All’inizio voleva scatenare l’inferno. Poi abbiamo optato per una fricassea…
Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
mercoledì 31 luglio 2024
martedì 30 luglio 2024
Evvai!!
Oh Giuseppe!
IL TEMPO È GALANTUOMO
di Giuseppe Conte
Ricordate quando Giorgia Meloni - sostenuta da un ardimentoso manipolo di ministri, esponenti di partito e commentatori varii - si scagliò contro il Memorandum d’intesa con la Cina approvato dal Governo Conte I?
Ebbene, oggi Giorgia Meloni è in Cina a bussare al Presidente Xi Jinping implorando Pechino di investire in Italia, per rilanciare un partenariato strategico ed egualitario e riequilibrare la bilancia commerciale tra i nostri due Paesi.
Guarda caso tutti questi obiettivi erano puntualmente contemplati nel Memorandum del 2019.
La differenza è che noi siamo stati attaccati e vituperati per quell’Accordo, che per la prima volta ha introdotto concetti come “parità di condizioni”, “sostenibilità ambientale e finanziaria” che nessuno dei tanti Paesi (anche europei) che avevano sottoscritto l’accordo prima di noi era riuscito a ottenere.
I giornali compiacenti col Governo oggi titolano con enfasi: “Giorgia ricuce lo strappo della Via della Seta”. O ancora: “Meloni apre la via cinese”. Quanta ipocrisia. Ma chi ha procurato lo strappo con la Cina? Chi aveva chiuso la via cinese? Sempre lei: Giorgia Meloni.
Oppressa da cieco fanatismo ideologico e dall’ansia di compiacere Washington, Meloni, sul finire del 2023, aveva compromesso bruscamente le relazioni commerciali con la Cina, cestinando l’imponente lavoro svolto dal mio primo Governo. Un lavoro portato avanti con la schiena dritta, senza mettere in discussione la nostra tradizionale collocazione atlantista, facendo attenzione a potenziare la disciplina di golden power per assicurarci una migliore tutela dei nostri asset strategici.
Oggi Giorgia Meloni corre ai ripari. La coerenza, lo sappiamo, non è il suo forte. Ma, soprattutto in campo internazionale, basta un nonnulla per distruggere la credibilità che il nostro Paese ha conquistato con il lavoro di anni. Siamo sicuri che, con tutte queste giravolte, Giorgia Meloni riesca a tutelare efficacemente i nostri interessi nazionali?
Cri Cri!
Un Grillo al bivio
di Marco Travaglio
C’è ben poco di politico nella polemica epistolare fra Grillo e Conte. La lettera del garante, come tutto in lui, è un fatto caratteriale, psicologico, umorale. Chi lo conosce sapeva benissimo che, in vista degli Stati generali per il rilancio del M5S, avrebbe battuto un colpo. Non perché voglia o tema qualcosa di diverso da Conte, dagli eletti e dagli elettori. Ma per dire che c’è sempre, anche se, da buon ciclotimico, alterna da una vita le discese ardite e le risalite. Sa benissimo che la democrazia diretta non esiste, ma l’alternativa non sono i caminetti fra “gruppi ristretti”, ed è paradossale che debba ricordarglielo Conte, grillino dell’ultima ora. L’alternativa è la democrazia partecipativa: il leader (Grillo e Casaleggio agli inizi, il direttorio a cinque, Di Maio e ora Conte) consulta la base, ne riceve gli input, poi dice la sua e la mette ai voti. Ma anche nel ruolo di garante (a vita: clausola che, escluse le monarchie, esiste solo alla Corte Suprema Usa), la sua parola non vale uno: pesa molto più di quella altrui. E influirà eccome agli Stati generali del 4 ottobre, nel 15° compleanno del M5S. Il bivio di Grillo è tra l’accompagnare quel passaggio decisivo fra il rilancio e l’estinzione con la magnanimità e la generosità del padre nobile, o l’insistere con la postura malmostosa. Quella di chi snobba i suoi ex “ragazzi meravigliosi”; sottovaluta gli sforzi titanici che han fatto e i prezzi altissimi che han pagato per piantare quasi tutte le bandiere del M5S nei 31 mesi dei governi Conte-1 e Conte-2, vilipesi e combattuti dai poteri marci; preferisce loro i presunti “grillini” Draghi e Cingolani; li liquida col gretto totem dei due mandati; e ora tratta Conte da mezzo usurpatore. Come se non l’avesse chiamato lui a lavorare gratis un anno e mezzo per resuscitare i 5S che lui aveva suicidato conficcandoli nel governo Draghi e costringendoli a ingoiarne tutti i rospi.
Nell’ultimo spettacolo, Grillo pareva pacificato, autoironico, autocritico: raccontava che Draghi l’aveva subornato con furbe blandizie e false promesse, e la sua disarmante sincerità portava il pubblico a perdonargli di esserci cascato. Ora sembra tornato alla fase dei malumori, senza neppure un progetto alternativo. Lo sa pure lui che, senza Conte, il M5S sparirebbe. Però va rifondato, tantopiù ora che i suoi cavalli di battaglia tornano di moda e la ruota della storia, nel falso bipolarismo delle lobby finanziarie e belliciste, riprende a girare verso quella voglia di cambiamento che il M5S è il più attrezzato a soddisfare. Sta a lui decidere se guadagnarsi i 300 mila euro l’anno di “consulenza per la comunicazione” partecipando col suo talento, o rintanarsi in casa a distillare letterine, battutine, regolette e rancorucci. Per fare il salto, basta un pizzico di generosità.
L'Amaca
Sabotare per sabotare
DI MICHELE SERRA
I sabotaggi in Francia (anti-olimpici? anti-francesi? anti e basta?) sono un mistero psichico ben prima che politico.
L’attribuzione a imprecisati “ambienti di estrema sinistra” (in Italia siamo più avvezzi alla definizione “anarco-insurrezionalisti”) è verosimile, ma dice davvero poco sulle intenzioni, gli scopi, le speranze di persone che cercano con ogni mezzo di inceppare i meccanismi del presente, ma senza saperci dire nulla di comprensibile e di interessante sulla loro idea di futuro.
Mettiamo, per paradosso, che le Olimpiadi vengano sospese perché la Francia è in ginocchio a causa della rottura violenta dei suoi sistemi informatici, della sua rete ferroviaria e di altro ancora. E poi? Per contraccolpo, inizia la Rivoluzione? Il popolo in armi depone Macron e ghigliottina le medaglie d’oro? C’è un programma?
Un’idea di futuro? La tattica della distruzione comprende anche una strategia della rinascita?
Sarebbe interessante saperlo. In mancanza di notizie certe, vale il sospetto deprimente che un certo numero di persone, per fortuna molto ristretto, viva con entusiasmo la distruzione e la catastrofe, l’interruzione della vita degli altri (miliardi di persone, non tutti membri del Comitato Olimpico, le Olimpiadi le seguono volentieri), e non sappia spiegare nemmeno a se stesso perché. Sabotare, recidere, bloccare, impedire, tagliare, oscurare. Vietare al presente di esistere: non è un mezzo, è il fine. Il fine è la distruzione. Ed è talmente impegnativo, distruggere, che mancano le energie per pensare, anche vagamente, a cosa fare delle macerie.
Non importa far nascere Domani, importa ammazzare Oggi.
lunedì 29 luglio 2024
Sapete mica se…
Iscriviti a:
Commenti (Atom)