Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 25 maggio 2025
Attorno agli idioti guerrafondai
Chi minaccia chi
DI MARCO TRAVAGLIO
Alla manifestazione anti-riarmo del 5 aprile Alessandro Barbero ha notato le analogie fra la retorica bellicista che precedette la Prima guerra mondiale e quella di oggi. Dopo anni di pace tra potenze europee, i governanti, gli intellettuali, persino i romanzieri presero a evocare la “prossima guerra” contro presunti nemici pronti ad attaccarli. Ogni potenza, nei 5 anni precedenti il casus belli di Sarajevo, avviò la corsa agli armamenti (+50%) e alle alleanze per sentirsi più sicura. Il classico “paradosso della sicurezza”: più un Paese si armava e si alleava, più i suoi vicini si sentivano minacciati e reagivano con riarmi e alleanze. Si credevano più sicuri, ma lo erano sempre meno, risucchiati da un’escalation che poi li costrinse a entrare in un conflitto suicida. Gli scemi di guerra hanno subito attaccato Barbero, perché la sua è la miglior chiave di lettura degli attuali euro-deliri.
Pur di negare la responsabilità e la sconfitta della Nato nella guerra russo-ucraina, si continua a mentire. L’ultima balla è che la Russia non può vivere senza guerre, quindi dobbiamo riarmarci prima che Putin ci invada. Il fatto che in 26 anni Putin non abbia preso un centimetro quadrato di Ue e/o Nato, mentre la Nato violava 16 volte gli impegni del 1990 sul non allargamento a Est e sulla neutralità dei vicini della Russia, è solo un dettaglio: la propaganda riscrive i fatti a suo uso e consumo. Ma oggi, diversamente da 120 anni fa, i bellicisti hanno i popoli contro. Infatti inventano prove dell’imminente invasione russa in Finlandia, Stati Baltici e Polonia. Ora la pistola fumante è una foto dei satelliti Usa che immortala 130 tende nella Russia del Nord a 60 km dal confine finlandese che “possono contenere fino a duemila soldati”. È una mini-esercitazione con quattro gatti in territorio russo, come se ne fanno anche nei Paesi più sfigati. Tantopiù che la Finlandia ha appena rinunciato alla neutralità per entrare nella Nato. Ma Rep ha scoperto che due anni fa un generale russo disse, non si sa in che contesto, che “dopo l’Ucraina dovremo parlare dell’Europa orientale”. Quindi l’invasione è sicura. Intanto, dall’altra parte del confine, Polonia, Finlandia e Baltici minano le frontiere con Russia e Bielorussia, ritirandosi dalla Convenzione di Ottawa che vieta le mine antiuomo. Tra maggio e giugno la Nato mostra i muscoli a Mosca con ben quattro mega-esercitazioni sul fronte Est con 46 mila uomini da una ventina di Paesi. Il cancelliere Merz, per la prima volta dal 1945, schiera in Lituania una brigata corazzata tedesca di 600 uomini, che presto saranno duemila. E minaccia di creare “l’esercito più grande d’Europa”, come ai bei tempi, perché “Mosca minaccia tutti noi e dobbiamo difenderci”. Novità da Sarajevo?
L'Amaca
Una battaglia culturale persa
di MICHELE SERRA
Quando il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Antonino La Lumia, definisce “un richiamo culturale” il comunicato nel quale si invita alla riservatezza e alla sobrietà (il riferimento, non esplicito ma evidente, è alla vicenda di Garlasco), dice una cosa giusta ma disperatamente inutile.
La cognizione che eventi e sentimenti così gravi, che spezzano vite travolgendone altre, meriterebbero un uso giudiziario e mediatico non chiassoso, non sfrenato, mantenendo ben chiaro il confine tra ciò che è pubblico e privato, è appunto un fatto culturale. Ed è una cognizione ormai perduta. Lo è da parte di tutti: magistratura, imputati, giornalisti, avvocati, parenti delle persone coinvolte, vicini di casa. Ed essendo perduta, non c’è sanzione, provvedimento, richiamo, appello ai codici che possa rimetterla al centro, perché la sensibilità dominante è irrimediabilmente diversa da quella dell’avvocato La Lumia (che coincide con la mia).
Alla spregiudicatezza, chiamiamola così, dei media tradizionali, si è aggiunta, con una pervasività devastante, l’idea che tutto possa essere esposto, come biancheria al balcone, sui social media. Ho letto un’intervista alla giovane avvocata di Sempio, mi è parsa una persona energica e intelligente ma totalmente sprovvista di quella specifica inibizione che impedisce di trattare a cuoricini ed emoticon la vita e la morte. Non gliene faccio una colpa, è dentro i tempi più e meglio di quelli come me. Verrà il giorno che il richiamo deontologico, o la sanzione, saranno per chi è renitente ai cuoricini.
sabato 24 maggio 2025
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