domenica 22 ottobre 2023

Ancora commentando


Il “Giorgiale”

di Marco Travaglio 

L’unico aspetto che merita rispetto nella Giambruneide è il turbamento di Giorgia Meloni. Il resto è commedia all’italiana. Il povero Tajani, vaso di coccio tra gli acciai dei B. e della premier furiosa, sta per chiedere asilo ad Hamas. Ma il meglio lo dà la stampa di destra. Che, quando B. faceva mille volte peggio di Giambruno – e in onda, non fuori, e da premier, non da giornalista tv, e con escort e/o minorenni, e se ne vantava pure – era schierata anima e lingua con lui: è fatto così, esuberante e scorretto, gli piacciono le donne, beato lui, che male c’è, sempre meglio della sinistra che va a gay e a trans. Sallusti, già adibito a scudo umano, argomentava con la sua logica stringente: “E Kennedy, allora? Se la faceva con Marilyn” (che era maggiorenne, non faceva la escort e Kennedy non chiamò l’Fbi per farla rilasciare dopo un arresto, ma fa niente). E ogni giorno sbatteva sul Giornale un nuovo alibi di ferro che scagionava il latrin lover di Hardcore: “Gli amori privati della Boccassini: fu sorpresa in atteggiamenti sconvenienti con un giornalista di sinistra” (era il suo fidanzato nel 1980 e i due addirittura “si baciavano mentre camminavano” per strada); “Catherine Spaak esordì 17enne nel film La voglia matta vietato ai 14… e il vecchiaccio Tognazzi impazziva per lei”; “Ecco il leader nudo (e in un luogo pubblico). Non è Berlusconi, ma un giovane Nichi Vendola nel campo nudisti a Capo Rizzuto”; “Claudia Mori nel 1985 nel film Joan Lui diretto e interpretato da Celentano (il marito, ndr) indossa un vestito bianchissimo… trasparente ovunque, tutto compreso, seno e pure il resto, il pube s’intende”. Quindi B. era innocente. E Veronica era una “velina ingrata” (Vittorio Feltri dixit su Libero , con foto della Lario svestita in palcoscenico).

E ora contrordine maschilisti! Son diventati tutti femministi, e antemarcia: tutti con la donna (quella che comanda) e contro lo sporcaccione. Sallusti sul Giornale, anzi il “Giorgiale”: “Meloni dimostra coerenza… la fermezza che le ha permesso di scalare la montagna della vita e della politica”, mentre Giambruno “non ha capito di che pasta è fatta questa donna”, “forte ma dolce”. Da Libero ti aspetteresti il sequel della velina ingrata, o della patata bollente. Invece si riesuma la Fallaci: “Giorgia, la rabbia e l’orgoglio”. Straziante l’editoriale “La lezione di una leadership” dell’ex portavoce Mario Sechi, che non riesce a scollare la lingua di lì. E, siccome Giorgia dice di aver mollato Andrea “da tempo” (il 2 ottobre erano a teatro da Pio e Amedeo), Libero retrodata la rottura al 2021, perché nel libro di Giorgia “Andrea appare come papà di Ginevra e non l’uomo della vita”. A saperlo prima, oggi Mediaset non dovrebbe cacciarlo: perché non gli avrebbe dato un programma.

L’Amaca


Il moralismo e la realtà

DI MICHELE SERRA

Tentando un bilancio dell’affaire Giambruno, c’è da dire che sono cose che capitano, se non a tutti, a molti, e nessuno se ne occuperebbe con speciale zelo non fosse che la casa politica investita dalla questione pullula di appelli morali, esortazioni alle virtù della famiglia tradizionale e ai suoi benefici, rimbrotti contro la decadenza dei costumi e la deriva indotta da nuove identità sessuali non conformi.
Non andassero ai vari Family Day, non dicessero che i gay sono molesti e le donne discinte se la vanno a cercare, non proponessero modelli e format ai quali attenersi, si potrebbe anche chiudere un occhio. Ma così non è: la destra patriottica, tutta patria e famiglia, ci fa la morale tutti i santi giorni, dunque si rassegni a questa incresciosa rivalsa.
Noi di sinistra siamo già avvezzi al relativismo etico, non ce ne vantiamo e non lo spacciamo per Nuovo Ordine.
Cerchiamo di viverlo così come siamo capaci di fare. La destra ci faccia la cortesia di riconoscere che siamo tutti nello stesso difficile transito. Divorzi, figli fuori dal matrimonio, due o tre famiglie al posto di una: a partire da Berlusconi, che come soluzione (costosa) proponeva l’harem, la destra politica brilla per incontinenza, confusione, narcisismo, i cavoli propri come unico orizzonte etico.
Perché non prenderne atto e, almeno in questo campo firmare un armistizio e smetterla di sputare sentenze “morali” tipo Dio Patria e Famiglia? Rispettare le debolezze di tutti, le fatiche di tutti, l’imprecisione di tutti: è così difficile? Se Meloni dicesse: sono Giorgia, sono cristiana, sono italiana ma come tutti non ho idea di cosa accidenti sia l’amore, non sarebbe un clamoroso passo avanti, per lei e per tutti?

sabato 21 ottobre 2023

Kotiomamente




Detto saggio




Praticamente


Dalla mela alla pesca

di Marco Travaglio 

La guerra per la Striscia di Gaza ci aveva un po’ distratti da quella, ben più decisiva per le sorti dell’umanità, per Striscia la Notizia. Ora che ‘’è chiusa con un blitzkrieg (il post della Meloni che molla Giambruno), possiamo trarne alcune provvisorie conclusioni. Non sugli aspetti privati della Guerra dei Melones. Ma su quelli pubblici, politici.

1. Chi di famiglia tradizionale ferisce di famiglia tradizionale perisce. Nessuno può dare lezioni di vita privata a nessuno. Ma qui crolla l’arrogante e ipocrita propaganda delle tre destre sulla famiglia tradizionale, dai Family Day alle intrusioni anche normative nei rapporti affettivi, dalla difesa di Vannacci e della sua “normalità” all’uso politico-elettorale dello spot della pesca. E viene smascherato il servilismo della stampa di destra (e non solo) che da 30 anni prende sul serio questi maestri di famiglia tradizionale capitanati prima dal puttaniere B. (che, va detto, faceva tutto in onda, non fuori), poi dal plurimaritato e plurifidanzato Salvini, infine dai Melones. Chissà che ora i sepolcri imbiancati non si decidano a vivere come pare a loro e a lasciarci vivere come pare a noi.

2. Chi di conflitto d’interessi ferisce di conflitto d’interessi perisce. Il post scriptum della Meloni contro “tutti quelli che hanno sperato di indebolirmi colpendomi in casa”, fa il paio col “non sono ricattabile” a B. durante le trattative sulla Giustizia, ed è indirizzato anche a Mediaset. Che è stata fondamentale per la crescita vertiginosa del brand Meloni e che, morto B., continua a detenere la cassa e dunque le chiavi di Forza Italia. Noi sappiamo che ciò che fa Antonio Ricci lo decide solo lui: Striscia è l’unica repubblica separata nel Regno del Biscione (a parte il fatto di non attaccare la proprietà). Ma, finché non verrà risolto quel conflitto d’interessi e spezzato quel mostruoso trust finanziario-editoriale, tutto ciò che accade fra Mediaset e il governo sarà letto in chiave politica. Così come la resistibile ascesa di Giambruno in parallelo a quella della fidanzata e la sua repentina discesa agli inferi in sincronia con la separazione da lei. Ora forse la premier capirà l’errore di aver giustificato il conflitto d’interessi del suo ex (e pure il proprio), difeso i suoi deliri e attaccato i pochi giornali critici tirando in ballo la libertà di stampa,che è l’opposto.

3. Chi di Veronica ferisce di Veronica perisce. Quando la Lario piantò B. perché andava a minorenni, la destra politico-mediatica si schierò con lui e lapidò lei come “velina ingrata”. Ora che Giorgia pianta Andrea, sono tutti con lei. E non perché ha ragione lei (come l’aveva Veronica), ma perché comanda lei. La destra italiana è passata dal Banana ai Meloni, ma resta sempre una barzelletta: prima quella vecchia della mela, ora quella nuova della pesca.

L’Amaca


Ci vorrebbe una terza via

DI MICHELE SERRA

In seguito alle note vicende che hanno condotto a un rimpasto in casa Meloni, ci si domanda se tra il radical-chic e il burino non si possa individuare una dignitosa via di mezzo che possa finalmente riunificare l’Italia. Tra mangiare con l’argenteria sfogliando cataloghi del Bauhaus e toccarsi ogni due passi il pacco vantandosi per il ciuffo e importunando le signorine, si individui per favore una terza via e la si imbocchi con unanime buona volontà.
Per diradare gli equivoci già in partenza: la terza via non è sfogliare cataloghi del Bauhaus toccandosi il pacco. Consiste nel darsi quel minimo di misura, di aplomb, di riserbo che potrebbe consentire a tutti di convivere un poco più decentemente.
Alla destra frescona (il cui leader indiscusso, in questi giorni, non è più Pino Insegno, ma l’ex primo-marito) non si chiede di diventare riflessiva e colta: sarebbe un odioso snaturamento. Ci va benissimo così: frescona, leggera, sempre di buon umore, che tanto l’importante è la salute, mejo se con du’bucatini all’amatriciana e un par de scarpe nove (spero che la citazione non sia troppo colta: Ettore Petrolini e Nino Manfredi).
La destra frescona è un antidoto alla nostra pensosa depressione, per carità non perda mai la sua innocenza. Le si chiede, banalmente, se può essere meno cafona. Non si pretende che leggano Musil, solo che non si aggiustino le balle mentre parlano. In fondo è poco. Ce la possono fare.