libido di imporre candidati prescelti dall'Egoriferito e da suo zio Puttaniere (se non facessero "fascisticamente" così chi voterebbe ancora la Bella Etruriana o "ControlC" Madia o Gasparri e brodaglia simile?) decide, fingendo orrore, di ammazzare la legge su uno scoglietto quasi insignificante, l'estensione della spirata legge modello tedesco nel Trentino Alto Adige.
E qui nasce il secondo pensiero: quelle terre tanto spasimanti di abbandonarci, dove quando parli la lingua corrente italica fingono addirittura imbecillemente di non capirti, hanno un partito che si chiama Sudtirole Volkspartei (SVP) il quale vegeta grazie ad un accordo prevedente che in quelle terre solo sulla carta sognanti il teutonico, regni il collegio uninominale che porta più seggi a questi folletti ululanti in pantaloni corti ricordanti i leghisti che mentre sbraitavano Roma Ladrona, approfittavano del sontuoso desco preparatogli dall'amico Pervertito.
La colpa hanno tentato di indirizzarla al M5S, da buoni viscidi. Gli è andata male. I serpenti sono al loro interno. Con vista vitalizio a settembre pagato, al solito, da noi.

Articolo


Una grande Daniela Ranieri ci scannerizza il Bomba Ecologico!


venerdì 09/06/2017
Renzi mimetico: ora è ambientalista

di Daniela Ranieri

È difficile non scrivere una satira (Giovenale: “Difficile est satiranon scribere”) sulla capacità mimetica di Matteo Renzi. È come Alberto Sordi, a cui bastava uscire di casa per assorbire modi di dire e caratteri di Roma. Lui orecchia, annusa ciò che funziona, e poi lo ripropone rimasticato. È una spugna. Un avatar. Un mimo.
Il Renzi che appare, il Renzi fenomeno, sfarfalla sotto i nostri occhi. Egli è Legione. Blairiano, poi obamiano, poi marchionniano, se annusa una sinistra che vince si ricicla sbandieratore rosso; se i sondaggi danno avanti Grillo lui diventa populista (“Vuoi meno politici? Basta un Sì”); se vince Trump, fa l’anti-sistema (“Penso che Trump abbia interpretato il cambiamento in maniera più radicale rispetto alla Clinton”). Adesso è macroniano.
Lo ricordiamo tra i giovani dem vincenti, festeggiare non si sa cosa alla festa dell’Unità di Bologna nel 2014: (quasi) tutti belli, camicia bianca sciancrata in vita, taglio di capelli da generazione Erasmus assurta a capo delle fonderie di idee della sinistra europea. Per niente schizzinosi coi poteri forti, liberisti risolti, sentimentali col popolo, concreti coi padroni, spicci coi sindacati. Si narra che quel giorno al Ristorante Bertoldo Renzi indossasse una camicia celeste, poi rimpiazzata con mossa camaleontica con un capo in popeline bianco per la photo opportunity (se avesse tenuto la giacca avrebbe potuto indossare una pettorina, come Totò quando si finge cameriere). “È il patto del tortellino”, consegnò alle agenzie, un “patto generazionale” per “cambiare verso all’Europa”.
Come nelle barzellette, c’era un francese, un tedesco, uno spagnolo, un olandese e un italiano. Masticavano prosciutto di Parma lanciando parole di sinistra: “Uguaglianza! Compagni! Giustizia sociale!”. Valls, dimessosi da premier, sconfitto alle primarie, ha chiesto asilo a Macron, che l’ha messo alla porta; l’olandese Samsom, che gustava tortellini e gridava “I want my Europe back!”, è uscito a pezzi dalle amministrative del 2016; Sanchez, “il Cary Grantlatino” o, a scelta, “il Matteo Renzi di Spagna” (Le Monde), sfiduciato dal partito si dimise da segretario e da deputato; il tedesco Post è stato tagliato dalla foto come Trotsky. E poi c’era l’italiano. Cinto dall’aura di commedia che si porta sempre dietro. Assediato da groupie in delirio, cameratesco col ristoratore, in una selva di selfie.
Poi vince Macron. Renzi gli copia lo slogan. Si lucida le scarpe. Si pettina. Fosse nelle sue facoltà imiterebbe la parlata da allievo dell’Ena, ma si sente che è di Pontassieve.
Tra i temi della start-up di En marche! c’è la lotta al cambiamento climatico. Renzi ritira fuori il clima dallo scatolone dei trucchi, dove era finito dopo la corsa a sindaco di Firenze e le primarie contro Bersani. Macron invita gli scienziati americani in Francia dopo la scelta di Trump di abbandonare i patti di Parigi; Renzi twitta: “Oggi si stringe il cuore di chi ama il futuro #clima”. Organizza fiaccolate su Instagram. Scrive temini: “Siglare all’Onu l’accordo sul clima è stata una delle emozioni più grandi della mia esperienza di Governo. Quando ho apposto la mia firma… ho provato un brivido”. E poi, nel più totale nonsense: “Noi crediamo al futuro, costi quel che costi”.

Il neoliberista sfrenato che invitò gli italiani a non andare a votare al referendum sulle trivelle parla come un attivista di Greenpeace. Il capomastro dello Sblocca Italia, il decreto suo e di Lupi che consente di costruire ovunque, anche sulle coste, stante il silenzio-assenso delle Soprintendenze sempre più esautorate e impoverite, pare un discepolo di Al Gore.

Risultati albionici



giovedì 8 giugno 2017

Chi avrà ragione!


Ecco i due interventi in merito al pasticcio di questa mattina a Montecitorio che ha bloccato l'iter della legge elettorale.

Questo è quello che scrive Beppe Grillo:

Ma dai, PD. Far saltare tutto per il Trentino Alto Adige. Ma potevate dircelo, vi davamo anche la Val d’Aosta. Poi escono questi fantasmi dal passato, questo signore di 90 anni che ancora dà moniti e dice «non bisogna andare alle elezioni». Poi c’è De Benedetti, un imprenditore che ha causato catastrofi naturali nelle sue aziende, che dice «non bisogna andare a votare». 
Dai Pd, siate sinceri. Diteci il perché. Ci sfugge un po’ questa cosa. Se ce lo dite, noi ci ritiriamo, e vi fate una leggina con lo psico-nano, con Dudu. Vi fate una bella leggina, democratica, meravigliosa, e fate quello che volete, coi vostri franchi, genuini e liberi tiratori. Prodi se li ricorda, eh!
Ditecelo, noi ci ritiriamo e vi fate una bella leggina come piace a voi. Democratica… Certo, non tutta l’Italia sarà coinvolta nella legge elettorale. Noi volevamo esagerare, avevamo pensato di coinvolgere tutta l’Italia. Ma noi siamo ancora indietro, voi siete avanti col pensiero. 
La colpa? Non lo so. Questa è psicologia, è paranoia, siamo nel campo degli psicodrammi. Quindi, per seguirvi dovrei chiamare il mio neurologo che adesso è dall’analista.
Dai, ditecelo. Mandatemi anche due righe, giuro che non le pubblico. Ma spiegateci. Non volevate andare a votare? È colpa del maggioritario? Del proporzionale?
Sarebbe stata una legge perfetta. Bella. E voi avreste goduto, anche. Ma siete masochisti, lo so. L’avevamo proposta noi e questo, per voi, era una gastrite neurologica. Non potevate sopportarlo. 
Dai, fatemi una telefonata. Me lo dite, e noi ce ne andiamo in Trentino.

E questo è quanto sostiene il PD per bocca di Ettore Rosato.

Oggi #M5S ha dimostrato cosa vale la loro parola: nulla, nulla, NON VALE NULLA! E lo dice chi più di altri si è speso dicendo che era possibile parlare con un gruppo parlamentare in maniera normale, pensando che ci potessero essere degli interlocutori che avessero a cuore l'interesse del Paese prima che l'interesse di parte. Questo non è accaduto"