mercoledì 10 agosto 2022

Concordo in pieno!

 


Accordi




Saluti Comandante!

 



Se ne è andato a 103 anni il comandante partigiano Mario Fiorentini, insegnante di matematica, studioso, una vita spesa a difendere i valori di libertà antifascista, trasmessi alle generazioni future.
«Solo la libertà, quella che abbiamo conquistato nel 1945, ci permette di guardare al futuro con fiducia e serenità».
Ai tempi della Resistenza rischiò la vita moltissime volte, impegnato a contrastare con ogni mezzo fascisti e nazisti.
«Non si poteva stare a guardare né attendere tempi migliori. La nostra giovinezza era legata alla possibilità di far prevalere le ragioni della libertà su quelle della violenza e della forza. Non era facile e bisognava rischiare, ma non avevamo altre strade».
Probabilmente il fato gli ha riservato il privilegio di non vedere un "ritorno", soft quanto si voglia, ma pur sempre un "ritorno" di nostalgici ed infingardi roteanti attorno al "nero perdi sempre", un momento storico complicato dove la cosiddetta sinistra parrebbe colludere con la destra, in un fricandò immorale e spazzante ogni pallida idea di socialismo; dove un pregiudicato evasore e pagatore seriale di tangenti alla mafia, ancora tra i coglioni, ciancia su iperboliche riduzioni di tasse, quei balzelli che per una vita ha ridicolizzato e sminuzzato grazie ad innumerevoli paradisi fiscali.
Ma quello che per fortuna a Mario è stato risparmiato è il riveder in tolda, sotto forma di Caciotta al momento travestita da democratica silente, quel pensiero violento e divisivo sgorgante da quella cloaca da lui eroicamente combattuta per tutta la vita.
Grazie dell'esempio Comandante Mario!

Robecchi

 

Il rally di Calenda&C. Politici in corsa verso le elezioni. O è un Tso di massa?
di Alessandro Robecchi
Come vengo a sapere male le cose! Apprendo quasi per caso, nello sfoglio distratto dei giornali, che Claudio Signorile (eh?) che possiede un suo movimento dal pittoresco nome di “Mezzogiorno Federato” (eh?) lancia accorati appelli perché Renzi e Calenda si uniscano per il bene del Paese. E questo proprio nello stesso giorno in cui apprendo – capirete lo sconcerto – che Luigi Di Maio intensifica i contatti per allearsi con il Partito Animalista, della cui esistenza non erano a conoscenza nemmeno gli animali. La nazione freme per sapere se si farà o no il matrimonio tra Italia Viva, parlandone da viva, e Azione, sposalizio in pompa magna dove uno dovrebbe portare le firme e l’altro i voti (ahah), sennò uno affonderà miseramente e l’altro annasperà fino al primo scoglio, naufrago, però “sèrio”. Tutti si dicono convinti e fiduciosi, ma hanno il terrore negli occhi: seggi sicuri a Bolzano per la fatina delle riforme non ce ne sono più, e se ci fossero andrebbero a qualcun altro. Spiace.
Ora, cercate di capirmi, è sgradevole mettere in campo questioni personali mentre si dibatte del futuro di sessanta milioni di persone, ma credo sia il momento di chiedere al direttore un indennizzo per il disagio psicologico di dover leggere così tante puttanate in poche ore, compreso naturalmente il rally di Carletto nostro adorato, che ora “accelera” e ora “frena”, ora “spinge” e ora “rallenta”, come su una strada di montagna con tornanti e saliscendi senza guard rail: che brivido.
Il tutto mentre dall’altra parte, cioè dalla stessa parte – a destra – si lancia la meravigliosa riffa della flat tax, Silvio la vuole al 23, Salvini al 15, stupisce che non si alzi nessuno a dire 11, 7, 4, anzi ti diamo noi dei soldi. Poi c’è tutta la pattuglia di quelli che “andremo orgogliosamente da soli”, che sono gli stessi che sei minuti prima si dicevano “orgogliosi di questa alleanza”; oltre a quelli che vogliono sconfiggere il fascismo, a mani nude, magari con una ferma dichiarazione di Debora Serracchiani, e che riscoprono lavoratori, giovani e precari a cinque settimane dalle elezioni dopo averli bastonati per dieci anni, partecipando attivamente a sei governi su sette da Mario Monti in poi.
In più c’è l’agenda Draghi che non si sa bene chi ce l’ha, si parla di un ritrovamento a Pompei, anzi di un caveau di Confindustria, anzi me ne hanno offerta una, sottovoce, furtivi, fuori da un autogrill: “Dottò, la vuole un’agenda Draghi? Solo venti euro, ma se ne prende due gliele do per trenta”.
Questo è niente. Tra pochi giorni, che sembreranno rapidi e infiniti, comincerà l’ordalia sanguinosa delle candidature, con trecento posti in meno da distribuire tra Camera e Senato, e dunque uno strabiliante stillicidio di sacrifici umani, rabbie, ripicche, tensioni, amicizie secolari che si incrinano, e la spaventosa incertezza sulla sorte di Ettore Rosato, che diede il suo nome a una legge elettorale a cui non sarebbero arrivati nemmeno i Jefferson Airplane dopo aver ingerito due chili di Lsd. Legge che fu concepita per far perdere i 5 Stelle, che infatti vinsero.
Il quadro, come si dice, è complesso, anche se qualche lume viene dalla ricerca di un’università americana, secondo la quale se intervisti una scimmia bonobo tutti i giorni per un anno su tutti i giornali e le televisioni questa tenderà a salire nei sondaggi, salvo poi incontrare la dura realtà della giungla, e cioè che gli italiani saranno anche scemi, ma un pochino meno di chi si sbraccia per rappresentarli in modo “sèrio”.

martedì 9 agosto 2022

Dixit

 

"Taiwan non è circondata dalla Cina, Taiwan è parte della Cina: è scritto in un trattato riconosciuto a livello internazionale sin dal 1948, prendilo e leggilo!"

“Beh, Biden tanto per cominciare sta alimentando il fuoco in Ucraina. È un crimine enorme. Perché gli Stati Uniti d’America non incoraggiano Zelensky a negoziare, evitando la necessità di questa orribile, orrenda guerra?”

“Per qualsiasi guerra si può dire…quando è iniziata? Bisogna guardare alla storia e si può dire: ‘Beh, è iniziata in questo giorno’. Si può dire che è iniziata nel 2008… Questa guerra riguarda fondamentalmente l’azione e la reazione della NATO che si spinge fino al confine russo, cosa che aveva promesso di non fare quando Gorbaciov negoziò il ritiro dell’URSS dall’intera Europa orientale“.

“Non abbiamo alcun ruolo di liberatori. Ti suggerirei di andare a leggere un po’ di più e poi cercare di capire cosa farebbero gli Stati Uniti se i cinesi mettessero missili con armamento nucleare in Messico e Canada…“.


Roger Waters (e poi dicono che il rock non libera la mente...)



Addio Olivia



Olivia era la bella danza che danzava nella bellezza, era, in quegli anni, un simbolo leggiadro introducente molti verso la sfera più alta, quella che ti permette di danzare sulle traversie della vita; come ha fatto lei, combattendo la malattia con forza e leggiadria. Buon viaggio Olivia!

Canicola travagliata

 

Sogno di mezza estate
di Marco Travaglio
Questo è un articolo di fantapolitica, ma solo perché la politica è nelle mani che sappiamo. Riavvolgiamo il nastro. Da quando Conte blocca il patto scellerato di Draghi, Guerini e Di Maio con la Nato per portare la spesa militare al 2% del Pil (+15 miliardi l’anno) e chiede al governo di coinvolgere il Parlamento su nuove armi a Kiev, il premier, Baioletta e gli altri camerieri di Biden decidono di far fuori i 5Stelle. Il casus belli per rompere lo fabbricano Palazzo Chigi e il Pd, infilando nel dl Aiuti l’inceneritore di Roma e una norma peggiorativa del Reddito, bloccando ancora lo sblocco dei crediti per il Superbonus e ponendovi pure la fiducia, che il M5S non può votare. Per soprammercato, il Pd benedice la scissione di DiMaio&C. con la promessa di collegi sicuri. Alla Camera il M5S non vota il dl e dice sì alla fiducia. In Senato non partecipa al voto congiunto. Draghi, pur fiduciato dal 70% del Parlamento, si dimette per additare Conte al pubblico ludibrio. Ma Mattarella, visti i numeri, lo rinvia alle Camere. E lì Conte assicura la fiducia se Draghi risponderà su nove punti di “agenda sociale” per attutire il tonfo dell’autunno caldo. Draghi, che da sei mesi cerca pretesti per andarsene, prende a calci il M5S e pure la Lega. Missione compiuta: fiducia solo da Pd, Leu e centristi, mentre centrodestra e M5S non votano. Draghi tutto contento si dimette, mentre Pd e giornaloni raccontano la favola dei 5Stelle irresponsabili che rovesciano il governo per fare un favore a Putin e Meloni (come se a marzo non si votasse comunque). Letta agita una fantomatica Agenda Draghi, ignota pure a Draghi, e ne fa l’Arca dell’Alleanza con Calenda e gli altri cultori del misterioso incunabolo. Senza spiegare perché inviti all’ammucchiata Fratoianni (55 sfiducie a Draghi) e non il M5S (53 fiducie e 2 non fiducie) o Renzi (55 fiducie). Cinque giorni dopo le pubblicazioni matrimoniali, sorpresa: l’affidabile Calenda molla Letta sull’altare. Una catastrofe senza precedenti, se è vero che – come giuravano i promessi sposi fino a tre giorni fa – l’Italia rischia di finire in Ungheria, anzi in Russia, anzi nel fascismo e senza più Costituzione.
E ora la fantapolitica. Letta e i vicedisastri Franceschini, Guerini&C., come Diaz dopo Caporetto, si dimettono. E nominano reggente del Pd l’unico leader che ancora scaldi il cuore del fu elettorato di sinistra: Bersani. Il quale consegna l’Agenda Draghi al cartolaio sotto casa, si scusa per le calunnie del Pd al M5S, chiama Conte, scrive con lui 10 punti di programma sociale in politica interna e multilaterale in politica estera e costruisce un’alleanza progressista che riprenda il discorso interrotto col governo Conte 2, per provare a vincere le elezioni, o almeno a perderle con onore.