giovedì 24 aprile 2025

Pino e il Bomba!

 

Il ‘Bomba’ mitomane e il trofeo papale
DI PINO CORRIAS
Dopo il dolore, finalmente si ride davanti alle tante stupidaggini che danzano al ritmo della vanità, dello sproloquio, del narcisismo, intorno al corpo ormai indifeso di Francesco.
Dalle molte meraviglie, ne scegliamo due. La prima viene dal neo teologo Maurizio Molinari – l’ex direttore di Repubblica – dal quale abbiamo appreso che “fin dall’inizio Francesco ha trasformato il messaggio di Barack Obama in un messaggio globale”. Chi? Cosa? “Nel senso che è il papa eletto nel 2013 a portare nel mondo il messaggio di Obama. Non più solo l’Europa al centro, ma il mondo intero. L’attenzione per le periferie, per gli ultimi”. Rivoluzione copernicana, dunque: Francesco non portò nel mondo il messaggio dei Vangeli e del Cristo risorto, nella piena tradizione millenaria della Romana Chiesa, ma quello di qualche anno più recente, ideato dentro la Casa Bianca dal santissimo Obama, “il presidente eletto due volte” come precisa Molinari per dirci che sa di cosa sta parlando. Generando il raddoppio comico dello sguardo di Del Debbio Paolo – il retequattrista che conduce il talk preserale – che in un tempo lontano frequentò l’Università Pontificia, e qualcosa avrebbe dovuto ricordare della dottrina imparata, invece niente, né un urlo, né una risata, solo l’apnea.
L’altro capolavoro è farina del sacco di Renzi che mai ci delude: “Andavo a trovare il Papa di nascosto in Santa Marta” rivela al Corriere. Dice che – avvertendo solo la scorta – usciva da Palazzo Chigi travestito a bordo di un’utilitaria, guidava in incognito, penetrava le Mura del Vaticano, per poi intrattenersi con Francesco “su temi internazionali anche drammatici”. Tipo le decapitazioni del suo amico saudita Bin Salman? Non ce lo dice “per ovvia discrezione”. Preferisce ricordarsi e raccontarci che il Papa “mi accompagnava fino alla macchina e aspettava che io salissi in auto” per salutarlo. E quindi? Quindi niente. Peccato solo che per la stessa riservatezza il Bomba non ci riveli se anche gli apriva la portiera oppure no.

Cronaca e sensazioni

 

L’ossimoro dell’immobilità
di ANTONIO SPADARO
Scorre ordinata la fila dei fedeli nella basilica di San Pietro, e si apre all’esterno nella piazza. A guardarla dall’alto, dalle camere dei media vaticani, la fila avanza e si muove vivace e lenta, senza sosta. Sono gli sguardi a protendersi verso un parallelepipedo di legno. Lì c’è il corpo di Francesco vestito di una casula rossa con la mitria bianca e le mani incrociate in un rosario, una un po’ sollevata rispetto all’altra. Non ha voluto la semplice ma solenne casa del Palazzo apostolico per vivere, e non ha voluto il catafalco per morire. Ha stabilito che le esequie del Romano Pontefice devono essere simili a quelle di un «discepolo di Cristo», e non quelle di un «potente di questo mondo». Ma la destrutturazione dei codici del potere era iniziata il 13 marzo del 2013, quando dalla loggia delle benedizioni di San Pietro si era affacciato un nuovo Papa, bianco, tutto bianco, senza niente di rosso, colore tradizionalmente imperiale ed espressione della imitatio imperii del vescovo di Roma, di cui il Constitutum Constantini costituisce la giustificazione e la sanzione giuridica. Il Papa smette di essere l’ultimo imperatore. Il suo rosso adesso significa solamente la passione di Cristo, il sangue da lui versato e il fuoco dello Spirito Santo. Il mistero, non il potere.
E da ieri lo abbiamo visto così, su una bara semplice, appena sollevata da terra e inclinata. Se il giorno di Pasqua per l’ultima volta la papamobile lo ha portato tra i fedeli, ora sono i fedeli che attraversano la piazza per dare l’estremo saluto. Francesco immobile non lo si era mai visto. Francesco rigido è un ossimoro che appare nel brusio della fila sotto gli occhi di chi passa e si ferma pochi istanti. Ma resta inevitabile, guardando il suo corpo fatto pietra, ricordarlo in azione, nella sua piena capacità di torsione, nel suo squilibrio. Ricordo che a Rio de Janeiro passava in papamobile verso un incontro con i giovani quando vide che aveva appena oltrepassato lo spazio della sala stampa. Non rinunciò a inarcarsi a destra fino a perdere l’equilibrio pur di salutare tendendosi. E quante volte le sue mani si sono protese verso quelle slanciate dei fedeli, spesso attento a non franare sulle prime file delle sedie a rotelle dei malati? Una volta, in Ecuador, la corsia era troppo stretta e Francesco passava accompagnato dalle mani dei fedeli che da ambo i lati lo toccavano, e dunque lo spingevano. E lui procedeva imperterrito come uno Charlot pur di non sottrarsi al tatto. Perché è proprio il tatto il senso che più richiamava il corpo paterno di Francesco che la gente ha sempre amato abbracciare d’istinto, il contatto con la sua maschilità risolta. Ed è il tatto il senso al quale mai lui ha voluto rinunciare per comunicare con i non vedenti, toccando e facendosi toccare il volto.
Il superamento del limite in lui sconfinava con la goffaggine, la sua eleganza mai coincideva con la rigidità, il suo corpo eccedeva per difficoltà deambulatorie, ma era proprio questa eccedenza la cifra della sua postura, la laicità del suo riferimento alla Trascendenza. Che non fosse mai trascuratezza lo testimoniava il leggero profumo di antica acqua di colonia che lo ha sempre accompagnato. E questo ha turbato i fautori dell’immagine ieratica del potere, del sacro, della distanza, del gradino. «Ti piace la mia nuova sedia gestatoria?», mi disse prima di entrare in un’udienza. L’ironica fierezza del bolide che certificava una nuova debolezza fisica è diventata una cifra di prossimità, ancora più che la sua monovolume tra le berline. E Francesco ha appreso una nuova plasticità, quella del corpo fermo, sollevato a braccia dai suoi assistenti, un corpo che sapeva farsi prendere, del quale non aveva il controllo. Lui, che non permetteva a nessuno di fargli da portaborse. E poi il suo bastone d’appoggio, quello con impugnatura curva e puntale antiscivolo, gli ha dato un ritmo lento, un’andatura a fiamma. Agostino Paravicini Bagliani insegna che Il corpo del Papa — come recita il titolo del suo saggio — costituisce un dispositivo simbolico attraverso cui pensare la messa in scena del sacro. Lo capiamo adesso, quando il corpo di Francesco ha assunto una innaturale rigidità, quanto egli abbia visto nella tenerezza plastica del corpo umano la più elevata rappresentazione del divino, la cifra del suo ministero.

Biechi personaggi

 

La Fiera del Tartufo
DI MARCO TRAVAGLIO
Fra i tartufi più pregiati che sabato in San Pietro concorreranno alla Fiera della Trifola, altrimenti detta funerale del Papa, svetta la baronessa Ursula von der Leyen, autrice del piano di riarmo da 800 miliardi che Francesco ha scomunicato nell’ultimo Angelus di Pasqua. Per non far capire di che si tratta ed evitare il seccante dibattito in aula che avrebbe sbugiardato le sue menzogne, questa nullità tenuta insieme dalla lacca ha escogitato un trucco da magliara: appellarsi all’art. 122 dei Trattati, che consente in caso di emergenze eccezionali per uno Stato di approvare i provvedimenti dell’esecutivo senza passare dall’assemblea legislativa (unico organo elettivo). Le rare opposizioni han fatto ricorso alla Commissione giuridica (Juri). Ma lei, tronfia come la cofana che porta in testa, era certa che il Servizio giuridico del Parlamento le avrebbe dato ragione. Invece le ha dato torto. E ieri la Juri le ha dato il resto, bocciando all’unanimità la decisione di aggirare l’aula proprio sull’atto più importante dei suoi cinque anni di mandato: il prestito Ue e la deroga al Patto di stabilità per riarmare i 27 Stati membri, ma soprattutto uno (il suo: la Germania).
Ora madama ha due strade: ammettere l’abuso di potere e far discutere e poi votare il piano; o ignorare lo smacco che le hanno rifilato i parlamentari (in gran parte della sua maggioranza) e farselo approvare dal Consiglio (organo non eletto, che riunisce i 27 governi). Ma nel secondo caso si esporrebbe a un ricorso alla Corte di Giustizia dell’opposizione e magari di qualche alleato affezionato alla democrazia. Al momento, di certo ci sono soltanto due dati: il piano di riarmo è fuorilegge; e a calpestare le più elementari regole democratiche è la stessa Commissione che dà patenti di democrazia e antidemocrazia a destra e a manca, in nome di depositaria di alti “valori” che è la prima a tradire. Basti pensare che aprì procedure d’infrazione per violazioni dello Stato di diritto contro Polonia e Ungheria, ma poi graziò la Polonia perché s’era allineata agli ordini Nato (ormai tutt’uno con l’Ue) sull’Ucraina, mentre continua a martellare l’Ungheria perché Orbán non si allinea al bellicismo e predica financo il negoziato con la Russia. E intanto non muove un dito contro la Romania che ha cancellato le elezioni perché rischiava di vincerle l’euroscettico Georgescu, arrestato ed escluso in base ad accuse mai formalizzate. Né contro la Germania che fa votare il suo piano di riarmo dal Parlamento scaduto perché in quello nuovo appena eletto la maggioranza è in bilico. A riprova del fatto che i sedicenti “democratici” europei sono sempre più simili agli autocrati che dicono di combattere, ma con una fondamentale differenza: sono molto più stupidi.

L'Amaca

 

Un lutto che non è di tutti
di MICHELE SERRA
A i funerali del Papa ci saranno parecchie persone che lo detestavano. Politici e governanti di destra, ufficialmente cristiani, per i quali questo papato è stato un macigno indigeribile. Basterebbero le parole di Bergoglio sui migranti — disse che escluderli dalla società è «schifoso, peccaminoso e criminale» — per capire quale abisso separi il Vangelo secondo Bergoglio dal cristianesimo di Stato di Trump, che non crede in nulla che non sia profittevole per lui, e usa la fede come uno sfollagente; o dalla religione armigera di “Dio, Patria, Famiglia”, che in Italia, si sa, è al governo.
Per non dire della appassionata fede ambientalista (francescana) così bene scritta nell’enciclica Laudato si’e messa in ridicolo da molti, a destra, come tutto ciò che impiccia il profitto, e l’ottusa comodità delle abitudini. Che sarà mai, la Terra, se non un grosso limone da spremere.
Sono stato battezzato ma non sono cristiano, non credo che Gesù fosse il figlio di Dio incarnato in una vergine: la fede è una cosa seria, non la si può aggiustare. Ma la morte di questo Papa è un mio lutto (e di altri simili a me), molto ma molto di più di quanto lo sia per una moltitudine di cristiani “ufficiali” ai quali Bergoglio dev’essere sembrato un intruso — tal quale Gesù ai suoi coevi, e Francesco d’Assisi ai suoi. Non è vero, non è mai stato vero che sia la disciplina formale della religione (andare a messa, pretendere il crocifisso nelle scuole e negli edifici pubblici) a fare la differenza. La differenza più profonda, più significativa dal punto di vista umano, è la differenza politica, ovvero come si cerca di guardare al mondo e agli uomini. È quella che segna i pensieri e le vite.

Mi ero scordato!

 



Già operativo!

 

Sono sollevato percependo che si sia già messo al lavoro lassù! 

Grazie Francesco!







Non può essere lui!

 

Sì assomigliano molto! Quello sotto sembra il gemello di quello stronzo in alto! Incredibile ma impossibile! Infatti se fossero la stessa persona, quello di sotto sarebbe un mastodontico coglione! Troppo grande per essere vero!