sabato 18 febbraio 2023

Disgustosi




Un ottimo Daniele

 

Quella volta in cui Minoli mi chiamò per condurre il “Grande Fratello”(vero)
di Daniele Luttazzi
Il crivello che distingue nell’italianità l’anti-italiano dall’arci-italiano, le due categorie di senso in cui ascrivevano se stessi Giorgio Bocca e Giuliano Ferrara (è anti-italiano tutto ciò che protesta contro il passato che non passa; è arci-italiano tutto ciò che è berlusconiano) è entusiasmante perché, applicato agli ambiti più diversi (politica, storia, cultura), rivela quali siano i rapporti di forza in questo Paese di filibustieri. All’estero non lo capiscono: fa tenerezza chi, come Oleg Nikolenko, portavoce del ministero degli Esteri ucraino, per additare al pubblico ludibrio il Berlusconi pro-Putin ha evocato la scenetta di Silvio che nel 2010 bacia la mano a Gheddafi. Ricordare certi trascorsi immondi è un’arma retorica che all’estero annichila l’avversario, ma da noi, dove spadroneggiano gli arci-italiani, fa sempre cilecca: l’arci-italiano Agnelli ci salvò la Fiat, con Gheddafi. Quindi? (Non a caso, ai 20 anni dalla morte dell’Avvocato, in pochi hanno ricordato con Gigi Moncalvo l’Agnelli “primatista e protagonista indiscusso della più grande evasione fiscale che si sia mai registrata in Italia”). Applicate il crivello ai conduttori tv e vi accorgerete subito che qualcosa non va: a parte Iacona e Ranucci, anti-italiani, sono tutti arci-italiani, da Fiorello a Giletti, da Porro a Bernardini, da Fabiofazio a Enrico Mentana in Fagnani. Ricordo quando, a Raiperunanotte, dopo l’intervento di Monicelli (anti-italiano) che auspicava una rivoluzione, Floris (arci-italiano) tentò di smorzare dicendo che Monicelli intendeva rivoluzione in senso metaforico: fu subissato di fischi dal pubblico, in vena di jacquerie. I giornali, poi, peggio che andar di notte: a leggere Repubblica di Molinari sembra di avere fra le mani il Tempo (e a Scalfari, arci-italiano, andava benissimo così). Adesso i Cdr Gedi sono in sciopero perché l’Ad Scanavino ha messo in vendita le testate del gruppo, Repubblica e Stampa comprese. Quale ingratitudine, dopo tutto il loro darsi come cocottes; ma è la lezione di Marchionne, che salvò gli Elkann dal fallimento tagliando salari, diritti e posti di lavoro, perché “se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo”. (L’unico imprenditore anti-italiano fu Olivetti, ci mise una pezza l’arci-italiano De Benedetti: andate a Ivrea a chiedere cosa ne pensano).
L’arci-italiano Baudo mi offrì di presentare Sanremo con lui e la Hunziker: dissi di no. Gli arci-italiani Marzullo e Vespa mi invitarono nei loro programmi: dissi di no. L’arci-italiano Minoli mi propose di condurre la prima edizione del Grande fratello: dissi di no. Se sei un anti-italiano, dalla tv arci-italiana stai alla larga (fare il comico da Vespa è come mangiare il proprio vomito, e c’è chi accetta con appetito). Nel 2004 mi chiamò Ferrara: la conversazione telefonica durò 30 secondi. GF: “Ti andrebbe di fare una piccola rubrica sul Foglio? Potrai scrivere quello che vuoi. Per il compenso ci mettiamo d’accordo”. “No, grazie. Non voglio che il mio nome compaia sul Foglio”. GF: “Ah, quindi il problema è politico”. “Sì”. GF: “Quindi è insormontabile”. “Già”. GF: “Va bene. Buona fortuna”. Se vai a Sanremo, diventi Sanremo; e chi dice di voler cambiare le cose dall’interno è già complice. Il Chiambretti corrosivo del programma Il portalettere, creato dall’anti-italiano Tatti Sanguineti, morì facendo il guitto nel Sanremo di Mike Bongiorno. Un tempo sfruculiava Dell’Utri sulla mafia: è finito a Mediaset (memorabile la prima puntata di Chiambretti Night: l’aprì con un pistolotto-coda di paglia dove spiegava che la sua coscienza l’aveva messa in cassaforte). Chiedete a un arci-italiano da che parte sta. Vi risponderà: “Dalla mia”. I più spudorati ti tirano contro come a un bersaglio da fiera. Su tutto ciò, spargere un lieto sorriso, e sentire il nostro profondo canto dentro.

Per non dimenticare

 

Cosa fa un bravo giornalista? Riporta i fatti per ristabilire la verità.
Il Calvario del Caimano
di Marco Travaglio
Breve riepilogo del lungo, interminabile Calvario giudiziario del Caimano.
19.11.2015. Caso Ruby-ter: la Procura di Milano chiede il rinvio a giudizio di B. e altri 30 imputati per corruzione giudiziaria.
29.4.2016. Il gup accoglie le istanze della difesa di B. e spezzetta il processo in 7 tronconi in altrettanti tribunali che, a parte Milano, ripartiranno dalle indagini preliminari: Monza, Torino, Treviso, Siena, Roma e Pescara. Ma i tribunali di Monza, Torino, Treviso e Pescara si dichiarano incompetenti e rimandano gli atti a Milano.
4.2.2019. B. si candida alle Europee di maggio e ottiene la sospensione di tutti i processi.
1.3. Imane Fadil, teste-chiave, muore in circostanze misteriose dopo un’atroce agonia. I pm indagano per avvelenamento. Una perizia stabilirà che l’ha uccisa una rarissima aplasia midollare.
15.4. Marysthell Polanco, altra teste-chiave, annuncia: “Può darsi che la mia versione ai giudici sarà diversa da quella del Ruby-bis, adesso ho dei figli e voglio dire la verità. Magari la mia posizione non è tanto diversa da quella di Imane Fadil…”.
10.6. Eletto B. al Parlamento europeo (nei primi 18 mesi sarà il più assenteista, con quasi 1.700 votazioni, più del leader greco di Alba Dorata, che però è in carcere), riprende a Milano il Ruby-ter, iniziato da oltre due anni. Ma subito i giudici rinviano al 1° luglio.
28.10. Drammatica testimonianza di Chiara Danese: “Le ragazze si travestivano e facevano spogliarelli al palo della lap dance, simulavano rapporti orali con la statuetta di Priapo, baciavano in bocca Berlusconi chiamandolo ‘papi’… la Minetti ballava attorno al palo, si spogliò tutta e poi si fece baciare i seni da lui… Berlusconi mi ha messo le mani addosso. Ci ha chiesto ‘Siete pronte per il bunga-bunga?’. Poi, mentre ci accompagnava giù, ci toccava dietro, a me e ad Ambra Battilana. Io avevo paura. Ho subìto una violenza psicologica e fisica, poi ho sofferto di depressione e anoressia, sono ancora in cura e prendo farmaci. Questa situazione mi ha rovinato la vita, non potevo più uscire di casa, il mio nome era finito su tutti i giornali, ora ho ricominciato a studiare per trovarmi un lavoro… Sono stata minacciata da persone che conoscevano quel che era successo a favore di personaggi che fanno parte di questo processo: ‘Stai attenta, guardati le spalle’…”.
13.2.2020. Al Ruby-ter di Siena, il pm conclude la requisitoria e chiede di condannare B. a 4 anni e 2 mesi e il suo pianista Danilo Mariani a 4 anni e 6 mesi. Tutto è pronto per la sentenza, ma B. ferma i giudici chiedendo di rendere spontanee dichiarazioni in aula. Non si presenterà mai, facendo slittare la sentenza per 20 mesi con ogni sorta di (il)legittimo impedimento e certificato medico.
9.3.2020. Conte annuncia il lockdown. B vola in Provenza, nella villa della figlia Marina, con la fidanzata on. Marta Fascina. I suoi processi, come tutti, sono rinviati sine die.
4.9. Rientrato da un mese, B. è ricoverato per Covid al San Raffaele. Sarà dimesso 11 giorni dopo.
28.9. Ancora in quarantena, B. ottiene il rinvio del Ruby-ter milanese al 19 ottobre e quello senese al 25 novembre.
7.10. Miracolosamente guarito, partecipa alle nozze del figlio Luigi, poi vola in Francia.
19.10. Di nuovo malatissimo, ottiene il rinvio del Ruby-ter milanese al 16 novembre.
30.11. Ruby-ter milanese: la difesa B. chiede di riformulare il capo d’imputazione perché due ville concesse in uso gratuito da B. alle testi Barbara Guerra e Alessandra Sorcinelli valgono non 900 mila euro ciascuna (come sostenuto dai pm), ma 1,1 milioni. Il Tribunale accetta e rinvia l’udienza.
15.12. B. ha “seri problemi cardiologici”: Ruby-ter romano rinviato al maggio 2021.
21.12. Rinviato al 2021 anche il milanese perché la difesa obietta che dalla notifica del nuovo capo d’imputazione sono trascorsi 19 giorni, non 20.
14.1.2021. B. è atteso a Siena per la dichiarazione spontanea chiesta da lui, ma non c’è: da tre giorni è ricoverato a Montecarlo per una “grave aritmia cardiaca”. Legittimo impedimento per tutti i processi.
15.1. La grave aritmia è già finita: B. viene dimesso.
27.1. Dimesso da 12 giorni, B. necessita di “riposo domiciliare assoluto per 15 giorni dal 19 gennaio”: lo dice il suo avvocato, esibendo un certificato del prof. Zangrillo. Ruby-ter milanese rinviato al 24 marzo.
9.2. Prodigiosamente guarito, B. vola a Roma per le consultazioni di Draghi che lo riporta al governo. Sorrisi e “gomitini”. Mario: “Grazie per essere venuto”. Silvio: “Ti sei preso una bella gatta da pelare”.
18.2. Più in forma che mai, B. visita i giocatori del Monza.
27.2. Assiste in tribuna al match Monza-Cittadella.
11.5. Il Ruby-ter a Siena sta per ripartire e B. si risente male: rientra al San Raffaele per “gli strascichi del Covid” e i suoi legali, certificato di Zangrillo alla mano, chiedono due mesi di legittimo impedimento.
13.5. Il Tribunale di Siena si arrende. Stralcia la corruzione giudiziaria per B. e Mariani, rinviandola a un nuovo processo che inizierà il 21 ottobre. E condanna Mariani a 2 anni per falsa testimonianza per aver negato i bunga-bunga: i 289 mila euro versati da B. nel 2006-2009 sono “un movente più che consistente, quasi scontato, per dichiarare il falso sui… rapporti sessuali dallo stesso consumati, con giovanissime donne, perciò stesso retribuite”.
(1 – continua)

venerdì 17 febbraio 2023

Dixit

 

Ero sano, benvoluto, atletico; ero sempre il primo a essere scelto quando si facevano le squadre, sapevo correre e lanciare la palla; eppure, non si sa come, sono riuscito a diventare un nevrotico pieno di fobie e dalla vita emotiva disastrata, sempre sul punto di perdere l’autocontrollo, un misantropo solitario e claustrofobico, inacidito, impeccabilmente pessimista. Alcuni vedono il bicchiere mezzo vuoto, altri lo vedono mezzo pieno. Io ho sempre visto la bara mezza piena. Sono riuscito a evitare quasi tutte le mille ingiurie naturali, retaggio della carne, tranne la numero 682: non ho meccanismi di difesa di fronte alla realtà.

Eppure non ci sono stati traumi nella mia vita; non è successo niente per trasformarmi da bimbo lentigginoso e sorridente a giovinastro eternamente insoddisfatto. La mia ipotesi è che all’età di cinque anni o giù di lì divenni consapevole del concetto di mortalità, e pensai che non era mica nei patti. Qualcuno mi ha avvertito che non era previsto che fossi eterno? Se non vi spiace, rivoglio indietro i soldi. Crescendo, mi divenne più chiara non solo la finitudine dell’esistenza, ma anche la sua assenza di senso. E incocciai contro la stessa domanda che angustiava il noto principe danese: perché soffrire oltraggi di fortuna, sassi e dardi, quando basta che mi bagni il naso e lo metta nella presa della corrente per non avere più a che fare con angoscia, crepacuore e il pollo lesso di mia madre? Amleto scelse di non farlo per paura di ciò che gli sarebbe potuto succedere nell’aldilà, ma io non credo nella vita dopo la morte, e quindi, data la cupa visione che ho della condizione umana e della sua dolorosa assurdità, perché andare avanti? Alla fine, non sono stato in grado di trovare un motivo plausibile, e sono giunto alla conclusione che noi uomini siamo semplicemente programmati per resistere alla morte. Il sangue è più forte del cervello. Non c’è motivo logico per cui rimanere attaccati alla vita, ma chi se ne importa di quello che dice la testa. Il cuore dice: hai visto Lola in minigonna? Per quanto ci lamentiamo e insistiamo, a volte in modo del tutto persuasivo, che la vita è un incubo di lacrime e di sofferenza, se uno entrasse improvvisamente nella nostra stanza con un coltello e intenzioni omicide, reagiremmo subito. Lotteremmo con tutta la nostra energia per disarmarlo e sopravvivere. (Nel mio caso, scapperei.) E tutto ciò, ripeto, non è che una caratteristica delle molecole di cui siamo fatti. A questo punto probabilmente avrete capito non solo che non sono un intellettuale, ma anche che sono una persona da evitare ai party.

Woody Allen - A proposito di niente - 


Attenzione! Può scatenare dubbi...

 

Ucraina, chi ha ucciso la pace in 12 mesi di guerra

CINQUE DOMANDE SCOMODE - Vincere per gli Usa significa neutralizzare Mosca in vista dello scontro con Pechino. L’ex premier israeliano Bennett tentò una mediazione, ma fu scavalcato da Biden. L’Europa resta nel mezzo

di Barbara Spinelli 

Invece di insistere come ebeti su una distinzione del tutto scontata – il 24 febbraio 2022 ci fu un aggressore e un aggredito in Ucraina – converrebbe cominciare a porsi qualche domanda magari scomoda ma utile.

La più ovvia concerne l’opportunità di inviare a Kiev armi sempre più offensive, che troncano ogni trattativa. La risposta a questa domanda è negativa: è ormai evidente che accrescere l’armamento ucraino non genera tregue, ma aumenta il numero di morti e la possibilità di un conflitto nucleare. Per le industrie belliche occidentali è una manna, ma non per i cittadini, né aggrediti ucraini né europei, che pagano il prezzo della guerra.

La seconda domanda riguarda le ragioni del conflitto. Dopo i negoziati con Gorbaciov del 1991 e negli anni che vanno dalla Rivoluzione delle Rose in Georgia nel 2003 a quella Arancione in Ucraina del 2014, è stato fatto tutto il necessario, per rassicurare Mosca che pure aveva sciolto l’Urss aprendosi all’Occidente? Niente affatto, visto che dopo poco tempo l’Occidente decise, per volontà degli Stati Uniti e dell’Est europeo, di espandere la zona di influenza Usa-Nato fino alle porte russe. La menzogna più dura a morire è quella che ritrae Vladimir Putin nelle vesti di zar imperiale. I veri imperiali sono gli occidentali, guidati da Washington. È ormai palese che l’ottocentesca dottrina Monroe (nessuna interferenza è tollerata nelle aree attorno agli Usa) si applica oggi all’Europa sino alle frontiere russe. Non aver capito che tale estensione ha non solo infranto le promesse fatte a Gorbaciov nel ’91, ma ha rappresentato una micidiale provocazione è il peccato originale dell’Occidente. Mosca è l’aggressore e Kiev l’aggredito, ma questo non implica che la guerra fosse “non-provocata” e inevitabile.

Terza domanda, legata alla seconda: i giornali europei mainstream hanno fatto abbastanza per capire le radici della guerra cominciata nel 2014 in Donbass, ben prima del febbraio 2022? La risposta è no. I media scritti e parlati non fanno il loro mestiere di cani da guardia. Non sono al servizio dei cittadini-lettori, ma degli interessi geostrategici Nato. Esercitandosi in censura e autocensura giungono sino ad accusare di disinformazione uno dei massimi giornalisti occidentali – Seymour Hersh, premio Pulitzer, noto per aver rivelato la strage di My Lay del 1968, i retroscena dell’assassinio nel 2011 di Bin Laden, le torture nelle carceri di Abu Ghraib nella guerra in Iraq – che l’8 febbraio ha svelato con dovizia di fonti gli autori – governo Usa, aiutato da Norvegia e Svezia – del sabotaggio che nel giugno scorso ha distrutto i due gasdotti Nord Stream.

Fu un atto di guerra preparato molti mesi prima del 24 febbraio ’22, e scatenato non solo contro Mosca, ma anche contro la Germania e contro i rapporti energetici Europa-Russia (uno degli obiettivi è facilitare la dipendenza Ue dal gas liquefatto Usa).

Le rivelazioni sono occultate non solo da giornali e Tv, ma anche da Facebook, dove la notizia viene segnalata come fake news (segnaliamo che il fact checker di Facebook per l’Italia è Open di Enrico Mentana).

Hersh è accusato di nascondere le fonti. Sappiamo che fine farebbero queste ultime, se rivelate: la fine di Snowden e Assange.

La domanda da porsi dentro questa terza domanda è se i cittadini siano pronti a proteste massicce, come fecero per il Vietnam e un po’ per l’Iraq (non per le guerre di Corea o Afghanistan). La risposta è no, anche se i popoli europei sono ostili all’escalation militare. I cittadini che non si sentono più rappresentati smettono oggi di votare, forse immaginando che il messaggio sarà compreso. Non lo sarà. Il non ascolto dei cittadini è oggi la norma gradita da Nato, Ue, governi e lobby militari.

Quarta domanda: l’Europa si è impegnata sovranamente nel conflitto, oppure partecipa alla guerra per servitù volontaria nei confronti degli Stati Uniti? Tutto fa propendere per la seconda ipotesi. Una decisione che sia sovrana in stato di emergenza, cioè libera di difendere i propri interessi geostrategici, implica un calcolo dei danni che possono derivare da un impegno bellico prolungato: crisi economica, prezzi energetici devastanti, crisi della rappresentanza democratica, impossibilità di un accordo mondiale sul clima. Nell’ottica Usa questa guerra è intesa a facilitarne altre, a cominciare da quella con la Cina su Taiwan (già programmata per il 2025, ha annunciato il 27 gennaio il generale dell’aviazione Usa Minihan).

Infine la quinta domanda, cruciale. Ci si è sforzati in Europa di capire le motivazioni degli Stati Uniti, così lontani dalla zona di guerra? Vincere, per i neocon Usa, significa neutralizzare Mosca in vista dello scontro decisivo con Pechino, e per riuscire Washington ha bisogno di rianimare l’Alleanza atlantica e accrescere il peso nell’Ue di Stati più atlantisti che europei (Polonia, Baltici, Nord Europa). Questa battaglia il governo Usa la sta vincendo. Sta adoperando gli europei come pedine nel suo Grande Gioco inteso a vendere armi, gas ed esercitare un’egemonia planetaria che produce solo caos.

Lungo quest’anno è apparso che almeno in due occasioni Biden determinò l’escalation di un conflitto che poteva essere evitato, o quantomeno abbreviato. Abbiamo accennato alla distruzione dei gasdotti, che ha demolito i legami Russia-Europa. Ma c’è stato anche un costante boicottaggio dei negoziati. Lo ha rivelato l’ex premier israeliano Naftali Bennett, in un video del 4 febbraio scorso. Il 5 marzo 2022, Bennett incontrò Putin e ottenne il sì di Mosca e Kiev a una serie di condizioni. Putin disse che avrebbe rinunciato al disarmo di Kiev e alla denazificazione (dunque all’uccisione di Zelensky: Zelensky ne gioì e uscito dal bunker proclamò: “Io non ho paura!”). Zelensky offrì la non adesione alla Nato. La mediazione di Bennett fallì, nonostante l’evidente “pragmatismo di Putin che capiva totalmente le costrizioni politiche di Zelensky” e il pragmatismo parallelo di Kiev. Poi ci fu il massacro da Bucha e “a quel punto – così Bennett – non c’era più nessuno pronto a pensare in maniera non ortodossa (out of the box)”. Su spinta di Biden e Boris Johnson prevalse la “legittima decisione degli occidentali di continuare a colpire Putin (…), non so se avevano ragione (…). Hanno bloccato la mediazione (…). Pensai che era sbagliato (…). Dopo molti anni Biden ha creato un’alleanza contro l’aggressore: nella percezione generale i riflessi sono palesi su arene come Cina e Taiwan. Credo davvero che esistesse una chance per il cessate il fuoco”.

Se Washington ha vinto questo primo round, non è così per l’Europa: del tutto incapace di sovranità, essa è la retroguardia degli Usa. E a dominare non è l’asse franco-tedesco, ma l’asse Polonia-Baltici-Usa (la “Nuova Europa” esaltata da Rumsfeld nella guerra d’Iraq). Quanto alla Russia, indebolita dalle sanzioni, dovrà tollerare la dipendenza da Pechino. Ma resiste più efficacemente di noi alle strategie punitive, come testimoniano i preziosi documentari girati per Tv Loft da Alessandro Di Battista nelle terre russe.

423 anni fa



Bruciarono quest’anima bella proprio 423 anni fa…

Sfottò sano

 

Peccato per il pareggio coi francesi, tra l'altro c'era pure un rigore! 

E dire che l'Europa League è una manifestazione importantissima, fantastica, al cui confronto la Champions svilisce. 

Basta sentire il suo inno, un capolavoro al confronto di quello mieloso che finisce con "The Champiooooons!"