martedì 29 aprile 2025

Un bel mondo!

 



Conclavemente

 



Abbiate pietà

Di Marco Travaglio 

Questa cosa che il conclave inizierà solo il 7 maggio è una vera jattura, perché ci infliggerà almeno altri dieci giorni di toto-papa, di calcoli spannometrici sui voti di questo o quel cardinale, di oracoli sull’immancabile “Papa nero” (brano dei Pitura Freska del 1997), o giallo, o rosso, o verde e sui candidati di Trump, Macron, Meloni e Schlein, di vaticanologi della mutua che tracciano identikit del vero erede di Francesco o hanno le visioni e sentono le voci come Giovanna d’Arco e auspicano un “papa di transizione”, “pacificazione” e “larghe intese”, magari un tecnico alla Draghi o alla Monti o un ambidestro per tutte le stagioni tipo Letta o Amato. Il malvezzo di affidare le cose di Chiesa a gente che non ne ha mai vista una e bivacca notte e giorno alla buvette di Montecitorio ha già fatto abbastanza ridere tra la morte e il funerale di Francesco, con gente armata di metro, goniometro e tomtom per misurare quanto fosse di sinistra il defunto e di centro o di destra gli aspiranti al Soglio. Fino alle barzellette del 25 aprile quando la Liberazione dal nazifascismo è diventata tutt’uno con le esequie papali dell’indomani, tra inviti del governo alla “sobrietà” per rispetto del morto, appelli delle sinistre a combattere i fasci nel nome di Francesco, strofe di Bella ciao miste all’Eterno riposo sull’aria del De Profundis (e viceversa), manifestanti confusi con i pellegrini e cartelli partigiani col faccione del caro estinto, manco avesse fatto la Resistenza a 17 anni in smartworking dall’Argentina.

Ora la Maratona Conclave continua con due aggravanti: la Meloni deve dimostrare di aver propiziato lei – e non la diplomazia vaticana – il faccia a faccia Trump-Zelensky in San Pietro, ma lontano dai fotografi perché è una statista molto schiva; e le vedove inconsolabili dell’“euroatlantismo” in missione per conto di Dio lacrimano come viti tagliate per il tradimento trumpiano, ma ancora non si rassegnano. Mieli sul Corriere e Orsina sul Giornale intrattengono i lettori sul succulento tema “Cristianesimo e Occidente”. Orsina per deplorare il “divorzio” tra l’uno e l’altro, a causa del Papa più antioccidentale (cioè più cristiano) mai visto. E Mieli per aggrapparsi all’“aleggiare in piazza San Pietro di un barlume del ritrovato spirito dell’Occidente”, che gli ha fatto sperare, ora che il Papa non parla più, in una “resurrezione dell’Occidente cristiano… nelle forme dell’alleanza tra Stati Uniti, Europa e altri partner nel mondo liberale”. Il cosiddetto “Occidente cristiano” è quello che ha seminato milioni di morti in giro per il mondo usando la religione e il liberalismo per fare stragi contro “imperi del male” veri o presunti. E le prefiche piangenti non vedono l’ora di ricominciare a menare le mani. Spirito Santo, pensaci tu.

L'Amaca

 

La rivolta degli offesi
di MICHELE SERRA
«Proviamo un profondo senso di tradimento. Siamo offesi». Così Greg Fergus, presidente del Parlamento di Ottawa, parla dello sconquasso politico e psicologico che la volontà di annessione di Trump (incredibile ma vera, e più volte ribadita) ha provocato tra i canadesi. Offesi: un sentimento, non una valutazione economica, non un calcolo di convenienza.
I sentimenti sono un fattore molto sottovalutato, quando si parla di politica. A partire dalla paura, che è il più ricco giacimento di voti al mondo. Alla quale si affiancano, per fortuna, anche moti dell’animo più evoluti, meno primordiali. Tra questi ci sono la dignità, l’orgoglio, il bisogno di sentirsi rispettati (e di provare rispetto). I prepotenti, come Trump, sono così accecati dalla vanità che non mettono mai nel conto la reazione che il loro brutale arbitrio può suscitare. Nel caso del Canada, l’effetto Trump è stato clamoroso: ha ribaltato in poche settimane l’enorme vantaggio che il candidato populista (trumpiano quanto basta per diventare invotabile anche per molti elettori di destra) aveva su quello progressista.
Mentre scrivo queste righe ancora non si sa il risultato del voto in Canada, ma già si sa che il peso dell’offesa ha influito enormemente.
Più delle divisioni interne sull’economia e sull’immigrazione. Non tutto è convenienza e comodità, in politica. Vale molto anche sentirsi liberi e sentirsi rispettati. Questo dà qualche speranza in più per un futuro meno nero.


lunedì 28 aprile 2025

Pronosticate!


Ho appena fatto il mio pronostico 

Fantapapa.org

Partecipate!

E i beoti muti



A chi dice che questa fetida aria non sia pericolosa, e per fortuna il Presidente della Repubblica ne è invece consapevole tant’è che il 25 aprile a Genova ha dichiarato “È sempre tempo di Resistenza!”, ecco le squallide dichiarazioni del sindaco di Ascoli Piceno Marco Fioravanti di FdI, proteggente la polizia che identificò  la mitica panettiera dopo che, eroicamente, espose il costituzionale striscione a favore dell’Antifascismo, fulcro, architrave, rotore della nostra Repubblica. Nelle stesse ore, indisturbati, senza che nessuno chiedesse loro di identificarsi, un manipolo di imbelli a Dongo, squallidamente, salutavano col braccio teso col contorno del “Presente!” in modalità “in memoria di quelloatestaingiù” parafrasando il Marchese del Grillo col “io so’ io e voi nun siete un caxxo!” 
Se sommiamo ciò alle ultime leggi liberticide c’è da preoccuparsi eccome, e si dovrebbe, fossimo sani di mente, scendere in piazza, bloccare tutto, attanagliare questo potere nero perdi sempre per imporre chiarezza, paventando lotte urticanti, al fine di proteggere la democrazia, mai come ora in pericolo a causa di tutti i rancorosi balordi che, lasciate le fogne, tentano di ammaestrarci, mandando pure in solluchero ignavi beoti, al fine  di normalizzare idee funeste, malevole ed indecenti.

Sull'arenile


 

Sai che...

 

...Associo questo film a qualcosa… ma non so a cosa…