Un luogo ideale per trasmettere i miei pensieri a chi abbia voglia e pazienza di leggerli. Senza altro scopo che il portare alla luce i sentimenti che mi differenziano dai bovini, anche se alcune volte scrivo come loro, grammaticalmente parlando! Grazie!
lunedì 15 agosto 2022
È tornato!
Incomprensibile
Stretta necessità
Un tempo a Ferragosto non si muoveva una foglia! Tutti al mare o in campagna oziando alla grande. Invece oggi le Terrazze sono aperte e pregne di incalliti girovaghi shoppeggianti quasi fosse Natale! S’ossequia sempre più Messer Capitalismo!
(PS son dovuto venire per forza oggi qui dentro, mancandomi la vaschetta dell’acqua da posizionare sul calorifero. Capirete quindi la stretta necessità…)
Pietas
In questo Ferragosto dobbiamo rivolgere un pensiero compassionevole a questo esempio lampante di Vinavilpoltrona, che sta scorrazzando in ogni dove per raccattare voti al fine di soddisfare il suo ego deviato che lo sta portando a compiere scene pietose, indegne per un apparente normodotato quale sembra di essere. Dopo gli animalisti che lo hanno in parte sfanculato, ecco il partito social democratico che ha meno aderenti che il "club degli amanti della folgorazione elettrica" e della "Associazione Raccoglitori di gomme masticate in strada."
Prossimi tentativi per arrivare al 3%:
i partiti "W la Foca" - "Fedeli all'Imperatore Prussiano" - "Nemici dei Rutti da Gassosa" - "Amici della Cassola" - "Devoti a Mal dei Primitives" - "Anche Marte è piatto" - "Le unghie incarnite punizione del dio Aranches" - "Lettori di libri in piedi sul bordo della vasca da bagno" - "Niente docce a Barberino" - "Petomani associati" - "Don Backy è il profeta del dio Rotremas" - "Ricevitori di positività dal chiudersi le dita nelle portiere d'auto" - "Reggitori di reggicalze alcolizzati" - "Dio esiste e abita a Nocera Inferiore" - "Amanti della nebbia" - "Protettori del Pseudopo Apodo" - "Amici della Nuova Rustichella" - "Devoti al caffè macchiato caldo con latte di soia in tazza grande"
Coraggio Giggino! Cerca voti e non demordere!
Effettivamente
Ve lo immaginate? Pensate se in Italia si parlasse di mafia quanto di Calenda
di Nando Della Chiesa
Ma che cosa ha fatto Carlo Calenda in vita sua? Senz’altro cose pregevoli, che io non so per mia sola colpa, mia massima colpa. Come nulla o poco so di altri politici che campeggiano sui titoli dei giornali da settimane intere. D’altronde ogni tanto scopro di non conoscere scienziati insigni, scrittori che vincono premi, gente di spettacolo con milioni di follower. Dunque ci sta. E faccio ammenda, anche perché – a essere sincero – il video di Calenda dopo la caduta del governo Draghi mi era piaciuto per l’insolita chiarezza del linguaggio. Resta però una sensazione di smarrimento nel vedere un paese, o meglio la sua opinione pubblica, magneticamente e ossessivamente attratto da istrioniche baruffe tra personaggi di cui fai fatica a trovare tracce nella storia (anche minore) dell’impegno pubblico. Come se ancora una volta saltassero le proporzioni. E scoprissimo di abitare un paese senza geometrie mentali.
In questi giorni di Ferragosto (ohibò, capita…) mi sono trovato a ragionarne con amici di collaudata militanza civile. Uno dei quali una sera ha lanciato l’ironica provocazione: “Ma vi immaginate se in Italia si parlasse di mafia quanto si parla di Calenda?”. La battuta (inattesa) ha lasciato il segno. Nessuna risata crassa. Ma un guardarsi tra il sornione e l’immalinconito. Già, gli assetti di potere sono importanti, dunque anche i risultati elettorali. Ma proprio per questo è purtroppo importante, maledettamente importante, il rapporto tra mafia e politica, tra mafia e Stato. Eppure, ci siamo detti quella sera, su questo versante c’è il silenzio assoluto. Grande spazio ai trentennali delle stragi del ’92, nulla su quel che minaccia di accadere da qui in avanti. Forse è da fissati parlare di queste cose in agosto? Qualcuno può anche pensarlo. Ma, come celiò senza troppo barare Pif, “la mafia uccide solo d’estate”. Già. D’estate stragi e delitti che hanno fatto la storia, da Boris Giuliano a Rocco Chinnici, dal prefetto dalla Chiesa ai commissari Beppe Montana e Ninni Cassarà, senza tralasciare nulla, anche l’ultimo giorno va bene, come con Rosario Livatino. D’estate si disegnano trame che fanno esplodere i kalashnikov alla ripresa. O che fanno cadere i governi sgraditi. Loro, i boss e i complici, mica si ritengono dei fissati.
E noi perché dovremmo dedicarci anima e corpo a parlare di sondaggi che, salve le frattaglie, non annunciano sorprese? Qualcuno, invece, può andarsi a studiare regione per regione come si stanno muovendo i partiti con i candidati notoriamente compiacenti o “a loro insaputa” vicini agli ambienti di mafia? È possibile produrre dei monitoraggi precisi, disegnare quei network di interessi che talvolta ai giornali riescono tanto bene? Che cosa si sta muovendo sotto la campagna elettorale per la Regione Sicilia? Chi si candiderà tra un mese in Calabria? E quali sono le implicazioni, in termini di doveri istituzionali, dei recenti pronunciamenti giudiziari sulla “trattativa”?
La coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia di Milano Alessandra Dolci, uno dei più attenti e capaci magistrati di cui disponiamo su questo fronte, ha lanciato l’allarme sulla necessità di arginare l’offensiva dei clan sulle prossime Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Non l’ha fatto un anno fa, ma esattamente in questi giorni, in estate, vicino a Ferragosto, pensa te. E ha sollecitato con garbo ma fermezza proprio il soggetto pubblico, cioè la politica. Si parla d’altronde ogni giorno del Pnrr, e degli investimenti che verranno. Ma a chi e come andranno, che è poi la prova suprema da superare davanti all’Europa? Non è questo un tema centrale? E la maxitruffa dei crediti di imposta legati al celebre bonus? Insomma: ve l’immaginate se in Italia si parlasse di mafia quanto di Calenda (che ovviamente non porta colpe)? Sarebbe un’altra Italia. Semplicemente questo.
Differenze
Come sempre ci sono molti modi per descrivere un'azione.
Per esempio di può dire: "Faccio una tisana alla zia!"
Lo stesso desiderio descritto da Ello:
"oppure, se la zia si sentiva agitata, chiedeva invece una tisana, e spettava a me il compito di far cadere dal sacchetto della farmacia in un piatto la quantità di tiglio da versare poi nell’acqua bollente. Seccandosi, gli steli si erano curvati in un intreccio capriccioso dalle cui volute spuntavano i pallidi fiori come se un pittore li avesse sistemati mettendoli in posa nel modo più ornamentale. Le foglie avevano perduto o mutato il loro aspetto assumendo quello delle cose più disparate, un’ala trasparente di mosca, il rovescio bianco di un’etichetta, un petalo di rosa, ma impilate, ridotte in frantumi o intrecciate come per la confezione di un nido. Mille piccoli dettagli inutili – fascinosa prodigalità del farmacista – che sarebbero stati soppressi in una preparazione artificiale, mi offrivano, come un libro dove ci si imbatta con stupore nel nome di una persona conosciuta, il piacere di capire che si trattava davvero degli steli di autentici tigli, come quelli che vedevo in avenue de la Gare, trasformati proprio perché non erano delle copie ma loro stessi, invecchiati. E poiché ogni nuovo carattere non era in essi che la metamorfosi di un carattere antico, ecco che in certe palline grigie riconoscevo delle gemme verdi non fiorite; ma soprattutto la luminosità lunare, rosea e mite che faceva spiccare i fiori nella fragile foresta dei gambi dove stavano sospesi come piccole rose d’oro – segno, come il chiarore che ancora rivela su un muro la sede di un affresco cancellato, della differenza tra le parti dell’albero che erano state “in colore” e quelle che non lo erano state – mi dimostrava che quei petali erano proprio gli stessi che prima di ornare il sacchetto della farmacia avevano profumato le sere di primavera. Quel bagliore di rosa di cera, pur essendo ancora la loro tinta, appariva semispento e assopito in quella vita ridotta che era adesso la loro, sorta di crepuscolo dei fiori. Ben presto la zia poteva inzuppare nell’infuso bollente, di cui assaporava il gusto di foglia morta o di fiore appassito, una petite madeleine, e porgermene un pezzetto quando fosse ammorbidito a sufficienza."
Marcel Proust - Dalla parte di Swann (Alla ricerca del tempo perduto Vol. 1)
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