Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 25 gennaio 2023
C’è posta!
Le pagelle
Le pagelle Lazio Milan
Tatanasega 3
Mentre ho organizzato una dozzina di novene per riportare Mike in campo, continuo a nausearmi nel vedere questo palo con capelli nella porta dei Campioni. Oltre a essere responsabile di almeno due gol, il poveretto non è uscito in svariate occasioni manco fosse un albino nel deserto del Namib. Vomitevole
Calabria 3
Ha lasciato la fascia libera agli avversari più di un salone post convention di petomani. Correva e si dibatteva meglio di un’anguilla di Comacchio palesemente ad minchiam. Da percuotere.
Kalulu 4
Si è fatto anticipare sul gol come un idiota sotto anfetamine. Si è involuto peggio dei Jalisse. Impalpabile
Dest 3
Corre e scatta come se avesse un incendio in casa, non capendoci una mazza. È stato sbeffeggiato sul gol peggio di un ricevitore di torte in faccia. Diuretico
Tonali 5
Ha combattuto dando tutto se stesso. Ma aveva le munizioni a salve. Sottotono
Bennacer 6
Non ci fosse stato lui la batosta sarebbe stata epocale. Valoroso
Leao 2
Il suo pressappochismo irrita più che guardare un mappamondo con un terrapiattista; urticante come vedere arrivare l’ascensore dal sedicesimo piano con dentro il campione mondiale di scora, con quell’espressione tra un imbecille e uno che si è appena accorto di aver portato in valigia i moon boot a Bali, ha girovagato a cazzo per tutta la partita, riproponendo la solita finta e il tiro a giro come un turnista alla catena di montaggio. Inverecondo
Diaz 3
Ha funambolato senza alcuna dignità, impietosendo gli avversari che lo hanno accarezzato con carità cristiana, dispensandogli buffetti e battufolate di borotalco. È in uno stato fisico e mentale tanto pietoso che invoglia a pregare per la sua anima. Scioccante
Messias 5
Si è impegnato correndo sulla fascia. Ma non si può chiedere ad un’Apecar di correre il Gran Premio del Bahrain. Misericordioso
Giroud 3
Probabilmente girandosi troppo precedentemente non comprende più dove sia il davanti e il didietro. Tristezza.
De Kagheler 2
Ogni volta che entra tracanno barbiturici. Ha lo stesso timore di un vegano che entra nella macelleria di Cecchini a Greve in Chianti, di un testimone di Geova che suona alle sette del mattino a casa Tyson. Insignificante.
Ah Peter!
Nordio travagliato
L'Amaca
Tic toc
L’incubo atomico
Il ticchettio sinistro dell’orologio anti Apocalisse
di Gabriele Romagnoli
Se un orologio fermo ha ragione due volte al giorno, quello dell’apocalisse può averla almeno una volta. Si può soltanto sperare che non sia questa. Il Bollettino degli scienziati atomici ha appena spostato le lancette che, secondo le loro considerazioni e previsioni, avvicinano alla fine del mondo. Ora sono ad appena 90 secondi dalla simbolica mezzanotte che indica il traguardo dei tempi. Mai state così prossime, neppure durante la crisi dei missili di Cuba, le guerre del Golfo o dopo l’11 settembre. L’anno scorso, all’inizio del conflitto in Ucraina, erano a 100 secondi, due anni fa, in piena pandemia, a 120. Che cosa ha determinato questo avanzamento al punto più critico mai toccato? Il fatto che il comunicato sia per la prima volta in tre lingue è un indizio. Lo è perché al tradizionale uso dell’inglese sono stati accostati quello del russo e dell’ucraino. A dire: è lìche sta ticchettando il congegno, lì che sono state innescate le complicazioni dell’orologio e ancora lì sta proseguendo il conto alla rovescia che potrebbe lasciarci, quanto ancora? Novanta secondi sono un allarme e non una misura. Le valutazioni degli scienziati-orologiai sono una proporzione che ha parametri non definiti. Serve a scuotere le coscienze, come si fa allacciando al polso un cronometro che ha perso il battito. Sono attendibili? In parte. Ma la vera domanda è un’altra: è davvero questo il problema? È l’esattezza scientifica della misurazione o la sensazione che ne sta alla base e quest’ultima si fonda soltanto su quel che vediamo o piuttosto su quel che non vediamo?
Con ordine. Ogni annuncio di spostamento di queste letali lancette è accolto con reazioni opposte: da un lato sollievo (se arretrano o restano immobili) o timore (se vanno avanti) dall’altro scherno. Quest’ultimo atteggiamento è di chi ritiene si stia gridando “Al lupo! Al lupo!”, ma non si abbia alcuna prova della sua presenza all’orizzonte, né dei suoi movimenti. In affetti quando lo strumento fu creato, nel 1947, le lancette furono messe a 7 minuti dalla sovrapposizione per considerazioni empiriche, proprio come quelle che ne hanno poi determinato gli spostamenti. È evidente che l’orologio ha un valore metaforico. Non segue criteri codificati. Non è un mezzo, è un messaggio. È il modo in cui la comunità scientifica lancia un avvertimento. È come il monito delpresidente della Repubblica nel suo discorso di fine anno o l’appello del papa all’Angelus. Quindici anni fa venne calcolato che se il movimento delle lancette fosse proseguito con la stessa velocità il mondo sarebbe finito nel 2157. Al passo attuale (dieci secondi per anno, quindici se valutiamo la media dell’ultimo biennio) si arriverebbe appena oltre il 2030. Ma non c’è costanza nella Storia.
Accelera senza preavviso. Viene determinata da fattori che sfuggono ai radar. “Scienza politica” è un ossimoro: mette insieme termini non accostabili. A quale legge obbedisce la strategia di Putin? Quale statistica può applicarsi al comportamento dell’Europa con una guerra alle sue porte? Neppure il cambiamento climatico ha una progressione certa, basterebbe una sterzata decisa dai governi di tutto il mondo, per quanto utopistica, a rallentare, fermare, se non invertire la corsa.
Eppure gli scienziati atomici hanno sentito il ticchettio avvicinarsi. Ancor più, non hanno invece sentito qualcos’altro che solitamente lo accompagnava. Anche noi possiamo udire lo stesso suono minaccioso: è nelle dichiarazioni che contengono la parola guerra accanto all’aggettivo “reale”, nelle volontà espresse di fornire nuovi armamenti, nelle contromosse che seguiranno. Che cosa non si sente, invece? La reazione di massa a quel che sta succedendo. Una miccia così pericolosa è ridotta a confine da talk show: di qua chi dà le colpe a questo, di là chi dà le colpe a quello. C’è stato più baccano intorno alle opinioni di un professore che alle azioni di un dittatore. Il suo avversario? “Mamma chi è quel signore?” “Un superospite di Sanremo”. Le manifestazioni? Meme su Tik Tok. E certo che l’orologio fa proprio così. Ma dai, mica esploderà davvero? Possiamo sempre guardarci l’ultimo Top Gun, perché a 90 secondi dal disastro Maverick sa sempre cosa fare per uscire dai guai. Oltre, potrebbe essere troppo tardi, perfino per Tom Cruise.