giovedì 19 novembre 2015

Benvenuta!

"Parola o frase senza senso, pronunciata con serietà per sbalordire e confondere l'interlocutore."

Così recita da ieri il vocabolario Zingarelli alla voce "supercazzola"!

Benvenuta nell'ufficialità dell'Italiano certificato o mitica parola concentrante significati aulici e sempre attuali... come se fosse Antani!

 

mercoledì 18 novembre 2015

Intervento da meditare


Allego un ottimo intervento sugli ultimi accadimenti parigini di Andrea Scanzi, scrittore, giornalista del Fatto Quotidiano:

"Silenzio - Finora non ho detto né scritto nulla sui fatti di Parigi. Me lo avete chiesto di continuo (grazie), ma ho preferito deliberatamente il silenzio. Karl Kraus, in quel capolavoro inaudito che è “Gli ultimi giorni dell’umanità”, notava con toni satirico-allucinati come la Prima Guerra Mondiale non avesse indotto l’umanità a riflettere di più. Al contrario: tutti avevano un’opinione e dovevano esternarla, generando un cicaleccio inutilmente assordante come la coda della deandreiana La domenica delle salme. Provo quasi invidia per chi, un attimo dopo la strage, aveva già un parere. O addirittura una soluzione. Ovviamente era quasi tutta gente che non sa nulla, ma proprio nulla, di Abu Bakr al-Baghdadi, di sciiti e sunniti, delle mirabili analisi di Zack Beauchamp, della guerra civile in Siria e del suo sconfinamento in Iraq. La stessa rivalutazione (a casaccio) delle capacità “profetiche” di Oriana Fallaci è stata tanto colpevole quanto puerile. E neanche riseco, come lavacro della coscienza, a farmi bastare un avatar col tricolore francese. Beati voi: a me non riesce, non mi viene. So che siete sinceri e senz’altro sbaglio io. Come ha scritto qualcuno – mi pare si chiamassero Gaber e Luporini - mi volto indietro e quel che provo (e trovo) è questo: “Io come uomo posso dire solo ciò che sento/ cioè solo l’immagine del grande smarrimento (..) Di fronte al terrorismo e a chi si uccide c’è solo lo sgomento”. A volte, prima di parlare, occorrerebbe stare zitti.
- I due poli - Il dibattito, soprattutto nell’immediato, non pareva contemplare qualcosa che fosse diverso dal pacifismo tout court, che fa tanto sinistra flowerpower peace and love, oppure dal rutto becero guerrafondaio di chi si compiace nel cavalcare gli istinti peggiori dell’uomo. Impossibile una via di mezzo: uno spazio serio di dibattito. Dire (da qui) che Hollande ha sbagliato a dichiarare guerra è molto comodo, ma se la strage fosse accaduta in Italia avrei probabilmente voluto anch’io una reazione analoga. Quantomeno nell’immediato. E non sono certo un guerrafondaio. (Anche per questo, spesso, è meglio stare zitti. Studiare. Riflettere. Per non pentirsi di quello che si è appena detto).
- L’odio e Bergonzoni - Allo stato attuale, dopo lo studio e la riflessione, le lacrime e lo smarrimento, il mio stato d’animo si attesta dalle parti del marito della donna uccisa al Bataclan. Era sua moglie, ma non per questo – così ha scritto – i terroristi avranno il suo odio. E’ una lettera bellissima, come lo è l’ennesimo guizzo di genio di Alessandro Bergonzoni, che stamani trasforma sul Fatto l’invocazione “O Dio Onnipotente credo in te” in un oltremodo misericordioso – e dunque utopico – “Odio onnipotente/ Non credo in te!/ ma non ti farò una guerra spietata”. Ieri ho goduto delle parole di Moni Ovadia a Ballarò quasi che fossero un balsamo per l’anima, e persino Salvini – quasi mai condivisibile ma certo non stupido – per una volta è stato zitto e ha incassato il colpo. Mi tornano, una volta di più, le parole di Vittorio Arrigoni: “Restiamo umani”. Per meglio dire: torniamo umani. O addirittura diventiamolo: una volta per tutte.
-Sì, ma la guerra serve? - Tutto questo però non è una risposta politica o strategica, ma emotiva: l’unica possibile, per noi che non abbiamo ruoli di governo. Difendere la propria umanità, ove ammesso che sia presente, dovrebbe essere il nostro orizzonte quotidiano. Poi però uno si chiede: la guerra servirebbe? In primo luogo siamo già in guerra. L’Occidente la fa da decenni in Medioriente, con risultati quasi sempre disastrosi. Un certo Tony Blair, professione “macellaio ilare della sinistra” (per questo piace a Renzi), con una decina di anni di ritardo ha ammesso che la guerra in Iraq era sbagliata, e che proprio la guerra ha permesso allo Stato Islamico di germogliare. Tutto vero, ma ora cos’è cambiato? Semplice: adesso la guerra è alle nostre porte. E dunque ci interessa molto di più. Finora l’Europa era stata quasi sempre salvata, a parte Madrid e Londra più di dieci anni fa. Esprimere solidarietà agli Stati Uniti, dopo l’11 settembre, era facile da lontano. Con la mattanza di Charlie Hebdo è cambiato tutto. E ora che il Giubileo sta per cominciare, scopriamo di colpo quanto la nostra vita sia smisuratamente labile.
- Crozza Paradox - Ieri Maurizio Crozza ha coraggiosamente sottolineato come tanti italiani si riempiano la bocca (e la bacheca) di slogan tipo “Je suis Paris”, ma poi non glie n’è mai fregato nulla delle morti lontane. Insomma: ipocrisia. Pensate ai curdi: vengono massacrati da decenni, ma non mi risultano fiaccolate nostrane. Di curdi e peshmerga si parla solo adesso perché ora all’Occidente d’improvviso fanno comodo, visto che in Iraq e Siria gli “stivali sul terreno” ce li mettono loro (e stanno” “dalla nostra parte”). Crozza ha ragione, ma è sempre stato così: i morti non sono tutti uguali. Non solo perché alcune morti sono salvifiche (esempio: Hitler) ma anche perché il morto più vicino è più morto degli altri. Perché? Perché il morto vicino che ci ricorda la nostra morte. Spesso, più che compassione, la nostra è egoistica – ma umanissima – paura di morire.
- "E’ colpa dell’Occidente” - Certo che lo è, ma dirlo non aiuta a risolvere il problema. Non del tutto. Saddam Hussein, per lungo tempo, agli Stati Uniti ha fatto comodo. La Francia è intervenuta in Siria contro il despotismo di Assad, finendo però col fare il gioco dell’Isis (e dando addirittura ragione a Putin, che infatti adesso in Francia - e non solo - è tornato di moda). Anche l’Italia resta equivoca: che rapporti ha Renzi con gli emiri, che ha riverito anche di recente in alcuni dei suoi viaggi tragicomici? Ed è proprio necessario vendere altri caccia Eurofighter al Kuwait per 8 miliardi con la compartecipazione di Governo e Alenia (cioè gruppo Finmeccanica), con la scusa che “il Kuwait è nostro alleato e pure moderato”? Esaurite l’analisi e l’autoanalisi atte a individuare il colpevole, resta il problema di fondo: che fare concretamente? Bombardare? Non reagire? Azzerare i finanziamenti (a chi? All’Isis, che i soldi se li procaccia benissimo già da solo col suo autogoverno)? Oppure, come sento ripetere ovunque come un mantra, “Operare con un’attenta intelligence?” (che vuol dire, di grazia?). Io non ho soluzioni, ma mi fanno un po’ sorridere quelli che alla mattanza reagiscono prendendosela con Belpietro (che resta Belpietro: lo scoprite adesso?) o invocando la misericordia. E’ un atteggiamento che va certo perseguito come esseri umani, ma se foste governanti cosa fareste? Vale anche per i 5 Stelle, che hanno avuto il merito di attendere prima di dare una risposta – per il frastuono inutile bastavano Fiano e Luttwak – ma che hanno poi dato risposte eticamente accettabilissime ma concretamente fumose.
- E l’Italia che farà? - Neanche l’Italia lo sa ancora. E’ ovvio che, appellandosi all’articolo 42.7 del Trattato di Lisbona, la Francia non chiede all’Europa soltanto “un appoggio morale”, come tartagliava un po’ pateticamente ieri il rutilante Gentiloni a Otto e mezzo (mamma mia, in che mani siamo). La Francia ci chiede di intervenire militarmente. Magari non con nuove milizie a terra, ma verosimilmente intensificando le attività aeree e di informazione. Al momento la Francia è parsa comprensibilmente confusa e drammaticamente impreparata sul fronte dell’intelligence, ambito – per quanto possa sembrare assurdo – in cui invece l’Italia sa eccellere. Purtroppo siamo abituati a fronteggiare terrorismo e malavita organizzata. E questo ci ha tenuto allenati. Gli stessi Servizi Segreti, quando non deviati, non sono privi di eccellenza. Resta però il quesito dirimente: che fare concretamente? Renzi è un politico imbarazzante quando si occupa di politica interna, di questione morale, di economia. E ha pure una “classe dirigente” che fa quasi sempre pena. E’ un disastro e si sa. In questi giorni, almeno per ora, sta però usando toni equilibrati e ponderati. Ha giustamente tirato per le orecchie il ministro Pinotti (sì, la Pinotti è un ministro), che aveva straparlato di bombardamenti, e lui stesso sarà terrorizzato all’idea di dipendere da Gentiloni. E’ una fortuna – se non altro - che oggi al Governo non ci sia un premier guerrafondaio (Berlusconi, Salvini). Renzi sta prendendo comprensibilmente tempo. Forse perché è sgomento pure lui, forse perché un intervento armato non sarebbe elettoralmente redditizio. Non è dato sapere. Ma è già qualcosa. 
- Il santanchismo - Gli attentati parigini, pensati e commessi – giova ricordarlo – da terroristi ritenuti “troppo eccessivi” persino da Al Qaeda, hanno ovviamente riengalluzzito le carampane querule dell’ignoranza. Sono in servizio permanente in tivù, possibilmente da shampiste fraintese per giornaliste. Straparlano genericamente di musulmani, dimenticando per esempio che l’uomo che ha evitato la strage allo Stade de France era musulmano. O che il 95% delle vittime del sedicente Stato Islamico è a sua volta islamico. Di fronte alle tragedie e alle paure, gli avvoltoi dell’odio sono i primi a volare. Per questo sarà dura non cedere alla rabbia e all’odio. Ma occorre provarci. Anzi riuscirci.


P.S. Qualche caso umano, che non cito perché “se gli sputo li profumo”, ha colto l’occasione in questi giorni per spalare merda su Emergency. E’ gente così repellente, intendo non solo fisicamente, che perfino la repellenza si vergogna di albergare in loro. Io, per quel che vale, trovo che essere connazionale di Gino Strada sia una cosa bellissima. E ne vado fiero".

Brrrr!





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Su scala da uno a dieci fanno 120mila!
Spero che sia solo recitazione ma questa bambina volante in pubblicità è simpatica come acchiappare una tagliola con le infradito, avere compagno di "passaparola" Bernardo il servo di Zorro, lasciare le chiavi di casa in custodia ad Arsenio Lupin, confidarsi con Fabrizio Corona, spaccare un quadro ottocentesco in casa Sgarbi, offrirsi per dare la cera sui pavimenti di casa Bertone, avere come compagna ad una finale di bridge la Picierno.

Oh! D'altronde è questione di chimica!


Ssssst!




martedì 17 novembre 2015

Ed ecco "L'Innescabile"!


Il meraviglioso mondo del bar mattutino sforna, nel quarto d'ora d'applicazione, figure di una comicità indiscussa. 
La bellezza è data proprio dalla velocità con cui occorre assorbire sfaccettature, cammei e chicche artistiche che comparano l'inizio giornata ad una teatralità molto vicina ai grandi del passato. 
Il rito, "entrata-saluto-roteazione bulbi per individuazione Gazza-focaccia-caffè-discorsi sportivi-alte dissertazioni sulla gnocca-commenti vari-sigaretta-saluti", è di un'ortodossia senza pari. 
Emergono nel vorticoso espletamento di quanto sopra, figuranti che riproducono vizi e tic di ognuno di noi.

Ed ecco oggi entrare in scena "L'Innescabile"

Di corporatura scafata, sulla quarantina, occupa da tempo immemore la sua postazione, a fianco del bancone, ove legge a sequenza tipica di avventore doc, i giornali mattutini, sfogliandoli in progressione, senza tentennamenti, senza distrazioni. 
E' silente, quasi assente, non si preoccupa di quanto gli ruoti attorno. Non risponde ai saluti, impegnato com'è nell'espletamento del suo rituale. 
Quando la lettura dei quotidiani, due in totale, volge al termine, "l'Innescabile" inizia a far emergere sentimenti occlusi dall'apprendimento, attraverso labili increspature di labbra, di sogghigni impercettibili, di millimetriche rotazioni di capo segno di approvazione di quanto gli entra in cervice o di smania a disotterrare l'ascia del commento, seppellita di notte come il suo "bugiardino" personale esige.
Fievolmente ed in progressione la sua risalita dall'oblio cartaceo lo porta al culmine, sfociante nell'intervento vocale, massimo riscontro della sua presa di ruolo. 
Dal momento in cui l'aria scuote le sue corde vocali, nel bar si ferma il tempo, il giornalista del TG5 cessa di parlare e tutto s'accentra sulla potenza declamatoria dell'oramai ex "Innescabile"!

Qualsiasi tema, qualsiasi concetto, qualsiasi appiglio è consono al suo logorroico e baritonale sproloquio. Innescato non conosce più ostacoli, non ricerca nessun tipo di assenso, non ammette repliche ed obiezioni e per portare convergenza su quanto sbraitato, alza all'inverosimile il tono, già dai primordi in stile "Pavarottiano", sino a raggiungere i decibel di un Airbus in un hangar durante le prove turbine. 
E' un tipico burbanzoso di scuola montecitoriana ed un indefesso benaltrista, nel senso che se chiunque provasse a motivare la tesi "squarciagolata" dal nostro, con esempi contrari o supportanti, cercando placet tra i presenti, "l'innescabile-innescato" sgonfierebbe immediatamente l'eccezione, apportando altri e ben più eclatanti teoremi. 
Se ad esempio uno stoico provasse, mediante scrittura su lavagnetta (per via dei decibel sparati dalla cassa toracica dello sbraitante) a comunicargli "Ma sai che muoiono migliaia di persone nel mondo ogni giorno per fame?" questi, prorompendo più degli angeli accanto al Trono dell'Agnello, fulmineamente ribatterebbe "Ma sai in quanti pianeti della Galassia extra terrestri continuano a morire per lo stesso problema!!" facendo ballare i vetri delle slot attorno! 

Pedissequamente, seguendo le tracce di antichi avi declamanti le gesta del potente di turno, il "Logorro Altisonante" s'infarcisce di domande ed auto-risposte, creando tra gli astanti reazioni che si possono riassumere così:

- Il Club dei Pensionati attua l'abbandono di scena mediante scuse sempre più fini e sottili. Anticipandolo nell'arrivo, purtroppo entro certi limiti visto che, a furia di arrivare prima, pare si presentassero davanti alle saracinesche addirittura alle quattro del mattino, essi godono di sereni momenti pre-innesco, abbandonando la sala dopo solo tre-quattro minuti dall'esplosione vocale, mediante frasi che si dice preparino di notte consultandosi con dei notabili locali. 
Alcune che ricordo: "Dai andiamo che mi arriva il tappezziere", "Vado di corsa che mi chiama Bruno Vespa per un'intervista sui calli", "Cavolo! Scappo che mia cugina viene a casa con Charlize Theron per presentarmela", "Andiamo a casa che alle 8 Jennifer Aniston pare andrà da quello del piano di sopra per visionare l'appartamento che vorrebbe comprare!"

- Una signora sulla settantina approfitta del sermone per asciugarsi i capelli, posizionandosi a circa 70 cm dallo sproloquiante, risparmiando energia elettrica da uso phone.

- I più scaltri, adocchiando l'orologio e conoscendo la ferrea regola stabilente tempi rigorosamente precisi, entrano una ventina di secondi prima del termine dell'intervento e, beffardamente, salutano il partente fingendo dispiacere ed ordinando, una volta egli uscito, dello Champagne d'annata festeggiante la fine della "paurosa decibelata", il più delle volte supportati da una colletta di tutti i presenti quale segno di felicità condivisa.

- I fumatori qui sono considerati dei fortunati, avendo la scusa dell'uscita dettata da astinenza di nicotina, fatto questo che fa del locale l'unico posto al mondo ove fumare faccia bene alla salute, avviando di conseguenza almeno una dozzina di habitué alla pratica di questo malefico vizio.

Quando l'ormai ex "Innescabile" saluta ed esce, le porte del bar vengono spalancate perché, sbugiardando la tesi che le onde sonore non possano stazionare in un luogo (scoperta questa che si dice porterà tutti gli avventori ad una probabile candidatura al Nobel per la Fisica), si resta per un attimo come schiacciati da una pressione paurosa ai vetri del bar, simile a quella che provano i palombari nella Fossa delle Marianne ed i più sfortunati sono gettati dalla pressione in spazi angusti, con il doloroso contenitore del sidro in uno dei pochi pertugi disponibili ma...facilmente immaginabile!  

     








       

Fantastica Lucarelli!


La ritengo un fenomeno, Selvaggia Lucarelli, quando scrive questi articoli prorompenti e molto, ma molto, attuali!


SOCIAL-BOIATE
Quelli che scambiano le fiction della Arcuri con i libri della Fallaci
FENOMENOLOGIA DEL NULLA. EFFETTI, PROVVISORI QUANTO FASTIDIOSI, DELLE STRAGI DI PARIGI SULLA VITA ONLINE ATTRAVERSO 7 TIPI ANTROPOLOGICI
di  Selvaggia Lucarelli 

Se esiste qualcosa di più becero e spaventoso di un attacco terroristico, è forse la reazione dei social network a un attacco terroristico. Per carità, qua e là si  trovano anche delle belle riflessioni e condivisioni di articoli lucidi e ragionati, ma in linea di massima, dopo i fatti di Parigi, ho letto ed esaminato la mia home page di Facebook e mi sono chiesta se non sia il caso di vietare il pensiero libero come il fumo nei locali e i retweet alle cazzate di Gasparri. Non dico sempre, ma almeno nei primi due giorni dopo eventi particolarmente tragici, giusto per non permettere alla stupidità di cavalcare l’onda emotiva e correre al galoppo nelle praterie del populismo. A grandi linee, dopo le stragi a Parigi, i commentatori-tipo sui social sono i seguenti.
SENZA DIFESE
C’è gente che crede a tutto e tutto posta: dal finto kamikaze alle finte bombe francesi
1)Quelli che fino a tre giorni fa pensavano che La rabbia e l’orgoglio fosse la nuova fiction con Garko e la Arcuri e ora citano la Fallaci come se avessero i post-it con le sue frasi sul frigorifero. Quelli che se gli dici che la Fallaci aveva sancito “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, postano la frase in bacheca e commentano “La Fallaci l’aveva detto che saremmo diventati tutti foglie d’autunno”. Quelli che, se gli mandi un testo tratto dalle migliori hit di Ambra Angiolini e gli dici che è della Fallaci, postano sulla bacheca “T’appartengo e io ci tengo e se prometto poi mantengo”, commentando “Era brava questa Fallacci” (con due C). Quelli che la Fallaci aveva previsto tutto: l’Eurabia, gli attentati, Parigi, l’Isis, Barbara D’Urso, il caschetto della Satta e la spaccata di Lisa Fusco. Quelli che, come frase a effetto sotto la loro biografia sui social in questi giorni, inseriscono una massima di Oriana e tolgono provvisoriamente la loro massima di vita che riassume con efficacia la loro riflessione sociopolitica costante e argomentata, e cioè “Escile”.
2) Quelli che si improvvisano moralizzatori delle bacheche altrui e vigilano sulla sensibilità comune col piglio della madre badessa in un collegio femminile irlandese. Tanto per capirci: tu posti la foto del tuo gatto che si fa le unghie sul tiragraffi e il tuo collega d’ufficio commenta indignato: “Ma ti sembra il caso di postare questa roba con quello che succede nel mondo?”. Tu replichi timidamente che il tuo gatto non si sente né Charlie né Paris, ma continua ostinatamente a sentirsi un gatto, allora lui insiste: “Si tratta di avere un po’ di sensibilità!”. Poi esce dall’ufficio e va a prostitute come sempre.
3) Quelli che cambiano la foto profilo a seconda del caso del momento e che, in caso di sovrapposizione di avvenimenti, vanno in crisi: per cui, tanto per andare sul sicuro, come avatar in questi giorni hanno piazzato un fotomontaggio in cui Moira Orfei sventola la bandiera della Francia con su dipinta la faccia dei Marò e la scritta “Je suis Valentino Rossi”.
4) Il salviniano che “Bombardiamoli, vanno rasi al suolo, è guerra, ammazziamoli tutti, ci vorrebbe la bomba atomica, partiamo e annientiamoli!”, poi se gli entra un pipistrello in casa si infilano nell’armadio quattro stagioni e non ne escono fino a che la moglie non gli consegna il cadavere del volatile abbattuto a colpi di Mocio Vileda.
5) Quelli che hanno la sindrome di Roberto Saviano e, per sentirsi protagonisti della cronaca, azzardano l’aneddotica più improbabile. Che so: “Conosco il teatro dove è accaduto il massacro, una cugina di mia zia fa le pulizie in uno stabile di proprietà della nonna della cassiera del Bataclan che vive a Dubai e una volta sono andata a trovarla negli Emirati per Pasqua, tra quei morti ci sarei potuto essere anch’io”. Tu gli dici: ma se sei andato a Dubai! E loro: eh, e se l’aereo faceva uno scalo d’emergenza a Parigi?
6) Quelli che credono a qualsiasi cosa vedano sulle bacheche altrui e postano la qualunque senza alcuna verifica: dal selfie del kamikaze con la barba che poi in realtà è la foto profilo Instagram di un hipster di Dresda, alle bombe francesi con la scritta “From Paris with love” che alla fine erano più finte degli allenamenti di Balotelli.
7) Quelli che c’è sempre un morto più morto degli altri. Ah, certo, i morti parigini. E i bambini siriani? E i palestinesi? E i curdi? E i ceceni? E i nigeriani? A quel punto tu cerchi di fargli gentilmente capire che non è mica una gara, allora replicano qualcosa di generico sulla necessità di una pace mondiale e poi ti mandano pacificamente a fanculo.