Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
domenica 10 novembre 2024
Visione d'insieme
Che cosa (non) cambierà trump, a parte l’ipocrisia
DI ELENA BASILE
Una possibile novità delle elezioni Usa sarebbe costituita da una stampa mainstream contraria al potere presidenziale statunitense. Almeno in un primo periodo, avremo editorialisti e accademici pronti a criticare il cattivo per antonomasia, nella narrativa surrealistica dei doppi pesi che ci accompagna, simile a Putin, Xi, Erdogan, Orban, ma non a Biden, all’Arabia Saudita, agli Emirati, ai cosiddetti amici. Trump non sembrerebbe condizionare i grandi mezzi di informazione, a eccezione della Fox o di X dell’amico Elon Musk.
Lo spazio politico, come si è visto dalle dichiarazioni dei leader europei, appare pronto a cambiare padrone. È stupefacente che i sostenitori del centrosinistra europeo, i liberal, i progressisti non si rendano conto di come la politica del “ma anche” veltroniano sia stata perdente. Il “trash bianco” si estende, la gente senza istruzione ha l’intelligenza per comprendere la doppiezza della politica, le menzogne sulla difesa della libertà e dei diritti umani, la ipocrita sottocultura che impera. Trump, il clown, il gigione spontaneo che parla in modo semplice e diretto, rappresenta una boccata di ossigeno per la massa emarginata e disprezzata dalla élite progressista. Trump vince perché fa capo ad articolazioni differenti della finanza: Musk, Thiel, i venture capitalist della Silcon Valley. Essi hanno bisogno di liquidità e mal sopportano lo spreco di miliardi in Ucraina e nell’apparato militare-industriale. I petroliferi, l’Aipac, una delle principali organizzazioni della lobby di Israele, i sionisti cristiani sono i finanziatori del leader che è riuscito, come Meloni in Italia, a captare il dissenso e a rendere governabile lo status quo.
Non cambierebbe molto con il nuovo presidente. Egli considera papabile a segretario della Difesa Mike Pompeo, così da sottolineare la continuità dell’apparato neoconservatore. La politica estera potrebbe concludere il lavoro dei democratici. Si realizzerebbero le stesse strategie dei Dem, ma in bella copia. Verrebbero assecondati, senza falsi piagnistei, i piani di Netanyahu, la pulizia etnica e la realizzazione della Grande Israele. Questo obiettivo sarà raggiunto anche con l’allargamento del conflitto al Libano e all’Iran. Verrà impartita una lezione a Teheran con attacchi a basi militari (spero non nucleari), negoziando con la Russia e la Cina fin dove spingersi. Naturalmente la situazione in Medio Oriente diverrà ancora più insicura. L’aspirazione iraniana a ottenere la bomba atomica potrebbe essere realizzata grazie all’aiuto di Mosca e Pechino. Israele continuerà a governare col terrore e con l’apartheid la Palestina, senza peraltro riuscire a distruggere completamente la resistenza.
Data l’incontestabile vittoria della Russia sul campo, si sceglierebbe una via di uscita dal conflitto ucraino accollando all’Europa i costi del sostegno a un Paese fallito. Credo che infine si riuscirà a pervenire a una mediazione. L’Ucraina neutrale ne sarà la base. I filoucraini hanno preferito distruggere il Paese e una generazione di giovani per poi accettare la realtà e le legittime, ragionevoli preoccupazioni di sicurezza di Mosca.
Anche la politica interna non cambierà poi molto. Si continuerà a detassare i ricchi, a rinunciare alla globalizzazione preferendo politiche protezionistiche per mascherare la mancanza di competitività dell’industria americana. La bella copia avrà colori più netti della precedente brutta copia difesa da Biden e dai progressisti. Le libertà civili, come l’aborto delle donne in alcuni Stati, saranno limitate, ma i costumi della società civile resteranno gli stessi. Le pillole per abortire facilmente saranno alla portata della maggioranza. Si resterà riluttanti all’utilizzo dei preservativi. Lo scarso congedo parentale in caso di maternità continuerà a rendere difficile la coniugazione di vita privata e pubblica.
Il falso femminismo ci consolerà. In fondo la libertà sessuale è l’unica protetta nella sostanza nelle oligarchie liberali. Al netto della retorica, la mercificazione del corpo della donna continuerà. Democratiche o Repubblicane, certe donne non smetteranno di vendersi per fare un passetto avanti nella carriera. Purtroppo, a New York come a Stoccolma e a Milano, siamo lontani dall’utopia gramsciana: che infine uomini e donne si incontrino come esseri umani.
L’Europa come risponderà? Come nel 2016. Gli Stati membri dell’Ue faranno a gara per ingraziarsi il nuovo presidente e chiedere clemenza. La burocrazia europea dominata dalla Von der Leyen, dalla Polonia, dai Nordici e dai Baltici potrebbe investire maggiori fondi nelle armi, nell’Europa della difesa senza alcuna autonomia strategica. L’Europa sarà il braccio armato della Nato. Questo è l’essere. La prossima volta scriverò del dover essere e potrò essere ottimista.
Attorno ai concetti
Populismo o morte
di Marco Travaglio
Ma lo Xi Jinping che accoglie Mattarella a Pechino e si dichiara “suo buon amico” e a cui Mattarella promette “dialogo” e commerci “senza alzare steccati ingiustificati da blocchi contrapposti” è lo stesso con cui Conte firmò la Via della Seta vituperato da tutti come un servo della Cina? E il Trump a cui Mattarella porge “cordiali auguri di successo” e “di benessere per la sua persona e di prosperità per l’amico popolo statunitense”, con “la ferma volontà di lavorare d’intesa nella ricerca di soluzioni efficaci alle gravi crisi” e di cui Draghi afferma “farà una grande differenza, non tutta in senso negativo”, è lo stesso che, se Meloni o Conte o Salvini dicono le stesse cose o anche meno, diventano dei fottuti populisti fascisti? Il tempo è galantuomo, ma pure cortissimo, come la memoria di chi non lo perde a cambiare idea: cambia semplicemente padrone. Forse il ritorno del bandito finto biondo sortirà altri effetti positivi, oltre alla svolta ucraina: riabilitare chi predicava il negoziato con Mosca e un multipolarismo che guardi anche a Est; e quel sano “populismo” che da vent’anni impedisce all’astensionismo di raggiungere il 100% degli elettori.
Chi vuole capire perché gli elettori votano così deve archiviare le categorie “destra/centro/sinistra” e spostarsi sul nuovo asse che orienta gran parte dei votanti: élite/popolo, vecchio/nuovo. L’ha spiegato bene Sabrina Ferilli sul Fatto: “Agli americani interessava capire cosa sarebbe accaduto sulle tasse, non se Trump aveva detto ‘fica’”. Da 15 anni i giornaloni scagliano anatemi contro i populisti 5 Stelle chiamandoli “partito del Vaffa” perché due anni prima di fondarli, al V-Day, Grillo mandò affanculo i 25 pregiudicati in Parlamento: come se ci fosse qualcosa di male nello sfanculare una classe politica di delinquenti e se milioni di elettori non avessero votato M5S anche per quello. Nel tempo che resta fra una scomunica e un piagnisteo per gli elettori che non obbediscono più, lorsignori dovrebbero domandarsi che fare per comunicare con loro. La Schlein, con un riflesso pavloviano che ne segnala l’irredimibilità, è subito corsa fra le braccia di Draghi. I 5 Stelle hanno la fortuna di aprire fra due settimane i loro Stati generali: se vogliono rinascere o almeno rilanciarsi, dovranno imboccare la corsia opposta. Meno politicamente corretto, più populismo. Meno campo largo, più campo aperto. Non per tornare a mitologiche “origini” ormai passate, ma per ripartire da ciò che han fatto nei due governi Conte: leggi per gli onesti, i poveri, i lavoratori precari, l’ambiente, le imprese sane e buoni rapporti con gli Usa, ma anche con la Cina e la Russia. Sono i soli che non devono inseguire nessun modello o moda del momento: gli basta essere se stessi.
L'Amaca
La fatica è l’ultima speranza
DI MICHELE SERRA
Non riesco a capire perché delle scelte di Israele debba rispondere un qualsiasi ebreo che si trovi in qualsiasi punto del globo”, dice desolata Lia Levi a proposito della orrenda caccia all’ebreo di Amsterdam.
Ma è una domanda razionale, e civile, in un contesto irrazionale e neo-tribale.
Riconoscere a ogni persona – non solamente le persone ebree – lo stato di persona, la sua unicità e la sua inviolabilità di individuo, è un salto di qualità che, con ogni evidenza, le comunità umane non sono in condizione di fare, se non nelle ridotte (oggi assediate e spesso derise) della fraternità umanitarista, del soccorso medico internazionale e delle istituzioni sovranazionali. Questo salto di qualità ricostruirebbe ab ovo la storia umana.
Ridurrebbe drasticamente il fondamentalismo religioso, il nazionalismo bellicoso, il razzismo, del quale l’antisemitismo è, tra noi occidentali, il più obbrobrioso e ripugnante riassunto. Ma ne siamo lontanissimi.
L’antisemitismo torna non solamente in quanto tale, con la sua ferocia malata, la sua ossessione di ripulire il mondo dagli impuri.
Torna come l’arma più comoda, più scontata, più alla portata dell’ultimo dei curvaioli, di una guerra alla ragione, alla cultura, alla pazienza e alla collaborazione che recluta ovunque masse sterminate: come sempre i più ignoranti, i più indifesi, i più furiosi, i più pericolosi. Cercare di linciare uno sconosciuto è alla portata dell’ultimo degli idioti. Studiare la storia, soprattutto quella degli altri, è molto più faticoso. La fatica è l’ultima speranza, ma in quanti avranno voglia di farla?
sabato 9 novembre 2024
Non ci crederete ma…
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