martedì 12 novembre 2024

A Elon!



Come Antonio Ligabue, pittore eccelso ma habitué di istituti psichiatrici, questo svaccato miliardario amico di un altro psicolabile biondastro rieletto al comando del mondo per completarne la distruzione, si è permesso di dire la sua sui fatti nostri, decretando, non si sa in quale veste, il licenziamento dei giudici rei di non aver approvato ciò che dei fascistelli nostrani pretendevano, ovvero sfanculare le normative europee per dare un’immagine dorata della gestione dei flussi migratori. Abituato a licenziare, a tagliare teste del suo impero a causa degli impulsi schizofrenici che lo perseguitano, al signor Musk occorrerebbe inviare un semplice messaggio, magari sulla sua piattaforma X (chi la usa ancora è un Donzelli): Ah Elon! Ma fatti una padellata di caxxi tuoi!

Bravissimo Matteo!

 



L'Amaca

 

Trump, le risposte di padre in figlio
DI MICHELE SERRA
Uno dei figli di Trump, tale Donald jr, ha postato, sotto una foto di Zelensky, questa frase: “Tra 38 giorni perderai la tua paghetta”. Difficile immaginare un pensiero più volgare e più piccino di fronte a quella che, comunque la si pensi, è una guerra. Il sito “repubblicani contro Trump” (speriamo che esista un dio dei giusti che li assista) definisce “disgustoso” l’episodio, e chissà se anche a loro, che sono quanto rimane della destra americana lealista (nel senso di: leale a regole e linguaggio della democrazia), toccherà il bollo diradical chic .
Nei giorni scorsi ho letto diverse reazioni indispettite (eufemismo) alle considerazioni desolate, comprese le mie, sul livello di cultura democratica di molti elettori di Trump. Queste considerazioni, ovviamente, non sono a prescindere. Non discendono dall’appartenenza a questa o quella fazione. Si fondano sul fatto, oggettivo, che l’assalto a Capitol Hill, che Trump aizzò come se fosse la giusta reazione a un furto elettorale, non ha avuto alcun peso nel recente voto. Lo avrebbe avuto se buona parte dell’elettorato di Trump avesse, nel merito degli assalti ai parlamenti, qualche scrupolo. Ma un numero consistente di elettori di Trump, secondo i sondaggi, ritiene che la vittoria di Biden fu rubata, visione clinicamente paranoica che fa impressione riscontrare in masse così estese di persone.
Ma se lo si scrive, la replica non è mai nel merito. Mai una volta. Cioè: non cercano di spiegarti perché sia lecito e salubre pensare che Biden sia stato eletto con i brogli. Ti dicono soltanto: tu disprezzi il popolo.
Ovvero: se uno rutta a tavola, e glielo fai notare, lo fai perché disprezzi il popolo (quale “popolo”, poi?) o perché sarebbe meglio non ruttare a tavola?

Posto ma non sono d'accordo!

 

Manco le basi
di Marco Travaglio
Ormai, in questa batracomiomachia che parodizza le tragedie degli anni 70, non passa giorno senza che uno di destra voglia tappare la bocca a uno di sinistra, e viceversa. Tizio non deve parlare, Caio va punito per aver detto la tal cosa, il circolo o il sito Sempronio va chiuso, il corteo X o Y va proibito. La democrazia non muore perché è tornato il fascismo o il comunismo, come dicono gli opposti cabarettismi, ma perché nessuno si ricorda più che cos’è: un sistema faticosissimo, ma meno inaccettabile degli altri, dove tutti sono liberi di parlare e manifestare, anche per dire bestialità. Difendere questa libertà di tutti non significa che hanno tutti ragione: possono avere anche tutti torto, ma nessuno deve temere per ciò che dice. I veri (e rari) democratici si distinguono proprio quando difendono la libertà di chi è più lontano da loro. Esempio: che CasaPound sfili a pochi passi dalla stazione di Bologna, luogo della strage fascista, è osceno: ma nessuno può impedirlo. Se poi si commettono reati, la polizia interviene: dopo, non prima. E se gli antifascisti – ci mancherebbe – vogliono contestare la marcia di CasaPound, devono poterlo fare senza manganellate né cariche preventive.
Non è un’opinione. È l’articolo 17 della Costituzione: “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica”. Articolo che non specifica per cosa o contro chi si manifesta: si può farlo sempre senza chiedere il permesso, ma solo dando il preavviso. Punto. Lo stesso vale per le continue guerre verbali su ciò che dice questo o quello. Se Saviano vuol dare la colpa della mattanza dei ragazzini di Napoli al governo, è liberissimo di farlo senza che il partito della premier lo additi al linciaggio come “sciacallo senza dignità”. Se un prof di liceo insulta e minaccia (criticare è un’altra cosa) un ministro, questi può querelarlo (e con buone speranze in tribunale), ma non levargli il lavoro per tre mesi e dimezzargli il già misero stipendio. L’articolo 21 della Carta dice che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Cioè include anche il diritto alla cazzata. Chi solidarizza con Saviano e col prof, però, dovrebbe smettere di chiedere punizioni esemplari per le sparate di Vannacci&C. e dei negazionisti del clima, del Covid, del gender, della storia. E nessuno dovrebbe chiedere di vietare cortei e chiudere siti web e centri sociali di qualunque colore. Semmai sgomberare i palazzi che occupano illegalmente. Tutti, però.

Natangelo

 



Cattiveria

 



Che avanspettacolo!