Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
venerdì 19 gennaio 2024
Attorno a Nordio
Ve lo meritate Nordio
di Marco Travaglio
L’altroieri Virginia Sanjust, ex annunciatrice Rai caduta nel baratro della psichiatria e della miseria, è stata condannata a 14 mesi di carcere per un’estorsione di 15 euro (avete letto bene: 15) alla sorella a cui aveva sottratto le chiavi dell’auto (e col rito abbreviato, se no erano 21 mesi). Sei mesi fa l’ex sindaco Pd di Lodi Simone Uggetti è stato assolto nel secondo appello perché, sì, aveva truccato una gara d’appalto con un bando su misura per affidare a una ditta amica la gestione di due piscine comunali (che incassano 300-400 mila euro l’anno); sì, aveva tentato di cancellare le tracce informatiche del reato; sì, la Corte ha riconosciuto “la sussistenza del fatto, la sua illiceità penale, la sua corretta qualificazione giuridica, nonché l’accertamento che gli imputati lo hanno commesso”; ma non è punibile “per particolare tenuità del fatto”. In queste due sentenze c’è tutta la lurida giustizia di classe, forte coi deboli e debole coi forti, che destra, sinistra e media al seguito hanno ripristinato dopo il biennio magico di Mani Pulite col clima e le schiforme che hanno creato in questi 30 anni. E con quelle che ora Nordio&C. vareranno chiudendo il cerchio.
L’altra sera, dopo un giorno di deliri del Guardagingilli in Parlamento, ne parlavano a Ottoemezzo l’ex ministro Pd Andrea Orlando e la presidente di Magistratura democratica, Silvia Albano. Orlando accusava Nordio di farsi influenzare da fantomatici “sottosegretari forcaioli”, cioè di non essere ancora abbastanza berlusconiano e definiva la blocca-prescrizione di Bonafede, cioè l’unica riforma della giustizia dell’ultimo trentennio che sveltisce i tempi e aiuta le vittime, “un abominio”, per fortuna “smontato dalla Cartabia” (con l’improcedibilità che ammazza i processi se durano più di due anni in appello e di un anno in Cassazione). Anche la giudice Albano ha molto lodato la prescrizione, cioè l’amnistia selettiva per ricchi e potenti che dall’ex Cirielli (2005) falcidia 150-200 mila processi l’anno, lasciando senza giustizia almeno altrettante vittime: “Un istituto fondamentale perché non si può perseguire indefinitivamente (sic, ndr) una persona per i reati che ha commesso”. Ma niente paura: ora, con la quinta riforma della prescrizione in vent’anni, la destra cancella la Bonafede che la bloccava dopo il primo grado e riesuma i regimi precedenti. Così i giudici dovranno spaccarsi la testa per applicare ben quattro tipi di prescrizione, una peggio dell’altra: l’ex Cirielli, la Orlando, la Cartabia e la Nordio, a seconda di qual è la più favorevole all’imputato. Ovviamente a quello colpevole: gli innocenti vengono assolti, non prescritti. Cari Orlando e Albano, ve lo meritate, Nordio. Sono le vittime che non se lo meritano.
L'Amaca
La politica acceca
DI MICHELE SERRA
Conosco da molti anni Gianmarco Mazzi, sottosegretario alla Cultura, perché ho lavorato con lui in diverse produzioni televisive, da Celentano a Sanremo. Io come semplice autore, lui come manager, co-autore, organizzatore, dirigente, uomo di fiducia degli artisti. Che fosse di destra (molto di destra: come si è di destra a Verona) non ha mai influito nel nostro rapporto di lavoro, amichevole e fattivo. Si lavorava insieme: punto e basta. Il suo curriculum è invidiabile, pieno di collaborazioni con artisti di sinistra (uno per tutti, Dario Fo). Né gli sono mancati gli incarichi pubblici: amministratore delegato dell’Arena di Verona, deputato, viceministro. Mazzi è la dimostrazione vivente (una delle tante) che essere di destra e lavorare con profitto in campo culturale non è mai stato in antitesi. Nessuno meglio di lui potrebbe dunque smentire la diceria meschina e bugiarda che si potesse avere successo solo perché si era di sinistra.
Fa specie che sia toccato proprio a lui, in Parlamento, giustificare la ridicola successione di Marino Sinibaldi, al Centro per il libro di Roma, con uno sconosciuto premiato solamente per la sua fedeltà alla linea.
Mazzi conosce la vita e conosce il lavoro culturale, sa benissimo che Sinibaldi deve uno alle sue idee politiche e deve novantanove alla sua conoscenza del mondo editoriale e della comunicazione culturale. Ma è costretto, per ragioni di scuderia, a sostenere in Parlamento che no, non è in atto un processo di occupazione militarizzata di ogni pertugio della cultura italiana; bensì un processo di “liberazione”.
Proprio lui, che in piena libertà, sotto la presunta dittatura culturale della sinistra, ha avuto ciò che meritava, oggi difende chi ottiene, per esclusive ragioni politiche, ciò che non ha meritato sul campo. È proprio vero che la politica acceca.
giovedì 18 gennaio 2024
A noi!
Meditazione tremebonda!
A leggere questo articolo mi è venuta voglia di partire per Londra, destinazione cimitero di Highgate per abbracciare le spoglie di Karl, chiedendogli scusa e per implorarne un intervento risolutivo! Hasta la Victoria Siempre!
Così i super-ricchi uccidono il clima
RISCALDAMENTO GLOBALE - Il report dell’Onu conferma il 2023 come anno più caldo di sempre. Oxfam: fattore che fa esplodere le disuguaglianze, è il “decennio dei grandi divari”. Unica via d’uscita: tassare i mega-patrimoni
di Francesco Sylos Labini
RISCALDAMENTO GLOBALE - Il report dell’Onu conferma il 2023 come anno più caldo di sempre. Oxfam: fattore che fa esplodere le disuguaglianze, è il “decennio dei grandi divari”. Unica via d’uscita: tassare i mega-patrimoni
di Francesco Sylos Labini
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite dedicata al monitoraggio del tempo e del clima, ha recentemente ufficialmente confermato che il 2023 è stato di gran lunga l’anno più caldo mai registrato. La temperatura media annua globale nel 2023 è stata di 1,45 °C al di sopra dei livelli preindustriali (1850-1900), superando così la soglia significativa dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici che aveva l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura (a lungo termine) a non più di 1,5° Celsius rispetto ai livelli preindustriali.
Se già dagli anni 80 ogni decennio è stato più caldo del precedente, i nove anni più recenti rappresentano il periodo più caldo mai registrato. Nel 2023, le temperature globali hanno stabilito nuovi record mensili in ogni mese tra giugno e dicembre, con luglio e agosto che sono risultati i due mesi più caldi mai registrati.
Il rapporto dell’OMM sullo stato del Clima Globale nel 2023 ha evidenziato che sono stati superati record in tutti i settori monitorati, inclusi livelli di gas serra nell’atmosfera, calore e acidificazione degli oceani, livello del mare, estensione del ghiaccio marino e bilancio di massa dei ghiacciai. Le temperature superficiali del mare sono state eccezionalmente elevate per gran parte dell’anno, portando a gravi ondate di calore marine. Inoltre, l’estensione del ghiaccio marino antartico è stata la più bassa mai registrata.
I cambiamenti climatici si manifestano quotidianamente attraverso condizioni meteorologiche straordinarie. Non è necessario ricorrere a statistiche sofisticate per accorgersi delle ondate di calore eccezionali, della mancanza di neve, della crisi idrica che si prospetta drammatica nelle isole maggiori, dell’aumento della frequenza di devastanti incendi, delle piogge intense, delle inondazioni e dei cicloni tropicali. Ogni tentativo di spiegare queste trasformazioni, che stanno accelerando sotto i nostri occhi, come il normale susseguirsi delle stagioni, sebbene ancora proposto in modo strumentale e colpevole da vari organi di stampa, è ormai non solo patetico ma anche ridicolo.
La politica, in ritardo su tutti questi sviluppi e in un estremo tentativo di negare l’evidenza, continua a prestare credito a fonti che un Paese serio dovrebbe escludere dai finanziamenti pubblici a causa della diffusione di notizie infondate, se non addirittura false. È giusto che i giovani appartenenti ai vari gruppi di attivisti climatici organizzino eventi dimostrativi per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica.
Il cambiamento climatico a lungo termine si sta intensificando, ed è inequivocabilmente attribuibile alle attività umane. La crisi climatica sta peggiorando la crisi delle disuguaglianze, ampliando disparità e fratture sociali, inaugurando ciò che il rapporto Oxfam Disuguaglianza: il potere al servizio di pochi, pubblicato in occasione del meeting annuale del World Economic Forum a Davos, definisce come il “decennio dei grandi divari”. Miliardi di persone sono costrette a vedere crescere le proprie fragilità per effetto degli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti mentre una manciata di super-ricchi moltiplica le proprie fortune a ritmi spaventosi e incredibili.
Il rapporto Oxfam presenta uno scenario da film horror: i cinque uomini più ricchi del pianeta hanno raddoppiato il loro patrimonio dal 2020 a oggi, con un tasso di incremento di 14 milioni di dollari all’ora, mentre i poveri sono diventati più poveri per effetto dell’inflazione. In Italia, l’1% più ricco possiede il 23% della ricchezza (e controlla gran parte dei mass media, in particolare quei quotidiani “negazionisti climatici”). Oxfam prevede che il primo trilionario (un trilione sono 1.000 miliardi) comparirà nel prossimo decennio. L’attuale assetto economico, con il trionfo di colossali oligopoli o, in alcuni casi, monopoli, celati dietro il paravento del “libero mercato”, genera quindi un’enorme concentrazione di ricchezza in un numero sempre minore di mani.
La relazione tra le disuguaglianze economiche e la crisi climatica è spiegata in un altro rapporto Oxfam, L’uguaglianza climatica, dove si evidenzia che nel 2019 l’1% dei super-ricchi è stato responsabile del 16% delle emissioni globali di carbonio, equivalente alle emissioni del 66% più povero dell’umanità (5 miliardi di persone). Analizzando la serie storica, si nota che sin dagli anni 90 l’1% dei super-ricchi ha emesso il doppio del budget di carbonio rispetto alla metà più povera dell’umanità messa insieme. Le emissioni dell’1% dei super-ricchi sono destinate a superare di oltre 22 volte il limite di sicurezza (le emissioni consentite per rimanere al di sotto di 1,5°C di riscaldamento globale secondo gli Accordi di Parigi) nel 2030, annullando i risparmi di carbonio equivalenti a quasi un milione di turbine eoliche onshore.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato per l’ennesima volta l’allarme, affermando che le azioni dell’umanità stanno bruciando la terra. Il 2023 è stato solo un’anticipazione del futuro catastrofico che ci attende se non agiamo immediatamente. Guterres ha sottolineato la necessità di rispondere all’aumento record della temperatura con azioni innovative. Oxfam ha calcolato che una tassa del 60% sui redditi dell’1% dei super-ricchi a livello globale ridurrebbe l’equivalente delle emissioni totali di carbonio del Regno Unito e raccoglierebbe 6,4 trilioni di dollari per finanziare le energie rinnovabili e la transizione dai combustibili fossili. Il problema della tassazione di ricchezze straordinarie e indicibili deve essere posto in cima all’agenda politica, sia per un principio basilare di uguaglianza e redistribuzione delle risorse, sia per limitare le emissioni di gas serra in un momento in cui non si capisce neppure se siamo ancora in tempo a recuperare la situazione.
Se già dagli anni 80 ogni decennio è stato più caldo del precedente, i nove anni più recenti rappresentano il periodo più caldo mai registrato. Nel 2023, le temperature globali hanno stabilito nuovi record mensili in ogni mese tra giugno e dicembre, con luglio e agosto che sono risultati i due mesi più caldi mai registrati.
Il rapporto dell’OMM sullo stato del Clima Globale nel 2023 ha evidenziato che sono stati superati record in tutti i settori monitorati, inclusi livelli di gas serra nell’atmosfera, calore e acidificazione degli oceani, livello del mare, estensione del ghiaccio marino e bilancio di massa dei ghiacciai. Le temperature superficiali del mare sono state eccezionalmente elevate per gran parte dell’anno, portando a gravi ondate di calore marine. Inoltre, l’estensione del ghiaccio marino antartico è stata la più bassa mai registrata.
I cambiamenti climatici si manifestano quotidianamente attraverso condizioni meteorologiche straordinarie. Non è necessario ricorrere a statistiche sofisticate per accorgersi delle ondate di calore eccezionali, della mancanza di neve, della crisi idrica che si prospetta drammatica nelle isole maggiori, dell’aumento della frequenza di devastanti incendi, delle piogge intense, delle inondazioni e dei cicloni tropicali. Ogni tentativo di spiegare queste trasformazioni, che stanno accelerando sotto i nostri occhi, come il normale susseguirsi delle stagioni, sebbene ancora proposto in modo strumentale e colpevole da vari organi di stampa, è ormai non solo patetico ma anche ridicolo.
La politica, in ritardo su tutti questi sviluppi e in un estremo tentativo di negare l’evidenza, continua a prestare credito a fonti che un Paese serio dovrebbe escludere dai finanziamenti pubblici a causa della diffusione di notizie infondate, se non addirittura false. È giusto che i giovani appartenenti ai vari gruppi di attivisti climatici organizzino eventi dimostrativi per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica.
Il cambiamento climatico a lungo termine si sta intensificando, ed è inequivocabilmente attribuibile alle attività umane. La crisi climatica sta peggiorando la crisi delle disuguaglianze, ampliando disparità e fratture sociali, inaugurando ciò che il rapporto Oxfam Disuguaglianza: il potere al servizio di pochi, pubblicato in occasione del meeting annuale del World Economic Forum a Davos, definisce come il “decennio dei grandi divari”. Miliardi di persone sono costrette a vedere crescere le proprie fragilità per effetto degli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti mentre una manciata di super-ricchi moltiplica le proprie fortune a ritmi spaventosi e incredibili.
Il rapporto Oxfam presenta uno scenario da film horror: i cinque uomini più ricchi del pianeta hanno raddoppiato il loro patrimonio dal 2020 a oggi, con un tasso di incremento di 14 milioni di dollari all’ora, mentre i poveri sono diventati più poveri per effetto dell’inflazione. In Italia, l’1% più ricco possiede il 23% della ricchezza (e controlla gran parte dei mass media, in particolare quei quotidiani “negazionisti climatici”). Oxfam prevede che il primo trilionario (un trilione sono 1.000 miliardi) comparirà nel prossimo decennio. L’attuale assetto economico, con il trionfo di colossali oligopoli o, in alcuni casi, monopoli, celati dietro il paravento del “libero mercato”, genera quindi un’enorme concentrazione di ricchezza in un numero sempre minore di mani.
La relazione tra le disuguaglianze economiche e la crisi climatica è spiegata in un altro rapporto Oxfam, L’uguaglianza climatica, dove si evidenzia che nel 2019 l’1% dei super-ricchi è stato responsabile del 16% delle emissioni globali di carbonio, equivalente alle emissioni del 66% più povero dell’umanità (5 miliardi di persone). Analizzando la serie storica, si nota che sin dagli anni 90 l’1% dei super-ricchi ha emesso il doppio del budget di carbonio rispetto alla metà più povera dell’umanità messa insieme. Le emissioni dell’1% dei super-ricchi sono destinate a superare di oltre 22 volte il limite di sicurezza (le emissioni consentite per rimanere al di sotto di 1,5°C di riscaldamento globale secondo gli Accordi di Parigi) nel 2030, annullando i risparmi di carbonio equivalenti a quasi un milione di turbine eoliche onshore.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha lanciato per l’ennesima volta l’allarme, affermando che le azioni dell’umanità stanno bruciando la terra. Il 2023 è stato solo un’anticipazione del futuro catastrofico che ci attende se non agiamo immediatamente. Guterres ha sottolineato la necessità di rispondere all’aumento record della temperatura con azioni innovative. Oxfam ha calcolato che una tassa del 60% sui redditi dell’1% dei super-ricchi a livello globale ridurrebbe l’equivalente delle emissioni totali di carbonio del Regno Unito e raccoglierebbe 6,4 trilioni di dollari per finanziare le energie rinnovabili e la transizione dai combustibili fossili. Il problema della tassazione di ricchezze straordinarie e indicibili deve essere posto in cima all’agenda politica, sia per un principio basilare di uguaglianza e redistribuzione delle risorse, sia per limitare le emissioni di gas serra in un momento in cui non si capisce neppure se siamo ancora in tempo a recuperare la situazione.
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