Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
sabato 27 giugno 2026
Ogni tanto
È uguale per gli altri
Commuove il sincero sgomento della razza padrona e della stampa al seguito appena uno del giro finisce in galera. Ieri è toccato a Mauro Moretti, l’ex capo di Ferrovie condannato in via definitiva a 5 anni per la strage di Viareggio (32 morti, 130 feriti, un quartiere raso al suolo) dopo 17 anni e 7 gradi di giudizio (uno in Tribunale, tre in Appello e tre in Cassazione). Siccome la pena supera i 4 anni, Moretti è finito in carcere, ma ci resterà pochissimo: avendo 72 anni, otterrà presto i domiciliari grazie all’ex Cirielli (il regalo di compleanno che si fecero B. e Previti salvando dalla prigione gli over 70). Ma è una questione di principio: i ricchi e i potenti non devono metter piede in cella neppure per un nanosecondo. Sennò poi la gente s’illude che la legge sia davvero uguale per tutti, cioè che l’articolo 3 della Costituzione sia ancora vigente, e si crea un pericoloso precedente. Da 36 anni, da Mani Pulite, tentano di convincerci che la legge è uguale per gli altri, a suon di indulti, prescrizioni agevolate, depenalizzazioni, prove cestinate per legge, immunità extralarge, riabilitazioni e grazie quirinalizie per delinquenti amici e amiche degli amici.
Ora che c’erano quasi riusciti, finisce dentro un top manager e tocca ricominciare tutto daccapo. L’ingresso di Moretti nel carcere di Orvieto è accompagnato da un corteo di vedovi inconsolabili e prefiche lacrimanti. Rep lo intervista come fosse Silvio Pellico: “L’ultimo sfogo del manager: ‘Affronterò la prigione, ferita la certezza del diritto’”. Il Corriere lo scambia per Antonio Gramsci: “Lo sfogo: ‘Sono pronto alla cella, entro con la schiena dritta. Ma per tutti i manager è un precedente pericoloso’” (tutti i manager di aziende senza sicurezza). I salici piangenti del Foglio non si danno pace: “Il carcere a Moretti mostra una deriva della cultura dello scalpo”. E neppure Giorgio-Mediaset Gori (Pd): “Nella strage di Viareggio morirono 32 persone. Spero di non mancare di rispetto a nessuna di loro, né ai famigliari, se dico che considero assurda la condanna definitiva inferta (sic, ndr) a Moretti, che rimane per me uno dei migliori manager pubblici che il Paese abbia avuto”. Lo dice anche il Messaggero: è “un torto al Paese”, non per tutti quei morti e feriti, ma perché i giudici “emotivi” ci hanno “privato di uno dei manager migliori”. Così possiamo immaginarci i peggiori. Poi uno si meraviglia se tutti, da destra a sinistra, odiano tanto i 5Stelle, quelli del Vaffa ai parlamentari condannati e della Spazzacorrotti per la certezza della pena ai colletti bianchi. Fino all’altroieri li paragonavano a Vannacci. Poi il generale è andato ad accogliere Alemanno all’uscita da Regina Coeli. Dal carcere alla politica senza passare da casa. Com’era quella del mondo al contrario?
venerdì 26 giugno 2026
L'Amaca
Un americano a Venezia
di Michele Serra
«Venezia è una delle città più belle al mondo» è una frase che anche un libro di testo per le scuole primarie esiterebbe a usare. È come dire «Picasso era un pittore molto bravo», «New York è famosa per i suoi grattacieli», «Beethoven ha scritto delle sinfonie molto conosciute».
Eppure c'è chi lo ha detto, che Venezia è una città molto bella, ed è l'ambasciatore americano Fertitta, ricevendo «gli amici italiani» in una sede insolita: il suo panfilo lungo 117 metri, attraccato a Napoli, arredato come il caravan di Moira Orfei con un elemento peggiorativo: i soffitti a specchio. Per le sue prerogative politico-culturali (è ricco sfondato), Fertitta è ammesso a far parte dell'entourage di Trump ed è stato nominato ambasciatore a Roma: probabile che abbia vinto un regolare concorso rispondendo «sì» a due domande: «Venezia è una delle città più belle al mondo?»; «è più bella anche di Chattanooga?».
È tutta gente che ha come unica lettura le carte di credito, e dunque non si può pretendere che parlino di ermeneutica o di letteratura. Ma insomma, un minimo sindacale, quando si parla in pubblico, sarebbe richiesto. Invece no. La frase su Venezia (prossima tappa della crociera di Fertitta) è forse la più vivace e inattesa di quelle riportate dai giornali. Che vanno da «America e Italia sono alleati da molto tempo» — chi lo avrebbe mai detto? — a un festoso elogio riparatore di Giorgia Meloni e dell'intelligenza degli italiani che l'hanno eletta, così da sentirsi in regola con i propri doveri diplomatici.
A bordo del piroscafo di Fertitta c'erano diversi rappresentanti delle nostre istituzioni. Chi dice che la politica non è un lavoro faticoso, si metta nei loro panni. Sono saliti a bordo già sapendo quello che li aspettava: niente. Speriamo che almeno il buffet fosse decente, e che tra i soffitti a specchio non risuonasse, in onore degli amici italiani, O sole mio.




