mercoledì 9 settembre 2026

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Ma anche nell’Ue cresce la pulsione autoritaria 


di Elena Basile 

La delusione di aver letto anche domenica l’editoriale di Ezio Mauro – che non si è trasformato in dottor Jekyll, ma è rimasto mister Hyde come tutta la settimana – a proposito dei valori della democrazia salvati dall’Europa con la guerra contro la Russia, mi spinge a tornare su argomenti ostici per i cantori del “liberal order”.

Due immobiliaristi statunitensi fanno la spola tra Washington, Mosca e Kiev per dare inizio a un dialogo sulle possibilità di mediazione. Due imprenditori, legati da amicizia e parentela con il famigerato presidente Trump, danno uno schiaffo morale alla diplomazia europea, sepolta negli uffici a contemplare, sudata e sgomenta, le veline dell’intelligence se non gli editoriali di Mauro-mister Hyde. Intanto dopo 5 anni di guerra, secondo le agenzie ucraine, vi sono un milione di vittime, cifre non chiare di feriti e amputati, la distruzione delle infrastrutture militari, energetiche, logistiche e civili, la perdita di un terzo se non di metà della popolazione ucraina. Crimini certamente a opera dei russi, in una escalation fortemente voluta dall’Europa “democratica”, allineata a un progetto neoconservatore Usa che risale al 1997, di erosione del potere russo attraverso il buco nero dell’Ucraina.

Quali probabilità di riuscita presenta la missione degli immobiliaristi Kushner e Witkoff? Julian Assange, detenuto politico dell’Occidente “democratico”, poi liberato sotto condizione di rinunciare al progetto Wikileaks, aveva spiegato nel 2011 che le guerre occidentali non avevano veri e propri obiettivi strategici in quanto erano in sé stesse e nella propria autoalimentazione lo strumento per riciclare il denaro dei contribuenti nelle industrie di guerra e nelle élite transnazionali. In Ucraina come in Medio Oriente siamo in presenza di guerre di attrito che lo “Stato profondo” statunitense vuole continuare.

La missione di Kushner e Witkoff serve in un momento pre-elettorale a una narrativa favorevole al Trump, anomalia isolazionista, che resta sotto ricatto delle lobby della finanza, delle armi e di Israele. La Russia non rinuncerà ad alcuni obiettivi esistenziali, che si riducono all’annullamento della minaccia della Nato attraverso lo stato fantoccio e militarizzato dell’Ucraina: territorio del Donbass, zona smilitarizzata garantita da truppe internazionali, neutralità, Odessa. Una mediazione potrebbe esserci se l’Europa rinunciasse ai suoi propositi militaristi e ammettesse il fallimento della strategia che ha perseguito lo smembramento della Federazione russa e l’accaparramento delle materie prime e risorse energetiche al fine di dare ossigeno al capitale finanziario. Sarebbe necessario abbandonare la postura bellicistica del nuovo fascismo (ma Monti è rimasto al 1945?), revocare le sanzioni e tornare a negoziati su una architettura di sicurezza in Europa.

Le élite hanno capito che l’Ucraina non potrà riconquistare i territori perduti, ma considerano che il sacrificio umano possa ancora continuare. Oltre agli uomini l’intenzione è di arruolare anche le donne al fronte, perché alcuni obiettivi tattici devono essere consolidati: la distruzione dell’economia tedesca ed europea, il suo vassallaggio e la fine di ogni autonomia strategica. Mi aspetto un editoriale di mister Hyde su come Kiev sia democratica perché rispetta negli eserciti l’uguaglianza di genere; e uno di Monti su come l’Europa antifascista, in un bagno di sangue, riscoprirà la propria unità, la difesa in un unico esercito e il voto a maggioranza. Peccato che il 5% del Pil serva a comprare armi statunitensi e che nell’attuale Europa delle Patrie la difesa comune e il voto a maggioranza siano finalizzati solo a farne il braccio armato europeo della Nato, perseguendo gli interessi del dollaro e non dei popoli europei.

Siamo in cattiva compagnia. I movimenti di destra estrema, filosionisti, che utilizzano gli immigrati come capro espiatorio, razzisti, si oppongono oggi alla guerra in Ucraina. E hanno raccolto il malcontento popolare creato da austerità, neoliberismo, propaganda atlantista e wokismo. Le due destre al potere (la maggioranza Ursula) ne sono ugualmente responsabili.

Non sottovaluterei le tendenze verso l’autoritarismo europeo: il “cordone sanitario” contro il dissenso di estrema destra e di sinistra, quella vera. In Italia esse sono rappresentate da personaggi (non riusciamo a prenderli sul serio) come Picierno e Calenda, che vogliono salvare la democrazia mandando nei gulag i dissenzienti, in primis Angelo d’Orsi, la sottoscritta e il Fatto quotidiano. Il liberalismo, nei momenti di rischio di sconfitta, è spesso ricorso alla violenza autocratica. Hitler è stato sostenuto dai grandi gruppi industriali e dai liberali. Non dimentichiamolo.

Lorsignori

 

Vieni avanti, stupito


di Marco Travaglio 

Come sempre, a ogni elezione persa da lorsignori, stupisce il loro stupore. Sono trent’anni che passano il tempo a sproloquiare di voti moderati, grande centro, Occidente, Europa, Nato, mercati, agenzie di rating e Forum di Cernobbio, poi dalle urne sbucano sempre gli stessi elettori incazzati che li prendono a calci e sputi in faccia. Vinceva Bossi e si stupivano. Vinceva Grillo e si stupivano. Vinceva la Brexit e si stupivano. Vinceva Trump e si stupivano. Renzi perdeva il referendum e si stupivano. Vincevano ora la Le Pen e ora Mélenchon e si stupivano. Avanzavano Vox, Afd, Farage e si stupivano. Rivincevano i 5Stelle e si stupivano. Vinceva Salvini e si stupivano. Vinceva la Meloni e si stupivano. In Islanda vince il No all’Ue e si stupiscono. In Sassonia-Anhalt vince l’Afd e si stupiscono. I loro commenti a ogni batosta sono sempre gli stessi. Così come le loro analisi sui flussi elettorali: giovani, operai, autonomi, disoccupati, poveri, ceti medi immiseriti, gente poco istruita. E i loro anatemi: populisti, giustizialisti, sovranisti, putiniani, comunisti, fascisti, nazisti, rossobruni. Vedono tutto, sanno tutto, ma non capiscono niente. Infatti continuano a propinare le stesse ricette bollite e fallite, senza una sillaba di autocritica, come nella frase apocrifa di Einstein: “La follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”.

La Kallas evoca “minacce esterne” (i soliti russi che truccano tutte le elezioni). Il polacco Tusk straparla di “idioti e traditori”. La capogruppo macroniana in Ue invoca “alleanze al centro” (gnamm). Prodi sogna un fronte comune con Forza Italia “che “in teoria è davvero un partito europeista” (ciao, core). Bersani, che pure ha antenne molto più dritte, reclama “lo Ius soli” (auguri). Gori chiede di “riflettere sul sondaggio di Cernobbio” pro Meloni (quindi il Pd non è ancora abbastanza asservito ai padroni). Folli invita la Meloni a sposare finalmente l’“europeismo” (cioè a darsi l’estrema unzione da sola). Galli della Loggia vaneggia di una “cultura liberale che non si vergogna di difendere il passato occidentale” (qualunque cosa siano). La Urbinati lacrima perché “il cordone sanitario (la legislazione contro la ricostituzione dei partiti totalitari) resta impotente” (giusto: aboliamo i partiti dopo che hanno vinto). Poi, per l’angolo del buonumore, c’è Calenda: “I voti all’AfD sono colpa del Green deal” e della “sinistra corresponsabile della crisi della società occidentale”, ma adesso non ce n’è più per nessuno perché arriva Carletto, che ricostruirà “il centro europeista per fermare il bipolarismo” con la sola forza del pensiero, farà “un tavolo su energia e interferenze straniere” e pure “una grande battaglia per l’Europa sperando in un forte risveglio civico”. Ma soprattutto nel rigor mortis.

martedì 8 settembre 2026

Quindi il Boia...

 



Quindi questo ricettacolo di nefandezze, questo Bastardo epocale, sapeva ma non avvisò i servizi... che dire? Magari avrebbe evitato la carneficina inziale quella del 7 ottobre per mano palestinese e di conseguenza non aver scusa per commettere un genocidio. 

Ma non navigando in buone acque, perché se avesse perso il potere lo avrebbero arrestato, ha anteposto le proprie esigenze a quelle delle migliaia di esseri umani, da ambo le parti, assassinati senza alcuna pietà.

Spero tanto che lo arrestino un giorno, che lo facciano penare, che le Erinni lo perseguitino. 

Mentre in Serbia osannano un boia malefico, questa canaglia prima o poi dovrà pagare per i suoi misfatti, soprattutto per il genocidio ancora in corso. 

Chiaro segnale

 



Che pena!

 



Natangelo

 



L'Amaca

 


Democrazia non pervenuta


DI MICHELE SERRA


La grande permeabilità di molte società dell'Est Europa ai partiti di

estrema destra, alle strette autoritarie, al nazionalismo e perfino al

razzismo, proietta una luce tragica (ulteriore) sull'eredità del comunismo

sovietico e la sua influenza sui Paesi satelliti (la Sassonia-Anhalt è ex Ddr).

Parrebbe un paradosso che laddove il socialismo era Legge e Regola, e

l'internazionalismo una vantata ideologia di Stato, oggi prosperano la

destra, il suprematismo etnico e religioso, il culto del leader forte come

soluzione di qualunque problema. Prima rossi, poi neri: ma come è

possibile?

Forse, invece, non è un paradosso. Esiste un nesso ben leggibile tra il

duro passato di quei popoli e il loro presente. E questo nesso, non so

come dirlo altrimenti, è l'estraneità alla democrazia. Laddove la

democrazia non è mai stata un valore condiviso, e soprattutto non è mai

stata una pratica, un potere autoritario, magari con qualche merito

assistenziale che il capitalismo non è più in grado di garantire (Welfare

addio?), risulta preferibile alle incertezze, al caos sociale, alla paura del

domani.


Si usa dire che in assenza di tutele sociali per i poveri e per gli impoveriti,

e in mancanza di un governo efficace dei flussi migratori, non c'è fede nei

princìpi che tenga. Con i princìpi non si mangia. Verissimo. Ma la pancia

piena, se non si crede in qualcosa di giusto e perfino di allegro, come

l'uguaglianza e la libertà, non basta per dare respiro e luce a una società.

La famosa "identità" che il sovranismo nero indica nella Nazione, nella

chiusura e nella nostalgia del passato, è un'identità truce. Non può essere

il fondamento di una comunità che pensa al suo futuro. Nella battaglia

sui princìpi, sulle idee-bandiera, la democrazia non parte battuta.