lunedì 7 marzo 2016

Macchiette

Essere smerdati dagli Stati Uniti è fatto riservato a pochi. L'ambasciatore Usa stranito ha dichiarato che il numero di 5000 soldati italiani da inviare in Libia... è stato fatto dai nostri splendidi politici!!! E anche se il Pallista ieri pomeriggio da "Barbarie" D'Urso, nel corso di un vomitevole show senza contraddittorio, ha lanciato l'ennesima panzanata affermando che non ci muoveremo prima che i fatti diventino chiari e il nostro intervento preciso e secondo i dettati Onu, la macchina bellica è già in moto per il gaudio di Gianna&Pinotti che sta alla Difesa come Orfini alla presidenza di un partito politico serio.

Siamo quindi, al solito, in mano a macchiette guerrafondaie.

Driiinn!!!


Una volta Jannacci cantava:

"Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale
Vengo anch'io? No tu no
Per vedere come stanno le bestie feroci
e gridare "Aiuto aiuto e` scappato il leone"
e vedere di nascosto l'effetto che fa"

Ora perché ci siamo evoluti, Manuel Foffo uno dei due assassini che ha ucciso Luca Varani durante un festino a base di coca e alcool, ha ammesso candidamente:
"Volevamo uccidere qualcuno solo per vedere che effetto fa."

Fatemi scendere!
Vi supplico! Ho suonato! Driiinn!! 
Voglio scendere!

Turbinio


Dunque, facciamo mente locale: il Patto del Nazareno sta reggendo, checché ne dicano imbelli e finti tonti.
La candidatura di Bertolaso da parte dei resti di quello che una volta era un partito, Forza Italia, risponde a questa esigenza strategica del noto Pregiudicato: come detto tante volte a lui della Nazione importa meno che alla Santanché le Confessioni di S.Agostino. 
Quello che persevera da tempi lontani, per cui ha agito stoltamente, per cui ha affossato questo paese è una ed una sola cosa: la salvaguardia delle sue aziende, del suo potere mediatico ed economico. 
Del resto non gliene può fregar di meno.
Porre un candidato sotto inchiesta come Bertolaso, risponde a questo teorema sopra descritto: aprire la strada al candidato PD, per poter dare al Bimbo di Rignano la possibilità di vincere, battendo Marchini e 5 Stelle. 
D'altro canto all'ebetino toscano vengono aperte porte mediatiche importantissime, vedi quella di ieri a quell'antitesi di un programma televisivo decoroso che si fa chiamare "Domenica Live", condotto da un insieme di ovvietà e ricerche di dolore da esportazione, di discrepanze psicologiche conosciuta meglio come Barbara D'Urso. Durante questa vomitevole incensata di Mediaset, all'Egoriferito è stata concessa visibilità mediatica simile a quella che le tv di altri stati riservano a despoti sparsi nel pianeta, come Erdogan, Putin e i vari nemici della libertà sparsi in Africa, con la stessa forma dittatoriale: la totale assenza di contraddittorio.
L'Inviato delle Banche II (il primo fu Monti) ha scorrazzato tra le sue epiche fandonie, tra ammiccamenti, sontuose riverenze, moti di stupore da parte di Barbarie (mediaticamente parlando) D'Urso al punto che molti allocchi seduti davanti alla tv avranno compreso, scelleratamente, di come l'attuale Presidente del Consiglio, sia l'Uomo della Provvidenza II (il primo lo Zio proprietario della tv ove ieri ha pontificato da nipote prediletto). 
Questa dittatura televisiva, mai dalla sinistra veramente combattuta basti ricordare la visita di Baffino al tempo che fu e l'elogio pubblico dell'etere berluconiano, porterà il "nostro", anzi il "loro", a spadroneggiare per anni, ad inventare modi sempre nuovi con il fine di spostare attenzione ed intelligenza, confondendo menti e cuori, modificando realtà e Pil, disoccupazione e traguardi fittizi occupazionali, distogliendoci dai premi ai "ladroni dei tempi attuali" che ancora continuiamo a chiamare banche e che son tutto men che quello, dagli stravolgimenti costituzionali per sminuire libertà conquistate da "avi indomiti" che pensarono quelle norme sgorganti dal cuore dello stato, proprio per evitare quel che accade oggi, ossia una riduzione ai minimi termini del potere del Popolo Sovrano, una ridicolizzazione del Parlamento, un'assenza di visibilità e di considerazione politica dell'opposizione, perno insostituibile di ogni democrazia e una sfacciata tracotanza evidente nelle continue richieste di fiducia parlamentare, silenziatore mortifero della discussione utile per ricercare il giusto. 
Tutto questo garantito e controfirmato da quel patto che consente al parente stretto dell'attuale Premier, una continua scorribanda nell'etere, ripetuto e continuo attacco ai valori essenziali della democrazia, la pluralità e la divergenza di opinioni.       

In ricordo



Sensazioni



domenica 6 marzo 2016

Che dire?



Domenica

Sfido chiunque a non parteggiare per il figlio maggiore, quello che lavorando con il padre si è fatto un mazzo così e per ricompensa non ha avuto nenche un capretto per far festa con gli amici!

Eppure il brano del Vangelo di questa domenica, stravolge risentimenti, rancori, figli nobili, anfratti ove sentirsi salvi e al riparo, logiche notarili, combutte, giustizialismo sommario. Un rimescolamento provocante dissapori ed invidie, condiviso solo perché scritto nel Libro e a noi non appartenente, rivolto com'è a quella sfera tanto comoda ed usata da fungere da ottimo sentiero praticato dal nostro pressappochismo: "gli altri".

Immaginarsi un tale ragionamento da presentare a qualche riunione famiiare ove ci si scanna per un pugno di terra o ad un Rotary, ad un incontro massonico, ma anche in un semplice ambiente vieppiù genuflesso, dona certezza di derisione, di scherno simile a quella di S.Paolo all'Areopago ateniese.

La parabola del Padre Misericordioso riesce a flashare nell'animo nostro il suo Amore senza limiti, l'enormità della sua ricerca, la pazienza per il ritorno a casa di tutti coloro che, dissipando fortune e talenti, svuotandosi di ogni dignità, sono disposti a tutto per risentire l'Affetto, l'insenatura gratificante, la carezza senza fine, che riportando alla dimensione di figli, sprona il cuore ad intravedere bellezza e soavità. Quel braccio al collo gioioso, quell'abbraccio paterno al ritornante, squarciano il nostro buio al pari della manifestazione sul Tabor, ove Pietro uscendo fuori di testa, straparla godendo della visione. Cosi in questa parabola, dopo aver travalicato la prima reazione di diniego, percepiamo tutta l'immensa accoglienza, la voglia di far festa che il Padre ci proporrà, indistintamente, senza remore né preconcetti.

E quel fratello maggiore, che chiama "tuo figlio" e non "mio fratello" il dissipatore di fortune ritornante a casa, siamo noi quando non ci capacitiamo che i nostri pensieri non siano i suoi pensieri. La nostra giustizia, il giudicare gli altri dall'alto di chissà cosa, è anch'esso un partire, un distaccarsi dal regno del Padre, dissipando altresì ogni dono acquisito nel mare scuro del rincrescimento, della differenziazione generatrice caste, disparità, sofferenza e povertà. Ogni tanto occorrerebbe guardare alto, sfrondando muri e concetti ancoranti noi stessi nella mefitica e soporifera normalità. Guardare lontano per intravedere il Padre che ci sta attenendo per mangiare, assieme, il vitello più grasso. Per far festa per il ritorno di noi, ancora qui in preda ad un'atavica fame inconcludente, senza più risorse e oramai già distolti dalle ghiande destinati ai porci.