sabato 27 settembre 2025

Chapeau prof Montanari!


Queste le parole di Tomaso Montanari ❤️

"Ma cosa si ricorderà del nostro tempo? Gli incidenti di Milano o il genocidio di Gaza? lo credo che dobbiamo tenere fissi gli occhi su quello che succede a Gaza, nessuna simpatia e nessuna indulgenza per nessuna violenza. Nessuna violenza va bene. Né quella piccola e stupida e controproducente di Milano né quella smisurata e mostruosa di Israele. Bisogna ricordare però che la giornata di oggi è un'altra cosa. Famiglie, appunto bambini, studenti, operai ... Mi ha colpito sulla tangenziale est di Roma le persone bloccate nelle automobili da chi occupava la strada che applaudiva i manifestanti, e un gruppo di sacerdoti in mezzo alla tangenziale che pregava contro il genocidio. Hanno manifestato i margini, i senza potere. Non c'erano partiti. Con un errore non c'era nemmeno la CGL. Mi hanno scritto da Gaza i ragazzi che sperano di arrivare qui con le borse, gli studenti. L'hanno vista, ci hanno ringraziato. Ed è un fatto enorme che non deve essere sporcato da pochi deficienti violenti. Quanto a Giorgia Meloni, quella che non capiva la matrice dell'assalto ben altrimenti avversivo alla CGL e dei giornalisti obbedienti, forse non bisogna cadere nella loro trappola. Cosa si ricorderà del nostro tempo? Gli incidenti di Milano o il genocidio di Gaza? lo credo che dobbiamo tenere fissi gli occhi su quello che succede a Gaza, oggi, anche oggi. Le

immagini che mi hanno veramente indignato, rivoltato lo stomaco, sono gli ospedali bombardati. L'esercito israeliano che rompe in università nella Cisgiordania, che sta per essere annessa, dice il governo Netanyahu. Questa è una violenza spaventosa che ci trascina in un gorgo infinito. Detto questo, chi assalta le stazioni, le vetrine, distrugge le vetrine o si scontra con la polizia, non c'entra nulla con la causa di Gaza".

GRAZIE PROF! 

Mi scusi....

 



Mi scusi Presidente, ma la mediazione consisterebbe nel lasciare i viveri a Cipro e 

tornare indietro? Allora sarebbe bastato affidarli ad un Dhl, non crede?

Un ricordo

 



Natangelo

 



Svelamento di malefici

 

Tra una balla e l’altra
DI MARCO TRAVAGLIO
A leggere Repubblica, la tanto sospirata terza guerra mondiale è finalmente scoppiata: “La battaglia dei cieli”, “caccia Nato respingono incursioni di jet russi sull’Alaska e al confine lettone”, “allarme delle capitali” per il “rischio aeroporti in tilt e incidenti ad alta quota… Gps accecati, voli civili coinvolti in azioni belliche”. Segue la mappa dei ben 9 “sconfinamenti russi” in 15 giorni. Poi l’unica frase sensata: “L’obiettivo è spaventare la popolazione”. Sì, ma della Nato e dei suoi trombettieri, visto che nulla di tutto ciò è mai accaduto. Così come i war game di Corriere (“Jet russi, altri sconfinamenti”), Stampa e Sole (“Jet russi intercettati in Alaska”), Messaggero (“Caccia russi nei cieli Nato”) e Foglio (“Putin invade i cieli Nato”).
Cos’è successo nel mondo reale? Lo spiega Analisi Difesa: quattro F-16 russi hanno raggiunto altrettanti velivoli “nell’area di identificazione aerea in Alaska, dove Russia e Usa monitorano da sempre i movimenti aerei militari, ma all’esterno dei rispettivi spazi aerei. Nessuna violazione russa dello spazio aereo Usa”. Intanto due caccia ungheresi schierati in Lituania identificavano (non “intercettavano” né “respingevano”) cinque aerei russi: che, secondo lo stesso comando Nato, “non hanno violato lo spazio aereo lettone”. Volavano anche lì nel corridoio consentito. Zero sconfinamenti, zero battaglie.
La stessa miseranda fine hanno fatto i falsi allarmi dei Paesi Ue che da un mese si danno il cambio per inventare un attacco russo al giorno. Il sabotaggio al Gps dell’aereo della Von der Leyen non è mai esistito. Il Mig-31 russo che, secondo Varsavia, ha sorvolato una piattaforma petrolifera nel Baltico non ha violato alcuno spazio aereo: parola delle stesse autorità militari polacche. Il famoso sconfinamento di Mig russi nei cieli estoni, secondo il comandante supremo Nato in Europa, gen. Grynkewich, è stato probabilmente accidentale, visto l’esiguo spazio aereo consentito nell’area. I droni, apoditticamente russi, sugli aeroporti di Oslo e Copenaghen sono decollati dalle vicinanze dei due scali: non dalla Russia. Per i cyberattacchi russi agli aeroporti del Nord Europa hanno fermato un hacker inglese a caccia di soldi. I 19 droni finiti in Polonia erano, nella migliore delle ipotesi, uno sciame lanciato dai russi su obiettivi ucraini e deviati oltre confine (involontariamente o apposta) dai jammer di Kiev; nella peggiore, un collage di pezzi di velivoli abbattuti in Ucraina e incollati col nastro isolante per la messinscena polacca. E il famoso drone russo che ha sfondato il tetto della casa in Polonia era un missile Usa lanciato da un jet polacco. Fortuna che quel giorno la Nato non aveva ancora deciso di abbattere i jet russi: appena lo farà, si sparerà nelle palle.

L'Amaca

 

Forza Venezi! Si faccia rispettare
di MICHELE SERRA
Non dev’essere facile essere Beatrice Venezi, la direttrice d’orchestra accusata (da molti orchestrali, primadi Palermo, ora di Venezia) di essere “promossa” politicamente — è di destra — a dispetto di un curriculum modesto. Al suo posto, piuttosto che ricorrere al solito risaputo ritornello (comunisti! gli orchestrali sono tutti comunisti!), prenderei di petto le contestazioni nella sola maniera possibile, e credibile: dimostrare sul campo che sono brava, anzi bravissima, e non ho alcun bisogno di appoggi politici per fare carriera.
Sono sicuro che gli orchestrali — ancorché tutti comunisti — rimarrebbero conquistati dal talento e dall’impegno; qualcuno scusandosi con Venezi per il pregiudizio, perché non sono le idee politiche a costruire l’artista: è la devozione all’arte.
Von Karajan, del resto, non fu esattamente un “antifa”, ma nessuno, a fronte del suo indiscusso magistero, osò imputargli alcunché, perché se uno è bravo è bravo, punto e basta. Allo stesso modo Leonard Bernstein, che fu una specie di padre fondatore dei radical chic, era un tale gigante che nessuno, oggi, se ne ricorda per ragioni politiche, e tutti esclusivamente per ragioni musicali.
Dunque, maestra Venezi, anzi mi scusi, maestro Venezi: non si dia per vinta, ce la metta tutta e abbatta il muro della diffidenza politica. Il tempo è galantuomo: tra un paio d’anni, al massimo, se è davvero brava lei avrà ai suoi piedi l’intera orchestra della Fenice, e gli abbonati e i palchettisti, diffidenti per sentito dire, la seppelliranno di applausi. È quanto le auguriamo, di cuore. In caso contrario non si abbatta, capita a molti di essere sopravvalutati per meriti politici. Anche a sinistra, sa, ci sono stati artisti e intellettuali che valevano pochino, e sono rimasti a galla per ragioni di scuderia. Ma la maggior parte — uso una metafora di destra, così ci capiamo — erano artisti con i controcoglioni. Ed è per questo che fioccavano gli applausi.

Con Michele

 

Perché l’umanità deve resistere
di MICHELE SERRA
Nell’Assemblea del Mondo (per quanto consunta e depotenziata, questa, non altro, è l’Onu), Bibi Netanyahu ha parlato come un capotribù. Come se il contesto fosse ininfluente, liquidata per sempre l’idea che esistano interessi sovranazionali, che i diritti umani, per definizione, siano umani e dunque di tutti, che in quel luogo si vada, fino dalla sua fondazione, per tentare — almeno tentare! — di mediare i conflitti e sedare l’odio.
Come pochi giorni fa ha dimostrato un altro capotribù, quello molto più grosso di lui, Donald Trump, all’Onu non si va per parlare con il Mondo, ma per sfidarlo a muso duro.
Per offenderlo oppure deriderlo, farlo sentire una zavorra di ciance e illusioni, declassarlo a vecchio impiccio ideologico, a ricatto ipocrita, niente che possa fare arretrare la Nazione, unico vero soggetto autorizzato all’azione (e alla guerra) perché munito di un’etica antica e riconoscibile: la Grande Israele, la Grande America, la Grande Russia, ecco il vento del terzo millennio.
Il resto — il multilateralismo, la pace come destino morale sovra-ideologico dopo secoli di guerra e di sterminio, la gestione sovranazionale della lotta alle malattie e alla e fame — è cianfrusaglia novecentesca. L’umanità non esiste più. Esiste solo la Nazione.
I banchi vuoti per più della metà erano già un segno: il segno di una fuoruscita ormai di massa dalla sopportazione reciproca. Lo show di Bibi aveva la modestia, immediatamente riconoscibile, della propaganda politica, e nello specifico della propaganda bellica: per uscirne, dalla propaganda, bisognerebbe alzare lo sguardo, sconfinare anche di pochi chilometri dalle proprie mura, capire che il dolore altrui vale il proprio e il sangue altrui non lava il proprio; nemmeno se in proporzione cento a uno, cento litri per ogni litro, cento bambini per ogni bambino, traguardo ormai alla portata di Bibi.
Non è vero, non è per niente vero che «tutti si sono dimenticati del 7 ottobre». Nel florilegio di menzogne di Netanyahu, è forse la più sconcia. La lagna ombelicale di Bibi, identica a quella di tutti i boss nazionalisti, tende a far credere che il proprio lutto, la propria tragedia, sia incompresa dal Mondo (cattivo Mondo!) perché il nazionalista è convinto che tutti siano uguali a lui, irosi e meschini come lui, conformi alla sua visione tribale delle cose, dunque incapaci di compiangere alcuno al di fuori del proprio villaggio. Non si capacita che qualcuno consideri orrendo allo stesso modo, diabolico allo stesso modo, il massacro subìto e il massacro inferto. La boria nazionalista è così smisurata da non riconoscere intelligenza in chi si china sui morti senza controllare prima il passaporto, specie i morti bambini, troppo precoci destinatari della catalogazione nazionale, religiosa e ormai neo-razziale che devasta la testa degli adulti, dei capi assatanati e degli attivisti ossessi che hanno come solo obiettivo uccidere per sopravvivere.
Bibi piazza i suoi megafoni sulla testa piegata del nemico, ostenta all’occhiello il suopredomino tecnologico e manda i suoi sciami di droni a colpire chi pretende di non dividere l’umanità in Nazioni, e va per mare credendo sia vero e rispettato il codice (antico!) della navigazione in acque internazionali. La scala rovesciata dei nazionalisti (la Nazione è smisuratamente più importante del Mondo, pur essendone, obiettivamente, una infima porzione) sta vincendo, forse hagià vinto. Non c’è più niente di credibilmente inter-nazionale. Tutto è solo Nazione. La Nazione mette a riposo la ragione, dispensa dalla fatica di pensare e, non sia mai, di nutrire dubbi non solamente sugli altri, perfino su se stessi: «Il popolo russo non è abituato a pensare» è la frase, annichilente, terminale, che la figlia di Anna Politkovskaya ci ha consegnato pochi anni fa. Chissà in quale percentuale il popolo israeliano, che ha una tradizione millenaria di confutazione e discussione, è ancora nelle condizioni di pensare. E mentre Bibi sciorina all’Onu il suo diario minimo credendolo la Bibbia, un manipolo di gente inerme e senza-Nazione, sulle barche della Flotilla, sa di poter contare solamente sulla propria buona stella.
Volendo scovare anche dentro una mediocre pagina — il discorso di Netanyahu all’Onu e contro l’Onu — un elemento positivo, quel discorso ci aiuta a mettere a fuoco che il nazionalismo israeliano non è poi così differente dagli altri. Lo valutiamo sempre, come è inevitabile che sia, alla luce della storia orribile di persecuzione e sterminio che gli ebrei hanno subìto. Capiamo a stento come da quella storia di perseguitati possa sortire, sia pure solo in una parte di quel popolo, un simile spirito di persecuzione — e desta incredulità, dolore, scandalo scoprirlo. Ma il nazionalismo è piatto: uguale ovunque, Noi abbiamo ragione, Noi vinceremo, e a indicarci la strada è Dio in persona. Sono fatti con lo stampino, i leader nazionalisti.
L’attuale governo israeliano non è per niente eccezionale, il suo riduzionismo ottuso e violento (Nazione contro Mondo) è uguale a quello dei capoccia “patriottici” di mezzo pianeta, niente di più niente di meno. È l’altro pezzo di umanità, quello che antepone i diritti umani alla Nazione, la promiscuità alla purezza, dunque la convivenza alla guerra, e il rispetto del vivente, e dei viventi, a tutte le religioni del Libro, a doversi riorganizzare come se si fosse al punto zero. E i discorsi di Trump e Netanyahu all’Onu sono una buona approssimazione di quello che possiamo definire: punto zero.