venerdì 25 aprile 2025

Concordo!

 

Ce lo chiede il Papa
DI MARCO TRAVAGLIO
Elly Schlein aveva appena finito di parlare al Parlamento italiano contro gli “ipocriti della destra” che “non hanno mai dato ascolto agli appelli del ‘Papa degli ultimi’ e ora cerca di seppellire nella retorica il suo potente messaggio contro chi deporta i migranti, toglie soldi ai poveri, nega l’emergenza climatica e le cure a chi non se le può permettere”. E ieri i suoi eurodeputati, una volta tanto compatti, han votato Sì al Programma per l’industria europea della difesa proposto dalla Commissione Von der Leyen per i nuovi investimenti militari. È il primo passo della nuova economia di guerra per produrre ancor più armi: regole semplificate per gli appalti; rapporti ancor più stretti fra industria militare e classe politica (che sono già tutt’uno); altri 1,5 miliardi di euro sottratti al bilancio Ue per girarli alle industrie della morte; e un piano per convertire in militari le linee di produzione industriale civili (come già accade in Germania). Ciliegina sulla torta: un bancomat permanente per fondi militari all’Ucraina, come se non fosse in corso un negoziato per chiudere la guerra, anzi proprio per sabotarlo, incitando Zelensky a non firmare alcun compromesso e a continuare la guerra. Il tutto, ovviamente, togliendo soldi ai poveri, alla sanità, al welfare e alla transizione ecologica. Il piano sembra scritto da papa Francesco, che ripeteva: “Quando gli imperi si indeboliscono fanno una guerra anche per vendere le armi o per provare armi nuove. Oggi la calamità più grande a mio parere è l’industria delle armi”. Infatti il Pd, allergico com’è alle ipocrisie della destra, non ha avuto remore ad approvarlo. E stavolta i suoi gemelli di FI si sono astenuti. Contrari FdI (ma solo per compiacere le industrie militari americane) e le forze che già osteggiano i piani di euroriarmo: Lega, M5S e Avs.
Nella fretta, il Pd s’è scordato di condannare la decisione antidemocratica della fuorilegge Ursula di ignorare la bocciatura in Commissione giuridica del Parlamento Ue della procedura illegale con cui ha scavalcato l’aula sul piano di riarmo da 800 miliardi (di cui 150 a carico dell’Unione), vietando il dibattito e il voto e rendendolo fuorilegge. Un silenzio, quello dei dem, in piena sintonia con le ultime parole del Papa nell’Angelus di Pasqua: “Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo. L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo”.
Ps. Domani al Funeral Party per papa Francesco sfilerà anche l’ex presidente cattolicissimo Joe Biden che, a parte le corresponsabilità nella guerra in Ucraina, supplirà all’assenza di Netanyahu, cui non fece mai mancare le armi per sterminare i palestinesi a Gaza. Non resta che sperare in un bel nubifragio.

W il 25 Aprile!

 



L'Amaca

 

È il 25 aprile viva la libertà
di MICHELE SERRA
Non avendo, quelli come me, indicazioni da dare per l’anniversario della Marcia su Roma, non capisco perché questo governo abbia voluto darne a noi altri per il Venticinque aprile, con la comica raccomandazione “fatelo sobrio”, come se fino a qui fosse stato in vigore il “famolo strano”, con danze sfrenate, ubriachezze collettive e baccanali.
In considerazione del fatto che, con la festa della Liberazione, questo governo c’entra come un cantante neomelodico con il punk (e viceversa); che non l’hanno mai festeggiata e semmai evitata come la peste; che non solo non è la loro festa, ma è la ricorrenza della sconfitta di Dio, Patria e Famiglia come forma violenta del potere, e bastonate e galera a chi non era d’accordo; perché non se ne sono stati zitti, come sarebbe stato elegante e conveniente fare?
I cinque giorni di lutto nazionale per la morte del papa sono un’esagerazione zelante che perfino un ammiratore di Francesco, come chi scrive, vive con un certo fastidio: la famosa laicità dello Stato ne esce un poco ammaccata. Ma che la compunzione governativa porti a considerare anche il Venticinque aprile, da sempre memoria dei morti per la libertà, e fiori sui cippi partigiani, e omaggio alle ragazze e ai ragazzi che ci resero liberi, come una specie di baldoria che rischia di violare il lutto: beh, ma fateci il piacere, ma fatevi una manica di cavoli vostri, che il Venticinque aprile non vi appartiene, per vostra colpa ma soprattutto per vostra sfortuna.
Come tutti gli anni, oggi ho una rosa bianca da portare sulla tomba di una persona. Sarò sobrissimo — la rosa è una sola, e bianca come l’innocenza dei giusti. Buon Venticinque aprile a tutti, viva la libertà e viva la Costituzione.

giovedì 24 aprile 2025

Celeste scompisciata




Lui riderebbe!

 



Natangelo

 



Pino e il Bomba!

 

Il ‘Bomba’ mitomane e il trofeo papale
DI PINO CORRIAS
Dopo il dolore, finalmente si ride davanti alle tante stupidaggini che danzano al ritmo della vanità, dello sproloquio, del narcisismo, intorno al corpo ormai indifeso di Francesco.
Dalle molte meraviglie, ne scegliamo due. La prima viene dal neo teologo Maurizio Molinari – l’ex direttore di Repubblica – dal quale abbiamo appreso che “fin dall’inizio Francesco ha trasformato il messaggio di Barack Obama in un messaggio globale”. Chi? Cosa? “Nel senso che è il papa eletto nel 2013 a portare nel mondo il messaggio di Obama. Non più solo l’Europa al centro, ma il mondo intero. L’attenzione per le periferie, per gli ultimi”. Rivoluzione copernicana, dunque: Francesco non portò nel mondo il messaggio dei Vangeli e del Cristo risorto, nella piena tradizione millenaria della Romana Chiesa, ma quello di qualche anno più recente, ideato dentro la Casa Bianca dal santissimo Obama, “il presidente eletto due volte” come precisa Molinari per dirci che sa di cosa sta parlando. Generando il raddoppio comico dello sguardo di Del Debbio Paolo – il retequattrista che conduce il talk preserale – che in un tempo lontano frequentò l’Università Pontificia, e qualcosa avrebbe dovuto ricordare della dottrina imparata, invece niente, né un urlo, né una risata, solo l’apnea.
L’altro capolavoro è farina del sacco di Renzi che mai ci delude: “Andavo a trovare il Papa di nascosto in Santa Marta” rivela al Corriere. Dice che – avvertendo solo la scorta – usciva da Palazzo Chigi travestito a bordo di un’utilitaria, guidava in incognito, penetrava le Mura del Vaticano, per poi intrattenersi con Francesco “su temi internazionali anche drammatici”. Tipo le decapitazioni del suo amico saudita Bin Salman? Non ce lo dice “per ovvia discrezione”. Preferisce ricordarsi e raccontarci che il Papa “mi accompagnava fino alla macchina e aspettava che io salissi in auto” per salutarlo. E quindi? Quindi niente. Peccato solo che per la stessa riservatezza il Bomba non ci riveli se anche gli apriva la portiera oppure no.