A volte pare un "vaffanculofago", uno che si nutre di sonori, schietti, diretti, intonsi e luminosi ... vaffanculo!
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 31 ottobre 2016
domenica 30 ottobre 2016
The End?
A questo punto non riesco più a dir nulla. Mi sento sconfitto. Forse ha vinto lui. E mi preparo ai prossimi lustri necessari per riparare i danni, incalcolabili del ventennio del Puttanesimo e di questi con l'ego riferito della peggior specie al comando, il culto dell'immagine fattosi reale. L'ovvio che diventa verità, le palle che si mescolano al reale, le bugie riproposte, amplificate. Un tracollo italico.
M'incazzo
Una delle più detestabili nazioni del globo, la Svizzera, non contenta di aver da sempre portato avanti il motto "mi faccio i cazzi miei e se scomparite sono problemi vostri" dopo aver legalizzato nel Canton Ticino il fuori dai coglioni a tanti italiani che vanno lì a lavorare, facendomi sognare una tassa da 100 euro pro capite ogni qualvolta questi montanari della peggior specie desiderino vedere il mare, e di conseguenza arrivare attorno a noi con il loro modus operandi simile al famigerato KKK, se ne è inventata un'altra: affitto di cassette di sicurezza, come fossero box. Non una banca, solo un posto anonimissimo dove ali babà nostrani possano depositare ricchezze senza pagarne tasse, e conseguentemente succhiare i servizi che i soliti coglioni continuano a foraggiar loro attraverso il prelievo forzato in busta paga.
Con 825 euro all'anno puoi noleggiare una cassetta ottima per gioielli, ori e quant'altro avente dimensioni 6x30x48 cm. Le grandi, ottime per i denari trafugati al costo di 2750 euro annui.
Sognare una pedata all'ambasciatore elvetico sollazzato a Roma, ed un richiamo del nostro da quelle terre mefitiche è troppo?
Vicinanza
Vicinissimo ai fratelli d'Italia che in queste ore stanno provando terrore ed incertezza nel futuro! Coraggio passeremo anche questo. Uniti.
Il termometro
In una nazione flagellata dal terremoto, quale è la
nostra, in un momento di grande depressione, con una politica latente ed
incurante sulle difficoltà oggettive del popolo, occorrerebbe un termometro, un
qualcosa che segnali ciò che avviene nel substrato della normalità, del
quotidiano.
" Non entriamo in uno stadio dedicato a Filippo Raciti."
Ebbene, un segnale, nefasto ci arriva da Agliana in
Toscana.
Qui uno sparuto, (per fortuna ma sarà veramente così?)
gruppo di tifosi della locale squadra locale, la Aglianese, in trasferta oggi a
Quarrata per una partita di promozione toscana, si rifiuterà di entrare dentro
lo stadio.
Perché?
Lo stadio è fatiscente? Pericoloso? Preferiranno andare ad
aiutare i poveretti colpiti dal sisma?
Niente di tutto questo!
Il motivo
scatenante la protesta è stato annunciato dai ribelli via Facebook, che da un
lato alimenta le speranze di recupero di questi trogloditi, cioè se sanno usare strumenti tecnologici, forse un domani potrebbero rinsavire:
" Non entriamo in uno stadio dedicato a Filippo Raciti."
Filippo Raciti ovvero il povero
ispettore di polizia barbaramente ucciso il 2 febbraio 2007 durante gli scontri
tra ultrà del Catania dopo un derby con il Palermo.
Questo dunque il motivo,
questo lo stato mentale di tanti imbecilli sparsi ovunque, fuori dalla realtà,
fuori da ogni logica comunitaria, lontani anni luce dai gravi problemi che
attanagliano il paese.
Se questo è un segnale, invochiamo la Provvidenza che
questi diversamente pensanti, si rivelino una sparuta minoranza.
Da spazzare
senza nessun tentennamento. Per il bene di tutti.
Grande Selvaggia!
Al solito, Selvaggia è inarrivabile!
domenica 30/10/2016
LA POLEMICA
Olio di palma, aloe vera e altre effimere ossessioni
alimentari
di Selvaggia Lucarelli
Non so se ve ne siete resi conto, ma la distruzione di
Aleppo desta meno preoccupazione di quella delle piantagioni di olio di palma.
Tra l’altro, riguardo gli effetti dell’olio di palma sulla salute, nessuno sta
capendo una cippa.
Secondo alcuni scienziati l’olio di palma contiene
grassi saturi e quindi fa male, secondo altri contiene antiossidanti e quindi
fa bene.
Secondo Ferrero, meglio l’olio di palma nella Nutella
che certe ciofeche di olii usati dalla concorrenza, fatto sta che ormai su
molti siti è presente la Schindler’s List delle merendine e dei biscotti che
non lo contengono e la fobia non accenna ad arrestarsi.
Naturalmente, tra pochi mesi a nessuno fregherà più
una cippa e si compreranno anche merendine contenenti l’olio freno per Renault
Clio, ma intanto l’olio di palma, assieme al glutine, è la fobia alimentare del
momento. Vale la pena di ricordare quante bufale alimentari hanno riempito
giornali, tv e supermercati negli ultimi anni per poi dissolversi nel nulla nel
giro di pochi mesi. E non parlo solo di fobie, ma soprattutto di mode. Di
prodotti o abitudini alimentari pompati come se fossero la soluzione a
malattie, invecchiamento, piede equino e debiti di gioco e poi dimenticati per
sempre.
Ecco qui le sei mode alimentari durate quanto un assessorato
a Roma:
1) L’Aloe vera. Tutto ha inizio con l’aloe vera. Per
migliaia di anni questa pianta grassa è stata solo un pensiero da portare alla
suocera per il suo balcone fiorito in occasione del suo onomastico, poi tutto a
un tratto qualcuno ha deciso che il succo di aloe fosse l’elisir di lunga vita,
che servisse a cicatrizzare, a idratare, a ringiovanire, a guarire da tumori e
diabete. Ed è così che sulla fiducia, ci siamo comprati bottiglioni di aloe
vera da due litri e mezzo, creme all’aloe vera, bagnoschiuma all’aloe vera,
shampoo, deodoranti, fondotinta, detersivi e tutto quello che avesse la
dicitura “con aloe vera”. Poi abbiamo capito che l’aloe vera era, appunto, una
vera cazzata e siamo tornati a regalarla alla suocera in un bel vaso rosso natalizio.
2) I test per le intolleranze alimentari. Il picco
della leggenda sulle intolleranze alimentari è stato 4/5 anni fa. Incontravi un
amico dimagrito notevolmente, gli domandavi “Che dieta hai fatto?” e lui tutto
tronfio ti rispondeva. “Ma quale dieta! Ho fatto il test delle intolleranze
alimentari. Hanno scoperto che sono intollerante a pane, pasta, pizza,
latticini e dolci, quindi li ho eliminati e ora in effetti sto benissimo!”. E
grazie a ‘sta cippa. Mai una volta che questi geniali dietologi abbiano
scoperto qualcuno intollerante a bieta, pesce bianco, petto di pollo e rucola.
Comunque, la moda di questi test paraculi è durata una manciata di anni, poi ci
siamo nuovamente riscoperti tutti intolleranti alle diete e siamo tornati a
pane e salsiccia.
3) La Papaya fermentata. Per anni la papaya è stato
uno di quei frutti inutili tipo il litchi, il mapo, il pomelo, il durian, la
castagna matta. Poi il cazzaro di turno s’è svegliato e ha deciso che
l’umanità, senza papaya fermentata si sarebbe estinta a breve. Improvvisamente
le farmacie e i supermercati si sono riempite di papaya fermentata il cui
prezzo era più o meno quello della coca colombiana non tagliata e tutte le
babbione si sono convinte che grazie al potere antiossidante del frutto
sarebbero rimaste eternamente giovani. Naturalmente la moda è passata, la
papaya sopravvive mestamente nell’area integratori delle farmacie e
supermercati, ma ormai si ha più fiducia nel potere ringiovanente delle Zigulì
o di un toy boy che in quello della polverina arancione.
4) Il tè verde. Per un millennio l’unica alternativa
alla classica tazza di tè era la tazza di tè con un pezzo di limone dentro.
L’umanità andava avanti serafica con delle variazioni creative nel corso degli
anni finché non c’è stato l’avvento del tè verde e tutto quello che l’ha
preceduto è diventato inutile brodaglia. Tra l’altro esistono più specie di tè
verde che di correnti nel Pd. C’è quello giapponese, quello cinese, il bancha,
il Matcha, il gyokuro e quello del Kashmir. Ormai basta lasciare una
montagnetta d’erba dopo aver passato la falciatrice sul prato che arriva
qualcuno a imbustarla con la scritta “tè verde dell’Olgiata”. La moda del tè
verde è tra le più longeve, anche se negli ultimi anni è stata scalzata da
altre due correnti del pensiero salutista, primo fra tutte “il centrifugato”.
5) L’Ace. Acronimo di vitamine a, c ed e, questo
centrifugato ha avuto un periodo di popolarità che neanche il Gangnam Style.
C’è stato un momento in cui se andavi al bar e non ordinavi un Ace ti segnalavano
all’antiterrorismo per atteggiamento sospetto. Poi Ace è tornato a essere
l’acronimo di “Aridatece Cocktail Etilici” e con limone, arancia e carota si è
tornati a fare macedonie e pinzimonio.
6) L’Estratto. E qui siamo alla minchiata in voga
attualmente. Avete presente tutti quei pipponi salutisti sull’importanza delle
fibre nell’alimentazione? Ecco. Hanno inventato un elettrodomestico
(l’estrattore) che fa succhi di frutta e verdura eliminando la fibra in modo
che il succo venga assimilato più velocemente della serie: ma come, fino a ieri
il problema era inserire fibre nella dieta, ora è diventato toglierle? Neanche
a dirlo, il mondo è impazzito per estratti ed estrattori che, per la cronaca,
costano meno di un estrattore di petrolio. Naturalmente, passata la moda,
finiremo per abbandonare gli estrattori sul ciglio della strada e qualche
sindaco penserà a una cospirazione mondiale, anziché alla solita moda
alimentare durata quanto la mania per Pokémon Go.
sabato 29 ottobre 2016
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