sabato 2 marzo 2024

Fuori di testa

 

Il trio della buona morte
di Marco Travaglio
Ha cominciato Macron, ipotizzando l’invio di soldati della Nato in Ucraina. Ha proseguito la von der Leyen chiamando alle armi l’Europa per investire centinaia di miliardi dei cittadini in ordigni di morte “come con i vaccini” e facendo approvare dall’Europarlamento una demenziale risoluzione votata da tutti, eccetto il M5S (e incluso il Pd), per prepararci a combattere la Russia accanto all’Ucraina fino alla riconquista delle quattro regioni occupate da Putin dopo il 2022 e persino della Crimea annessa nel 2014, cioè in saecula saeculorum. Ieri, a completare il trittico infernale, ha parlato il segretario americano alla Difesa, Lloyd Austin, preannunciando la guerra mondiale Nato-Russia (ovviamente nucleare) perché “se l’Ucraina cade, Putin non si fermerà”. Scenario possibile in Transnistria e altri territori russofoni rivendicati da Mosca, per carità. Ma ad avanzare di più contro l’avversario in questi vent’anni è stata la Nato, tradendo per ben 16 volte l’impegno assunto con Mosca insieme agli Usa e all’Ue nel 1990 di non allargarsi neppure di un palmo a Est della Germania. Dopodiché la Nato passò da 16 a 32 Stati membri e rovesciò gli alleati di Putin in Serbia, Iraq e Libia. E ne fu ripagata della stessa moneta. Il risultato della lunga sfida alla Russia in nome di una pretesa imperiale fuori dal tempo e dalla storia lo vediamo non da due, ma da dieci anni in Ucraina: dal 2014, quando iniziò la lunga guerra civile poi sfociata nel 2022 nell’invasione russa. E in tutto il mondo, con una serie spaventosa di crisi dal Medio Oriente all’Africa, dalla Cina all’America Latina.
Purtroppo, al momento, l’unico leader del mondo a capire la tragedia che rischiamo per gli ultimi colpi di coda dell’impero americano al tramonto in un mondo ormai multipolare è il Papa. Gli attuali governanti degli Usa e dell’Europa al seguito sono un misto di demenza senile, idiozia politica e servaggio alla lobby delle armi. Pur di salvare la faccia e la poltrona, mentono a se stessi e quindi anche a noi, su tutto. Promettono vittorie nel conflitto ormai perso in Ucraina per non ammettere di averla condannata loro al massacro. Abbaiano con Netanyahu senza mordere per non ammettere che le stragi di palestinesi le hanno consentite loro con i veti all’Onu. E, nella loro coazione a ripetere, vaneggiano di guerre alla Cina per Taiwan e mettono su ridicole missioni anti-Houti per non ammettere che i pirati del Mar Rosso sono figli della questione palestinese rimossa anche da Biden, ma soprattutto della guerra saudita in Yemen. Ormai è chiaro che, se resteranno al potere, ci porteranno alla terza guerra mondiale. È questa l’unica vera partita delle elezioni europee e americane: o vengono spazzati via loro o saremo spazzati via noi.

L'Amaca

 

Un solo peso una sola misura
DI MICHELE SERRA
Ogni singola persona che è andata ai funerali di Navalny (emozionanti) ha dimostrato grande forza e grande coraggio. Il mondo è pieno di coraggiosi a costo zero: questi rischiano l’ostracismo e la galera. Leggo con autentica meraviglia opinioni (e ricevo lettere) che contrappongono alla vicenda Navalny questo o quel torto “occidentale” che farebbe da contrappeso. Eh ma anche da noi… Eh ma pure noi… Eh, ma noi con che diritto giudichiamo gli altri… Noi, sia chiaro, siamo pessimi. Dieci, cento volte più inetti e più ipocriti di quanto dovremmo essere. Ma santo cielo, li avete gli occhi per vedere, e il cervello per pensare?
Stiamo parlando della cancellazione fisica del dissenso, della galera e del veleno per gli oppositori. Di ogni pensiero differente reificato in quanto tale. Di giornali e siti chiusi perché non conformi. Di elezioni farsa (come in Iran) nelle quali nessun partito di opposizione ha avuto modo di partecipare alle stesse condizioni del partito al potere. Si è letto addirittura di “offesa ai valori della tradizione” come di un crimine perseguibile: ma io posso scrivere, qui da noi, “che si fotta la tradizione”, e non avrò la polizia politica alla porta.
C’è un solo peso, una sola misura. O l’opposizione è prevista, e sta in Parlamento, e ha giornali e reti televisive nelle quali dire la sua; oppure no. O c’è la democrazia, che prevede molti punti di vista, o c’è l’autocrazia, che ne prevede uno solo. Lo capirebbe anche un bambino. Andate a dirlo al corteo triste e orgoglioso che accompagnava Navalny, che “anche da noi” ci sono dei problemi di libertà.
Vi risponderanno: guardi, venga a dircelo un’altra volta. Oggi non è il giorno giusto.

venerdì 1 marzo 2024

Altri orizzonti



Perché non parlo mai di lui? Sono tante le cose di cui non parlo: durata delle marmellate senza conservanti, dove riporre l’ombrello in auto durante un temporale, le nuove scioline, l’innesto di un pesco, vita notturna di un colibrì, il faggio in Piemonte, la miglior stuoia per meditazioni, durata del frollino in un tè bollente, scrivere Prisencolinensinainciusol con i segnali di fumo… insomma! Ho ben altro a cui pensare!

Frattaglie

 


Attorno alle spie

 

Molto intelligence
di Marco Travaglio
Casomai servissero conferme, l’annuale relazione dei servizi segreti presentata dal trio Mantovano-Belloni- Guerini dimostra che i miliardi investiti nell’intelligence sono ben spesi. I nostri segugi hanno scoperto verità insospettabili e sconvolgenti, tipo che “il tema Cina è oggi sul tavolo di tutte le democrazie occidentali”. Ma va? Ha “finalità non solo economiche, ma anche geostrategiche, di controllo di aree di influenza”, anche “in Africa” (ma ci rendiamo conto?). Pare addirittura che esista una “diaspora cinese in altri Paesi” (ci sono cinesi anche fuori dalla Cina), usata “per acquisire informazioni qualificate” (la Cina, non so se mi spiego, ha delle spie), senza contare le “operazioni cibernetiche con finalità di propaganda” (roba da matti: i cinesi fan di tutto perché si parli bene o non si sparli di loro). Tutta roba che noi occidentali non ci sogneremmo mai.
E non basta, signora mia: c’è pure la Russia. Ah no? Che Putin avesse fatto vincere la Brexit, Trump, il No al Referenzum, i 5S e la Lega a suon di fake news, troll, hacker e hater era noto. Poi si addormentò e vinsero Macron, Biden e la Meloni, fino alle Regionali in Sardegna dove l’amico Salvini è precipitato al 3,5%, ma mica può far tutto lui. Ora però lo Zar s’è svegliato e intende truccare con la sola imposizione delle mani le elezioni in ben “76 Paesi” sfruttando “le nostre garanzie di libertà e indipendenza dei media” (le leggi Bavaglio della Meloni, l’arresto di Assange a Londra per dargli l’ergastolo negli Usa, cose così). In Italia – svela sgomento Mantovano – ben “sei canali social filorussi han provato ad accreditare l’idea assolutamente infondata che la protesta dei trattori derivasse dagli effetti economici delle sanzioni alla Russia”. Quindi dev’essere una fake news il fatto che la protesta degli agricoltori sia partita dalla Polonia (il Paese più filo-Kiev dell’Ue), stufa della concorrenza sleale dei cereali ucraini, al punto che il premier filo-Nato Tusk vuol bloccarli; e sia dilagata in Europa per i rincari delle materie prime e dell’energia dovuti alle auto-sanzioni a Mosca. E ora i falsari russi “inquinano l’informazione sull’inflazione, i prezzi dell’energia e il costo delle materie prime”, mentre in Europa la gente è entusiasta di non arrivare a metà mese grazie al caro-bollette, al caro-benzina e al caro-tutto causati dalle sanzioni e di sentirsi dire da Bruxelles che non c’è un euro per chi ha bisogno, ma urge inviare 50 miliardi a botta a Zelensky, investirne il decuplo in armi e mandare i nostri figli a morire in Ucraina. Indagando ancora un po’, la nostra intelligentissima intelligence potrebbe pure scoprire che Putin ha prepensionato tutti i cyberpropagandisti, da quando ha scoperto che per sputtanare l’Occidente basta lasciar parlare i suoi governanti.

L'Amaca

 

La legge della strada
DI MICHELE SERRA
1-- Non si attaccano poliziotti e carabinieri. Sono persone al servizio della comunità. Nessun Paese, anche ad alto tasso di democrazia, può tollerare che avvenga. 2 – Non si colpiscono a manganellate, né in altro modo, i manifestanti inermi, tanto più se minorenni.
Solo un Paese a basso tasso di democrazia può permettere che questo avvenga.
Non mi sembra che il punto 1 escluda il punto 2, e viceversa. Entrambe le affermazioni dovrebbero e potrebbero essere sottoscritte da chiunque – esclusi gli esaltati e i manganellatori. Ed è entro gli argini del punto 1 e del punto 2 che ogni discussione sensata dovrebbe avvenire. Ma non avviene. Quasi tutte le dichiarazioni politiche nel merito (le parole di Schlein di ieri tra le poche eccezioni) vedono solo il punto 1 oppure solo il punto 2. Come se non esistesse, nel mezzo, una zona grigia dentro la quale, anche se non è semplice, tocca fare i conti con entrambi i princìpi (rispetto della polizia, incolumità dei manifestanti e loro diritto di manifestare). Eppure questa zona grigia esiste, e si chiama realtà. Si chiama strada.
È ciò che si verifica – la realtà – ogni volta che un cordone di polizia fronteggia un gruppo di manifestanti, e nel corpo a corpo qualcuno, da entrambe le parti, cerca le parole e i gesti utili per non fare degenerare la situazione; mentre altri, da entrambe le parti, cercano un pretesto per menare. Chi si limita a esaltare il diritto di manifestare, o si accontenta di dire che la polizia ha sempre ragione, apre bocca solo per far contenta la sua claque (come Tajani, buon ultimo, che riciccia la storia dei “figli di papà contro i figli del popolo”, per la serie “i cavoli a merenda”). Ma non dice niente di nuovo. E dice molto di vecchio.